Renzo Cenci

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Renzo Cenci, Maestro degli effetti speciali del Cinema di Animazione

Un burattino di nome Pinocchio – indice dei capitoli

Omaggio a Renzo Cenci
di Mario Verger

Vogliamo rendere omaggio ad un assoluto innovatore nell’ambito del Cinema di animazione italiano, Renzo Cenci, fratello di Giuliano Cenci, a cui si devono gran parte delle soluzioni tecniche della ripresa cinematografica di Un burattino di nome Pinocchio, ingegnandosi nel creare, fra l’altro, utilizzando dei semplici motorini per tergicristalli e lavorando a diverse esposizioni sull’alternanza della doppia otturazione a dissolvenza incrociata, la «tecnica dell’acqua», un effetto speciale a dir poco all’avanguardia, rimasto tutt’oggi un’assoluta ed incredibile novità in campo mondiale.
Renzo, assieme a suo padre Guido, su progetto di Giuliano Cenci, costruì ben due Verticali cinematografiche, nonché diede vita ai migliori effetti speciali che compongono, arricchiscono e completano il Capolavoro dell’Animazione Italiana del XX Secolo,
Un burattino di nome Pinocchio.
Iniziamo con un pensiero sul nonno della giovanissima nipote Cristina, studentessa di Medicina a Firenze; un ricordo di Giuliano Cenci sul fratello Renzo; un commento della figlia di Renzo, Lucia; la «Genesi di Pinocchio», scritta dal figlio di Renzo, Alessandro, operatore cinematografico del Film; e inoltre gli scritti autobiografici di Renzo Cenci relativi alla sua infanzia, alla giovinezza e agli anni di guerra.

Ciao a tutti, è bello leggere i vostri commenti… sono la nipote di Renzo e sono sicura che anche lui, da lassù, sorriderà per questo. Anche mio padre (Alessandro) ci ha lavorato tantissimo come assistente alle macchine, ma purtroppo, come voi ben saprete, questo film non ha avuto la fortuna che meritava… peccato.
Giuliano, fratello di mio nonno, ancora se ne dispiace quando riparliamo di questo argomento… quindi ancora grazie a tutti voi che continuate ad apprezzare questo “sudato” lavoro.
Cristina Cenci, nipote di Renzo Cenci – Firenze, Italia

Renzo Cenci, in piedi, e Giuliano Cenci, con le loro figlie, Patrizia e Lucia

LA MORTE DI MIO FRATELLO RENZO
da «Ricordi un po’ arruffati di un fiorentino quasi qualsiasi», di Giuliano Cenci

