Vito Tommaso

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Vito Tommaso e Giuliano Cenci nel 1972 alla presentazione del film Un burattino di nome Pinocchio

Un burattino di nome Pinocchio – indice dei capitoli

Le musiche di Pinocchio: intervista al Maestro Vito Tommaso
di Mario Verger

Riguardo alle musiche di Un burattino di nome Pinocchio, al Maestro Vito Tommaso dobbiamo: l’indimenticabile canzone composta con Renato Rascel presente nei titoli di testa e di coda del film; la musica teatrale del Gran Teatro dei Burattini col dialogo fra Arlecchino e Pulcinella; l’indimenticabile musica a flauto e ottavino che accompagna Pinocchio mentre saltella e cammina, scelta come motivo conduttore nella sigla della versione americana; la melodia a carillon di quando Pinocchio sogna abbracciando affettuosamente l’albero con, al posto delle foglie, tanti zecchini d’oro; la simpatica musica a fagotto cadenzata e simpaticamente malandrina con Pinocchio in compagnia del Gatto e della Volpe; la marcetta ironicamente macabra di quando il Coniglio viene a prendere Pinocchio che non vuole bere la medicina della Fata; la simpatica musica allegramente incalzante che accompagna Pinocchio mentre si trova nel Paese delle api industriose; l’aria musicale di quando, in crescendo, Pinocchio riabbraccia affettuosamente la Fata Turchina giacendo ai suoi piedi; la musica tetra e simpaticamente drammatica che accentua le scene di Mangiafuoco e del Pescatore Verde; l’introduzione musicale del Circo e del Paese dei Balocchi che reintroduce il tema del flauto; la straordinaria e commovente musica del finale, uno dei temi conduttori del Film, che in un crescendo spettacolare preannuncia la trasformazione di Pinocchio da burattino in bambino vero; e tutte le variazioni dei temi musicali di Un burattino di nome Pinocchio composti dal Maestro Tommaso che accompagnano, di volta in volta, lo svolgersi delle azioni del Capolavoro dell’Animazione Italiana del XX Secolo…

Il Maestro Vito Tommaso, quasi settantenne, ha vissuto moltissimi anni in Toscana, abita a Roma ed è un artista coi capelli argentati ma dall’aspetto giovanile e gioviale, con tanto di gilet beige e anello: un sobrio e simpaticissimo uomo di Spettacolo.
Una persona schietta, affabile ed originale come le sue musiche, le quali non perdono tempo a conquistare l’immediata simpatia degli ascoltatori!
Invitato alla sua casa di Viale delle Medaglie d’Oro all’elegante quartiere capitolino di Monte Mario, conversiamo assieme seduti in un originale e luminoso salotto, con tanto di pianoforte nascosto sotto il passante del tavolo, molti registratori, dischi e spartiti musicali. Ero stato a casa sua nel lontano 1981 perché, in quell’occasione, mi regalò un nastrino contenente la canzone di Pinocchio cantata da Rascel, avendone una sola copia su disco. Ma quel giorno lui non c’era ed incaricò il figliolo Gepy di consegnarmela, la quale conservo tuttora come una vera e propria “reliquia” del Pinocchio di Cenci. Vito Tommaso non ricordava oggi la circostanza. Fu lui a presentarmi a Riccardo Paladini, il quale, all’epoca mi mise in contatto a Firenze col Maestro dell’Animazione Italiana Giuliano Cenci.
Ma torniamo al presente: il Maestro ed io, ormai trentaseienne, parliamo del film Un burattino di nome Pinocchio e di Giuliano Cenci il quale, Vito Tommaso non vede da allora.
Tommaso è un artista affabile e diretto, e senza pensarci due volte, col portatile in mano non perde tempo a chiamarlo: «Sono Vito Tommaso, potrei parlare per favore con Giuliano Cenci?». E li, con me presente, il Maestro Tommaso risente la voce del Grande Animatore Italiano Giuliano Cenci a distanza di trentacinque anni…

Maestro Vito Tommaso, oggi 69 anni, creatore delle indimenticabili musiche del Capolavoro dell’Animazione Italiana, Un burattino di nome Pinocchio. Come conobbe Giuliano Cenci?

