La ripresa di Pinocchio: Intervista a Alessandro Cenci

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Un burattino di nome Pinocchio – indice dei capitoli

Alessando Cenci
La ripresa di Pinocchio

di Mario Verger

Alessandro Cenci, nipote di Giuliano Cenci, insieme a suo padre Renzo, riprese in 35mm il Capolavoro dell’animazione italiana Un burattino di nome Pinocchio.

Signor Cenci, chi le propose di svolgere la difficile mansione di operatore cinematografico facendo le riprese del Pinocchio?

Quello chiaramente è il discorso all’interno della vita familiare. Nel momento in cui si sviluppava questa attività del Pinocchio, essendo all’interno della famiglia, mi si propose di fare questo tipo di lavoro, perché comunque mio padre, che fino a quel momento l’aveva fatto lui, si doveva occupare di altre cose…

Le riprese, quindi, le aveva cominciate Suo padre Renzo però

Si, le aveva iniziate mio padre…

Nei titoli di testa assieme al Suo compare anche il nome di Mara Agliata…

Mara Agliata era una ragazza che ha sempre aiutato come aiuto alle riprese nella preparazione di quelli che erano poi i fotogrammi da fotografare; quindi il passaggio delle celluloidi, la composizione dei diversi lucidi nelle varie fasi dell’inserimento nella macchina, nell’alloggiamento a registro, per poi effettuare gli scatti della ripresa

Nel Pinocchio notiamo quest’effetto di profondità e ciò farebbe intuire che sono stati usati più piani di ripresa nella Verticale…

La Verticale aveva un piano solo di appoggio dei lucidi; chiaramente aveva il carrello in verticale per poter fare le zoomate in avvicinamento, con una progressione, anche lì, data da un movimento meccanico con dei motoriduttori che spostava in alto e in basso il carrello di ancoraggio della cinepresa

Mi sembra che la Verticale con cui venne girato il Pinocchio si trova adesso conservata come “reliquia” presso “La Bottega del Cinema” di Andrea Vannini. Chi la costruì?

Questa qui mio nonno e mio padre prima; e poi, per la seconda, aiutai anch’io alla realizzazione del “castello” della macchina da presa, che comunque era un’ Arriflex; tutte e due erano delle Arriflex quelle che sono servite per realizzare il film

Due Verticali con l’aiuto di suo nonno Guido avete costruito addirittura?

Si!

Incredibile!…

Una cosa che, se lei considera, è stata messa insieme artigianalmente, in quanto la prima è stata costruita proprio nell’“officina familiare”; mentre la seconda, appunto, come Le avevo accennato era stata realizzata alcuni pezzi in un’officina meccanica di un cugino di mio padre e mio zio; la prima era proprio fatta a livello familiare ed è servita per fare le prime esperienze di pubblicità

Ci può spiegare la eccezionale intuizione che ebbe Suo padre nell’utilizzare i motorini per tergicristalli, per realizzare la brillantezza dell’acqua; tecnica rimasta tuttora una novità al livello mondiale

Allora, per quanto riguarda l’effetto “movimento dell’acqua”, è stato realizzato costruendo un otturatore esterno a quello dell’Arriflex che serviva a creare un effetto di apertura e chiusura, e quindi nel momento in cui l’otturatore della macchina principale rimaneva aperto, veniva chiuso l’otturatore esterno; a quel punto, lavorando sulla velocità di otturazione con un’esposizione chiaramente inferiore, e quindi con necessità di avere maggior esposizione per poter fare l’impressione della pellicola, venivano fatti più scatti lavorando con l’otturatore esterno; quindi, fermo restando la figura del personaggio fissa, venivano cambiati i lucidi delle onde del mare; e quindi si realizzava una dissolvenza incrociata esterna rispetto ad una dissolvenza incrociata di fondù di chiusura e fondù di apertura…

Incredibile… E invece la trasformazione di Pinocchio e Lucignolo in ciuchini?

L’animazione di Pinocchio e Lucignolo in ciuchini è stata fatta lavorando sulla trasformazione di disegno e su fondù di chiusura e fondù di riapertura; quindi una dissolvenza incrociata tradizionale a sei fotogrammi

Si ricorda qualche altra cosa che l’ha colpita, che si ricorda riguardo le riprese?

