Istituto Micropunta / Intervista – seconda parte

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La presente intervista è stata pubblicata su Rapporto Confidenziale numero29 (novembre 2010), pagg. 12-17


Istituto Micropunta / Intervista
Seconda parte. "Universale perché possiede una forte dignità"

a cura di Alessio Galbiati

Con la pubblicazione della seconda parte dell’intervista a Fabrizio Vegliona e Monica Carrozzoni (la prima è stata pubblicata su RC27, pp. 32-37, ed online sul sito di RC, www.rapportoconfidenziale.org/?p=8628) si conclude la ricognizione che Rapporto Confidenziale ha dedicato all’Istituto Micropunta: coppia di fatto operante in ambito audiovisivo formatasi attraverso un percorso umano e professionale eterodosso ed atipico. «Dalla strada e dall’arte». Dalla strada hanno tratto le principali suggestioni del loro (non) cinema, lo stile, ma soprattutto una straordinaria attitudine per un linguaggio diretto. Il loro ultimo progetto “Power to the Sisters” (oggetto della prima parte dell’intervista), è legato al mondo della prostituzione, ed è l’idea di raccontare questa realtà attraverso la viva voce delle donne che militano nelle associazioni per la difesa dei Diritti Civili delle prostitute e delle donne che esercitano questa professione. L’anticonformismo di Monica e Fabrizio è pure distributivo, tanto da portarli a condividere liberamente e gratuitamente l’intero progetto attraverso il “Power Tool”, un sito internet in cui le varie parti di cui si compone questo documentario sono visibili a tutti dal seguente indirizzo: www.micropunta.it/powertothesisters. Il percorso che ha portato l’Istituto Micropunta a narrare questa realtà è già di per sé interessante ed unico affondando le sue origini nella vita passata di Fabrizio che, con lo pseudonimo di Stickyboy, l’ha messa nero su bianco in uno straordinario romanzo (di formazione): “Per Dio e l’Impero” (ed. TEA, 2009).

Dalla realizzazione dell’intervista ad oggi, Monica e Fabrizio si sono trasformati da oggetto d’analisi ed attenzione, ad amici, di quel genere raro e prezioso che capita poche volte nella vita di incontrare. Pertanto continuerete a leggere su Rapporto Confidenziale gli sviluppi di questa traiettoria umana ed artistica che ho (ed abbiamo) compreso essere dotata di una coerenza e di uno sguardo fuori dal comune, ben oltre quello che le parole di questa conversazione in due parti è stata in grado di restituire.

Alessio Galbiati: Dopo aver dato conto dell’oggi, cioè del progetto “Power to the Sisters”, vorrei fare un balzo indietro nel tempo, partendo da “rocky”, cortometraggio realizzato per Discovery Channel dedicato (appunto) a Rocky, venditore di panini alla milza della palermitana Vucciria. Il primo personaggio eccentrico sopra al quale avete posato lo sguardo del vostro (non) cinema…

