Eastern Promises > David Cronenberg

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Trama

A Londra, una prostituta russa minorenne muore poco prima di dare alla luce una figlia. L’ostetrica, trovato il suo diario, chiede aiuto per tradurlo a suo zio e al cortese quanto ambiguo proprietario di un ristorante nella speranza di trovare informazioni sulla famiglia della ragazza per affidare loro la piccola. Non tarderà a scoprire di essere entrata in contatto con la mafia russa.

Anna: Why are you doing this, why are you helping us?
Nikolai Luzhin: I can’t become king if someone else already sits on the throne.

Commento (attenzione, il testo che segue può contenere elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Il cliente russo di un barbiere viene sgozzato e una giovane donna incinta vittima di una emorragia perde i sensi in un negozio per morire poco dopo in ospedale. Eastern Promises inizia così per poi svelare il collegamento tra i due eventi per tutta la sua durata.
Punto di contatto inizialmente inconsapevole, la giovane infermiera inglese di padre – scomparso – russo Anna Khitrova che, con l’aiuto dello zio e di un ambiguo ristoratore, cercherà di tradurre il diario della ragazza morta per poter dare un futuro decente alla bambina nata già orfana, entrando in contatto così con la pericolosissima mafia russa.
Di più non è possibile dire per evitare di rovinare le sorprese di un film che di sorprese ne offre molte.
Cronenberg cambia, almeno all’inizio, registro più volte e, quando sembra che stia raccontando una vicenda usando il materiale più classico del thriller, in realtà ci sta accompagnando per mano nell’orrore più puro, quello attiene alla vita reale.
Al realismo della vicenda non è estraneo il sentimento che lega visibilmente alcuni tra i personaggi, sentimento che viene sempre filtrato dalle rigide regole della mafia, che fanno della sopravvivenza di sé stessa l’unica regola possibile.
Violentissimo, più nelle parole del diario che nelle immagini (che pure violente lo sono parecchio), fotografato splendidamente da Peter Suschitzky e sorretto dalla rigorosa sceneggiatura di Steve Knight (che per Dirty Pretty Things, 2002, di Stephen Frears aveva scritto del commercio di organi umani nella Londra dei nostri giorni), Eastern Promises vive anche di interpretazioni di grande presa. Se Viggo Mortensen è un monumento di bravura con il suo accento russo e la sua trasformazione fisica (con il corpo che, attraverso i tatuaggi, racconta la sua storia e la sua ascesa, come tradizione per la mafia russa), non gli sono da meno l’ambiguo Armin Müller-Stahl, nonno affettuoso e un attimo dopo spietato boss mafioso che non si ferma di fronte a nulla e nessuno, Vincent Cassel, psicopatico figlio del boss, che aspira al vertice a qualsiasi costo ma è troppo stupido per anche solo avvicinarcisi, e Naomi Watts, che riesce bene a passare dal disorientamento iniziale alla determinazione finale.
Un capolavoro per Cronenberg? No, un film non esente da difetti, primo tra tutti l’eccessivo ricorso alla didascalia che spesso fa nella storia, anche attraverso le immagini talvolta insistite come per spiegare qualcosa di già chiaro, ma un thriller più vero del vero che del genere trascende più di una regola per parlare anche del rapporto dell’uomo con il potere e di quanto sia disposto a sacrificare di sé (e degli altri) per esso.

Roberto Rippa

Eastern Promises
(titolo italiano: La promessa dell’assassino, Inghilterra-Canada-Stati Uniti, 2007)
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Steve Knight
Musiche: Howard Shore
Fotografia: Peter Suschitzky
Interpreti principali: Viggo Mortensen, Armin Mueller-Stahl, Naomi Watts, Vincent Cassel, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski, Tatiana Maslany (voce di Tatiana nella versione originale)
100’

Sito ufficiale

Recensione di Costanza Baldini da The Pillow Book (pubblicata anche su Rapporto Confidenziale numerouno)

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