32 > Michele Pastrello

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

3201

Trama

Una ragazza scappa per una campagna veneta mortificata da un cantiere per la costruzione di un’autostrada. È inseguita da un uomo dall’apparenza distinta che la vuole violentare. Raggiuntala, nasce una lotta che la ragazza sembra vincere. Ma è solo l’inizio di un lungo incubo…

Commento

Tra il 1990 e il 2002 il trasporto merci su gomma in Italia ha raggiunto il 76% della copertura dei movimenti continentali. Nel 1997, nella regione Veneto, il traffico totale era pari a 247 milioni di tonnellate, ovvero il 20% dell’intero traffico nazionale. Sulla tangenziale di Mestre, nel decennio 1992-2002, il traffico dei veicoli è incrementato del 42%. A oggi il numero dei veicoli circolanti sulla tangenziale di Mestre è di circa 155’000 al giorno, traffico divenuto insopportabile per la tangenziale stessa. Soluzione a questo problema è il passante di Mestre, grande opera infrastrutturale richiesta a gran voce dalle categorie economiche. Il tracciato dell’autostrada attraversa ampie zone rurali. La rete stradale veneta conta circa 55’000 km. di asfalto. Nell’arco di quanrant’anni, il Veneto ha perduto il 20% della superficie agricola totale.; la diffusione delle infrastrutture stradali e delle aree industriali è avvenuta a scapito del paesaggio e della natura. La lunghezza della nuova autostrada passante di Mestre sarà di circa km. 32.

Il veneto Michele Pastrello, alla sua terza opera – dopo l’interessante Nella mia mente, premio al PesarHorrorFilmFest nel 2006, e Nuvole – chiarisce il suo intento sin dai primi secondi del film grazie alla dichiarazione riportata sopra. La sua è un’opera horror che vede come vera protagonista una lunga lingua di terra spianata nel mezzo della campagna, che si appresta a trasformarsi nel famigerato passante di Mestre: 32 chilometri d’asfalto destinati ad assorbire il caotico traffico dell’ormai insufficiente tangenziale.

L’inizio del film toglie il fiato per come riesce a seguire la fuga di una ragazza da un nemico inizialmente invisibile. Ma il nemico si mostra poco dopo: è un uomo ben vestito, con una valigetta 24 ore, esempio di imprenditore di quelli il cui unico scrupolo è il profitto a scapito di qualsiasi lungimiranza. Quando l’inseguimento si interrompe, lasciando che l’uomo ci riveli il suo intento, quello di stuprare la ragazza, il parallelo si compie: la ragazza simboleggia una – violabile suo malgrado – natura che viene sfruttata e piegata ai più ciechi bisogni dell’uomo

Ma questo è solo l’inizio di una storia che riserverà allo spettatore più di una sorpresa.

Pastrello usa il genere- in questo caso l’horror – per riflettere su ben altre violenze che quella raccontata per immagini e lo fa con grandissima efficacia, evitando ricalchi, soluzioni scontate, usando piani lunghi e dettagli, portando diversi cambi di ritmo e di linguaggio nella storia, omaggiando con rispetto autori che il tema lo hanno affrontato prima di lui, facendo un utilizzo efficace di metafora e allegoria.
Alla fine, 32 appare più che un horror puro, un saggio sul genere da parte di una persona che il genere l’ha metabolizzato molto bene. Un’opera sull’orrore che la brutalizzazione dell’ambiente circostante insinua nelle nostre menti.

All’ottima riuscita del film contribuiscono il direttore della fotografia Mirco Sgarzi e l’attrice protagonista Eleonora Bolla, che spicca in un cast di buon livello e che dimostra la cura con cui gli interpreti sono stati selezionati.

32 è stato presentato, unico corto della rassegna, al Noir InFestival di Courmayeur nel dicembre del 2008.