Fabrizio Vegliona: Diciamo che entrambi abbiamo naturalmente un occhio incline verso le persone apparentemente normali, le persone comuni, che però posseggono delle qualità speciali, fuori dalla norma. La nostra è una cultura di strada e li in mezzo andiamo a pescare i personaggi i volti delle nostre storie. Persone comuni ma straordinarie, come ognuno di noi potrebbe essere se solo non vivessimo così ovattati.
Il primo è stato Rocky, un uomo che vende i panini alla milza per le strade di Palermo. Un lavoro umile che per una certa mentalità dovrebbe essere considerato fra gli ultimi della società, ed invece è un uomo fiero, orgoglioso di quello che fa e che guarda ad ogni cosa con la testa alta. Un uomo la cui forza e fierezza sono visibili e contagiose. Di Rocky ci aveva parlato un nostro amico che vive e lavora in Sicilia, come producer e location manager, Ugo Polizzi. Il giorno che Discovery Channel ci ha commissionato una serie di film dandoci carta bianca, noi abbiamo immediatamente pensato di raccontare quest’uomo. Grazie al piccolo, piccolissimo, budget messoci a disposizione abbiamo realizzato il corto dedicato a Rocky, un lavoro fatto in velocità sia per quanto riguarda le riprese che nel montaggio.
C’è un passaggio contenuto in “rocky” in cui cita il ‘mecchidonald’, come dice lui… tu pensa che quelli di Discovery ci hanno imposto il taglio di questa parte del lavoro… noi abbiamo provato a fare resistenza a questa irragionevole forma di censura ma siamo stati messi con le spalle al muro “o togliete quel passaggio o noi non lo mandiamo in onda”. Costretti abbiamo accettato, ma oggi su youtube è disponibile nella sua versione integrale.
Questo corto è stato visto tantissimo, tanto da diventare un piccolo cult del web. Probabilmente è il lavoro che abbiamo realizzato visto dal maggior numero di persone. Dopo questo corto, che è passato moltissime volte su Discovery e visto massicciamente su youtube, ma che ha pure generato un enorme mole di articoli sulle principali testate italiane, Rocky è praticamente diventato una “star”, oggetto di culto ed attrazione turistica della Vucciria.

Monica Carrozzoni: Ci telefona ancora per salutarci e ringraziarci, è troppo simpatico. Quando ha saputo dei David di Donatello ci ha chiamato a mezzanotte: “Minchia Monica allora che facciamo? Mi devo mettere lo smoking?!?”. Peccato non aver vinto, sarebbe stato grandioso.

Fabrizio Vegliona: Noi non crediamo nella verità del documentario o della macchina da presa, pensiamo che vi sia sempre la mediazione del realizzatore, che si concretizza nella scelta delle luci, nel punto di vista, nel cosa di dire e cosa non dire, ma crediamo nella forza di questi personaggi. Lui in particolar modo, ha una forza ed una energia che escono dall’inquadratura, che esce e travolge tutto. I fascisti l’hanno preso come simbolo, gli anarchici l’hanno preso come simbolo, i centri sociali pure, i giornali anche… questi personaggi sono universali perché possiedono una forte dignità. E quando fa quel panino non ce n’è per nessuno! è il panino più buono del mondo!
Nel nostro cinema c’è sempre questa cosa, l’eccezionale in mezzo al conformismo, noi posiamo lo sguardo laddove nessuno guarda perché sta in mezzo a noi tutti i giorni, è la stessa cosa che abbiamo fatto con il mondo della prostituzione in “Power to the Sisters”.

Alessio Galbiati: Universale perché possiede una forte dignità. Direi che questa massima è davvero applicabile a tutti i vostri lavori.

Fabrizio Vegliona: Il nostro lavoro si basa molto su questo ragionamento.

Alessio Galbiati: Tutti i vostri lavori hanno ottenuto un qualche riconoscimento, “rocky” e “The World Famous Pontani Sister” sono stati candidati ai David di Donatello, mentre “kung fu star”…

Fabrizio Vegliona: “kung fu star” è stato candidato al Promax per Discovery Channel a New York ed insieme a “rocky” e “The World Famous Pontani Sister” è passato su Discovery Channel in tutto il mondo.
“kung fu star” si chiude con un cartello “to be continued” perché in realtà siamo ancora alla ricerca di un modo per poterlo continuare, di una maniera per poterlo concludere definitivamente e vorremmo riuscire a farlo prima che questo maestro di kung fu ci lasci per una vita migliore.

Alessio Galbiati: sì perché avrà ottanta anni…

Fabrizio Vegliona: Nel 2006, quando abbiamo realizzato il corto, lui diceva di avere ottantanove anni, ma altri affermavano che mentiva e che in realtà di anni ne aveva novantatre.

