All Inclusive > David Zamagni, Nadia Ranocchi

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero29 (novembre 2010), pag.40-41
all’interno dello speciale Mr.Arkadin goes to Venezia 67, pag.40-44

All Inclusive
David Zamagni, Nadia Ranocchi | Italia/Austria | 2010 | Stereoscopic | bianco e nero | 75

L’inizio di una nuova stagione coincide per l’Hotel Joule con l’assunzione di un nuovo direttore, Miss Ambra, e la preparazione della struttura ad accogliere i primi clienti. Tutto procede lentamente e con meticolosa precisione fino all’arrivo dei primi ospiti. Miss Ambra insieme ai suoi colleghi è immersa e concentrata nel lavoro, a tal punto da non riuscire più ad uscire da esso. Quando le faranno notare che quel che fa non è sempre così impeccabile perderà il controllo della situazione, o meglio, troverà il modo di poter gestire l’intera struttura senza più alcuna interferenza esterna, eliminando fisicamente tutti i suoi colleghi.

Un film stereoscopico anti-spettacolare, due termini comunemente utilizzati in antitesi uno all’altro: un film in 3D (l’unico italiano di Venezia 67, dove era presente ‘Fuori concorso’) senza azioni roboanti e aggressioni al nervo oculare. “All Inclusive” parla del lavoro, del piacere al sacrificio, di quei casi clinici definiti “Work addicted” o “Workaholist”; il primo lungometraggio di Zamagni e Ranocchi è una messa in scena delle conseguenze del lavoro, delle degenerazioni di una identità appiattita su di esso, di un equilibrio fragile sempre pronto a spezzarsi entro il set di un albergo geometricamente kubrickiano.

Il movimento degli attori è fondamentale nella resa complessiva dell’opera. La macchia da presa, perlopiù statica, gioca con l’effetto stereoscopico della terza dimensione ed entro questo set (spaziale) lascia agli attori il compito della definizione della profondità prospettica. Gli attori danzano all’interno delle inquadrature, su tutti la straordinaria Ambra Senatore, non a caso ballerina e coreografa, che con la precisione dei movimenti del suo corpo disegna trame interne all’inquadratura, dando forma e sostanza ad un personaggio altrimenti imperscrutabile. Appare evidente una meticolosa preparazione di ogni inquadratura, preordinata al millimetro prima delle riprese, tanto da ricordare negli esisti una coreografia vera e propria: allestimento di un ordigno cinematografico perfetto entro la dimensione stereoscopica dell’opera.

Da cinque anni il gruppo Zapruder compie ricerche e realizza opere audiovisive in tre dimensioni con l’intento di dilatare al massimo i tempi delle sequenze e delle inquadrature e giungendo, con “All Inclusive”, all’epifania di questo percorso sperimentale, portando la dilatazione temporale nel corpo di un lungometraggio di 75 minuti.

Zamagni e Ranocchi concepiscono e nominano stereoscopico il proprio film, mentre i curatori veneziani parlano di 3D (tanto da generare il cortocircuito per cui molti “addetti ai lavori” l’hanno ribattezzato, come da programma, “All Inclusive 3D”), sinonimi apparenti che contengono due visioni diametralmente opposte di questa tecnica di ripresa e della visione. Quasi a segnalare una dicotomia concettuale entro la quale si può leggere la contrapposizione dialettica spettacolare – anti-spettacolare, ed attraverso la quale apprezzare, con ancora maggior piacere, la soave messa in scena di questo piccolo-grande lungometraggio.

Il film è ottimamente girato con una Canon 5D Mark II, una macchina da presa dai costi assai contenuti… che poi non è neanche una macchina da presa, essendo un ibrido fra una macchina fotografica ed una telecamera.

