Italo Marazzi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Ai tavoli: a destra Giuseppe Conti; in fondo Marazzi e Patrizia Fineschi; a sinistra Laura Foschi; sul fondo Valeria Pronti, che faceva anche da Film-Guida alla Fata

Un burattino di nome Pinocchio – indice dei capitoli

Intervista al numero 2 di Pinocchio:

Italo Marazzi

Italo Marazzi. All’estero, con Un burattino di nome Pinocchio, è conosciuto come ‘Earl Martin’, e in alcuni crediti il suo nome è storpiato in versione italo-americana, in ‘Marrozzi’. La sua bravura è a dir poco straordinaria. A 74 anni è uno dei più validi animatori italiani a livello internazionale, spesso chiamato dai più importanti studios a risolvere le animazioni più impegnative e complesse, portando al successo un decennio fa La Gabbanella e il Gatto di Enzo D’Alò. Ha inoltre realizzato le animazioni di Calimero e di Grisù il draghetto per i fratelli Pagot, Cocco Bill di Jacovitti, Lupo Alberto di Silver, perfino Gli Antenati di Hanna & Barbera. E tutto nel suo prestigioso atelier fiorentino: lo Studio 4.
Per
Un burattino di nome Pinocchio, Italo Marazzi realizzò molte difficili animazioni per alcune indimenticabili sequenze del Capolavoro animato di Giuliano Cenci.
Per gli esperti del linguaggio dell’animazione, a differenza del Pinocchio originale di Cenci che ha il naso più a cono e le sopracciglia più cadenti e quasi “dipinte”, il burattino di Marazzi presenta il naso leggermente più bombato e gli occhi più ovali e schiacciati. E diverse sono le differenze. Ma, come dire, l’uno completa l’altro e in un unico Capolavoro animato.
Ma senz’altro, mentre Cenci animò, oltre al Pinocchio, totalmente Geppetto e la Fata Turchina, dobbiamo a Marazzi alcune delle complesse animazioni di diversi personaggi, quali Lucignolo, Mangiafuoco e l’Omino di burro, nonché alcune fra le più spettacolari sequenze del Film.
In questa intervista, sempre in esclusiva per Cinemino, abbiamo il piacere di proporre i ricordi di uno dei più importanti maestri del cinema disegnato italiano, numero 2 del Capolavoro dell’Animazione del XX Secolo
Un burattino di nome Pinocchio.


Intervista di Mario Verger

Italo Marazzi, 74 anni, lei ha una bravura incredibile nel cogliere la psicologia dei personaggi traducendone le caratteristiche, diluite perfettamente in tempi e azioni. Qual’è stata la sua formazione artistica?
Io non ho fatto nessuna scuola; ho fatto quindici mestieri diversi, poi ho frequentato un anno di una scuola serale

E com’è avvenuto l’incontro con Giuliano Cenci?
Dunque, io avevo avuto un’esperienza di lavoro con lo Studio Kappa per dei Caroselli su Pinocchio per i biscotti Maggiora. E sul personaggio Pinocchio, in un certo senso, tre anni prima c’avevo già lavorato… Poi mi fu detto dai miei colleghi che c’era appunto Giuliano Cenci che stava facendo questo film, e di conseguenza mi fu chiesto, come ad altri miei colleghi, di fare un provino e gli feci una scena, e poi mi chiese se volevo partecipare a questo filmato.

Qual è stata la prima scena che Giuliano Cenci le ha affidato?
Mi ricordo che la prima scena che ho fatto quando sono entrato era il Pinocchio all’interno del bosco che cavalcava un tronco e camminava circospetto… Forse Giuliano mi ha messo un pochino alla prova lì con questa prima scena… [dice Marazzi ridendo, vista la difficoltà della scena in questione]

Poi, però, nei crediti, lei risulta come animatore principale dopo Giuliano Cenci. Come è allora avvenuta questa ‘promozione’?
Diciamo che… be’, forse il discorso è che c’avevo già esperienza professionale da qualche anno; e poi c’è stato un darsi una mano, nel senso che io gli ho portato delle persone che lavoravano già nel campo pubblicitario, le quali sono state inserite nella coloritura, nella scomposizione, nella ripresa, ecc…

Quali sono le scene a cui lavorò, che maggiormente ricorda per la difficoltà o per la soddisfazione che le hanno dato?
Probabilmente le più difficili sono state quelle col carro con i ciuchini, con l’Omino di burro, diciamo… E quelle che mi hanno dato più soddisfazione sono state quelle dove ho animato un po’ tutto il Paese dei Balocchi; tutte quelle scene lì nelle quali mi sono un po’ sbizzarrito uscendo un po’ fuori da ciò che era la traccia che aveva dato Giuliano

E cioè a quali fa riferimento in particolare?
Beh… c’è la scena di quando tirano le pallate…

Cioè, quella in cui Lucignolo butta tre coni gelato f.c., si pulisce la bocca sporca di cioccolato con la manica mentre va leggermente a destra, ingrandendosi un po’…
Certo, si..si… Quella ad esempio, è stata una delle scene dove ho lavorato un pochino più di fantasia, un po’ meno ‘pressato’, diciamo, dalla regia di Giuliano; c’avevo più libertà su quelle scene lì…

Ma delle scene che animava, i disegni preparatori li faceva Cenci, oppure era direttamente lei che le impostava?
No, c’era già un’impostazione e poi, naturalmente, in alcune scene bisognava essere più ‘rigidi’ su tutto ciò che succedeva, ecc… Per altre scene, invece, c’era una certa libertà, perché si parlava del Paese dei Balocchi e allora, di conseguenza, non è che vi fossero cose ben precise che doveva fare come atteggiamenti, ecc, sicché c’era un po’ più di libertà…