Renzo da anni era pieno di acciacchi. Singolarmente non erano gravissimi, ma tutti insieme avevano di fatto determinato uno stato di salute generale abbastanza grave, peggiorando da un fattore psicologico importante perché lui era stanco di vivere. Dopo un breve periodo di riposo in ospedale per un improvviso peggioramento, Renzo morì il 18 aprile 2001, esattamente 33 anni dopo la morte di nostro padre, anche lui morto lo stesso giorno e lo stesso mese.
La mia reazione alla morte di Renzo fui pessima: piansi a lungo e con un grossissimo dolore nell’anima. Nonostante sapessi che mio fratello era giunto addirittura ad invocare la morte, non seppi darmi pace, tanto che neanche un mese dopo il suo decesso ebbi gravi complicazioni cardiache che mi condussero a sfiorare la morte e se sono ancora vivo lo devo certamente ad un intervento Divino che, nei suoi imperscrutabili disegni, predispose la mia sopravvivenza attraverso alcune circostanze apparentemente casuali.
In famiglia mi chiamano a volte scherzosamente “il dottore” non solo perché sono appassionato di medicina e seguo sempre con molto interdesse tutte le rubriche mediche e scientifiche, ma anche perché per circa quarant’anni, tra l’altro, sono stato disegnatore di tavole anatomiche del corpo umano raffiguranti patologie di ogni genere (curate soprattutto chirurgicamente) per la pubblicazione su libri e riviste, o per la presentazione nei vari congressi medici nazionali ed internazionali. Naturalmente per poter fare queste tavole era indispensabile che i vari medici, chirurghi e ricercatori, mi spiegassero bene malattie, sintomi e cure e così, come si dice a Firenze, “chi pratica lo zoppo impara a zoppicare”; in questo modo anch’io, anno dopo anno per alcuni decenni, mi sono fatto un discreto bagaglio di nozioni mediche. Per questo motivo quando divenni iperteso, ritenni opportuno acquistare un apparecchio per l’automisurazione della pressione sanguigna, in modo di rendermi indipendente dal medico o dal farmacista per gli indispensabili frequenti controlli periodici.
Una sera, neppure un mese dopo la morte di Renzo, mi sentivo particolarmente stanco. Si trattava di una stanchezza anomala, quasi mortale. Ero in casa con Tina, e pensai di controllarmi la pressione; i valori pressori risultavano normali, erano infatti 130 su 75, ma le pulsazioni erano appena 41. Capii subito la gravità della situazione: il mio cuore, che già aveva numerosi disturbi di conduzione elettrica, si stava fermando. Ne chiesi conferma al mio medico che mi consigliò immediatamente di chiamare il 118. Così feci e per fortuna non persi la calma riuscendo ad esprimermi, nel corso della telefonata, con un’appropriata terminologia medica che indusse il centralinista a non farmi troppe domande. In questo modo nel giro di quattro minuti giunse l’ambulanza e l’équipe medica, dopo un veloce controllo elettrocardiografico mi applicò una flebo ed in pochi minuti fui ricoverato all’ospedale di S.M. Nuova, in terapia intensiva, collegato ad una macchina che emetteva in continuazione un segnale di allarme perché i battiti per minuto scendevano spessissimo anche a 35. Per stessa ammissione dei medici, fui salvato appena in tempo. Dopo circa una settimana in continuo pericolo di vita, finalmente mi fu impiantato il pace-maker ed oggi posso dire di stare bene, salvo che come conseguenza mi è rimasta in forma cronica la fibrillazione atriale che altro non è che la indelebile testimonianza di ciò che realmente era per me mio fratello.
Fino da quando ero molto piccolo Renzo l’ho sempre considerato come un maestro di vita, una guida sicura, una roccia a cui aggrapparmi durante le “tempeste”. Come le stelle che lui mi indicava quando ci alzavamo presto al mattino per andare a cercar funghi, lui era per me una luminosissima stella polare; praticamente, nonostante gli anni di differenza fra noi fossero solo nove, per certi versi è stato per me come un secondo padre che però sentivo molto più vicino perché, a differenza dei miei rapporti col babbo, non ne temevo l’“autorità paterna”. Ecco perché quando ho perduto quella stella, inconsciamente ho avuto un grande senso di smarrimento, tanto forte da non poter essere paragonato a quello, pure immenso, causato dalla morte dei nostri genitori.
Giuliano Cenci

Alessandro Cenci, poco dopo le riprese del Pinocchio

…Finalmente questa mattina ho trovato il coraggio di leggere… rimandavo sempre… e così mi si sono riaperti un “mare” di ricordi… ed ho pianto… La memoria, compagna di vita, a volte ci difende mettendo in un cassetto più nascosto cose che diventano “lontane”… Poi quando si riapre… eccolì lì, tutti… Ero molto piccola quando, nella mia famiglia, è iniziata questa “avventura”… tutta la mia infanzia è impastata in questa “storia e di questa storia”… è stato sicuramente bello ma anche tanto doloroso… Quando Ale parla delle riprese per la pre-animazione mi ricorda momenti divertenti in cui sia io che mia cugina Patrizia e, se non ricordo male, anche mio cugino Stefano facevamo queste “scenette” mimando il movimento che sarebbe stato poi di Pinocchio… tante scene, tanti momenti diversi del film dalla corsa giù per la discesa nel bosco fino alla casa della fata, al bindolo da girare al posto del ciuchino per guadagnare il bicchiere di latte per Geppetto!
Quanti ricordi… e poi non finirei più!!!! Comunque voglio ringraziarla per questa opportunità e voglio ringraziare mia nipote Cristina per averla trovata e per averla saputa cogliere!!! Se non altro per vedere riconosciute almeno alcune delle tante buone doti che aveva mio padre… e credo che questo se lo meriti proprio!! Grazie Ale per il buon lavoro fatto… un abbraccio a tutti…
Lucia Cenci, figlia di Renzo Cenci

