L’obsolescenza del futuro | Intervista a canecapovolto & malastrada.film

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Il presente articolo e l’intervista sono stati pubblicati su Rapporto Confidenziale, numero26 (giu/lug 2010), p.28-33

 

L’OBSOLESCENZA DEL FUTURO

a cura di Alessio Galbiati

 

«[La società dello spettacolo] Ci parla del passato del nostro presente»

C. Freccero e D. Strumia in Introduzione in G. Debord,

La società dello spettacolo, Baldini & Castoldi 1997, p. 27

 

Quella che segue è una intervista doppia-multipla a canecapovolto e malastrada.film (Alessandro Gagliardo), contenuta all’interno di uno speciale che Rapporto Confidenziale dedica all’arte della confraternita auto-convocata che va sotto il nome di canecapovolto; un approfondimento che si compone di una serie di collage e pure della messa online, entro la CINETECA di RC (http://vimeo.com/channels/cineteca), di Uomo Massa (Italia/2007, 54’) – straordinario documentario sperimentale in bilico fra citazionismo détournato e riflessione filosofico-politica (http://vimeo.com/11832969). [il film è stato online per tutto il mese di Agosto 2010, oggi è disponibile, previo accordo con gli autori, solo attraverso inserimento di una password]

 

Lo stimolo, la pulce all’orecchio, lo specchietto per le allodole (cinefile) che ci ha portati a costruire questo sfuggente e sfilacciato raduno di materiale eterogeneo è stata la pubblicazione, avvenuto lo scorso inverno, dell’antologia delle opere di canecapovolto: IL FUTURO È OBSOLETO [1992-2002], edito (in edizione limitata) da (gli amici) della malastrada.film (in collaborazione con la galleria Gianluca Collica e RISO, museo d’arte contemporanea della Sicilia). Tre dvd ed un volume critico che danno conto dei primi dieci anni di produzione audio-visiva del collettivo artistico catanese, che è possibile acquistare direttamente sul nostro sito (http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=7673), ed in coda al presente articolo, allo scontatissimo prezzo di 31.50€ (più 6.50€ di spese di spedizione).

 

Un’edizione che (ri)porta a nuova luce tre gloriose VHS divenute troppo presto obsolete, restaurandole, sistemandole là dove il tempo stava iniziando ad estinguerle, ma pure ampliando il discorso con un prezioso volume(tto) che contiene riflessioni critiche di Adriano Aprà, Vito Campanelli, Massimo Causo, Sandra Lischi, Livio Marchese, Helga Marsala, Salviano Miceli, Roberto Silvestri e malastrada.film; quest’ultimo pubblicato sul numero22 di Rapporto Confidenziale (febbraio 2010, p.50), quando per la prima volta provammo a dar conto di questa straordinaria iniziativa editoriale.

 

Il cinema di canecapovolto è per iniziati, difficile da vedere, sotterraneo, carsico, liminare, borderline, o, se preferite, sperimentale. Il cinema seminale, sperimentale, artigiano di questo collettivo di produzione di immagini in movimento (fondato nel ’92 da Alessandro Aiello e Enrico Aresu ed al quale nel ’96 si è stabilmente aggregato Alessandro De Filippo) tende a fuggire la comprensione, lavora il senso ed i sensi per sottrazioni, cioè la significazione diviene il campo di battaglia entro il quale far deflagrare i conflitti prodotti dalla società dello spettacolo, vero bersaglio costante di tutta la loro produzione. È dunque entro una visione situazionista che si pone lo sguardo di canecapovolto, un cinema di rottura nei confronti dei modi di produzione della cultura contemporanea, vissuta come strumento di annientamento degli individui e delle menti. Non c’è film (corto o lungo che sia) che non mostri una qualche maceria prodotta dagli inganni di un sistema tirannico di controllo della società, macerie che banalmente ricordano il cinema di Ciprì e Maresco, vuoi per l’uso frequente di un bianco e nero claustrofobico e per la comune predilezione per set apocalittici (e per niente integrati), sullo sfondo dei medesimi anni degli anni novanta. Ma il riferimento cinematografico di canecapovolto è il New American Cinema e non, come per la coppia siciliana (scoppiata), la commedia cinica a metà strada fra Svankmajer ed un film con Franchi e Ingrassia.

