Locarno 59 – Bilancio

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È finita!

Il cinquantanovesimo festival di Locarno si è chiuso con l’assegnazione dei premi e la proiezione di L’orchestra di piazza Vittorio e relativo concerto.
È stata una bella edizione, lo snellimento del programma ha giovato (come ha giovato anche alla seconda edizione della Mostra di Venezia dell’era Müller), Locarno ha confermato la sua vocazione di festival capace di rivolgersi al grande pubblico, con il programma della piazza Grande, e a cinefili e non solo (concorso, cineasti del presente e sezioni collaterali). Questo senza dimenticare la retrospettiva dedicata a Aki Kaurismäki con la sezione “Carte blanche”, che ha permesso al regista di portare al festival alcune tra le sue pellicole preferite e a noi di rivedere sul grande schermo film diretti da Ozu, Bresson, Fassbinder, Ray, De Sica, Eisenstein, Chanine, e molti altri.
E il nuovo direttore Frédéric Maire può dirsi soddisfatto del suo primo festival, soddisfazione condivisa dal pubblico che lo applaudiva calorosamente ad ogni sua presentazione.

Il palmarès può accontentare o deludere ma permette di far notare un programma di alto livello.
Ora si possono lasciare alle spalle le polemiche (le consuete del quotidiano Blick – per esempio – puntuali e inevitabili come i mali di stagione), i panini il cui costo, durante il festival, segue la quotazione del tartufo bianco d’Alba (così come le bottigliette d’acqua minerale), si spera di dimenticare i vari dolori causati dalle scomode sedie di piazza, Fevi, Sala e Altra sala, si cerca di tamponare i malesseri causati dalla glaciale aria condizionata del Palavideo e si attende con ansia la sessantesima edizione, che avrà inizio il primo agosto 2007.

Per festeggiare il sessantesimo, verranno organizzate, in collaborazione con vari cineclub, proiezioni dei film che via Locarno hanno trovato il loro pubblico.

E speriamo che questo festival, tutti i festival, permettano, nell’era della globalizzazione e della concentrazione dei poteri economici, ai film presentati di trovare una via verso il pubblico.

È quello che ci auguriamo che accada per tutti e, in particolare, per quelli che ho personalmente amato di più: Chand kilo khorma baraye marassem-e tadfin
di Saman Sakour (il mio preferito per il concorso), So lange du hier bist di Stefan Westerwelle, Mnogotochie di Andrei A. Eshpai, Chahar Shanbeh Souri di Asghar Farhadi, Half Nelson di Ryan Fleck, Ça rend heureux di Joachim Lafosse, Le dernier des fous di Laurent Achard, La traductrice di Elena Hazanov, lo stesso vincitore Das Fräulein di Andrea Staka ma anche gli altri, quelli che magari in questi giorni e in queste pagine abbiamo maltrattato perché, si sa, i gusti sono gusti (e poi c’è anche chi il gusto non sa nemmeno cosa sia).

Grazie a tutti coloro che hanno collaborato alla sezione dedicata al festival di questo blog, a chi ha commentato i nostri post, a chi ha sparso la voce sulla nostra esistenza.


(foto di Donato Di Blasi)

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