Il supporto tecnico, diciamo, era fatto al livello di pre-animazione perché abbiamo fatto alcune riprese e poi, su quelle, realizzati i disegni-base su cui poi lavorare sulla scomposizione. E, su queste cose qui, chiaramente, funziona tutto il discorso di preparazione, il quale veniva fatto utilizzando anche dei bambini; fra l’altro, una di queste era anche mia sorella, che era piccolina, la quale faceva questa passeggiata; infatti, una delle sue caratteristiche era quella di mandare i piedi indentro, e quindi, tale caratteristica si evidenzia quando Pinocchio saltella e ha la tendenza di mandare i piedi all’interno, diciamo, quando corre…


Cioè si riferisce all’ausilio del Film-Guida?

Si, precisamente: alcune scene sono state fatte col Film-Guida

Quindi sua sorella ha fatto anche da interprete

Si, realizzando, diciamo, la parte della ripresa diretta sulla quale, in seguito sono stati realizzati i disegni di partenza…

Si ricorda specificamente a quale scena fa riferimento?

E’ all’inizio, quando Pinocchio va verso il Teatro dei Burattini

Ah si, ho capito! Quella che cammina, allontanandosi in prospettiva oltre il Tabernacolo… Bellissima quella scena!

Passiamo alla “stella” o meglio la famosa “ombra” del Grillo Parlante: la girò lei?

La “stella” del Grillo Parlante è una delle prime scene: no, quella non la girai io

Ma le scene furono girate in ordine cronologico?

No…no, assolutamente no. Una delle prime è quella… poi ricordo alcune scene del Pescatore verde… ma ad un occhio più attento si vede una differenza di “mano” ad esempio nel Pescatore verde; come, oltre a questa, vi è una scena iniziale del film che è servita, per esempio, per tutta la parte del Geppetto che scolpisce Pinocchio la quale è stata realizzata all’inizio, nella prima tranche che è servita per fare la presentazione del trailer atta a raccogliere un po’ di finanziamenti

La sequenza alla quale ha fatto riferimento non so se è la medesima a cui mi riferisco io: Suo zio mi disse che la scena del Pescatore verde non venne poi inserita nel definitivo…

Nel definitivo una scena è stata inserita e un’altra non era stata inserita, perché, chiaramente, nella fase del montaggio del film, ci volevano delle situazioni che magari potevano essere considerate ripetitive le quali sono state tolte

Ma invece questo Trailer lei l’ha visto, quello presentato da Corrado?

Si, si… alla presentazione c’ero anch’io…

Era muto questo filmato?

No, in quanto la colonna sonora era già stata fatta tutta; infatti, come Le avevo scritto, la voce del Grillo parlante era di Lauro Gazzolo; quando è uscito il film, Gazzolo era già morto

Sempre sulle scene del Trailer c’erano anche le sequenze di quando Pinocchio è a letto e deve bere la purga della Fata dove vi è uno stile lievemente un po’ più semplice

Si, anche quello c’era nella prima presentazione…

Vede che c’ho “occhio”?!… (dico ammiccando…). Perché, avevo sempre notato in quelle sequenze che Pinocchio ha il naso leggermente più grosso alla base…

Chiaramente quello è dato anche dal fatto che siccome vi hanno lavorato come animazione mio zio – che ha fatto la parte preponderante – poi c’erano Marazzi e poi un altro di cui non ricordo il nome… e quindi ovviamente la stessa “mano” di mio zio, dall’inizio a dopo, è leggermente cambiata, però, chiaramente certe fisionomie, quindi uno che è attento… Anche perché la lavorazione è durata abbastanza e quindi è inevitabile che non vi siano delle differenze se pur minime…

Succede sempre così: ogni film ha una sua evoluzione nel suo percorso lavorativo… Com’è stata questa presentazione con Corrado?

E’ stata sicuramente molto “enfatizzata”. Purtroppo sono mancate quelle che potevano essere le istituzioni le quali avrebbero potuto supportare un’iniziativa del genere, perché comunque si trattava di un’operazione fatta da italiani con l’intento di realizzare un lungometraggio di una storia di uno scrittore italiano conosciuto; l’intento era quello di fare comunque un lungometraggio che era il più lungo mai realizzato a cartoni animati; quindi i presupposti per enfatizzarlo c’erano tutti…

Come sono state animate le pagine del libro che si sfoglia da sé col commento del narratore Renato Rascel?

