RCL – Ridotte capacità lavorative > Massimiliano Carboni

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero30 (dic/gen 2011), pagg.76-77
all’interno dello speciale Mr.Arkadin goes to Torino 28

 

RCL – Ridotte capacità lavorative
Massimiliano Carboni | Italia – 2010 – HD – colore – 75’

Paolo Rossi sbarca a Pomigliano d’Arco con una piccola troupe per realizzare i sopralluoghi di un film sulla liberazione della classe operaia, che nelle sue intenzioni dovrebbe essere la prima opera di un nuovo genere, il «surrealismo civile». Il paese è al centro dell’attenzione nazionale per il referendum sull’accordo firmato dalla Fiat con i sindacati. Il protagonista incontra quindi tre personalità importanti della città, il sindaco, il parroco e il sindacalista, e partecipa a una cena con gli operai per capire cos’è una catena di montaggio.

RCL – Ridotte capacità lavorative. Il titolo di questo bislacco documentario fa riferimento ad un’espressione utilizzata nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco per definire lavoratori “diversamente abili”, impossibilitati a reggere i ritmi infernali della catena di montaggio. Questi lavoratori sono “delocalizzati” a qualche chilometro dal complesso principale, mortificati a svolgere mansioni di second’ordine, isolati dal resto dei lavoratori. Da qualche tempo, a seguito delle note vertenze contrattuali, nel capannone RCL sono stati spediti anche operai sindacalizzati particolarmente agguerriti nel rivendicare i propri diritti. «Colpirne uno per educarne cento», recitava una frase celebre di Mao Zedong successivamente ripresa dalle Brigate Rosse. Quale che sia la politica di gestione del personale della multinazionale guidata da Sergio Marchionne, mi permetto di dire, che non è molto bello, forse nemmeno possibile da praticarsi. Ma tant’è…

Nello scenario della Pomigliano D’Arco, trenta giorni dopo il referendum indetto dalla Fiat sull’intesa tra azienda e sindacati per il piano di rilancio dello stabilimento, piomba Paolo Rossi con un troupe per girare la prima opera di un nuovo genere cinematografico: il “surrealismo civile”. Ben presto però l’idea muta nell’intenzione di girare sopralluogo per la futura realizzazione di un film, di fantascienza («il solo genere in grado di raccontare l’Italia del 2010»), sulla liberazione della classe operaia. Rossi col suo scalcagnato manipolo di uomini (fra i quali spicca un Emanuele Dell’Aquila sempre con la chitarra in mano) si aggira per la cittadina in provincia di Napoli incontrando il Sindaco, sindacalisti e lavoratori, scivolando fra i volti e le storie delle persone che vivono quella realtà. Lo fa con la sua solita ironia e leggerezza, seguito da una regia ed un montaggio che eliminano ogni possibile tono drammatico, fra un’invocazione a Chaplin, chitarre, pastasciutta e tante parole. Ed in mezzo a tutto questo prende forma, nella fantasia e nell’eloquio di Paolo Rossi il kolossal fantascientifico della classe operaia con tanto di Nino D’Angelo, Shakira e Marchionne.

RCL è stato girato in cinque giorni, ed il fatto è comunicato con grande enfasi e fierezza. Che sia girato in cinque giorni si vede, si vede eccome. Il problema non sta certo nella resa cinematografica, poco mi importa la precisione tecnica in un documentario che intende raccontare la storia di una città appesa ad un filo per la possibilità di chiusura di uno stabilimento che, senza tener conto dell’indotto, dà lavoro a 5100 persone, ma si vede nella chiusura alla realtà che passa davanti alla macchina da presa. Girare in cinque giorni significa però applicare una visione pre-costituita al momento delle riprese, significa avere le mani legate rispetto ad imprevisti, privarsi della possibilità di percorrere “vie traverse” rispetto a quanto preventivato. Ciò succede oramai stabilmente nel cinema indipendente italiano, troppe opere risultano infatti “ingessate” da una certa rigidità realizzativa, col rischio di produrre una gran quantità di opere “a tesi” e poche realmente vive.

Due gli aspetti, o i momenti, che maggiormente hanno colpito la mia memoria. La prima è la frequenza con la quale i lavoratori (o ex) incontrati/intervistati descrivono, tutti con le stesse parole, cosa sia il lavoro in catena di montaggio: salire una scala mobile in senso contrario svolgendo delle attività con le mani. L’altro momento è quando un anziano ex operaio Fiat racconta di come ancora la notte sogni la catena di montaggio, quell’ansia di inseguire i ritmi di produzione. Un racconto che chiama alla mente un film di tutt’altra natura e pasta: “La classe operaia va in paradiso”.
A quando un film sulla liberazione della classe operaia?

Alessio Galbiati
 




 

RCL – Ridotte capacità lavorative
regia: Massimiliano Carboni; soggetto: Alessandro Di Rienzo; sceneggiatura: Alessandro Di Rienzo, Paolo Rossi, Massimiliano Carboni; montaggio: Sara Pazienti; scenografia: Filippo Marranci, Barbara Carboni; musica: Gruppo Operaio; interpreti: Paolo Rossi, Emanuele Dell’Aquila, Alessandro Di Rienzo, Davide Rossi, Daniele Maraniello, Biagio Ippolito; produttore: Mauro Berardi; produzione: Ami – Agenzia multimediale italiana; con il contributo di: Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli; distribuzione: Iris Film; data di uscita nelle sale: 10 dicembre 2010; lingua: italiano; paese: Italia; anno: 2010; durata: 75’

Massimiliano Carboni è tra i fondatori nel 2001 del network RadioGap, dal 2003 si dedica alla produzione audiovisiva. Partecipa alla creazione di NoWarTV e realizza reportage in Iraq (“Iraq luglio” 2003), Cuba (“Arte come vita”, 2004) e Colombia (“Colombia no existe”, 2004). Dal 2004 al 2008 segue e documenta l’esperienza del Teatro Carcere di Arezzo e lavora come operatore in TV. Nel 2007 fonda la cosietà di produzione Ami – Agenzia Multimediale Italiana.

 

 

Visto al 28° Torino Film Festival (26 novembre – 4 dicembre 2010)

Festa mobile – Paesaggio con figure

www.torinofilmfest.org

 

 

 

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