 

Una delle principali caratteristiche del loro cinema è l’incessante lavoro di ricerca sui supporti ed i formati che nell’opera antologica in questione spazia dai primi esperimenti di pittura su pellicola Super8, chiaramente debitori dell’opera di Stan Brakhage, fino ai lavori del 2000-2002, appartenenti alla serie Drone, che oltrepassano il cinema stesso in forma di elementi audio-video, eterogenei e randomici, della durata di trenta secondi: «Si tratta di una struttura smontabile e rimontabile a piacere all’interno della quale fiction, cinema astratto, found footage e documentari girati in super-8 e dv stabiliscono aree narrative, episodi casuali».

 

Quel che si ricava dalla visione e dalla lettura degli elementi che compongono questa antologia è il posizionamento della ricerca di canecapovolto sulle direttrici principali delle placche tettoniche del conflitto sociale interno alla società dello spettacolo. Ciò è fatto attraverso una ricerca che senza riverenza alcuna si misura con le teoriche détournate di Debord, détournandole a loro volta, fagocitando insomma il suo stesso pensiero nella macchina di produzione (esplosione?) di senso che è canecapovolto. Un senso che è cinema, che è ricerca linguistica ed estetica, ma che è, soprattutto, politica.

 

I collages proposti in conclusione di questo "speciale", oltre allo loro bellezza, testimoniano in maniera sintetica e sorprendentemente efficace i bersagli di questa critica politica per immagini allo società dello spettacolo, brandelli di senso depurati da ogni orpello.

 

«Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne

di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli.

Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione»

Guy Debord, paragrafo 1 de La società dello spettacolo, Baldini & Castoldi 1997,

trad.it. III edizione del 1992 [ed.or. 1967], pag. 53

 

  

 

intervista a canecapovolto & malastrada.film

di Alessio Galbiati

 

Alessio Galbiati: Il futuro è obsoleto appare come una riedizione, un aggiornamento tecnologico dei modi della visione del cinema di canecapovolto, dal VHS al DVD, con l’aggiunta di un volume critico nella cui prefazione, canecapovolto stesso, in prima persona, rivela la natura dell’operazione e dichiara gli interventi di restauro apportati alle opere. Quali sono stati i principali interventi di restauro effettuati?

 

canecapovolto: Quando malastrada.film ci ha proposto di editare in copia anastatica i tre volumi de Il futuro è obsoleto ci siamo subito posti una serie di problemi tecnici e di qualità rispetto al risultato finale.

Bisogna precisare che dei tre volumi de Il futuro è obsoleto (in origine da noi autoprodotti) i primi due sono stati pubblicati su VHS e i relativi lavori montati con tecnologie analogiche, prelevando inoltre materiali da fonti originali come audiocassette e VHS.

Quindi, quando non ci è stato possibile risalire alle fonti, si è resa necessaria una delicata reinterpretazione dei cortometraggi, soprattutto per le parti audio. Ecco perché alcune colonne sonore, nel rispetto degli originali, sono state esattamente ricostruite.

 

Alessio Galbiati: Malastrada.film per la prima volta si misura con un’operazione editoriale antologica. Immagino che l’idea sia nata da un rapporto di conoscenza diretta con gli Autori ma, conoscendovi, vorrei sapere quanto c’è di Malastrada in Il futuro è obsoleto? E dunque, perché e come mai, avete incrociato il vostro tragitto con canecapovolto?

 

Alessandro Gagliardo: Il rapporto di conoscenza è conseguenza di un interesse verso la pratica di cane capovolto in toto.

L’aspetto dell’autodistribuzione degli inizi, ma ancora di più la capacità di tenere inalterata la costanza della ricerca come presupposto determinante per la creazione di oggetti visivi, in un periodo di quasi vent’anni, hanno stabilito i presupposti fondamentali per muovere una curiosità finalizzata ad apprendere, scoprire e confrontare (con loro) percorsi di esplorazione e sperimentazione. In questo modo nasce l’edizione antologica, in primo luogo è stata pensata come un’occasione di studio da divulgare. Abbiamo iniziato dal principio, rieditando il lavoro dei primi dieci anni, ma l’incessante e parabolica attività di canecapovolto, oggi più che mai, meriterebbe (e fa meditare) altre due tre edizioni di questo tipo!

 

Alessio Galbiati: Ha una valenza politica la scelta di pubblicare con Malastrada o invece tutto nasce da questa vostra conoscenza reciproca? Detto in altri termini: perché scegliere il modo artigianale di produzione?