Roberto Rippa

Sito ufficiale di Michele Pastrello

Sito del direttore della fotografia Mirco Sgarzi

3202

32 (Italia, 2008)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Michele Pastrello
Fotografia: Mirco Sgarzi
Musiche: God Is an Astronaut, Michele Pastrello
Interpreti: Eleonora Bolla, Enrico Cazzaro, Davide Giacometti, John d.Arsa
28’59’’

Intervista a Michele Pastrello

RC: Com’è iniziata la tua esperienza?

MP: Nel 2005, quando ho deciso di provarci, avevo avuto qualche esperienza come montatore. Però continuavo a vedere immagini, creare scene. Se poi c’era della musica mi veniva ancora più naturale. Da lì ci mancava solo un po’ di coraggio, cioè quello di pensare che ci possa essere spazio anche per te, lentamente, nell’arduo mondo del cinema.

RC: Quali esperienze avevi come montatore?

MP: Niente di particolare, un po’ in TV locali e poi per tre anni ero stato collaboratore multimediale presso la facoltà di Sociologia a Padova

RC: Quindi i tuoi corti rappresentano le tue prime esperienze in questo senso

MP: In qualche modo prime e uniche, purtroppo. ma questo sta nella scelta di pretendere finora di vivere in campagna e non trasferirmi a Roma. Lo faccio prima di tutto per me.

RC: Quindi come sei partito, con una storia?

MP: Nella mia mente era solamente un tentativo per capire se ero capace a tenere degnamente le redini di un racconto filmico e se avevo capacità di creare suspense. Ma non sono partito con particolari ambizioni.

RC: Avevi una storia scritta o avevi tutto in mente dal punto di vista dell’immagine?

MP: Avevo tutto in mente l’unica cosa è che speravo in altra location per cui ho dovuto adattarmi una volta arrivato lì. La riflessione, quella sullo sguardo e limiti della rappresentazione è venuta dopo mentre montavo.

RC: Quindi si può dire che tu abbia lavorato di istinto nella tua prima prova?

MP: Si

RC: Per 32, invece, qual è stato il punto di partenza?

MP: Tra Nella mia mente e 32 c’è stato un altro corto – si intitola Nuvole e in quel caso mischiavo horror e telenovela – che però non ho mai particolarmente promosso perché non troppo convinto a causa di problemi con l’audio, che ho dovuto rifare. Questa esperienza mi ha fatto capire che ho bisogno di sentire dentro veramente quello che vado a fare, come poi è successo con 32.
Lo spunto iniziale è stato il Passante autostradale di Mestre (da poco inaugurato) o, meglio, il fatto che a NordEst è un casino tra zone industriali, macchine, strade, capannoni…c’è stata una deregulation totale… un po’ ovunque si poteva fare qualsiasi cosa, considerando l’ambiente come qualcosa di nullo che serviva a soddisfare le necessità economico-infrastrutturali.
Ho quindi iniziato a raccogliere testimonianze varie finché un’antropologa mi ha parlato di “stupro ambientale” in veneto. Da lì è nata l’idea di parlare del tema attraverso un’opera filmica.

RC: Hai quindi proceduto con una scrittura tradizionale o anche in questo caso avevi tutto in mente?

MP: Tutto in mente. Gli attori non sapevano neanche bene cosa stesse succedendo loro. Avevo dato delle spiegazioni sommarie ma hanno fatto ciò che dicevo scena per scena.

RC: Visto che li hai citati parliamo anche di loro: spesso il punto debole dei corti di registi alle prime armi sono proprio le interpretazioni. Nel tuo, invece, l’attrice principale è molto brava ma anche i personaggi in secondo piano appaiono credibili (penso all’operaio nel finale…). Come li hai trovati?

MP: Io non parto se l’attore non vale, punto. Non me lo obbliga il dottore a girare lo stesso, l’attore è una cosa fondamentale. Per cui prima li cerco con la lanternina e poi, una volta trovati, li devo convincere sul progetto. Eleonora Bolla è arrivata dopo aver provinato una cinquantina di ragazze. Quella donna ha davvero un dono. E il suo ruolo non è per niente facile. Ha fatto l’accademia del Teatro stabile del Veneto ma cinematograficamente era alla prima esperienza.

