The Social Network > David Fincher

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Zodiac 2. Laddove nel film del 2007 di Fincher – scritto da James Vanderbilt partendo da un libro di Robert Graysmith – l’inchiesta di due giornalisti fungeva da collante per le gesta del serial killer di San Francisco (usato anche come mero pretesto per le gesta dell’ispettore Callahan in “Dirty Harry” di Siegel), qui sono le sessioni tra clienti e loro rappresentati alla ricerca di un accordo extragiudiziale tra Mark Zuckerberg e Eduardo Saverin, soci nella creazione di quello che è oggi il social network più famoso al mondo, a legare gli episodi salienti della strepitosa ascesa dell’azienda.
Zuckerberg e Saverin sono compagni di college ad Harvard. Un tantinello sfigati – negli Stati Uniti il termine per definirli è nerd – attratti da ragazze che sanno benissimo non li fileranno nemmeno di pezza, i due si inventano un sito che raccoglie le informazioni degli studenti (più che altro studentesse) della loro università per poi estendere l’azione a altre università americane. Come andrà a finire lo sappiamo tutti.
David Fincher e lo sceneggiatore Aaron Sorkin (creatore e autore delle serie televisive “Sports Night”, “The West Wing” e la bellissima e incompresa “Studio 60 On Sunset Strip”, cancellata alla sua prima stagione) non sono sprovveduti: sanno perfettamente che la storia della nascita e ascesa di Facebook è totalmente priva di attrattiva, come del resto i suoi fautori,  e potrebbe attrarre giusto i borsisti di Wall Street capaci di apprezzare il passaggio da piccolo network per eleggere la studentessa più orizzontabile del college ad azienda miliardaria, per cui rivolgono la loro attenzione sullo scontro tra Zuckerberg e il suo socio. Novelli protagonisti di un moderno scontro epico, i due si trovano contrapposti al momento dell’entrata in scena di Sean Parker, già creatore del già defunto Napster e forte di agganci fondamentali nel mondo della finanza, che si unisce a Zuckerberg e mette dapprima in ombra Saverin per poi escluderlo completamente grazie a una malizia legale. Non solo: il film affianca alla sua trama principale anche lo scontro legale tra due gemelli tutti donne e successi sportivi, che avevano dato a Zuckerberg lo spunto per la creazione di un social network il cui fondamento non era dissimile da quello poi noto.
Gli incontri tra avvocati e rispettivi clienti portano la storia dalle origini ai giorni nostri ripercorrendola in flashback.
Mentre in “Zodiac” la struttura funzionava perfettamente grazie alla tensione creata dai delitti (o dalla loro previsione), qui la materia è decisamente più fragile. Questo non significa che “The Social Network” appaia meno appassionante del suo predecessore. Al contrario, la sceneggiatura, fatta di dialoghi taglienti e rapidissimi, riesce a mantenere viva l’attenzione sino all’ultimo minuto. Il problema è invece la caducità del soggetto: nello spazio di pochi anni Facebook verrà soppiantato da un altro mezzo di comunicazione (è la internet economy, baby) e questo film perderà di appeal come il suo soggetto. Resta comunque un ottimo esempio di duello vecchia maniera trasportato e adattato ai nostri sempre più veloci tempi. Una storia classica, vecchia come il mondo.
“The Social network”, che non è mai studio di caratteri né tantomeno biografia (mancando tutti gli elementi di esplorazione del retroterra dei suoi personaggi) e neppure un film che racconta – preferisce mostrare i suoi punti salienti per poi tornare a concentrarsi sul duello – è un film che non fa uso d metafora ma rappresenta la storia in modo crudo e diretto e asciutto esattamente come lo era quello che appare come un imprenscindibile modello (già per “Zodiac”), l’intramontabile “All the President’s Men” di Alan J. Pakula che, ormai avulso dalla storia che raccontava (quando uscì era ancora cronaca di un fatto – lo scandalo Watergate, avvenuto 4 anni prima e che causò le dimissioni di Nixon, oggi è Storia), rimane un thriller modernissimo.
Capiterà lo stesso anche a “The Social Network”?.
Musiche di Trent Reznor, già Nine Inch Nails.

The Social Network (USA, 2010)
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Soggetto: liberamente tratto dal libro “The Accidental Billionaires” di Ben Mezrich
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall
Scenografie: Donald Graham Burt
Interpreti principali: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Brenda Song, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Max Minghella, Rooney Mara
120′

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