Io producevo in quel periodo Renato Rascel col quale avevo un rapporto che era molto esteso, molto frequente, e un giorno lui mi dice: “Mi hanno chiesto di dare la voce ad un cartone animato. Ci fai le musiche te?”. E io ho detto: “Certo che te le faccio le musiche”. Infatti, Rascel era stato contattato ed era sotto contratto con Giuliano Cenci per dare la voce a questo cartone animato. E in quell’occasione lì, io, naturalmente dopo essere entrato in contatto con Giuliano Cenci, sono andato allo studio a vedere il film e, una volta visto, ho ideato le musiche che andavano inserite. Una volta composte le musiche, che avevo già progettato di abbinare alle varie situazioni, le ho proposte all’RCA, la quale, allora, aveva le edizioni musicali e faceva moltissimi film. Avevo già fatto La ragazza con la pistola insieme a Peppino De Luca, e ho inciso, diretto, arrangiato e registrato tutte le musiche del Film che poi abbiamo montato allo studio del povero Paladini; e lì ho conosciuto anche la figliola Roberta che poi ha avuto una carriera sia di doppiatrice che di attrice.

Renato Rascel bambino

Quanto tempo ha impiegato a fare le musiche. Lei ha visto prima il Film, e ha cercato un po’ ispirazione nelle immagini?

Certo, come si fa continuamente, cioè prima si ‘guarda’ di che cosa si deve parlare; ovvero si dà un’occhiata profonda all’argomento che va musicato. Dopo io mi son guardato anche i personaggi, i caratteri che avevano, che tipo di Pinocchio era, che tipo di Lucignolo, quali erano i caratteri del Gatto e della Volpe, e dei vari personaggi che sono nel libro di Collodi. E ho dato la mia versione, quella che è sembrata a me la più giusta nel cartone, cioè per sottolineare il carattere di quei personaggi così com’erano stati espressi da Giuliano Cenci e dai suoi collaboratori. C’ho messo un po’ perché naturalmente ogni film, a parte la composizione, ha bisogno poi del fatto tecnico, cioè, uno non solo deve comporre, ma poi deve arrangiare, deve adattare ai vari strumenti, poi li deve dirigere, li deve incidere, li deve montare, mixare e poi montare definitivamente sul film. Quindi è un’operazione abbastanza lunga. Ci vuole sempre un bel po’ di tempo. C’è chi non fa tutte le operazioni, magari chi compone e basta. Poi l’arrangiatore con il direttore d’orchestra incide. Io invece ho provveduto in quegli anni lì a fare sempre tutto da solo. Naturalmente l’RCA ha messo le edizioni, e quindi, come tutti gli editori prendeva una grossa ‘fetta’ dei proventi editoriali.

Mentre registriamo l’intervista, al tocco di un orologio, all’improvviso esce fuori un “cuculo”… E io, ridendo, dico al Maestro Tommaso: …Sembra quasi il cucù del Pinocchio all’Osteria del Gambero Rosso a conclusione della musica di accompagnamento.

…Con l’occasione le chiedo Maestro, come ha fatto ad ideare temi musicali così calzanti alla psicologia dei personaggi? Sentendo il cucù, pensavo proprio alla musica che accompagna la sequenza di Pinocchio assieme al Gatto e la Volpe….

Io, infatti, ho composto le musiche del Pinocchio di Cenci in funzione delle immagini che vedevo. Naturalmente l’adattamento è un fatto assolutamente personale. Di fronte ad una certa situazione le reazioni dei compositori possono essere le più disparate. Ma io ho avuto la mia, ed ho focalizzato il personaggio con le sue caratteristiche ed ho tentato di esprimerle con la musica in maniera che fossero coerenti con le immagini.

Due grandi attori della commedia italiana: Renato Rascel e Walter Chiari, quest’ultimo conosciuto da Giuliano Cenci a cena con Corrado Mantoni in occasione del provino per il Pinocchio, v. intervista a Giuliano Cenci

A me è piaciuta in particolar modo la musica finale, quella dove, appunto, c’è la Fata che trasforma Pinocchio da burattino in un bambino vero. E’ quella più commovente….