Genesi di Pinocchio
di Alessandro Cenci

Mio padre e mio zio, dal dopoguerra, hanno “ricercato” strade diverse per sbarcare il lunario.
Alcuni dei loro amici di infanzia avevano lasciato Firenze per aprirsi delle strade: uno su tutti, Franco Migliacci. Volevano rimanere nella loro città natale e avevano iniziato a studiare metodi assolutamente legali, unendo le loro capacità: tecnica mio padre Renzo con mio nonno Guido, artistica mio zio Giuliano.

Di seguito riporto alcune attività:

– hanno dipinto sassi di fiume, vere e proprie miniature, da proporre come ferma carte;

– hanno realizzato un impasto di glicerina con coloranti, denominato “Plastilina”, quello che tutti noi conosciamo come Pongo, (l’antesignano di quel prodotto è nato in casa CENCI);

– hanno prodotto oli da TUBERI per mitigare i dolori delle emorroidi;

– hanno svolto ricerche archeologiche, essendo da sempre affascinati del mistero ETRUSCO, senza mai andare al di fuori della legalità, anche se i vari sovrintendenti di turno non hanno mai preso in seria considerazione le loro analisi: un esempio è il tumulo di Castellina in Chianti con la ricerca dell’esistenza della “camera centrale”. In questa avventura erano accompagnati dall’amico fraterno “Mino” (spostamenti da Firenze a Castellina in BICI).

Successivamente ebbe inizio l’avventura cinematografica…
Con una cinepresa 16mm e molta fantasia (non esisteva il digitale) fu realizzato un breve filmato sulla creazione. La terra incandescente era stata realizzata con una gigantesca omelette al pomodoro. Il nonno ed il babbo avevano costruito un dinosauro meccanico, con movimenti elementari. Avanzava, muoveva la testa ed apriva la “gigantesca bocca”. Mio padre, vestito di pelli era il cacciatore e mio zio effettuava le riprese. Con il gioco delle distanze di ripresa, riuscirono a rendere il concetto della caccia, anche se storicamente non giusto (dinosauro con uomo).
Non contenti di questi traguardi, decisero di iniziare a fare qualcosa nella pubblicità; la 16mm non era idonea e siccome le finanze non erano “floride”, decisero di costruirsi una cinepresa 35 mm e il castello per effettuare le riprese di cartoni animati ma, per loro, i soli cartoni erano troppo semplici e quindi decisero di realizzare una produzione in abbinamento, cioè ripresa diretta con attori e disegni che interagivano (primo abbinamento in ITALIA è stato realizzato da i “fratelli CENCI” con una apparecchiatura AUTOCOSTRUITA). Come avveniva tutto ciò? si faceva la ripresa diretta, quindi sul singolo fotogramma si abbinava un disegno; la proiezione del
fotogramma ed il disegno venivano ripresi da “LA MACCHINA”, quella costruita in casa; questa pubblicità fu realizzata per un parrucchiere di Firenze. Le cose sembravano prendere una buona piega, ma la prima fregatura… fu il mancato pagamento di una cambiale, emessa da un certo sig. Lazzeri (forse diminutivo di lazzerone), di ben 350.000 lire (fine anni 50) che fiaccò le ginocchia. Si deve considerare che mio padre era impiegato in una ditta fiorentina e che mio zio da poco lavorava presso il comune di Firenze, pertanto quei soldi erano importanti per coltivare la loro passione.

