NO PANIC | workshop fotografico

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

 

NO PANIC

Workshop fotografico

condotto da Chico De Luigi

 

 

04 dicembre alle ore 14.00 | 05 dicembre alle ore 23.30
Magazzini Interstock | via Firenze 244/A | Forlì, Italy

 

 

 

“I workshop No Panic sono esperimenti catarifrangenti del mio approccio bizzarro alla fotografia. In un workshop No Panic può succedere di tutto ma non succederà mai che passino più di 45 secondi a parlare di esposizione, controluce e raw medi o piccoli.
Tecnica? Forget about it!
Si faranno delle variazioni su quattro temi: il ritratto, la foto di scena, il nudo e il light painting. Come li sv…ilupperemo? Lo sapremo solo alla fine. In un workshop No Panic entri che sei tu ed esci che sei te stesso. Sarà come se a metterci a fuoco fosse stato un frullatore.
La cosa bella è che ne usciremo più integri di quando ci siamo entrati. Scattare per credere. E le foto scattate? Di vederle non se ne parla, non prima che il workshop sia concluso. Vi serviranno quando tornerete alla vita di tutti i giorni e vorrete ritrovarvi.”

– Chico De Luigi –

 


Classe 1966 Chico De Luigi vive a Rimini con la moglie e due gatti neri, ritrattista, fotografo di scena pubblica le sue immagini sui migliori magazine del mondo, anzi dell’universo. Non disdegna le foto di donne nude.
www.chicodeluigi.it


INFO e ISCRIZIONI | info@cittadiebla.it | 347.3169141

 

 

Chico De Luigi ha firmato l’ultima copertina di Rapporto Confidenziale (ancora grazie!) | RC29 novembre 2010

 

I workshop No Panic di Chico De Luigi sono esperimenti catarifrangenti del suo approccio bizzarro alla fotografia.
Non ho nessuna paura – e questa è la prova che, come esperimenti, riescono eccome – ad ammettere che in qualche modo somigliano all’anello mancante, ammesso che ci sia, tra l’uomo e la sua macchina fotografica. O viceversa.
Per descrivere cosa succede nei workshop, parto dall’espressione che compare sulla faccia di Chico De Luigi quando, felice come una pasqua e anche come un capodanno, si accorge che il workshop, nel giro di due minuti, ha ingranato e si è trasformato in un foto-raduno. Perché è di questo che si tratta, di veri e propri incontri ravvicinati tra impallinati della fotografia.
Vi invito a riflettere sulla differenza con l’espressione “avere il pallino della fotografia”, perché non è per niente sottile, anzi saranno almeno due dita di differenza: gli impallinati non hanno il pallino, è il pallino ad avere loro.
E ce li ha in un pugno.
E il pugno è stretto bene.
Lo devo ribadire: è diverso dall’avere un pallino e basta.
Dovreste vederli quelli che hanno già partecipato: se uno di loro, e io ero una di loro, avesse potuto truccare la sua macchina, dio solo sa cosa avremmo fatto. Per tutta risposta, se quelle scatole di imperscrutabilità avessero potuto parlare, avrebbero scelto comunque di non dire una parola: tanto un’immagine, o una foto, ne vale più di mille. E allora perché sprecare pellicola o memoria?
E però nei workshop No Panic se c’è una cosa che è bandita sono proprio i trucchi. E qui torniamo al discorso No Panic.
No Panic sta per “niente paura” e in un certo senso sta anche per “niente trucchi”. Questo perché ciò di cui questi esperimenti ci esortano a non aver paura è di essere pienamente, autenticamente e sfacciatamente se stessi. Il che poi vuol dire appunto: niente trucchi. Tanto più che non è la macchina a fare la foto. Tra parentesi.
In pratica è come se si guarisse da quello che si pensa di essere, per poi fare conoscenza con chi siamo davvero. E questa è sempre e comunque un’esperienza salutare, che fa sì che i workshop No Panic possano anche essere definiti fototerapeutici. (Ammesso e non concesso che quello che siamo stati fino ad ora sia qualcosa da cui guarire.)
Se vi viene il dubbio che sia più salutare un weekend alle terme di un workshop No Panic, allora scegliete direttamente il primo. Se invece il vostro dubbio è tra inquadratura orizzontale o verticale, tra un raw piccolo o un raw medio, tra essere o non essere, allora scegliete senza esitazioni il secondo (non il raw medio, il workshop intendo).
A questo punto però è giusto mettere in chiaro una cosa: in un workshop No Panic può succedere di tutto, ma non succederà mai che si spendano più di 45 secondi a parlare di esposizione, controluce e raw medi o piccoli. In 5 parole: Tecnica? Forget about it. Punto.
Altra cosa da sapere è che si faranno delle variazioni sui temi e i temi sono 4: il ritratto, la foto di scena, il nudo e il light painting. Quello che non si può sapere prima è come verranno sviluppati durante. Sono cose che si decidono sul momento, mentre ci si guarda negli obiettivi.
Ora vorrei farvi una promessa: in un workshop No Panic entri che sei tu ed esci che sei te stesso. E giuro che è una promessa e non una minaccia.
In buona sostanza: se c’è qualcosa che metterete a fuoco, quel qualcosa siete voi e il vostro modo di vedere le cose. La cosa strana è che sarà come se a mettervi a fuoco fosse stato un frullatore. La cosa bella è che ne uscirete più integri di quando ci siete entrati. Scattare per credere. Vogliamo parlare delle foto scattate? Di vederle non se ne parla, non prima che il workshop sia concluso.
Potrete beneficiare delle loro virtù terapeutiche quando verrete dimessi dal workshop e tornerete alla vita di tutti i giorni. Modalità di somministrazione: quante ne volete, tutte le volte che volete. Vi faranno ricordare che cosa siete capaci di essere, quindi all’occorrenza, assumetene in dosi massicce.
Per concludere: se nella vita l’occhio voleva la sua parte e voi gli avete dato tutta la vostra vita; se mettere a nudo la realtà è l’obiettivo principale della vostra fotografia, allora un workshop No Panic potrebbe essere la soluzione a tutti i problemi che gli altri hanno con voi, perché comincerete a fregarvene il giusto.

Io stessa non sono più la stessa, anche se continuo a firmarmi Patricia De Croce.

 

 

 

* * *

NO PANIC PROJECT

facebook page: http://www.facebook.com/#!/pages/NO-PANIC-PROJECT/139027347062

mail: nopanicgallery@gmail.com

 

 

 

 

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+