Adesso… è un pezzo che non lo vedo il film… non mi ricordo esattamente cosa, cosa ci ho messo… Mi pare che fosse un tema coi violini con gli archi… Può essere? Adesso non mi ricordo… perché naturalmente io di temi ne ho composti tanti… non mi ricordo in quelle precise immagini cosa ci ho messo di musiche, dice simpaticamente il Maestro Tommaso sforzandosi di far riemergere una “sua” composizione la cui melodia ha in quel momento sulla… punta della lingua…

Mi vergogno un po’ in quanto mi trovo davanti a lei che ne è il compositore ma se desidera gliela arieggio, fischiandogliela sottovoce, come se lei fosse il confessore e io il penitente…, suggerisco al Maestro Tommaso arrossendo un po’ di vergogna..

E faccia, faccia… mi faccia sentire, fischi pure!, risponde Tommaso, incoraggiandomi e comprendendo il mio imbarazzo, più incuriosito a ritrovare il “suo” ‘motivo’…
Mi avvicino a lui e, con molto imbarazzo, inizio a fischiare uno dei motivi conduttori del Pinocchio, cadenzato però seguendo la sequenza in crescendo conclusiva del Film.
Per quanto da me improvvisato al momento, al Maestro Tommaso rinviene immediatamente, e un po’ divertito dal fatto che non ero propriamente un esperto di musica e un po’ contento che conoscevo così bene uno dei suoi tanti motivi, soprattutto da quel momento mi prende ancor più in simpatia…

Si! Adesso ho avuto, con un…“aiutino”, la fortuna di ricordarmelo, si. Era uno dei temi conduttori, però arrangiato in maniera particolare per quella circostanza, perché c’era la trasformazione da burattino in bambino… e poi “esplodeva” con qualcosa di più fantastico.

Mi fa piacere che le sia piaciuto, dice Vito Tommaso entusiasta anche lui vedendomi emozionato.

Bellissimo… gli dico con ammirazione.

Sono contento! perché più un film piace… in fondo, proviene da noi! (da Giuliano Cenci e Vito Tommaso, N.d.r.)

…sa quante lacrime ho versato? gli aggiungo.

Davvero?!! Ma pensa!, dice il Maestro Tommaso sorpreso e contento che ora “sa”.
C’era una cosa curiosa, mi ricordo: i miei figli, che adesso son grandi, quand’erano piccini, si divertivano a passare un nastrino che hanno distrutto che conteneva le musiche. Un nastrino che io avevo conservato perché, prima di fare il montaggio, me le risentivo; e loro se lo ascoltavano un sacco di volte; e mi ricordo che lo sapevano perfino a memoria. Naturalmente questo nastrino ha fatto una brutta fine… perché poi i registratori sono cambiati, da quelli a nastro siamo passati a quelli a cassettina; adesso a quelli a Mini Disc… insomma… la tecnica è cambiata, oggi c’è l’Hip-Hop, con quello si ascolta tutto, e naturalmente questo nastro non so che fine ha fatto; può darsi che ce l’abbia ancora, ma se ce l’ho dev’essere mal ridotto….

Rascel e Totò durante le riprese del film corsivo Io sono il Capataz. Foto: Giuditta Saltarini

Sempre sulla musica, anni fa, seppi da un noto studioso di cinema, Carlo Montanaro – che all’epoca proiettò il Pinocchio di Cenci alla Mostra del Cinema dei Ragazzi a Venezia – che inizialmente non c’era la canzone finale cantata da Rascel, ma fu aggiunta in seguito.

Un burattino di nome Pinocchio. Si, perché naturalmente la registrazione delle musiche è stata fatta in montaggio con le immagini, ma sui titoli di testa si mette sempre un attimo dopo, in quanto i titoli li fa quello che distribuisce il film o il produttore, voglio dire, lo fanno loro; io ho fornito il disco della canzone mixata la quale, naturalmente, ha avuto un “trattamento” un pochino più complicato, perché lì c’era la sovrapposizione vocale di Rascel, c’era da curare la sua interpretazione, il missaggio in maniera migliore; poi, dovendo uscire un disco, il trattamento era più accurato comunque… E l’abbiamo consegnato quando ce l’han chiesta, cioè, dopo il montaggio delle musiche del Pinocchio.