 

canecapovolto: Una scelta che assume valenza politica nella misura in cui è politico il lavoro svolto da malastrada.film, ma nulla aggiunge o toglie ai nostri lavori. Noi distribuiamo i nostri lavori parallelamente anche attraverso una galleria d’arte (gianluca collica) che ha finalità puramente commerciali.

Dato che la chiave della nostra ricerca è incarnata dal cosiddetto spettatore, è su quest’ultimo che rivolgiamo l’attenzione maggiore.

 

Alessio Galbiati: Come mai la scelta di pubblicare un’edizione a tiratura limitata?

 

Alessandro Gagliardo: L’edizione ha richiesto un tipo di lavoro e di economie differenti rispetto alle altre.

La stampa del libro, il cofanetto in alluminio, le serigrafie, la stampa di tre dvd, etc, richiedevano una impostazione e dei costi precisi mai sostenuti prima. Abbiamo preferito creare “un oggetto da collezione criticamente attrezzato”, per permettere ai conoscitori di canecapovolto di avere un supporto meglio conservabile delle VHS e a nuovi “adepti” uno strumento utile per una introduzione completa a questo mondo. Fare tutto bene, con le economie a disposizione, senza la smania dei numeri, ci ha indotto a ragionare una misura quantitativa ancora una volta diversa da quella industriale ma comunque diversa da “uno”.

 

Alessio Galbiati: Un dvd in edizione limitata è un prodotto commerciale pensato per una nicchia, per una cerchia ristretta di iniziati. Allo stesso tempo però l’esistenza di un supporto permetterà una più facile circolazione dei vostri lavori in contesti probabilmente impensabili. Qual è il pubblico con il quale vi piacerebbe entrare in contatto?

 

Alessandro Gagliardo: L’esistenza della nicchia, spesso suscita sensazioni immediate di restrizionismo culturale e di ghettizzazione economica, mentre la grande distribuzione viene sempre comunque vista come l’occasione mancata, impedita, negata, e mai obiettivamente come lo scenario delle equivalenze generalizzate, come il motore di dinamiche disumanizzanti o il coacervo schizofrenico di rapporti relazionali marci. Se guardo il “curriculum vitae” di canecapovolto, o di altri autori che sono stati in diffusione con malastrada.film, si contano decine e decine di proiezioni, festival, esposizioni, articoli di stampa, interventi in lezioni universitarie, laboratori, etc, questo per dire che molto spesso la nicchia è un sistema di referenze ben più ampio di quanto la parola voglia oggi indicare, in questo senso la considerazione della questione visibile/invisibile di un film può trovare spazio soltanto in un contesto in cui tra i parametri concreti della circuitazione (che può anche essere scambio tête-à-tête) si facciano rientrare questioni numeriche, proclami pseudo-sindacali, moti abbozzati di comunioni di intenti che nascondo in realtà precisi interessi individuali: una prospettiva alla quale in questi anni sono stato molto vicino, trovandomi delle volte ad esserne addirittura il promotore, ma da cui oggi prendo le distanze, trovando proprio nella nicchia umana autentica, nella zona d’ombra, una maggiore (non completa) immuno-intimità, una zona di mancato controllo, in cui la sfera di dominio pubblico non prevarica le intenzionalità più autentiche dell’operare. Per questo non credo che sia l’edizione a facilitare il contatto con contesti impensabili, ma sempre e comunque il lavoro svolto e che si sta svolgendo dal punto di vista della creazione visiva e teorica. Il cofanetto in questa direzione è dunque uno strumento organico a testimonianza di una fase dell’agire di canecapovolto, che, nel caso specifico, da sempre, mi pare inseguire lo spettatore piuttosto che il fantasma del pubblico.

 

Alessio Galbiati: I tre dvd non contengono extra. Come mai questa scelta in totale controtendenza con la prassi ed il mercato?

 

Alessandro Gagliardo: Non era necessario. Tre ore di lavoro filmico in tre dvd, non hanno bisogno di imbellettamenti, specie per un gruppo che ha fatto della propria identità creativa un “segreto” paradossalmente (o in maniera capovolta) riconoscibile ad occhio nudo.