Giuliano e Renzo Cenci durante le riprese del Pinocchio

Comunque fra bassi e alti (si fa per dire) qualche lavoretto andò avanti finché, nei primi anni 60, venne l’idea di realizzare un lungometraggio e quale migliore storia se non il PINOCCHIO, la vera storia conosciuta in tutto il mondo? (Pinocchio è il libro tradotto in più idiomi dopo la Sacra Bibbia). Così mio zio si mise a scrivere la sceneggiatura e mio padre, con mio nonno, si misero a costruire le apparecchiature per le riprese ma, questa volta, la cinepresa venne comprata; era una ARRIFLEX usata e il castello, per le riprese, era già stato realizzato, ma ne serviva un altro, per produrre più velocemente. Questa volta, anche io diedi il mio apporto nella realizzazione delle apparecchiature. La struttura venne costruita presso una officina di un cugino, ed arrivò anche la seconda ARRIFLEX, questa volta nuova.

La procedura per realizzare un buon cartone animato e per far si che i labiali siano in sincronia con la voce, impone la scomposizione della colonna sonora e così la prima cosa realizzata fu appunto, la colonna sonora. Ecco perché l’uscita del film è stata successiva alla morte di Lauro Gazzolo, voce inconfondibile del vecchietto del West che nel Pinocchio diede la voce al “GRILLO PARLANTE”. La voce molto dolce di Pinocchio è invece di Roberta Paladini. Non ho avuto il piacere di incontrare questi attori, mentre ho conosciuto Riccardo Paladini (padre di Roberta) indimenticata figura della prima TV RAI. Infatti i contatti rimasero anche dopo la realizzazione della colonna sonora vocale. Paladini padre soleva dire “Con il Pinocchio dovete farvi conoscere, non cercate il successo”. A posteriori, lo inquadrerei nella figura del GRILLO PARLANTE, mentre i miei in quella di PINOCCHIO… per l’esito si prega di vedere il FILM.
La colonna sonora realizzata doveva essere scomposta in fotogrammi, dovevano essere individuate le singole lettere per ogni attore, anche emesse in contemporanea. L’ operatore doveva essere una persona in grado di decifrarle con pazienza certosina e, nella fattispecie, fu mio PADRE che di pazienza, normalmente, non ne aveva molta, ad occuparsene quasi totalmente. Con la trascrizione su tabulato delle singole lettere, sono stati realizzati i disegni.
Dobbiamo far presente che la tecnica del cartone animato permette di mantenere fissa la figura GROSSA, il personaggio, e variare la sola bocca per far parlare i personaggi. Questa tecnica non è stata utilizzata nel Pinocchio, dove i disegni sono stati rifatti interamente per avere l’effetto “Vitalità” dato dal leggero movimento dei diversi disegni; questo fa sì che si abbia la sensazione che il personaggio respiri.
Dopo la prima raccolta di “SPONSOR”, tramite una presentazione di qualche scena del Pinocchio al cinema Principe, di Firenze, iniziò la lavorazione vera e propria con disegnatori, pittori e i mitici D’Angelo e Scortecci, realizzatori delle scenografie.
Mio zio, con la responsabilità di animatore, regista e sceneggiatore, oscurò un po’ mio padre, colui che lavorava nell’ombra, e continuava a sfornare diavolerie meccaniche. Pochi sanno che nelle scene di Pinocchio nel mare, con la capretta, l’effetto dell’increspare leggero delle onde è dovuto appunto ad una macchina elettromeccanica, realizzata da mio padre che, per poco, non vi perse la vita. Per realizzare tale dispositivo fu necessario utilizzare alcuni motorini da tergicristallo, recuperati da sfasciacarrozze, per la parte, servomotore e costruzione di una centralina con 24 relais che comandavano il movimento. Tutto ciò richiese innumerevoli prove; in poco tempo mio padre dovette fare migliaia di saldature e l’esalazione dei fumi dei disossidanti gli provocò, una notte, un blocco respiratorio che, solo con un “AIUTO SUPERIORE”, riuscì a superare.
Ritornando all’apparecchiatura, questa prevedeva l’utilizzo di un otturatore secondario, esterno alla ”ARRIFLEX” (quella usata) si doveva lasciare l’otturatore cinepresa aperto e, con l’otturatore secondario, a velocità di otturazione raddoppiate, poter fare più scatti su stesso fotogramma, sostituendo i disegni del mare e mantenendo quelli del personaggio. Il risultato fu considerato, da molti operatori del settore, fantastico.
A questo punto arrivò il socio Milanese, “il gioco è fatto”, si disse… ma non fu dato ascolto al consiglio del “Grillo Paladini”…
La lavorazione del film procedeva bene, ma contemporaneamente fu realizzato il film Pinocchio di Comencini che, con il senno di poi, anziché un ostacolo, poteva essere un risveglio al libro originale del “COLLODI”. In quel periodo io già davo un apporto con le riprese e la revisione delle pellicole di prova, per la verifica di eventuali errori di pittura.