Per quanto riguarda la realizzazione della ripresa delle pagine con la voce fuori campo di Renato Rascel è stata realizzata, diciamo, tutta la serie del filmato, perché era proprio un libro, in quanto scorrevano le pagine. E la realizzazione venne fatta comunque meccanicamente, avendo realizzato un semicerchio – per visione un’ellisse – su cui venivano posti degli anelli e poi, di volta in volta, ancorato il posizionamento della pagina, trattenuta dai fili di nylon; e quindi, chiaramente, si realizzava poi, fotogramma per fotogramma, lo scorrimento della pagina…

Un’ultima domanda: suo nonno Guido in che veste ha collaborato, che cosa ha fatto per Pinocchio…

Mio nonno Guido era, diciamo, un “manovale”, nel senso che, chiaramente, lui dava il suo aiuto per quanto riguarda appunto la realizzazione di apparecchiature meccaniche; quindi lui era, come persona, molto capace di tutto ciò che era l’attrezzistica, motivo per cui ha aiutato mio padre nella realizzazione delle apparecchiature delle macchine…

Lui che cosa ne pensava di questo film su Pinocchio?

Ma, onestamente, non ho mai avuto, purtroppo, la fortuna di intavolare una discussione con mio nonno su questo aspetto… però era una persona molto semplice mio nonno, e quindi certe cose gli passavano sopra… no, lui non si preoccupava di quello che poteva essere considerato in seguito…. Era una persona che ha sempre vissuto alla giornata e quindi non aveva grandi mire di realizzare chissà cosa… la sua aspettativa era quella di cercare di vivere il più tranquillamente possibile, anche perché, nella sua esistenza, ha avuto diversi passaggi di fasi diverse… lui andava avanti per la sua strada… fra l’altro, anche se ha letto quella che è stata la testimonianza di mio padre e le vicissitudini con mia nonna, insomma, sono state abbastanza difficili a quell’epoca… e lui le ha vissute molto – onestamente devo dire – molto serenamente…

Mario Verger


Genesi di Pinocchio

di Alessandro Cenci

Mio padre e mio zio, dal dopoguerra, hanno “ricercato” strade diverse per sbarcare il lunario.
Alcuni dei loro amici di infanzia avevano lasciato Firenze per aprirsi delle strade: uno su tutti, Franco Migliacci. Volevano rimanere nella loro città natale e avevano iniziato a studiare metodi assolutamente legali, unendo le loro capacità: tecnica mio padre Renzo con mio nonno Guido, artistica mio zio Giuliano.
Di seguito riporto alcune attività:

– hanno dipinto sassi di fiume, vere e proprie miniature, da proporre come ferma carte;

– hanno realizzato un impasto di glicerina con coloranti, denominato “Plastilina”, quello che tutti noi conosciamo come Pongo, (l’antesignano di quel prodotto è nato in casa CENCI);

– hanno prodotto oli da TUBERI per mitigare i dolori delle emorroidi;

– hanno svolto ricerche archeologiche, essendo da sempre affascinati del mistero ETRUSCO, senza mai andare al di fuori della legalità, anche se i vari sovrintendenti di turno, non hanno mai preso in seria considerazione le loro analisi: un esempio è il tumulo di Castellina in Chianti con la ricerca dell’esistenza della “camera centrale”. In questa avventura erano accompagnati dall’amico fraterno “Mino” (spostamenti da Firenze a Castellina in BICI).