 

Alessio Galbiati: Il futuro è obsoleto è anche un volume critico sul cinema di canecapovolto con testi di Adriano Aprà, Sandra Lischi, Massimo Causo, Vito Campanelli, Helga Marsala, Livio Marchese, Salviano Miceli e Roberto Silvestri. Come nasce questo volume? Come siete giunti a questa selezione di contributi critici?

 

Alessandro Gagliardo: In queste firme si intrecciano e uniscono i nostri percorsi e le nostre amicizie, gente che è sempre riuscita a mantenere un occhio attento al circostante e che in diverse occasioni e in diversi modi ha voluto dare il proprio contributo critico al lavoro di entrambi. Giungere ad un’edizione antologica con queste riflessioni è stato prima di tutto un onore oltre che “sostegno scientifico” interessante.

 

Alessio Galbiati: Le immagini in movimento soggiacciono prima di tutto a leggi fisiche, il supporto della visione che sia pellicola, video o digitale degrada col tempo. Nella vostra esperienza, ed in particolar modo con la raccolta antologica in questione, quali sono le differenti mutazioni di stato che avete riscontrato? Il cinema che non dispone di ingenti somme per la propria conservazione rischia divenire un arte simile ai mandala tibetani. State pensando ad un qualche sistema di conservazione delle vostre pellicole? Non temete che la trasmissione ai posteri per mezzo del  digitale rischi di tramutarsi in un errore storico drammatico le cui conseguenze non sono ancora state considerate con la dovuta serietà da parte di molti (dal collezionista di dvd, al filmmaker indipendente)?

 

Alessandro Gagliardo: Alle prime due domande che poni, rispondi intrinsecamente tu stesso con la riflessione sulla conservazione digitale.

Il cinema come materia si degrada alla stregua di un libro o di un vecchio rasoio da viaggio in ferro dei primi dell’800. Questo per dire che la dove continueremo a considerare patrimonio ognuna delle testimonianze del nostro operare storico, la degradazione, quel processo lungo sino alla sparizione, sarà spettro.

Condivido l’idea di un “errore storico drammatico” ma non nel suo porsi problematico, cioè come ansia da aggiungere alle altre. Un errore storico perseguito è la genesi di una entropia, per cui risulterebbe un processo cosciente di deviazione di un corso: se dovessimo perdere tutto, saremo in grado di rifare tutto, magari semplicemente a mente sgombra e diversamente: la storia dell’immagine è ben più antica dei dagherrotipi o della celluloide. Ma non credo che il dvd sia il vero problema, questo supporto è destinato a sparire in poco tempo, è il file il vero nocciolo della questione. Basta considerare l’incalzare progettuale dei sistemi di registrazione di immagini. Stiamo raccogliendo hard disk su hard disk di dati e storicamente non vi è mai stata una tale quantità di sistemi di registrazione con una tale diffusione di massa. Questo per dire che se a preoccuparci è la conservazione dell’immagine in se, la questione si pone come irrisolvibile, da far ansia a un terapeuta. Della fotografia conserviamo con cura i negativi per essere certi della possibilità di una sua riproduzione. Ciò che dovremmo essere portati a fare oggi è il mirror di una vita intera di accumulazione di dati, il continuo doppio dell’immagine e del resto delle proprie tracce digitali (acquisizioni, testi, audio, etc etc) nella speranza che morto il primo hd resti il gemello. Cosa significhi questo in termini concreti è difficile a dirlo. Penso al fatto che i 3 tera di informazioni che ho accumulato negli ultimi sei anni secondo il principio di conservazione di questa materia, dovrebbero essere già 6, duplicati appunto. Se conduco questa riflessione lungo una vita, immagino un vano del mio appartamento refrigerato che custodisce mattoncino su mattoncino quello che chiamo il mio himmag la mia trascendenza digitale, di cui poi dovrebbe occuparsi una mia probabile discendenza. Sembra fantascienza, ma è chiaro che non lo è. D’altro canto non sappiamo sino a quando i server (generalmente lontani e non direttamente sotto la nostra responsabilità) possano intendersi come casseforti inviolabili. Resta poi da considerare che nel contempo stiamo maturando, come specie: capacità autostoricizzanti, abilità archivistiche e manie di accumulo senza precedenti.

Per cui errore storico o meno, bisognerebbe capire quanto siamo in grado di affrontare la scomparsa senza alcun tipo di drammaticità, in questa direzione probabilmente il futuro potrebbe prospettarsi meno obsoleto.