Il film ovviamente non ha trovato alcuna distribuzione, troppo raffinato per le sale ed ardito per i distributori, ma può contare sul nome dei suoi realizzatori per circolare dal momento che, dal 2000, anno della nascita di ZAPRUDER Filmmakersgroup, questo gruppo di sperimentatori emiliani, ha saputo dimostrare come l’arte delle immagini in movimento possa (e debba) essere oramai fruita al di fuori delle sale, in luoghi inediti ed in contesti poco ortodossi per il cinema tradizionale, una forza che ha saputo farsi accogliere ed ospitare (Transmediale di Berlino, Biennale di Graz e di Ginevra, Netmage di Bologna… tanto per citare alcuni dei festival che hanno selezionato le loro opere) ma pure dare vita ad una delle realtà più interessanti della ricerca audiovisiva italiana (il bolognese Xing).

“All Inclusive” insieme a “Joule” compone il progetto “Chiavi in mano” presentato in anteprima il primo di ottobre 2010 allo Steirischer Herbst Festival di Graz, festival che figura come coproduttore di questo dittico.

(Alessio Galbiati)


All Inclusive

regia, soggetto, sceneggiatura: David Zamagni, Nadia Ranocchi; consulente a sceneggiatura e testi: Alessandro Sarri; fotografia: Monaldo Moretti; montaggio, scenografie, doppiaggio e sonorizzazione: Zapruder; costumi e make up: Nadia Ranocchi; musiche originali: Francesco “Fuzz” Brasini e Zapruder; audio processing: Francesco “Fuzz” Brasini; applicazioni stereoscopiche: David Zamagni e Monaldo Moretti; operatore: David Zamagni; assistente alla fotografia e capo elettricista: Manuel Zani; operatore steadycam: Marco Dardari; produzione tecnica: Leonardi Monti/Cineservice; interpreti principali: Ambra Senatore (il nuovo direttore), Sara Masotti (la cameriera), Luca Camilletti (il proprietario dell’hotel Joule), Rosanna Semprini (moglie del proprietario), Monaldo Moretti (il cuoco), Manuel Zani, (l’inserviente), Francesco Brasini (il musicista), Elena Biserna (la cantante); produzione: Zapruder; coproduzione: Steirischer Herbst Festival, Graz (Austria); con il sostegno di Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura, Provincia Forlì-Cesena e il supporto di Xing; lingua: italiano; paese: Italia, Austria; anno: 2010; durata: 75’


David Zamagni (Rimini, 1971) e Nadia Ranocchi (Rimini, 1973), registi e filmmakers, vivono e lavorano a Roncofreddo (FC). Insieme sono gli autori dei progetti di ZAPRUDER Filmmakersgroup. Fondato nel 2000 da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti (Recanati, 1972), il gruppo Zapruder è stato recentemente insignito del premio “Lo Straniero” per “la natura ibrida e anti-commerciale del loro ‘cinema da camera’ che rende questa esperienza un importante esempio di resistenza e radicalità nel panorama nazionale ed internazionale”. Il lavoro di Zapruder si colloca nella zona interstiziale fra arti visive, performative e cinematografiche ed è il risultato di una commistione tra tecnologia ed artigianato a partire dalla storia delle tecniche di visione, in un processo di continua messa in discussione di linguaggio, estetica e mezzo tecnico. Dal 2005 il gruppo esplora le possibilità della stereoscopia progettando e costruendo sia i dispositivi di ripresa che quelli di visione. I lavori del gruppo sono stati presentati in autorevoli festival e sedi espositive tra cui Oberhausen kurzfilmtage (D), Biennale de l’image en mouvement (Ginevra, CH), Mostra del Cinema di Venezia (Lido di Venezia, I), Graz Biennal on Media and Architecture (A), Transmediale (Berlino, D), TTV Performing Arts on screen (Riccione, I), Netmage (Bologna, I), Rencontres Internationales Paris, Madrid, Berlin, Milanesiana (I), Santarcangelo Festival (I), Contemporanea Festival (Prato, I), Kunsten Festival des Arts (Brussel, B), Uovo Festival (Milano, I), Festival D’Avignon (F). Tra i riconoscimenti al lavoro di Zapruder: Premio “Lo Straniero” 2010, selezione Premio Furla 2010, Werkleitz Award al 48° Oberhausen Short Film Festival 2002, Premio Iceberg 2002, premio Riccione TTV Performing Arts on Screen, 2006.

 

 

 

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