The Take > Avi Lewis

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

All’alba del clamoroso quanto ampiamente previsto crollo economico dell’Argentina nel 2001, la classe media del Paese si ritrova in un paesaggio fantasma fatto di fabbriche abbandonate e disoccupazione di massa. Alla periferia di Buenos Aires, un gruppo composto da trenta ex operai di una fabbrica di parti meccaniche per automobili, la Forja San Martin. Martin, entrano nella fabbrica e la occupano. La Forja San Martin è fallita a causa del suo stesso proprietario, amico di Carlos Menem e poco attento ai bisogni sociali e salariali dei suoi operai, e tutto ciò che gli operai vogliono è far ripartire la produzione, ispirati dal successo delle analoghe iniziative nella fabbrica tessile Brukman e della fabbrica di ceramiche Zanon in Patagonia. Gli operai iniziano un braccio di ferro con banchieri, avvocati, giudici, creando una rete di mobilitazione tra il movimento degli occupanti.
L’atto di riappropriarsi autonomamente del diritto al lavoro ha il valore di uno sconvolgimento alla struttura stessa della globalizzazione.

Il regista e produttore Avi Lewis con sua moglie Naomi Klein, autrice del libro manifesto “No Logo”, portano gli spettatori all’interno di questa lotta, il cui fine ultimo è quello del recupero della dignità. Il documentario, dal contenuto energico e pregnante, è stato presentato alla sessantunesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Roberto Rippa

Naomi Klein:
In Argentina 200 fabbriche sono state riprese dai loro operai. È incredibile. E questo fenomeno è stato quasi completamente ignorato dai media. Nessuno parla del fatto che i partiti di sinistra hanno preso il potere in America Latina, che il neoliberismo è stato rifiutato ovunque. (…) Guardate ciò che accade in Bolivia, in Venezuela, in Uruguay, Paesi dove si può parlare di presa del potere da parte del popolo.

The Take
(Canada, 2004)
Regia: Avi Lewis
Scritto da: Naomi Klein
Fotografia: Mark Ellam

DVD
Etichetta: Fandango (distr. Cecchi Gori)
Regione: 2
Tipo: 9 – singolo lato doppio strato
Formato video: 1.33:1 – 4/3
Formato audio: DD 5.1
Lingue: spagnolo, italiano, inglese
Sottotitoli: italiano

Argentina: breve cronologia di un crollo
(testo di Donato Di Blasi)

1946
Il generale Juan Domingo Perón viene eletto presidente. I suoi primi impegni sono quelli di favorire il controllo dell’economia interna a sfavore dell’apertura della stessa a capitali esteri. Anche la moglie del presidente, Eva Duarte de Perón (detta, come tutti sappiamo, Evita), è una figura molto popolare: si fa voce del popolo meno fortunato e lotta per il diritto al voto da parte delle donne. Lo otterranno nel 1947.

1955
Perón viene estromesso da un colpo di stato militare dopo avere scatenato l’ira dell’élite dei possidenti terrieri argentini. Viene costretto all’esilio in Spagna.

1973
In Argentina si tengono le prime elezioni libere dopo dieci anni. Il conseguente ritorno di Perón in Argentina provoca un massacro all’aeroporto Ezeiza di Buenos Aires ad opera di esponenti della destra del Paese.

Luglio 1974
Juan Domingo Perón muore e sua moglie gli succede alla guida del Paese. Il suo periodo al potere dura poco anche a causa dell’ascesa del potere politico delle forze armate e delle squadre della morte, che hanno come obiettivo principale attivisti, politici e scrittori della sinistra.

Marzo 1976
Un nuovo colpo di stato militare stringe d’assedio il Paese. Nel corso dei seguenti sei anni, il governo militare uccide e fa sparire oltre 30’000 argentini, per lo più studenti e attivisti. Il Fondo Monetario Internazionale finanzia la giunta militare con prestiti di miliardi di dollari.
Le regole economiche create per favorire lo sviluppo interno vengono annullate in favore dell’apertura del Paese agli investimenti esteri.

1983
I militari argentini devono fronteggiare una solenne sconfitta da parte degli Inglesi nella guerra per il controllo delle isole Falkland/Malvinas.
Il regime militare, logorato da scandali e corruzione, perde il potere a causa delle sempre più violente sommosse popolari.
Si prepara il terreno per una transizione graduale a regole democratiche.
La nuova democrazia soffre il fardello di un debito pubblico pari a 45 miliardi di dollari, più di cinque volte superiore a quanto il debito ammontasse al momento dell’insediamento del regime militare nel 1976.

1989
Carlos Menem vince le elezioni presidenziali grazie a un programma di stampo peronista che ha come intento quello di ricostruire l’economia interna. Una volta insediatosi fa però una brusca svolta, da lui definita “un intervento chirurgico senza anestesia”, aprendo al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale. Parte un lungo progetto di privatizzazioni e la deregolamentazione dei cambi, che porta il Peso ad essere equiparato al dollaro.
La disoccupazione, per effetto delle privatizzazioni, passa dal 6% al 18%. Il debito pubblico cresce costantemente, gli scandali politici si succedono a ritmo vertiginoso ma il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale continuano a prestare al Paese decine di miliardi di dollari.

1999
Fernando de La Rua viene eletto presidente grazie a una campagna basata sulla lotta alla corruzione. Nel corso del suo breve mandato, però, fa ben poco per ribaltare la fallimentare politica economica di Menem.

Ottobre 2001
La fabbrica di ceramiche Zanon, in Patagonia, viene occupata dai suoi operai licenziati.

18 dicembre 2001
Una fabbrica di capi di abbigliamento di Buenos Aires, la Brukman, viene abbandonata dai suoi proprietari e occupata dagli operai.

19 dicembre 2001
La situazione in Argentina esplode: dopo che le banche hanno iniziato a negare l’accesso ai loro conti agli Argentini, scoppiano le rivolte. Negozi di alimentari vengono assaltati in tutto il Paese in quanto la gente non ha soldi per acquistare cibo.
Il presidente De la Rua istituisce il coprifuoco e dichiara lo stato d’assedio. Milioni di Argentini disobbediscono: Plaza de Mayo e le strade delle città sono invase dal popolo che canta “Que se vayan todos!”. La polizia uccide più di 25 persone in tutto il Paese ma le radici di una nuova resistenza sono già poste.

Per saperne di più sul momento del crollo economico dell’Argentina nel 2001 e sulle reazioni allo stesso:

Colectivo Situaciones (a cura di), Piqueteros- La rivolta argentina contro il neoliberismo, 2003, Edizioni DeriveApprodi

il sito del Colectivo Situaciones

il sito della Asociación Madres de Plaza de Mayo

il sito degli operai della Zanon

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+