 

Alessio Galbiati: I film, una volta conclusi, iniziano la propria esistenza che, di frequente, si svincola dagli intendimenti dei suoi realizzatori. Che impressione vi fanno oggi i lavori contenuti in Il futuro è obsoleto, come sono mutati rispetto ai vostri intendimenti originari?

 

canecapovolto: I cortometraggi de Il futuro è obsoleto si ripresentano a noi più o meno poetici, più o meno disturbanti (a seconda dei casi), è comunque certo che già nelle opere di questo periodo c’era la consapevolezza di volere utilizzare il cinema/video per forzare le pratiche e le cerimonie dello “Spettacolo”, per riconfigurare il (cosiddetto) spettatore.

 

Alessio Galbiati: Il terzo dvd contiene sette cortometraggi provenienti dalla serie drone. Di cosa si tratta?

 

canecapovolto: Si trattava dei primi studi sulle strutture modulari e sulla necessità della classificazione di immagini fisse ed in movimento, testi, suoni e musiche.

In seguito il discorso si è estremizzato fino ad arrivare a “Stereo_verso Infinito”, il video che non muore mai, che non è mai finito, dal momento che si susseguono cronologicamente una serie di montaggi (ogni volta differenti), ognuno dei quali è abbinato ad una proiezione-evento, irripetibile.

Questo sistema è stato il nostro modo di aggirare l’impossibilità tecnica di estendere il metodo “random” del lettore cd al dvd (in quel caso era la macchina ad effettuare il montaggio finale dell’opera).

 

Alessio Galbiati: Più in generale l’intera vostra produzione audiovisiva si misura di continuo con il concetto di serialità. Il vostro stesso cinema si configura assai di frequente come prodotto seriale, quasi che lo stesso pensiero che lo genera ricerchi nella ricorsività un possibile senso all’apparente caos di ispirazioni e risultati. Questo accade per scelta deliberata, attitudine o cos’altro? Forse siamo sempre nella logica della critica alla società dello spettacolo?

 

canecapovolto: Obiettivamente abbiamo il culto della serialità nel dna, semplicemente perché riteniamo che qualsiasi “cellula” di informazione non smetta mai di possedere potenzialità comunicative.

Non si tratta quindi di trovare un senso nel caos di ispirazioni, quanto piuttosto il suo esatto contrario: aprire di continuo al caos che è capace di generare una sola informazione a seconda della sua posizione e del suo accordo con altre.

“Stereo_verso Infinito” è l’apoteosi della serialità e della struttura ma, ancora prima, lavori audio progettati per l’ascolto random o video come “La parola che cancella”, hanno sperimentato la ripetizione come possibilità di liberazione dello spettatore. Siamo nella critica al consumo di informazioni quale spettacolo della comunicazione, somministrato allo spettatore come medicina omeopatica.

 

Alessio Galbiati: Ho iniziato ad abbozzare una serie di domande, come faccio di solito, documentandomi il più possibile e cercando di costruire una bozza di discorso che cerchi di indirizzare il mio interlocutore sulle questioni che maggiormente mi interessano. Questa volta però ho come l’impressione di essermi perso nel cinema di canecapovolto, ed i motivi sono molteplici. Guardando fuori dalla finestra vedo un paese ridotto in macerie, morali ed architettoniche, come se il futuro sia davvero divenuto obsoleto, quasi che l’idea di futuro sia stata sterminata dal terrore di perdere il passato, il presunto benessere, le stesse macerie che in filigrana sono rintracciabili in ogni produzione di cc che nei (quasi) vent’anni di produzione audio e/o video ha saputo coniugare, in maniera di volta in volta differente, un “malessere” diffuso. La società dello spettacolo, situazionisticamente destrutturata con sistematico accanimento (terapeutico?), mi pare il principale bersaglio dell’intera produzione filmica contenuta in questa raccolta antologica (1992-2002). Perché dunque questa messa in scena accanita e feroce delle sue contraddizioni, dei suoi cortocircuiti ontologici? Che poi forse è come domandarvi chi è canecapovolto…

 

canecapovolto: Un atteggiamento intimamente ideologico e politico può spiegare la creazione dei video, delle opere audio ed anche dei nostri collages, tuttavia è politico anche la progettazione ed il funzionamento delle opere, dato che ogni volta consegniamo allo spettatore (il vero centro della Rappresentazione) alcuni degli strumenti per “continuare” il montaggio dell’opera stessa.