Successivamente ebbe inizio l’avventura cinematografica…Con una cinepresa 16mm e molta fantasia (non esisteva il digitale) fu realizzato un breve filmato sulla creazione. La terra incandescente era stata realizzata con una gigantesca omelette al pomodoro. Il nonno ed il babbo avevano costruito un dinosauro meccanico, con movimenti elementari. Avanzava, muoveva la testa ed apriva la “gigantesca bocca”. Mio padre, vestito di pelli era il cacciatore e mio zio effettuava le riprese. Con il gioco delle distanze di ripresa, riuscirono a rendere il concetto della caccia, anche se storicamente non giusto (dinosauro con uomo).
Non contenti di questi traguardi, decisero di iniziare a fare qualcosa nella pubblicità; la 16mm non era idonea e siccome le finanze non erano “floride”, decisero di costruirsi una cinepresa 35 mm e il castello per effettuare le riprese di cartoni animati ma, per loro, i soli cartoni erano troppo semplici e quindi decisero di realizzare una produzione in abbinamento, cioè ripresa diretta con attori e disegni che interagivano (primo abbinamento in ITALIA è stato realizzato da i “fratelli CENCI” con una apparecchiatura AUTOCOSTRUITA). Come avveniva tutto ciò? si faceva la ripresa diretta, quindi sul singolo fotogramma si abbinava un disegno; la proiezione del fotogramma ed il disegno venivano ripresi da “LA MACCHINA”, quella costruita in casa; questa pubblicità fu realizzata per un parrucchiere di Firenze. Le cose sembravano prendere una buona piega, ma la prima fregatura… fu il mancato pagamento di una cambiale, emessa da un certo sig. Lazzeri (forse diminutivo di lazzerone), di ben 350.000 lire (fine anni 50) che fiaccò le ginocchia. Si deve considerare che mio padre era impiegato in una ditta fiorentina e che mio zio da poco lavorava presso il comune di Firenze, pertanto quei soldi erano importanti per coltivare la loro passione.
Comunque fra bassi e alti (si fa per dire) qualche lavoretto andò avanti finché, nei primi anni 60, venne l’idea di realizzare un lungometraggio e quale migliore storia se non il PINOCCHIO, la vera storia conosciuta in tutto il mondo? (Pinocchio è il libro tradotto in più idiomi dopo la Sacra Bibbia). Così mio zio si mise a scrivere la sceneggiatura e mio padre, con mio nonno, si misero a costruire le apparecchiature per le riprese ma, questa volta, la cinepresa venne comprata; era una ARRIFLEX usata e il castello, per le riprese, era già stato realizzato, ma ne serviva un altro, per produrre più velocemente. Questa volta, anche io diedi il mio apporto nella realizzazione delle apparecchiature. La struttura venne costruita presso una officina di un cugino, ed arrivò anche la seconda ARRIFLEX, questa volta nuova.
La procedura per realizzare un buon cartone animato e per far si che i labiali siano in sincronia con la voce, impone la scomposizione della colonna sonora e così la prima cosa realizzata fu appunto, la colonna sonora. Ecco perché l’uscita del film è stata successiva alla morte di Lauro Gazzolo, voce inconfondibile del vecchietto del West che nel Pinocchio diede la voce al “GRILLO PARLANTE”. La voce molto dolce di Pinocchio è invece di Roberta Paladini. Non ho avuto il piacere di incontrare questi attori, mentre ho conosciuto Riccardo Paladini (padre di Roberta) indimenticata figura della prima TV RAI. Infatti i contatti rimasero anche dopo la realizzazione della colonna sonora vocale. Paladini padre soleva dire “Con il Pinocchio dovete farvi conoscere, non cercate il successo”. A posteriori, lo inquadrerei nella figura del GRILLO PARLANTE, mentre i miei in quella di PINOCCHIO… per l’esito si prega di vedere il FILM.
La colonna sonora realizzata doveva essere scomposta in fotogrammi, dovevano essere individuate le singole lettere per ogni attore, anche emesse in contemporanea. L’ operatore doveva essere una persona in grado di decifrarle con pazienza certosina e, nella fattispecie, fu mio PADRE che di pazienza, normalmente, non ne aveva molta, ad occuparsene quasi totalmente. Con la trascrizione su tabulato delle singole lettere, sono stati realizzati i disegni.
Dobbiamo far presente che la tecnica del cartone animato permette di mantenere fissa la figura GROSSA, il personaggio, e variare la sola bocca per far parlare i personaggi. Questa tecnica non è stata utilizzata nel Pinocchio, dove i disegni sono stati rifatti interamente per avere l’effetto “Vitalità” dato dal leggero movimento dei diversi disegni; questo fa sì che si abbia la sensazione che il personaggio respiri.
Dopo la prima raccolta di “SPONSOR”, tramite una presentazione di qualche scena del Pinocchio al cinema Principe, di Firenze, iniziò la lavorazione vera e propria con disegnatori, pittori e i mitici D’Angelo e Scortecci, realizzatori delle scenografie.