Monica Carrozzoni: Quel bastone che utilizza nei suoi esercizi, in realtà è un pipa, e quando l’ho preso in mano mi sono accorta che sarà pesato almeno cinque chili! Se ti arriva un colpo in testa con quella cosa li sei morto! E lui alla fine se la fuma!


Fabrizio Vegliona: È un personaggio incredibile! Ora insieme ad un nostro amico sceneggiatore, che da poco ha messo in piedi una sua piccola casa di produzione, stiamo cercando in Cina i finanziamenti necessari per poter completare come si deve un lavoro su di lui, o comunque con lui. Lui somiglia al maestro di arti marziali che c’è in “Kill Bill”, quei personaggi che credi esistano solo nei film, che si pensa siano dei miti. Ma quando scopri che esistono davvero personaggi del genere allora diventi pazzo. È povero, irascibile, fuma tre pacchetti di sigarette al giorno, porta Nike contraffatte ed una T-Shirt super trendy… vive in un villaggio sperduto e poverissimo che avrà si e no tre abitanti.

Alessio Galbiati: Come siete entrati in contatto con quest’uomo, come l’avete scoperto?

Fabrizio Vegliona: Noi facevamo kung fu in una palestra a Milano diretta da un maestro cinese: James Chen – che peraltro compare nel promo che abbiamo realizzato per il festival Club to Club ma pure all’inizio di “kung fu star”. Praticamente questo vecchio e maestro cinese era stato uno dei suoi maestri per uno stile particolare di kung fu, è stato lui a farci vedere delle foto e quando, nell’estate del 2006, ha organizzato uno stage in Cina per i suoi allievi, noi ci siamo organizzati per realizzare uno shooting… abbiamo fatto una cosa da pazzi. Siamo riusciti a fare un qualcosa che pure a noi sembrava improbabile… tutto attraverso internet. Ci siamo fatti affiancare da due troupe di Hong Kong davvero bravissime – i cinesi sono sbalorditivi nel cinema, bravissimi, ci fanno un culo come una casa! Abbiamo girato in pellicola 16mm con una squadra di venti persone, due telecamere… è stato un lavoro che ci ha procurato veramente molta soddisfazione, perché realizzato in tempi tutto sommato brevi e con una qualità complessiva davvero alta, frutto della troupe di primissima qualità che siamo stati in grado di mettere insieme – pensa che lo zio di quello che ha organizzato queste due troupe ha lavorato nella Golden Harvest, la casa di produzione di Bruce Lee.

Monica Carrozzoni: Durante lo shooting è venuto un diluvio universale di dieci minuti ed avendo girato immediatamente dopo la pioggia abbiamo potuto contare su di una luce incredibile, sembrava di essere immersi in un mondo magico.

Alessio Galbiati: Ad oggi avete realizzato, già con pochi lavori, una galleria straordinaria di tipi umani. Rocky, il maestro di kung fu, le sorelle Pontani, gli abitanti di Coney Island, le prostitute di “Power to the Sisters”…

Fabrizio Vegliona: Anche il libro “Per Dio e l’Impero”, se vuoi, è costruito secondo questa logica non lineare, anche il libro è una galleria di personaggi che si succedono pagina dopo pagina. Nella strada, sulla strada, dalla strada, fuoriescono personaggi in continuazione e questo è il nostro punto di vista, l’angolo visuale attraverso il quale guardiamo il mondo e realizziamo i nostri lavori, il nostro cinema.

Alessio Galbiati: La strada è il luogo di origine dell’Istituto Micropunta…

Fabrizio Vegliona: La nostra formazione non è accademica, non abbiamo studiato presso scuole di cinema. Monica viene dalla pittura, io dal disegno; Monica ha concluso l’Accademia, io sono fuggito.

Monica Carrozzoni: È l’arte che ti porta nella strada per confrontarti con la vita reale, questo non lo puoi fare nelle accademie o nei circuiti culturali.