La nostra rabbia viene dalla consapevolezza della condizione umana (in cui le macerie che osserviamo sono state prodotte dall’Uomo Massa in una alienante corsa verso profitto, produzione e consumo del tempo libero) questa rabbia viene codificata e reindirizzata ma è una lotta impari, dato che non è possibile rivolgerci a tutti.

 

Alessio Galbiati: «Se il cinema non fosse esistito gli artisti l’avrebbero inventato» ha scritto Yann Beauvais. Approcciandosi al (non) cinema di canecapovolto si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad una sistematica devastazione delle prassi costituite del modo di rappresentazione istituzionale della macchina cinema. Vorrei sapere dove si colloca il grado zero della vostra storia, cioè la scintilla che ha dato il la a quasi vent’anni di incessante produzione artistica.

O meglio, così da quadrare il cerchio della domanda: com’è nata l’invenzione del vostro cinema?

 

canecapovolto: Fin dall’inizio ci fu chiaro che preferivamo la Distruzione dello Spettacolo allo Spettacolo della Distruzione, in una continua ridefinizione di contenuti e pratiche di trasmissione del pensiero; così dal collage al Radiodramma (o film-acustico), dal super-8 al video, dal falso-documentario a “Stereo_verso Infinito” ogni volta abbiamo cercato di far funzionare i vari inconsci tecnologici nella maniera più diretta ed esplicita.

 

Alessio Galbiati: «Al filmmaker di oggi non è più richiesto di raccontare una storia, di inscenare un dramma e neanche di fare arte, anche se il risultato potrebbe poi essere arte. Il personal cinema diventa arte quando si sposta dall’espressione del singolo alla rappresentazione di un aspetto della vita. L’arte non viene creata bensì vissuta. L’artista si limita a raccontarla. Il cinema sinestetico, più che essere filmato, è vissuto su pellicola o videocassetta. In quanto estensione del sistema nervoso della persona non potrà essere giudicato in base agli stessi canoni che hanno tradizionalmente rappresentato l’arte. È semplicemente il primo gemito degli esseri umani che hanno trovato un nuovo linguaggio. Se si vuole parlare di arte, si tratta dell’arte di vivere creativamente contrapposta a un’esistenza passiva e condizionata. La possibilità di realizzare i desideri più intimi con la scusa che “È solo un film” sarà una tentazione irresistibile una volta che non dovremo occuparci della nostra sopravvivenza». Così Gene Youngblood, in Expanded Cinema del 1970, traccia le caratteristiche dell’uomo nuovo emancipato da e con il cinema, una descrizione che, soprattutto nella sua parte conclusiva, dove parla di “arte di vivere creativamente”, mi pare possa descrivere, almeno in parte e con una buona dose di verosimiglianza, l’esperienza artistica/filmica di canecapovolto. Che ne pensate?

 

canecapovolto: Se pensare alla propria arte sempre in funzione di un coinvolgimento diretto dello spettatore nel completarne il senso, sia una forma di creazione sinestetica potremmo anche definire così l’opera di canecapovolto, ma in tutta sincerità facciamo molta fatica a usare parole come “arte”, “opera” e “vivere creativamente” visto che, comunque “dobbiamo (ancora) occuparci della nostra sopravivvenza”.

 

Alessandro Gagliardo: Mi spingo giusto verso una riflessione e aggiungo.

Youngblood parla di “un primo gemito degli esseri umani che hanno trovato un nuovo linguaggio” e il rapporto sinestetico in effetti è un primo passo teoricamente valido ma preso, spesso, rapidamente per buono, vale a dire utilizzato come principio di relazione fondante nell’attività processuale incastrata tra un operare detto soggettivo e il confezionamento di una forma (filmica o altro). Eppure dall’Expanded Cinema a oggi sono passati quarant’anni filati che hanno permesso, a mio parere, al nostro sistema nervoso evoluzioni sostanziali, capaci di consegnare al cervello e all’insieme percettivo estensioni e ricezioni ben più incorporali della pellicola o della video cassetta.

