Garage Olimpo > Marco Bechis

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Maria, una ragazza italo-francese che insegna lettere ai poveri di Buenos Aires ed è un’attivista di un’organizzazione di opposizione alla dittatura, vive con la madre in una vecchia casa in cui abita anche, come affittuario, il timido Alex.
Un giorno la ragazza viene rapita dalla polizia militare e trasferita in un ex garage abbandonato, il Garage Olimpo, diventato sede di interrogatori e di tortura. Qui, già al momento del primo interrogatorio, reincontrerà Alex.

Nel 1978, l’Argentina vince in casa i mondiali di calcio grazie sì ad una squadra forte ma anche grazie ad alcune, tutt’altro che sussurrate, pressioni che fecero incassare al Perù la bellezza di sei reti.
Nello stesso momento, il mondo non poteva fingere di ignorare che la sanguinaria dittatura argentina stava gestendo il potere facendo letteralmente sparire gli oppositori al regime, che venivano arrestati, torturati spesso fino alla morte e poi fatti sparire, facendo loro ingrossare le fila di quei “desaparecidos” (molti gettati nell’oceano ancora vivi, malgrado le torture, e lasciati annegare) che ancora oggi costituiscono una ferita sanguinante dell’occidente.
L’italo-argentino finì nel 1977 sotto le grinfie del regime e, contrariamente ai più, riuscì ad uscirne vivo. Ed è proprio agli scomparsi, alle vittime del regime, che questo Garage Olimpo è dedicato.
Il film decide di non premere il pedale sulla violenza grafica ma quando la porta di una cella si chiude, lo fa su uno sguardo terrorizzato, capace di riassumere, più di qualsiasi rappresentazione esplicita di ciò che all’interno di quelle celle accadeva, la paura, la disperazione, la rabbia di tutte le innocenti vittime di una tra le più violente dittature che il mondo abbia conosciuto in anni recenti. Nel suo approccio quasi documentaristico alla situazione, aiutato anche da una fotografia a tratti sgranata che ci fa sentire come spettatori di immagini carpite di nascosto, Bechis lascia trasparire tutta la sua passione e la sua partecipazione alle vicende che mette in scena.

Garage Olimpo ha ottenuto, tra i tanti, il premio come migliore film al Cartagena Film Festival del 2000, il premio come migliore film, il premio Glauber Rocha, il premio alla memoria di Martin Luther King all’Havana Film festival nel 1999.

Roberto Rippa

Il regista

Marco Bechis (Cile, 1957) figlio di madre cilena di origine svizzero-francese e di padre italiano, è cresciuto a San Paolo e a Buenos Aires.
All’età di vent’anni viene espulso dall’Argentina per motivi politici (non prima di essere stato arrestato dalla polizia del regime, trattenuto in un carcere clandestino dal nome Garage Olimpico e avere vissuto sulla sua propria pelle la condotta del regime al potere) e approda a Milano dove vivrà per buona parte degli anni ’80.
Ha lavorato come maestro elementare a Buenos Aires e, lavorando come fotografo, ha vissuto in Francia e Stati Uniti.
Ha debuttato nella regia nel 1991 con Alambrado (candidatura al Pardo d’oro al festival di Locarno dello stesso anno), dopo avere frequentato la scuola di cinema Albedo di Milano.

Marco Bechis su quanto ci sia di autobiografico nel film:
Solo la colonna sonora. I prigionieri rimanevano bendati, sempre, quindi dei miei sette giorni di sequestro ricordo solo suoni. In qualche modo la colonna sonora del film pre-esisteva alla sceneggiatura che è invece pura finzione, basata su sei interviste che ho fatto a sopravvissuti ai campi di concentramento argentini.
(da www.celluloide.it)

Garage Olimpo (Italia-Argentina-Francia, 1999)
Regia: Marco Bechis
Sceneggiatura: Marco Bechis, Lara Fremder
Musiche: Jacques Lederlin
Fotografia: Ramiro Civita
Montaggio: Jacopo Quadri
Interpreti principali: Antonella Costa, Carlos Echevarría, Enrique Piñeyro, Pablo Razuk, Chiara Caselli, Dominique Sanda, Paola Bechis, Adrián Fondari, Marcelo Chaparro
98′

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