RC: Anche gli altri li hai cercati nell’ambito teatrale?

MP: Si, qui in Veneto non c’è altra realtà.

RC: Parliamo di tecnica: nel film usi molto il piano lungo e eviti soluzioni più classiche come campo/controcampo. Appartiene anche questa scelta al fatto che il film l’hai ben presente in mente prima di girarlo?

MP: Molto ce l’ho già in mente prima di girare, poi molte altre si decidono lì nelle produzioni indipendenti. Il bravissimo direttore della fotografia Sgarzi mi “detesta” per questo. E’ infatti mia intenzione darmi una regolata in tal senso (ride)

RC: La fotografia è bellissima, parlami di Sgarzi. mi interessa sapere chi è e come l’hai trovato

MP: Mi ha contattato lui indirettamente, vive a Ferrara. Siamo diventati amici e credo futuri collaboratori. Una cosa è certa, Mirco ha creatività da vendere, e, secondo me, lentamente si affermerà sempre più nella sua professione. E’ un professionista con cui consiglio di collaborare.

RC: Domanda inevitabile: hai usato il thriller per documentare uno scempio ecologico. Non sei il primo a raccontare una vicenda reale usando il genere (penso a Romero, per dirne uno solo). Pensi che il messaggio passi più facilmente attraverso l’uso della metafora?
Un’altra considerazione che mi è venuta in mente guardando il film è che più che un horror o un thriller sembra un saggio sul genere, come se, evitando il ricalco, tu i generi li avessi metabolizzati e li piegassi alle tue esigenze…

MP: È un po’ vero tutto. L’horror degli anni 70, ma anche parte di quello anni 80, aveva la capacità di far passare attraverso l’intrattenimento orrorifico tematiche importanti ed affrontarle non solo dal punto di vista razionale ma anche inconscio ed emotivo.
Romero una volta ha detto, riferendosi a Shimizu, quando gli chiesero cosa pensava della new wave horror Japan: “non so che dire, se non che non passo tutto il mio tempo a pensare a come spaventare la gente”. Capisco. Non perchè non apprezzi Shimizu, ma perchè secondo me il genere horror deve dimostrare oggi che può uscire dalla sua marginalità a cui puntualmente viene ricondotto. 32 è più un thriller in effetti e la parentesi orrorifica, è lì per un motivo ben preciso: secondo studi sociologici, la degradazione del paesaggio si ripercuote inconsciamente su chi la subisce creando un disagio e un’inquietudine permanenti.

RC: Vedi già intorno a te le ripercussioni a te di questa degenerazione ambientale?

MP: Ci sono studi, il problema è che la riflessione è nebulotica, difficile da inquadrare. Il Veneto è la regione italiana con il più alto numero di comitati spontanei su temi ambientali d’Italia. Al di là di tutti i limiti di questi comitati c’è un disagio evidente.

RC: Di cosa ti occupi in ambito musicale?

MP: È solo una passione. La musica era la mia alba per il cinema. Il sound design in Nella mia mente, Nuvole e 32 sono sempre miei, e anche qualche tema.

RC: 32 l’hai montato completamente tu, vero?

MP: Si, usando Premiere e After Effect.

RC: E per girare cosa hai usato?

MP: Ho usato una videocamera Mini-DV 3CCD Panasonic AGDVX100A

RC: Quale circolazione ha avuto 32 fino ad ora?

MP: È stato assai diffuso tra gli addetti del settore. Al momento (ma solo per mancanza di tempo) è stato presentato solo al Noir InFestival di Courmayeur di Gosetti, nel dicembre dello scorso anno, unico corto della rassegna. Quindi è stato trasmesso dal Canale 906 di Sky. A breve ne parlerò con Steve della Casa su Hollywood Party.

RC: Quali sono i tuoi progetti futuri

MP: In termini cinematografici c’è qualcosa che bolle in pentola. Forse anche ancora qualcosa che si occupa di paesaggio a NordEst. In termini umani, invece, il mio progetto è la serenità. In attesa della notte.

3203

Michele Pastrello sul set di 32

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+