Ci troviamo in una fase in cui la scienza stessa ha assunto come propria prospettiva destinale il disimpegno dalla sopravvivenza, sorpassando empiricamente parte dei problemi (protesi, staminali, scrittura genetica, biosensori etc) e spingendosi a porsi come figura artistica per eccellenza, cioè come creatrice (risale a meno di un mese fa la “nascita” della prima “cellula artificiale”). Sembrano mondi distanti dalla materia visiva eppure, proprio questo apparire al di fuori della questione fanno del territorio cinematografico propriamente detto un ambito che continua a circoscrivere le proprie riflessioni sulla base di una storia bulimica di appena 115 anni, su un numero cospicuo di chiese chiamate sale e su una nomenclatura di generi e pratiche che attestano di volta in volta e allo stesso momento le libertà e le galere di chi pensa di “vivere creativamente” [e con disciplina] l’apologia di un susseguirsi fotografico sempre indistinto.

Come da qua in poi si possa tentare di passare al montaggio cerebrale (sinestesia neuronale: percezione), superando la sinestesia soggettiva dell’artista e consegnando a una dinamica di causaeffetto-effetto della visione un insieme di sistemi nervosi esterni all’artista, è un’argomentazione complessa che sarei felice di portare avanti magari su Rapporto Confidenziale in altre occasioni.

 

[L’uomo contemporaneo, si finge tale, minimizzando un livello percettivo fondato completamente sul valore sensoriale del passaggio].

 

Alessio Galbiati: Quali sono gli artisti, i filmmaker, piuttosto che altri “gruppi”, che sentite prossimi alla vostra ricerca (esperienza) artistica?

 

canecapovolto: Sicuramente Alberto Grifi, i Situazionisti, e più recentemente le pratiche plagiariste del gruppo Praxis.

 

 

 

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Il presente articolo e l’intervista sono stati pubblicati su Rapporto Confidenziale, numero26 (giu/lug 2010), p.28-33

 

 

CANECAPOVOLTO
IL FUTURO È OBSOLETO [1992-2002]

edizione a tiratura limitata

CONTENUTO

3 dvd ~ 29 films ~ 1 Libro ~ 96 pag. ~ Italiano/English ~ custodia in alluminio serigrafata

EDIZIONE

malastrada.film, in collaborazione con: galleria Gianluca Collica

e RISO, museo d’arte contemporanea della Sicilia

ISBN

978-88-904353-0-0

DVD

DVD#1 > BEHIND YOUR EYELIDS |  SCRAPS BRAKHAGE STOLEN | SLEEPING ELECTRICITY |

ENDO UND NANO | BEATEN MEAT GLAMOUR | ANGELI SU DUE RUOTE | INVASIONE | STORIE DI MONELLI
DVD#2 > MAL D’AFRICA | RUN HUBBARD LOOP | L’AMARA VITTORIA DEL SITUAZIONISMO |
LA PITTURA "PRESAGISTA" DI LUIGI BATTISTI | UNCLEAN POP | EVIL AND POP CULTURE
DVD#3 > AB<KUT | LA FORTUNA VERRA’ DA TE | L’ATTACCO COL FUOCO | DRONE 2 | DRONE 15 |
F FOR FAKE: THE BLACK SUN | DRONE 16 | DRONE 17 | DRONE 27 | SPECTRUM WK | GAY FILM |
LA PAROLA CHE CANCELLA | DRONE 30 | DRONE 29 | SPECTRUM C>LOCK

 

BOOK

Con testi di: Adriano Aprà, Vito Camanelli, Massimo Causo, Sandra Lischi, Livio Marchese,

Helga Marsala, Salviano Miceli, Roberto Silvestri e malastrada.film

 

PREZZO

45€ (nelle librerie)

31.50€ (online)

 

SPESE DI SPEDIZIONE

6.50€

 

 

Rapporto Confidenziale in collaborazione con malastrada.film offre ai propri lettori, al prezzo assolutamente speciale di 31.5 (più spese di spedizione), il cofanetto Il futuro è obsoleto. Un’occasione davvero imperdibile che con estremo piacere siamo fieri di potervi proporre.

 







 

TEMPI DI SPEDIZIONE

7 giorni lavorativi

 

MALASTRADA.FILM

malastrada.film è un’associazione di promozione cinematografica con sede in

via Ugo Foscolo n.11,

95047 Paternò (CT)

C.F. 93151050874

 

INFORMAZIONI, CHIARIMENTI, DELUCIDAZIONI

info@rapportoconfidenziale.org

info@malastradafilm.com

 

 

 

 

 

 

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