L’illusioniste > Sylvain Chomet

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Quella narrata ne “L’illusioniste” è la storia di due strade che si congiungono: un mago che sta invecchiando e passando di moda e che per questo è  forzato a vagare di città in città per trovare un palcoscenico su cui esibirsi incontra una giovane ragazza che ha mantenuto intatta la sua capacità di meraviglia. Lei non sa di amare il mago come si ama un padre, lui sa di amare lei come si ama una figlia. Mentre i loro destini si incrociano, nulla – nemmeno la magia o il potere dell’illusione – possono frenare il viaggio di scoperta.

E così Jacques Tati, alla sua morte avvenuta nel 1982, ha lasciato come eredità non solo una manciata di capolavori che andrebbero tramandati di generazione in generazione – come del resto è avvenuto sino ad oggi – ma anche una sceneggiatura inedita.
È la figlia Sophie, attraverso la fondazione che si occupa di preservare l’opera dell’autore, a cederla al regista Sylvain Chomet (già responsabile di un fugace quanto apprezzato omaggio a Tati nel suo bellissimo “Les triplettes de Belleville” del 2003) perché lo porti sullo schermo attuando il miracolo di ridare vita – in versione animata – all’attore, regista e sceneggiatore francese di discendenza russa.
E il risultato non potrebbe essere migliore: l’animazione, uno splendido 2D, aiutato dalla computer grafica giusto nel dare prospettiva e profondità agli spazi, quasi una serie di quadri, rende possibile ridare vita all’eleganza, al passo dinoccolato di quello che è stato uno tra i più grandi comici (sempre portatore, come da più nobile tradizione, di un fondo di amarezza) della storia del cinema.
La sceneggiatura vede il mago Tatischeff (vero cognome del regista) superato dalle mode dell’inizio degli anni ’60 passare dalle esibizioni nei teatri di varietà di Parigi a quelle nei pub, inglesi prima e scozzesi poi, giù giù per giungere infine a quelle nelle vetrine dei negozi per scopi promozionali.
Tati, che nei suoi film amava mettere in scena il conflitto del suo personaggio Monsieur Hulot con la modernizzazione della società (“Mon oncle”, “Playtime”, “Trafic”), qui si nuove in una dimensione più intima nei panni di un uomo (molto simile alla maschera di Hulot) che si barcamena alla fine di una carriera poetica quanto caduca a causa della mutevolezza nei gusti del pubblico. Nel suo viaggiare di locale infimo in locale infimo è accompagnato da una giovanissima ragazza, convinta che le sue magie sono vere, da lui incontrata in un tappa del suo viaggio e da un coniglio-compagno di scena apparentemente più goloso di dita umane che di carote. La presenza della ragazzina fa pendere la vicenda verso Chaplin (“Limelight” – “Luci della ribalta” pare essere un apparentamento congruo), da cui pare trarre ispirazione anche la figura dell’artista in declino, e la malinconia la fa da padrona con alcuni siparietti comici a ricordare chi sia l’autore della storia.
Chomet compie un lavoro straordinario nel ridare vita al personaggio, non solo nella riproduzione dei suoi movimenti, delle sue peculiarità fisiche e cinetiche, ma anche nella riproduzione del suo stile cinematografico, fatto di alcun primo piano e di quasi totale assenza di dialoghi (sostituiti da versi e mimica).
L’operazione di Chomet però non vive di sola nostalgia (anche se quella c’è. E quando Tatischeff vede sullo schermo di un cinema il suo omologo in carne ed ossa è impossibile non provare un moto di commozione) ma riesce nella mirabile impresa di riportare alla vita uno tra i personaggi più memorabili della storia del cinema, trattandolo con la meraviglia e il rispetto che un amante del cinema gli deve.

E chi non conoscesse il cinema di Tati si faccia un regalo recuperando subito le sue opere, dai corti ai lungometraggi, nessuna esclusa.

Roberto Rippa

La genesi del film

“L’illusioniste” nasce da una sceneggiatura (denominata “Film Tati n. 4”) scritta da Jacques Tati con il coautore di “Jour de fête” e “Les vacances de Monsieur Hulot” Henri Marquet tra il 1955 e il 1959 (ossia tra “Mon oncle” e “Playtime”) e, secondo alcuni, sorta di lettera per la figlia maggiore Helga Marie-Jeanne Schiel, da lui abbandonata. Mai realizzata da Tati, pare per la sua goffaggine manuale che gli avrebbe impedito di sostenere credibilmente il ruolo di un prestidigitatore (la sceneggiatura era intesa per un film non animato), e conservata da Jérôme Deschamps e Macha Makeïeff (fondatori con la scomparsa figlia di Tati Sophie di “Les films de mon oncle”, fondazione dedita alla conservazione e distribuzione dell’opera del regista francese di origine russa), la sceneggiatura viene affidata a Sylvain Chomet, già responsabile di un fugace quanto efficace omaggio a Tati nel suo bellissimo “Les triplettes de Belleville” del 2003, candidato agli Oscar come migliore film d’animazione l’anno seguente (vinse “Finding Nemo” della Pixar).
Chomet riprende riprende fedelmente la storia immaginata da Tati e Marquet nella forma più di romanzo che di sceneggiatura vera e propria trasponendola solo dall’originaria Praga a Edimburgo, dove Chomet vive e ha trasferito il suo studio. Al progetto partecipano il direttore artistico Bearne Hansen, responsabile dei paesaggi e della definizione su carta dei personaggi, l’attore Jean-Claude Donda, responsabile di dare voce al personaggio di Tatischeff.
Il suo arrivo nelle sale, seguito alla presentazione alla Berlinale, avviene non senza polemiche. È soprattutto Richard McDonald, nipote di Tati e figlio di Helga Marie-Jeanne Schiel a contestare il film per l’assenza, a suo dire, degli elementi che ne facevano originariamente un’opera disturbata dal vissuto personale del regista trasformando i film in un omaggio “nostalgico, grottesco e irrispettoso”.

Jacques Tati – Filmografia (come regista)

Forza Bastia (cortometraggio documentario, 1974 ma terminato nel 2002. Montato dalla figlia Sophie Tatischeff, gia assistente alla regia al momento della lavorazione. )| Parade (1971, film per la televisione) | Trafic (“Monsieur Hulot nel caos del traffico”, 1971) | Play Time (“Tempo di divertimento”, 1967) | Mon oncle (“Mio zio”, 1958) | Le vacances de Monsieur Hulot (“Le vacanze di Monsieur Hulot”, 1954) |Jour de fête (“Giorno di festa”, 1949) | L’école des facteurs (“La scuola dei portalettere”, 1947, cortometraggio) | Gai Dimanche (“Allegra domenica”, 1935, cortometraggio, (short)

L’illusioniste
(“L’illusionista”, Francia-UK, 2010)
Regia, adattamento, musiche: Sylvain Chomet
Soggetto: Jacques Tati
Direzione artistica: Bjarne Hansen
Disegno personaggi: Pierre-Henri Laporterie
Colore personaggi: Emma McCann
Disegnatore ambienti: Michael Shorten
Voci: Jean-Claude Donda (Tatischeff, direttore del cinema francese), Eilidh Rankin (Alice), Duncan McNeil (diverse), Raymond Mearns (diverse), James T. Muir (diverse), Tom Urie (diverse), Paul Bandey (diverse)
80’
Distribuzione italiana: Sacher

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+