Fabrizio Vegliona: C’è da dire che però pure la strada è cambiata moltissimo, è divenuta più omologata ed omologante. Nella sfortuna di aver oltrepassato i quarant’anni c’è la fortuna di aver visto le grandi metropoli in epoche differenti dall’attuale; oggi New York o Londra, due città che conosciamo molto bene, sono cambiate radicalmente, gli spazi di libertà si sono decisamente ristretti. Rimane comunque la forza della strada che è un serbatoio infinito di teste e suggestioni. Le persone che davvero mi hanno aiutato a crescere sono persone che vivono fuori dalla società, barboni ai quali nessuno darebbe un soldo o anche solo ascolto. Ricordo a Londra memorabili giornate fatte di dialoghi con le persone, catene infinite di discorsi che si autoalimentano e che sono la linfa per sviluppare una creatività davvero libera e slegata da tutto, attenta solo alla forza delle persone e delle situazioni. Tutto questo torna nel nostro cinema, è il nostro cinema.
Ad esempio “The Poor Man’s Follies”, il documentario che abbiamo girato a Coney Island, è costruito interamente secondo questa logica, una successione di personaggi, un pellegrinaggio fra volti e luoghi di quell’angolo di America.

Alessio Galbiati: I primi cortometraggi sono stati commissionati e prodotti da Discovery Channel e successivamente avete incrociato Qoob (si veda anche: Alessio Galbiati, “Qoob. Creatività al cubo | Intervista a Lucia Nicolai” in Digimag 28 / ottobre 2007, www.digicult.it/digimag/article.asp?id=973).

Monica Carrozzoni: Per molti anni ho collaborato con MTV e di conseguenza anche con Qoob che rappresentava il lato più creativo e libero di MTV. Un progetto partito come Flux e successivamente divenuto Qoob, un progetto molto interessante che purtroppo è finito, è scoppiato (Qoob ha cessato la propria attività, anche online, lo scorso 2 novembre 2010; ndr).

Alessio Galbiati: Sostanzialmente hanno chiuso i rubinetti, hanno smesso di erogare finanziamenti. Telecom Italia Media non ha reputato necessario un canale creativo e sperimentale…

Monica Carrozzoni: Sia con Discovery che con Qoob abbiamo avuto la fortuna di avere carta bianca per poter sviluppare quel che davvero avevamo voglia di fare. Quelli di Discovery ad esempio cercavano registi che raccontassero storie, senza un tema ben preciso… idem per Qoob. È stata la direttrice editoriale del progetto, Lucia Nicolai, che è rimasta folgorata dal lavoro sulle Pontani Sisters (“The World Famous Pontani Sisters”), all’epoca il fenomeno burlesque non era ancora esploso, è stata lei a proporci di collaborare con loro. Quindi ci hanno finanziato sia un progetto che avevamo in cantiere dedicato al Marocco, “Tingis”, che uno legato a Coney Island, “The Poor Man’s Follies”. Non un finanziamento esagerato, diciamo la copertura delle spese. Un finanziamento non eclatante dunque ma sufficiente a fare in modo di poterli realizzare per davvero.

Fabrizio Vegliona: Diciamo che non abbiamo dovuto pagarli noi!
Anche sul progetto di Coney Island noi continuiamo a lavorare. Esiste una versione di un’ora, che è un poco più lunga di quella passata su Qoob, che ha vinto il premio Best “Made in Coney Island” Film al Coney Island Film Festival. Vincere quel premio, in qualità di unico film non americano in concorso, è stata per noi una soddisfazione indescrivibile. Vincere un premio nel tempio della cultura pop è stato un qualcosa di pazzesco.

Alessio Galbiati: Dal punto di vista realizzativo fate tutto voi due?

Fabrizio Vegliona: Diciamo di sì ma per le cose più complesse abbiamo il nostro team di fiducia dove spicca Flavio Toffoli in arte Flaviones, un vero maestro DOP e genio cameraman. Al massimo lavoriamo in quattro, “kung fu star” a parte.