Poi lo stesso Carlo Montanaro non era certo di questo particolare: inizialmente il film non aveva la canzone?.

Mah.. una volta finito mi pare di si, oppure l’avevano messa in fondo e basta, adesso non mi ricordo bene. In coda c’era di sicuro, in cima non ricordo se c’era… Forse è vero, non l’avevano messa… l’avevano messa solo in fondo.

Che ricordo ha della “prima” del Film?.

Quando Giuliano Cenci fece la prima a Firenze al Cinema che mi pare si chiamasse l’”Arlecchino”, quello che sta sui viali, ci fu anche una presenza importante di diversi personaggi, fra i quali anche lo Stilista di Firenze, il Marchese Emilio Pucci, uno dei fondatori della moda italiana; poi c’erano anche diverse Autorità che lui ha ringraziato. Ma, in merito… basta sentire Giuliano Cenci, lui sa tutto, credo che si ricordi meglio di me. Ci andai con la mia famiglia. Addirittura io ci dovrei avere anche una foto… Un momento solo che la prendo. Ci sono io con Giuliano Cenci e sua moglie proprio il giorno di questa presentazione di Un burattino di nome Pinocchio alla presenza delle Autorità.

Sapevo che inizialmente era stata composta un’altra musica per la “sigla”, però poi è stata rifatta, facendola diventare la canzone definitiva.

Questo può essere, siccome sono passati tanti anni, ogni volta che si fa un disco ci sono tante lavorazioni… E vero!… c’erano diversi ‘pezzetti’ che avevamo fatto per tentare di fare una musica adatta al cartone, però tenendo anche presente che ci sono le esigenze del mercato. Perché quando si faceva un disco in quegli anni lì, a parte che c’era una concorrenza spietata, bisognava stare attenti perché Renato, pur essendo un grandissimo artista, era un uomo di una certa età, quindi riconquistarsi il pubblico non era una cosa facile; infatti ci siamo riusciti con Padre Brown ed è stata veramente una grande vittoria… anche lì feci le musiche di commento di tutta la serie e fu una grande soddisfazione riportare Renato sul mercato discografico. E quindi, anche in quell’occasione di Pinocchio, si studiarono tante melodie per arrivare a quella che ci sembrava al più adatta per aver successo e, nello stesso tempo, per essere adatta al film. Certo forse Renato per queste cose era un pochino meno adatto, perché era un ‘melodico’ Rascel; invece mi ricordo che per la canzone di Pinocchio serviva una cosa più giovanile, con i tempi un po’ più moderni, quindi fu un compromesso… ecco; però, insomma… mi pare che era un ‘pezzetto’ carino….

Renato Rascel ne I racconti di Padre Brown, 1969

Un ultimo aneddoto su Pinocchio…

Mi ricordo questa frase simpatica che inventò Renato in doppiaggio, cioè, quando lui voleva fare un panino diceva: “Vuoi un panino? Si, con la marmellata, imburrato sopra, sotto… e pure di lato!”…che era una cosa che non aveva mai detto nessuno quello di mettere il burro pure di lato (ridendo…) per fare un panino… il più buono possibile, ecco! Questa è la frase che più mi ricordo sul doppiaggio di Pinocchio.
L’aneddoto che riferisce Tommaso, lo ricordava bene, in quanto tale frase compare in Un burattino di nome Pinocchio nel 4° blocco delle sequenze a chiaroscuro, proprio quando Rascel che fa da narratore dice: «…La Fata ne fu tanto contenta che volle dargli una grande notizia: il giorno dopo, egli sarebbe finalmente diventato un bambino vero, e per celebrare l’avvenimento avrebbero fatto una festa a base di caffellatte e fette di pane imburrate di sotto, di sopra e pure di lato… con regolare leccamento delle dita».