Poi, quali altre scene lei ricorda con soddisfazione?
Un’altra scena che ricordo con soddisfazione è quella in cui Pinocchio gira il bindolo e poi ritrova Lucignolo ciuchino…
Ma… posso dire questo: una cosa che mi ha divertito anche è stato quando ho fatto il carro con i ciuchini e che c’era, sì, un abbozzo del disegno del personaggio che guidava il carro; però poi mi son fatto molto guidare dalla voce; siccome era una voce così ‘particolare’, che allora m’è venuto di farlo un po’, come posso dire, un po’ effeminato…

Si riferisce all’Omino di burro?
Si, l’Omino di burro. Infatti chiesi a Cenci, “Giuliano, a me mi viene così… che dici… si può fare in questa maniera?”.
Era proprio la voce mi portava a dargli questa cadenza e anche un movimento un po’ effeminato, diciamo, proprio come atteggiamenti… perché è naturale che quando si fa un cartone animato, anche facendo dei film a lungometraggio, è la voce che ci trascina un po’ a far recitare il personaggio…

Infatti mi piaceva l’Omino di burro quando invitava sul carro Pinocchio, la sua mano andava in p.p.p. ingrandendosi…
Si, è, infatti, con un atteggiamento – se vede – molto “morbido”…

Come si chiamava il disegnatore che ‘ripassava’ in pulito i movimenti degli attori, delle diverse scene girate dapprima con il Film-Guida?
Dunque, quando sono arrivato io le scene al Rotoscopio erano state già impostate: alcune riguardavano Geppetto e la Fata, e questi due personaggi li curava completamente Giuliano. E non so, precedentemente a quando sono arrivato, nel 1968-69, se c’era qualcuno che faceva questo tipo di lavoro… Forse il disegnatore del Rotoscopio era Giuseppe Conti

Quindi il Suo personaggio preferito è Lucignolo… o l’Omino di burro…
Be’ non solo… dipende dalle scene che mi venivano affidate… Un altro personaggio che mi è piaciuto fare è Mangiafuoco.
Da quando Pinocchio incontra fuori dal Teatro dei Burattini il ragazzo che sta tagliuzzando il pezzettino di legno, fino a quando Pinocchio è assieme alle altre maschere, dove poi c’è Mangiafuoco che starnutisce, eccetera eccetera… Insomma, è tutta una sequenza di scene che ho portato avanti io.

Era presente anche lei nel 1972 alla presentazione del Film a Firenze davanti alle autorità e che ricordo ha?
A Rovezzano, se non mi sbaglio, addirittura… Si, certo che c’ero… Grande allegria, grande euforia da parte di tutte le persone che avevano partecipato al Film. Una giornata indimenticabile…

Ricordi sull’équipe?…
Non ricordo molto… sono passati molti anni… [dice scherzosamente ridendo Marazzi]. Le persone che ho portato e poi a loro volta sono diventate caporeparto… Si, perché venivano già da un’esperienza di qualche anno nella pubblicità… Fra queste ricordo: Lina Cherubini, Laura Foschi, Mara Agliata, Fiorenza Margherini; Valeria Pronti, Rossella Del Turco e Pia Lizzadro le trovai lì dentro ma furono di quelle che presi io nel gruppo che formai successivamente, lo Studio 4

Giuliano Cenci; dietro, con la mano, Marazzi; Giuseppe Conti; da sin: Valeria Pronti, in mezzo Laura Foschi; Patrizia Fineschi

Sul fratello di Giuliano, Renzo che ricordi ha?
Il fratello Renzo era una persona che non si fermava davanti a niente, nel senso che qualsiasi problema gli venisse davanti al livello di ripresa o che, riusciva sempre a trovare delle soluzioni… E ho un buon ricordo un po’ di tutti, e con lui appunto collaborava questa ragazza [Mara Agliata, N.d.R.], la quale penso sia stata molto importante anche lei riguardo la ripresa del Pinocchio

Sul nipote Alessandro che faceva le riprese, qualche ricordo?
Il nipote Alessandro… non mi ricordo che facesse anche lui le riprese, perché era ancora un ragazzo insomma… era molto giovane…

Ultima domanda: che ricordo ha, dell’epoca, di Giuliano Cenci?
Ma veramente… son cose che poi probabilmente non escan fuori dal “cuore” per bene… comunque: di episodi ce ne sono stati diversi lì all’interno dello studio… Giuliano era molto compagnone, molto fiducioso rispetto alle persone, molto attento… che si dava un gran da fare perché ci credeva molto in questo lavoro

Giuliano Cenci e la moglie Albertina Cenci; la sorella Margherita; in piedi, il cognato, marito della sorella; il fratello Renzo; Jerry Bezzi; Giancarlo Piccioli; vicino alla lampada Fiorenza Margherini; dietro lei, Patrizia Fineschi; davanti a lei Fernanda Giomi (che sposò Roberto Campanini). In piedi: da destra, Giusepe Conti, Roberto Campanini, Roberto Ricci; a sedere, con gli occhiali D’Angelo e dietro ancora Scortecci; dietro in ultimo Marazzi; davanti a D’Angelo Alessandro Bronzi; a sinistra laura Foschi; dietro il biondo, Giovanni Artico

Mario Verger

Note:

(1)
Bisogna anche ricordare che il riferimento dell’Omino di burro ad una certa ambiguità era presente anche nell’originale di Collodi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+