Moviement # 6 | Jan Švankmajer

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Jan Švankmajer

Moviement Magazine #6


a cura di Luigi Castellitto, David Sorfa, Timothy R. White, J. Emmet Winn, Michael O’Pray, Adrian Martin, Michele Faggi, Peter Hames

Gemma Lanzo Editore, 2010

112 pagine

Prezzo di copertina: 12 €

ISBN: 978.88.904002.8.5

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È disponibile il nuovo numero dell’ottima rivista Moviement, edita da Gemma Lanzo editore, che in questa occasione dedica il consueto numero monografico alla figura e al cinema del regista e sceneggiatore ceco Jan Švankmajer, artista surrealista noto per le sue opere di animazione.
La rivista offre interventi critici a cura di Luigi Castellitto, David Sorfa, Timothy R. White, J. Emmet Winn, Michael O’Pray, Adrian Martin, un’analisi dei film curata da Michele Faggi, un’intervista realizzata da Peter Hames e un decalogo stilato dallo stesso Švankmajer. A completamento dell’opera, filmografia e una bibliografia consigliata.
È raro trovare pubblicazioni tanto curate quanto questa, consigliamo anche il recupero dei cinque numeri già pubblicati e dedicati, in ordine cronologico a: Lynch, Malick, Muratova, all’Horror Made in Italy e a Tarantino. http://www.moviementmagazine.com

Jan Švankmajer l’Alchimista del Cinema
editoriale di Costanzo ANTERMITE e Gemma LANZO

La figura e l’opera di Jan Švankmajer (Praga 1934) sono nel nostro Paese quasi del tutto sconosciute. Il suo ‘cinema’, specialmente nell’ultimo decennio, ha ampiamente travalicato i confini della piccola repubblica ceca ed e` stato oggetto di una conoscenza più sistematica a livello internazionale. Definito dalla rivista francese Positif un “gigante del cinema contemporaneo” Jan Švankmajer e` un regista atipico per eccellenza, “per il controllo artigianale, la vastita` dei riferimenti, la singolarita` della proposta” (Pitassio, 2000)
e per una cifra stilistica che connota tutta la sua produzione assolutamente
fuori da ogni schema e` senza ombra di dubbio “uno dei pochi artisti viventi che lavorano nel cinema che si merita il termine abusato di genio” (Andrew, 2007). L’immaginario cinematografico švankmajeriano, indubbiamente maturato nel Gruppo Surrealista ceco, dal 1964 ha trovato la sua forma espressiva di elezione nella misura del ‘corto’ e in un genere, sovente sottovalutato dalla critica, come quello della ‘animazione’. E` davvero impressionante la gamma delle tecniche usate da Švankmajer, tutte variamente mescolate in una serie di combinazioni di volta in volta sempre piu` ingegnose e stupefacenti. Il suo cinema oltre agli apporti surrealisti, si nutre anche degli influssi di Ějzenštejn e Vertov,
delle ‘magie’ di MeチLlie`s, dei film di Fellini e soprattutto, come lo stesso Švankmajer ha confidato a Peter Hames (Hames, 2008), dei film dell’attore e regista statunitense Charles Bowers (1889-1946), “il suo piu` immediato predecessore”, ancora oggi poco conosciuto ma considerato dagli storici del ‘muto’ come “una delle personalita` piu` brillanti e originali nell’ambito dei creatori della comicita` surreale degli anni venti” (Bowser, 1999). Nel versante
artistico e letterario sono notevoli le suggestioni sull’universo cinematografico švankmajeriano come quelle derivanti dall’opera del pittore milanese Giuseppe Arcimboldi (1527-1593), singolare anticipatore di alcuni aspetti del surrealismo, dalla psicanalisi di Sigmund Freud e dall’opera letteraria di autori quali Kafka, Edgar Allan Poe, Lewis Carroll e il Marchese de Sade. Per quanto riguarda alcune delle personalita` registiche contemporanee che, in un certo senso, hanno ‘subito’ il fascino e l’influenza di Švankmajer, non possiamo fare a meno di ricordare la ‘visionarieta`’ eccentrica di Terry Gilliam, Peter Greenway, di Tim Burton e dei fratelli Quay.
Infine, per chiudere il cerchio, e` doveroso un riferimento ‘contestuale’ al cinema di Švankmajer, il fatto che durante gli anni plumbei del ‘socialismo reale’ cecoslovacco la sua poetica “e` nata dal voler esprimere la propria rabbia contro la stupidita` e la mancanza di umanita` tipici della burocrazia e di tutti i totalitarismi” (White, Winn, 2006). Il suo ultimo film, Surviving Life (Theory and Practice) (PřežiチLt svůj život [teorie a praxe]) e` stato presentato in anteprima mondiale alla 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Nel ringraziare gli autorevoli studiosi che hanno contribuito alla realizzazione di questa monografia, Moviement vi da` appuntamento al prossimo numero dedicato ai Coen brothers.

Riferimenti

Gianni Rondolino, Storia del cinema d’animazione, Einaudi, Torino, 1974, pp. 212-213.
Serena D’Arbela (a cura di ), Messaggi dallo schermo: cinema cecoslovacco degli anni ottanta, Editori Riuniti, Roma, 1986, pp.121-27.
Gianalberto Bendazzi, Cartoons. Il cinema d’animazione, Marsilio, Venezia, 1988, pp. 379, 486-88.
Eusebio Ciccotti, Avanguardia e cinema in Cecoslovacchia, Bulzoni, Roma, 1989, pp.94-145; 163-74.
Eileen Bowser, “I comici da Sennet a Langdon” in Storia del cinema mondiale. Gli Stati Uniti, a cura di Gian Piero Brunetta, Einaudi, Torino, 1999, p. 222.
Francesco Pitassio, “Cinema ceco e slovacco” in Storia del cinema mondiale. L’Europa, a cura di Gian Piero Brunetta, Einaudi, Torino, 2000, p. 1281.
Timothy R. White, J. Emmett Winn, “Jan Švankmajer’s Adaptations of Edgar Allan Poe” in Kinema, autunno 2006.
Geoff Andrew, Jan Švankmajer, British Film Institute, London, 2007.
Peter Hames, “Interview with Jan Švankmajer” in Peter Hames (a cura di), The Cinema of Jan Švankmajer: Dark Alchemy, Wallflower Press, London e New York, 2008.

Fonte: Moviement Magazine (La rivista è acquistabile online o presso una serie di librerie. Trovate nel sito l’elenco completo delle librerie che la tengono in catalogo)

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  • serena d’arbela

    Vorrei precisare che Messaggi sullo schermo non è “a cura” di Serena D’èArbela ma “di” Serena D’Arbela.Grazie.

  • Rapporto Confidenziale

    Grazie per la precisazione.
    L’indicazione è stata ripresa dalle note all’editoriale pubblicato nella rivista citata.