The abolition of work > canecapovolto

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero30 (dic/gen 2011), pagg.74-75
all’interno dello speciale Mr.Arkadin goes to Torino 28

 

The abolition of work
canecapovolto | Italia – 2010 – DVcam – colore – 11’36”

Rilettura dell’omonimo pamphlet anarchico di Bob Black alla luce della formula forza lavoro-ripetizione-morte. Ripetizione in fabbrica, ripetizione in battaglia, ripetizione negli atti che portano alla piccola morte. Gli intellettuali adorano andare al Cinema per vedere film con operai, gli operai preferiscono immagini di uomini di successo. La Vita stessa non è che Morte al lavoro? Nessuno dovrebbe mai più lavorare? La Natura condanna l’Uomo alla produzione ed a consumare vita e tempo libero.

Il punto di partenza è il pamphlet scritto nel 1985 dall’anarchico Robert Charles Black Junior (Detroit, 1951) in cui si teorizza quanto affermato dal titolo, cioè che la quasi totalità del lavoro svolto è assolutamente inutile, solo il 5% è realmente indispensabile, e che dunque è necessaria la sua abolizione. Egli afferma che l’attività produttiva è imposta dalle classi dominanti e che questa viene coattamente calata sulla popolazione attraverso una incessante attività di propaganda culturale che si è dimostrata in grado di piegare la reale natura dell’essere umano, divenuto automa di un sistema mistificante e spietato, che miete vittime senza sosta. Lavoro=Morte. Black critica il capitalismo quanto il marxismo, accusandolo di utilizzare il medesimo linguaggio del sistema ad esso (idealmente) contrapposto. Il pamphlet si chiude con la beffarda frase, mutuata da Marx ed Engels, «Lavoratori di tutto il mondo… rilassatevi!». La soluzione avanzata da Black a questa schiavitù alienante è una rivoluzione ludica, egli individua nel gioco il mezzo per far saltare il giogo sulle vite degli esseri umani.

canecapovolto (Alessandro Aiello, Enrico Aresu e Alessandro De Filippo) si appropria del testo di Black (ri)organizzandolo a proprio piacimento all’interno di un testo filmico definitivamente esploso, in cui i meccanismi cognitivi della visione vengono continuamente smascherati e ridicolizzati attraverso ripetizioni ossessive ed illustrazioni esplicite di ciò che lo spettatore dovrebbe fare di fronte alle immagini. Ancora una volta cc si misura con l’emozione della percezione, alla ricerca dei meccanismi che regolano la sbilanciata, in quanto dittatoriale, comunicazione del mezzo cinematografico. La voce off è sintetica, generata da un software, e ‘dice’ in inglese, «perché i programmi di sintesi vocale più economici sul mercato utilizzano quella lingua».

L’appropriazione di un testo altrui, da utilizzare come struttura sopra alla quale generare un nuovo testo, è anch’essa una delle caratteristiche ricorrenti del loro stile e delle loro opere. In “Uomo-Massa” ad esempio (film del 2007, disponibile sulla CINETECA di RC per tutto il mese di agosto 2010 ed ora visibile unicamente attraverso l’inserimento di password fornita in accordo con gli autori), erano i testi di Ortega y Gasset ad essere détournati, nella serie “Plagium” era invece il procedimento di concatenazione del montaggio, studiato negli anno ’20 del secolo scorso dal cineasta Lev Kulesov, ad essere al centro della (ri)lettura, dell’appropriazione di canecapovolto. In “La guardia nazionale e i cretini amari” (2009) – del quale “The abolition of work” può essere considerato il proseguimento – è “L’uomo a tre gambe” di Giulio Evola a fornire la struttura con la quale produrre un lungo campionario sperimentale di montaggio analogico.

La confraternita auto-convocata che va sotto il nome di canecapovolto definisce “The abolition of work” come un “circuito”, più che opera organica, un congegno in cui ogni accadimento è pianificato all’origine. L’oggetto dell’indagine, realizzata mediante il linguaggio cinematografico, è la messa a nudo dei principi cognitivi che regolano la visione, in questo (corto)circuito lo spettatore è attivamente chiamato in causa come parte del processo comunicazionale, egli deve discernere il messaggio fra la coltre (fumogena) di significanti e significati.

Il film fa ampio ricorso ad immagini di found footage, sia cinematografiche che tratte da video miniDV, dando corpo ad un rebus per immagini in movimento fra il quale rimarrà indelebile, nella memoria dello spettatore, l’immagine fotografica di un rituale di passaggio – praticato fino al secolo scorso in Abruzzo – consistente nel far passare un bambino nudo, sorretto dalle braccia dei genitori, fra i rami di un albero.

«Si tratta di un film di montaggio realizzato con un procedimento sperimentale già attuato col precedente “La guardia nazionale e i cretini amari”, ovvero le pratiche che sfruttano la cosiddetta “onda cerebrale anomala” (dissonanza cognitiva) vengono incrociate con più recenti tecniche di indagine audiovisive».

Ottima la colonna sonora elettronica realizzata da Carmelo Sciuto che riesce a dare sostanza agli intendimenti degli autori attraverso un partitura distonica e straniante, costruita in completa autonomia entro una struttura di base suggerita dai canecapovolto, che è in grado di “tenere insieme” un film altrimenti composto da segmenti fra loro isolati.

In ultima analisi “The abolition of work” è un film contraddittorio: costringe lo spettatore ad un estremo lavoro cognitivo senza concedergli alcun momento ludico.

Massimalismo militante per immagini in movimento.

Alessio Galbiati

 

 

 


The abolition of work
regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, suono, produttori: canecapovolto; musica: Carmelo Sciuto; interpreti: Zoltan Fazekas, Tiziana Nicolosi, Emanuela Castorina, Korim; lingua: inglese; paese: Italia; anno: 2010; durata: 11’36”

canecapovolto (Catania, 1992) è un gruppo che opera una continua ricerca basata sull’uso di film acustici, video, installazioni, happening, collage. Partendo dal cinema con esperimenti visivi e sonori inizialmente legati al cortometraggio in Super8, il gruppo ricorre a diverse pratiche di produzione audiovisiva, manipolando l’immagine di partenza con l’intento di attuare strategie di spiazzamento. Hanno lavorato in diverse direzioni, realizzando, tra le altre cose, una serie di produzioni incentrate sull’analisi della guerra e del nuovo ordine mondiale. Rapporto Confidenziale a dato conto di questa interessante traiettoria artistica con un’ampia intervista: Alessio Galbiati (a cura di), “L’obsolescenza del futuro” in Rapporto Confidenziale numero26 (giu/lug 2010), pagg. 28. Sempre nel numero26 è stata pubblicata una galleria di collage realizzata da canecapovolto.

 

 

Visto al 28° Torino Film Festival (26 novembre – 4 dicembre 2010)

Torino 28 – Onde. Cortometraggi

www.torinofilmfest.org

 

 

 

 

 

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