Garçon stupide > Lionel Baier

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CRITICA • March 18th, 2011

Loïc ha 18 anni e trascorre le sue giornate tra il lavoro in una fabbrica di cioccolato e le serate con compagnie occasionali incontrate in chat. Una persona non interessata ad avere da lui solo sesso, la conoscenza di un calciatore e un tragico evento che coinvolge una sua amica, unico suo punto fermo, lo porteranno a riconsiderare la sua vita.

Non è stupido Loïc. Incolto sì: quando sente una parola o un nome che non conosce va a leggere di cosa o chi si tratti (anche se il nome è quello Hitler, di cui pare non sapere nulla) ma solo se il mezzo che gli permette di erudirsi è a portata di mano, altrimenti pazienza. Poi quelle parole e quei nomi entreranno nei suoi discorsi senza necessariamente che sia troppo certo della loro congruenza nel contesto.
Non è uno stupido ma nemmeno gli interessa essere altro che quello che è. Confonde il prestare il suo corpo a uomini conosciuti nelle chat – rigorosamente senza sentimento, quello lo conoscerà più tardi nella sua forma deteriore, quella della gelosia – con una sorta di liberazione e gli incontri si risolvono regolarmente con il furto di qualche medicinale – paracetamolo più che altro – dagli armadietti dei suoi ospiti.
Le sue giornate sembrano tutte uguali, solo i volti e i corpi cambiano, e il suo sogno di diventare fotografo non è supportato da alcuna intenzione seria, tanto che si accontenta di catturare immagini con la camera del telefonino.
L’unica persona che sembra interessarsi a lui in modo diverso, ponendogli domande su cosa desideri dalla vita o su chi sia davvero, è il regista, che si finge uno dei tanti incontri fatti sui siti personali e agisce sempre fuori campo per apparire solo qualche secondo nel finale.
Non deve sorprendere che Loïc lo tenga alla larga.
Nel raccontare le giornate di Loïc, Lionel Baier sfugge agli stilemi classici del genere “giovane gay cresce e trova la sua strada”: seguendo con la videocamera il suo personaggio, costruisce una narrazione a episodi non strutturata sul dialogo. Esplora la vita del ragazzo attraverso i suoi incontri e nel suo rapporto con l’amica Marie (un rapporto che sfugge alla definizione e che sembra fatto di masochismo, istinto materno e amore platonico, questo ricambiato), e lei prende a tratti tanto spazio nella storia da diventarne protagonista.
Baier, che all’epoca di “Garçon stupide” viene dall’avere girato un cortometraggio e un paio di documentari (di cui uno breve), dimostra libertà e coraggio nel mescolare i linguaggi tra finto documentario e finzione pura (come già aveva fatto anche la coppia Martineau-Ducastel con Ma vraie vie à Rouen, che fingeva però di lasciare la videocamera in mano al suo protagonista) che porta quasi a perdonare alcune ingenue forzature come lo schermo sdoppiato che appaia le immagini di sesso più o meno esplicito con alcune mostruosità da museo di scienze naturali (ma quelle con le scene di sesso affiancate alle immagini di macchinari della fabbrica dove il ragazzo lavora di giorno proprio non si possono vedere).
A dargli un aiuto fondamentale nella messa in opera, il giovane Pierre Chatagny – la cui presenza sul grande schermo si limiterà a questa occasione e che con il suo personaggio condivide il luogo di residenza (Bulle, nel cantone svizzero di Friborgo, a una cinquantina di chilometri da Losanna) e il lavoro come operaio in una fabbrica di cioccolato – che offre al personaggio una sfrontata naturalezza che diventa vitale per il film. È lui ad evitare il serio rischio che il film si trasformi in un mero e algido esercizio di stile.
E se, nell’unico incontro con il mondo adulto, non si faticherà a comprendere il motivo dell’autismo emotivo di Loïc, il finale con lui che si allontana da una manifestazione di piazza elencando tutto ciò che non vorrà essere non promette benissimo.

Baier dirige un interessante, a dispetto dei difetti che certo non mancano, primo lungometraggio di finzione ma meglio farà due anni dopo con “Comme des voleurs (à l’Est)” in cui apparirà anche come protagonista a fianco della brava Natacha Koutchoumov, che qui interpreta l’amica Marie.

Roberto Rippa

Garçon stupide (Svizzera, 2004)
Regia: Lionel Baier
Sceneggiatura: Lionel Baier, Laurent Guido
Fotografia: Lionel Baier, Séverine Barde
Montaggio: Christine Hoffet
Interpreti principali: Pierre Chatagny, Natacha Koutchoumov, Rui Pedro Alves, Khaled Khouri, Lionel Baier (non accreditato)
94′


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