Maestro, un suo ricordo su Renato Rascel.

Renato Rascel ha fatto tanto in tutti i campi: nel canto, nella televisione, nel cinema, nel teatro, nella commedia, è stato un personaggio: un attore multiforme; è stato un piccolo Chaplin; diciamo, non certo come Chaplin, che è stato un artista a livelli elevatissimi, però, Rascel è stato un piccolo Chaplin, quindi va rispettato per questo.

Renato Rascel con Charlie Chaplin all’Aeroporto di Ciampino. Foto: Giuditta Saltarini

Lei conobbe anche Renzo Cenci, il fratello di Giuliano?

Mi pare di averlo visto, ma era suo collaboratore anche lui?

Era il fratello che lavorò con lui.

Ricordo che Cenci mi ha presentato dei tecnici, disegnatori….

Forse si riferisce a Italo Marazzi?

Forse, Italo Marazzi, il suo collaboratore. E poi anche il fratello Renzo mi pare di averlo incontrato, così… di sfuggita… perché sono passati troppi anni….

Renato Rascel nel 1976

Lei da quant’è che suona? Da sempre immagino…

No, io non ho iniziato da bambino: ho cominciato a 14 anni, perché purtroppo ho avuto una disavventura fisica; io facevo molto sport e a un certo momento ho avuto un attacco alla spina dorsale che non è stato molto ben classificato, se polinevrite o poliomielite leggera, però m’ha bloccato una gamba e in quella circostanza lì ho cominciato a non fare più sport. Già da piccoletto a me piaceva la musica perché suonicchiavo un po’, e allora mi sono ‘riempito’ la vita sempre di più con la musica, ecco… ed è diventata l’attività principale piano piano… io volevo fare l’ingegnere per la verità; infatti ho frequentato a Pisa la facoltà e sono attualmente fuori corso (ridendo…) al quinto anno di ingegneria… e ho 70 anni a ottobre.

Che ricordo ha di Giuliano Cenci?

Ripeto: un signore! Una persona molto per bene che si è infilato nel Mondo dello Spettacolo conservando le proprie caratteristiche di schiettezza, di signorilità e di buon gusto… cosa che, purtroppo, nel Mondo dello Spettacolo si perde subito… (ridendo…)
Il ricordo che ne ho è questo…

Va bene, facciamo gli auguri al Maestro Tommaso e speriamo che ci regali altre delle sue straordinarie musiche. Grazie!


Mario Verger
Aprile 2007

Sugli Anime e sigle TV si può leggere l’intervista al Maestro Tommaso curata da Daniela Sgambelluri e Mario Verger che trovate qui.

La canzone di Pinocchio cantata da Renato Rascel


Un burattino di nome Pinocchio
di Renato RascelVito Tommaso (Edizioni Musicali RCA, 1971)

C’era una volta un pezzo di legno, mastro Geppetto
Eppure un grilletto, un grillo parlante.
C’erano pure un gatto e una volpe
piuttosto volponi
con giacche e calzoni.
Un raggio di luce
la Fata Turchina
e in un batter d’occhio era nato Pinocchio.
Sono un burattino di nome Pinocchio
mi stanco perfino a chiudere un occhio
tutto mi è dovuto
nulla devo dare
mi piace mangiare, dormire
e ancor di più giocare
e dopo stanco morto con le braccia dietro il capo
ah, mi devo riposare.
Non dico mai la verità
non voglio obbedire papà
e faccio tutto quello che è contrario a ciò che si dovrebbe far.
Sono proprio un discolo
d’accordo sì però
posso versare lacrime per il mio papà
fino a che non guarirà
poi la Fata apparirà
e il miracolo avverrà.
Ero un burattino di nome Pinocchio
facevo fatica a chiudere un occhio
le lacrime versate
mi hanno fatto uomo.
Invece c’è gente nel mondo che non sa ancora piangere
non sa che nella vita l’uomo è nato per provare
la gioia ed il dolore.
E’ questa la verità
la favola finisce qua
Pinocchio lascia il regno dei balocchi e un bambino diverrà.
E così vivrà
Tra l’umanità.

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