Alessio Galbiati: Da quello che mi avete raccontato in questa conversazione ho ricavato l’impressione che voi non riteniate pressoché mai concluso in maniera definitiva un vostro lavoro.

Fabrizio Vegliona: È la micropunta, non finisce mai! (ridono entrambi; ndr)

Alessio Galbiati: Personalmente questa cosa la adoro perché non riesco mai a capire come si possa avere la presunzione di concepire la reale conclusione di un lavoro.

Fabrizio Vegliona: “Ho finito” te lo dice quello della televisione che ha dei tempi prestabiliti da dover riempire. È il concetto di cerchio, non c’è mai un inizio ed una fine, le cose possono andare avanti all’infinito e trasformarsi in continuazione. Spicchi che formano un arancio. Anche il libro si sviluppa entro questa logica. Ci piace molto lavorare su progetti che possono svilupparsi anche su formati diversi. “Power to the Sisters” può essere un film, una serie tv, un tool da mettere su internet… così tutti i nostri lavori, che sono un qualcosa di modulare. Questo anche perché non hanno un plot. Tutto ciò deriva dalla nostra visione della vita e del mondo, nella vita non c’è un plot, quando esci per strada hai una serie continua di elementi che si accavallano l’uno sull’altro, non hai una linea narrativa unica. Il reale non finisce mai.

Alessio Galbiati: Ad oggi vi siete sempre mossi nell’ambito del documentario, o comunque della non-fiction. Avete mai pensato di mutare linguaggio e prospettiva? Da parecchi anni va molto il mockumentary e tutti i personaggi che avete raccontato per immagini risultano improbabili o quanto meno bizzarri, documentandomi sui vostri lavori ho cercato per ognuno di comprendere se realmente quel personaggio esisteva o se non era in un qualche modo un fake, un falso. Norma Jean Almodovar, la cui storia non conoscevo assolutamente, mi sembrava quasi impossibile fosse reale… Rocky, le Pontani sisters… sembrano personaggi surreali, inventati.

Monica Carrozzoni: È la magia della realtà, non c’è bisogno di fare la fiction. È tutto a tua disposizione in continuazione ed è questa la cosa più bella che ti possa capitare nella vita.

Fabrizio Vegliona: Noi adoriamo uscire, filmare quello che vediamo e ricostruirlo. È veramente come ha detto Monica, nella realtà c’è tutto. L’unica cosa che stiamo considerando di fare è un film su Norma perché secondo noi quella storia si presta in maniera naturale ad una messa in scena cinematografica. La CBS opzionò la storia contenuta nel suo libro per tre anni, le diedero un bel po’ di soldi per questo, ma non se ne fece niente perché lei rifiutò che la sceneggiatura ed il film si concludessero con il suo pentimento. Nessuno ha mai fatto un film sulla sua vicenda, che a nostro avviso avrebbe un potenziale, anche commerciale, decisamente importante. La sua storia sarebbe davvero un grande un film.

Monica Carrozzoni: Anche “Per Dio e l’Impero” a dire il vero potrebbe essere un film di finzione, questo anche perché in parte quel romanzo nasce come sceneggiatura – di un film mai realizzato.

Fabrizio Vegliona: La grande forza è la realtà. Poi abbiamo due visioni leggermente diverse nella conduzione degli attori, o comunque dei soggetti che raccontiamo… Monica ha una maggiore propensione a dirigere, io invece a lasciare andare…

Alessio Galbiati: Ed ora è il tempo di una domanda stronza, ovvero una domanda alla quale personalmente non saprei nemmeno da che parte incominciare a rispondere… ma la faccio comunque, come fosse un rituale pagano inevitabile per una rivista cinematografica: da quale immaginario cinematografico nasce il vostro sguardo? o in altri termini, quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Fabrizio Vegliona: La strada. Il campionario umano che incontri uscendo di casa.