La cosa che mi ha “PERSEGUITATO” nei sogni è stata la scena della partenza di Pinocchio e Lucignolo per il “paese dei balocchi” a causa del controllo delle zampe dei ciuchini, effettuato perché non si vedessero eventuali salti di colore. Per rendere più veritiera la scena, era stato deciso di variare il colore del mantello dei ciuchini con diverse tonalità di grigi; la carrellata che si ha sul tiro della carrozza prevede la visione delle zampe con una lunga serie di disegni completi (vedi spiegazione precedente effetto respiro). Se, su disegni diversi, si invertono i colori del mantello, visivamente avviene come un flash che disturba la visione; il mio compito era quello di individuare tale tipo di errore, (e ne ho trovati, ma se qualcuno vuole divertirsi… un paio ci sono ancora). Per dirla tutta questa scena me la sono sognata per anni. Arrivati quasi alla fine della lavorazione, si dovette pensare alla colonna sonora ed è a questo punto che avvenne la beffa perché, forse per presunzione, si arrivò ad un braccio di ferro con il finanziatore milanese, non mettendo in discussione Renato Rascel, ma il resto e fu così che per una colonna sonora, questa volta musicale, il socio milanese decise che il Pinocchio dei Fratelli Cenci non doveva aver successo… E così fu.
Nelle varie peregrinazioni furono ricercati anche Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, autori di “ALTO-GRADIMENTO”, trasmissione radiofonica di successo di allora. Mio zio aveva disegnato un personaggio in caricatura che era veramente simpatico e che poteva essere l’identificazione di “Scarpantibus”, (personaggio della trasmissione) dell’immaginario collettivo ma…
La proposta di realizzare un cartone animato non piacque.
I tentativi di lancio del film furono un insuccesso, anche se un piccolo distributore fiorentino si rese disponibile. Ma presentare un film per famiglie, dove normalmente si proiettavano film a luci rosse, non fu il massimo..
Mio zio rimase sempre in contatto con l’ambiente cinematografico, realizzando alcuni lavori per conto di terzi, pur rimanendo legato al sogno di realizzare un altro film.
Mentre mio padre aveva quasi rimosso dalla mente quel periodo e si dedicò ad altre attività creative: dalla scultura del legno di immagini sacre, alla lavorazione del rame sbalzato, del ferro forgiato, ed infine alla composizione di riflessioni di carattere religioso. Sono sicuro che è stata più la gioia per tutto questo, che non il dispiacere per il mancato successo del FILM.
Da parte mia, la cosa che mi ha fatto più dispiacere non è tanto la mancata realizzazione dei sogni che, comunque, è giusto avere, ma l’impossibilità di recuperare quei primi lavori, il filmato de “l’uomo preistorico”, la macchina da presa autocostruita e il filmato pubblicitario realizzato in abbinamento. La cosa che mi incuriosisce ancora è sapere chi è adesso il titolare dei diritti del film “Un Burattino di nome Pinocchio” di Giuliano Cenci… o meglio, secondo me, dei “Fratelli CENCI”…
Questo è il mio vissuto e il mio ricordo, la sequenza cronologica degli eventi forse non è esatta, ma il contenuto rimane questo.

Alessandro Cenci

Per visionare «Ricordi di storia familiare», di Renzo Cenci effettuare il download del seguente file Word di Daniela Sgambelluri

Le foto sono state gentilmente concesse da Giuliano e Alessandro Cenci

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