Mio zio, con la responsabilità di animatore, regista e sceneggiatore, oscurò un po’ mio padre, colui che lavorava nell’ombra e continuava a sfornare diavolerie meccaniche. Pochi sanno che nelle scene di Pinocchio nel mare, con la capretta, l’effetto dell’increspare leggero delle onde è dovuto appunto ad una macchina elettromeccanica, realizzata da mio padre che, per poco, non vi perse la vita. Per realizzare tale dispositivo fu necessario utilizzare alcuni motorini da tergicristallo, recuperati da sfasciacarrozze, per la parte, servomotore e costruzione di una centralina con 24 relais che comandavano il movimento. Tutto ciò richiese innumerevoli prove; in poco tempo mio padre dovette fare migliaia di saldature e l’esalazione dei fumi dei disossidanti gli provocò, una notte, un blocco respiratorio che, solo con un “AIUTO SUPERIORE”, riuscì a superare. Ritornando all’apparecchiatura, questa prevedeva l’utilizzo di un otturatore secondario, esterno alla ”ARRIFLEX” (quella usata) si doveva lasciare l’otturatore cinepresa aperto e, con l’otturatore secondario, a velocità di otturazione raddoppiate, poter fare più scatti su stesso fotogramma, sostituendo i disegni del mare e mantenendo quelli del personaggio. Il risultato fu considerato, da molti operatori del settore, fantastico.
A questo punto arrivò il socio Milanese, “il gioco è fatto”, si disse… ma non fu dato ascolto al consiglio del “Grillo Paladini”…
La lavorazione del film procedeva bene, ma contemporaneamente fu realizzato il film Pinocchio di Comencini che, con il senno di poi, anziché un ostacolo, poteva essere un risveglio al libro originale del “COLLODI”. In quel periodo io già davo un apporto con le riprese e la revisione delle pellicole di prova, per la verifica di eventuali errori di pittura. La cosa che mi ha “PERSEGUITATO” nei sogni è stata la scena della partenza di Pinocchio e Lucignolo per il “paese dei balocchi” a causa del controllo delle zampe dei ciuchini, effettuato perché non si vedessero eventuali salti di colore. Per rendere più veritiera la scena, era stato deciso di variare il colore del mantello dei ciuchini con diverse tonalità di grigi; la carrellata che si ha sul tiro della carrozza prevede la visione delle zampe con una lunga serie di disegni completi (vedi spiegazione precedente effetto respiro). Se, su disegni diversi, si invertono i colori del mantello, visivamente avviene come un flash che disturba la visione; il mio compito era quello di individuare tale tipo di errore, (e ne ho trovati, ma se qualcuno vuole divertirsi… un paio ci sono ancora). Per dirla tutta questa scena me la sono sognata per anni. Arrivati quasi alla fine della lavorazione, si dovette pensare alla colonna sonora ed è a questo punto che avvenne la beffa perché, forse per presunzione, si arrivò ad un braccio di ferro con il finanziatore milanese, non mettendo in discussione Renato Rascel, ma il resto e fu così che per una colonna sonora, questa volta musicale, il socio milanese decise che il Pinocchio dei Fratelli Cenci non doveva aver successo… E così fu.
Nelle varie peregrinazioni furono ricercati anche Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, autori di “ALTO-GRADIMENTO”, trasmissione radiofonica di successo di allora. Mio zio aveva disegnato un personaggio in caricatura che era veramente simpatico e che poteva essere l’identificazione di “Scarpantibus”, (personaggio della trasmissione) dell’immaginario collettivo ma…La proposta di realizzare un cartone animato non piacque.
I tentativi di lancio del film furono un insuccesso, anche se un piccolo distributore fiorentino si rese disponibile. Ma presentare un film per famiglie, dove normalmente si proiettavano film a luci rosse, non fu il massimo…
Mio zio rimase sempre in contatto con l’ambiente cinematografico, realizzando alcuni lavori per conto di terzi, pur rimanendo legato al sogno di realizzare un altro film.
Mentre mio padre aveva quasi rimosso dalla mente quel periodo e si dedicò ad altre attività creative: dalla scultura del legno di immagini sacre, alla lavorazione del rame sbalzato, del ferro forgiato, ed infine alla composizione di riflessioni di carattere religioso. Sono sicuro che è stata più la gioia per tutto questo, che non il dispiacere per il mancato successo del FILM.
Da parte mia, la cosa che mi ha fatto più dispiacere non è tanto la mancata realizzazione dei sogni che, comunque, è giusto avere, ma l’impossibilità di recuperare quei primi lavori, il filmato de “l’uomo preistorico”, la macchina da presa autocostruita e il filmato pubblicitario realizzato in abbinamento. La cosa che mi incuriosisce ancora è sapere chi è adesso il titolare dei diritti del film “Un Burattino di nome Pinocchio” di Giuliano Cenci… o meglio, secondo me, dei “Fratelli CENCI”…
Questo è il mio vissuto e il mio ricordo, la sequenza cronologica degli eventi forse non è esatta, ma il contenuto rimane questo.

Alessandro Cenci

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