Alessio Galbiati: Ma dal punto di vista cinematografico?

Fabrizio Vegliona: Io adoro il cinema che Martin Scorsese ha realizzato negli anni settanta “Mean Streets”, “Taxi Driver”… più in generale amo molto il cinema americano anni settanta, quello di Cassavetes per esempio. Scorsese è uno di quelli che è riuscito meglio a catturare quel tipo di umanità che interessa a me.

Monica Carrozzoni: Non saprei proprio da che parte iniziare… Ieri ad esempio abbiamo guardato “El topo” e “La montagna sacra” di Jodorovsky… Ma poi Bunuel, Fellini, Lynch… David Lynch!

Alessio Galbiati: Noi ci siamo conosciuti all’anteprima che Rapporto Confidenziale ha organizzato in occasione della pubblicazione da parte di Kiwido di “Seize the time” di Antonello Branca, un film dedicato alle Pantere nere che ho visto avete citato e tirato in ballo in “Power to the Sister”, più specificatamente nella parte dedicata a Norma Jean Almodovar. Come avete conosciuto il cinema di Antonello Branca e che ne pensate?

Fabrizio Vegliona: Noi l’abbiamo conosciuto quella sera stessa. Non lo conoscevamo. Siamo venuti apposta perché stavamo montando le Pantere nere all’interno di “Norma”.

Monica Carrozzoni: L’abbiamo scoperto dal vostro sito, abbiamo visto che c’era questo film realizzato con le Pantere nere negli anni settanta da un italiano ed eravamo incuriositi di vedere di cosa si trattasse. Abbiamo visto il trailer e siamo venuti.

Fabrizio Vegliona: Durante la serata avete passato anche una parte di “What’s Happening?”, sempre di Antonello Branca, ed abbiamo visto che era girato anche a Coney Island…
Branca è stato estremamente coraggioso a fare quello che ha fatto, coraggioso a farlo come lo ha fatto. La cosa che mi è piaciuta meno, guarda caso, è proprio quando ci sono parti recitate, ma ho trovato complessivamente straordinario “Seize the Time”. Il suo è uno sguardo preciso sul fenomeno Pantere Nere, Branca mantiene la distanza corretta non portando alcun giudizio negativo sul fenomeno dell’ uso delle armi da parte delle pantere in quel contesto. A noi è piaciuto moltissimo, abbiamo comprato e prestato il dvd, l’abbiamo promosso fra amici e conoscenti che non lo conoscevano perché è davvero un film notevole.

 

 

Istituto Micropunta

Monica Carrozzoni – Modena 1967
Fabrizio Vegliona – Montreal 1965

www.micropunta.it


FILMOGRAFIA

Vinylistic “Record Player”
videoclip
footage da “Milano calibro 9” di F. Di Leo
2006
www.micropunta.it


rocky
cortometraggio (5’)
Concorso David di Donatello 2006-2007
Tekfestival Roma
Premio CortoRaro RCfilmfest
2006
www.micropunta.it


kung fu star
cortometraggio (5’)
2006
www.micropunta.it


The World Famous Pontani Sisters
cortometraggio (5’)
Concorso David di Donatello 2006-2007
2006
www.micropunta.it


Tingis
mediometraggio (30’)
Qoob Factory
2008
www.micropunta.it


The Poor Man’s Follies
documentario (60’)
Qoob Factory
2008
www.micropunta.it


Power to the Sisters
documentario crossmediale
2007 – attualmente in lavorazione
estratti:

www.youtube.com/watch?v=qqJ5PJqxKZE

www.micropunta.it/sisters

POWER TOOL (ECP – NZPC (parte 1 e 2) / Norma Jean Almodovar / Lucciole)

www.micropunta.it/powertothesisters

STICKYBOY
Per Dio e l’Impero
ed. TEA, 2009
ISBN 978-88-502-1822-6
www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=4395

 


 

 

 

 

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