“Palabras” di Corso Salani. Dvd+libro

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Palabras

 

un film di Corso Salani

+ libro "Parole interrotte. In memoria di Corso Salani"

 

Derive e approdi, 2011

collana: CAI. CINEMA AUTONOMO ITALIANO
Prezzo: 15€

Compra online (12€)


Isbn: 978-88-6548-016-8

 

IL FILM – Palabras
regia: Corso Salani
soggetto e sceneggiatura: Corso Salani, Monica Rametta
fotografia: Riccardo Gambacciani
montaggio: Sebastiano Bazzini
costumi e scenografia: Valentina Scalia
musiche: Francesca Ancarola
interpreti: Corso Salani (Alberto), Paloma Calle (Adela), Susana Tello (Susana), Maria Jesus Casanova (Natalia), Monica Rametta (Flavia), Alessandro Mizzi (Mario)
produzione: Axelotil – Pablo, Balaton Fim
formato di ripresa: DV
paese: Italia
anno: 2003
durata: 92′

 

IL LIBRO – Parole interrotte. In memoria di Corso Salani

autori: Aa.Vv.

pagine: 96

casa editrice: Derive e approdi

isbn: 978-88-6548-016-8

anno: 2011

 

Il film
Santiago del Cile, un fine settimana di fine estate. Tre ragazze dei quartieri alti della città trascorrono il week-end fra la piscina, il campo di hockey, la cena in veranda, la spiaggia. Una di loro, Adela, racconta di un amore vissuto un anno prima, quando si trovava in missione di lavoro ad Antuco, un paesino delle Ande cilene, e aveva conosciuto un ingegnere italiano che si occupava del progetto di un’enorme diga alla quale lei e i suoi colleghi di un’organizzazione ambientalista si opponevano. Le parole di Adela, disperse nei luoghi eleganti del centro, si alternano alle immagini di quel recente passato vissuto fra il vento e le rocce nere delle montagne, dove e quando tutto era diverso, le abitudini, i gesti, le parole, i sentimenti, Adela stessa. Un periodo pieno di amore e di amicizie, di solidarietà, di impegno, di vita, che è rimasto inciso profondamente nella sua memoria, ricordi che vuole avere sempre presenti, senza rimpianti; soltanto una nostalgia serena che la accompagna, rassicurandola.

Il regista
Corso Salani, nato a Firenze nel 1961, ha conseguito nel 1984 il diploma presso l’Istituto di Scienze Cinematografiche della stessa città. Dal 1985 è vissuto a Roma. Nel 1995 ha tenuto un corso sul cinema a basso costo presso la Universidad del cine di Buenos Aires. Nel 1999 ha insegnato lingua italiana all’Accademia Italiana di Varsavia.
Viaggiatore instancabile, ha alternato l’attività di attore e quella di regista. Tra le sue interpretazioni ricordiamo Il muro di gomma di Marco Risi, Il Conte di Montecristo di Ugo Gregoretti per la Tv, Il vento di sera di Andrea Adriatico. Tra i suoi film Occidente (2000), Il peggio di noi (2006), la fortunata serie di sei documentari Confini d’Europa (2006-2007), Le vite possibili, e, da ultimo, Mirna. Nel giugno 2008 ha anche esordito come narratore, pubblicando il racconto Pochi metri d’occidente per Donzelli.

 

* * *

 

Il libro / Parole interrotte. In memoria di Corso Salani

Corso Salani è una figura unica nel panorama cinematografico italiano. Attore in produzioni di richiamo (il giornalista in Muro di gomma sulla strage di Ustica, il Trintignant della situazione in quella rivisitazione del Sorpasso che era Nel continente nero, entrambi di Marco Risi) quando è regista pratica un cinema rigorosamente pauperista ma non rigorista, ricco anzi di spunti sensuali o umoristici. È anche il cinema di un viaggiatore – già da quel nome che promette avventura ed esotismi –, di uno che nel suo stravagante curriculum transnazionale e vagamente rinascimentale ha un periodo polacco come insegnante d’italiano e un soggiorno argentino, chiamato a insegnare come si fa il cinema a bassissimo costo. Attore per piccoli e grandi schermi, Corso Salani si è via via conquistato una sua nicchia autoriale con opere a bassissimo costo eppure vitali, sincere, tra Cassavetes e Joris Iven.

Questo libro, che contiene anche la sceneggiatura originale del film scritta insieme a Monica Rametta, è un tributo al cinema e all’opera di Corso Salani.
 

 

un assaggio…
 

Parole interrotte
di Gianluca Arcopinto

All’ultimo Festival di Locarno, in una tavola rotonda molto raccolta, abbiamo ricordato Corso Salani e il suo modo speciale di fare cinema. Accanto a produttori, critici e collaboratori, c’erano anche la moglie Margherita e il fratello Jacopo, che si muove, ride e parla proprio come Corso. In un anno in cui il caso mi ha procurato tante assenze per me importanti, quella di Corso è l’unica, quando ne parlo, che riesce a strozzarmi la voce, inceppare le parole e riempire gli occhi di lacrime, perché per me non era semplicemente un regista con cui ho condiviso tanti sogni, ma soprattutto una persona, una brava persona, con cui mi piaceva dividere il tempo, sempre troppo poco.
Ho conosciuto Corso nel 1997, nell’ufficio di Graziella Bonacchi, in quel momento credo sua agente. Mi era sempre piaciuto Corso, da quando aveva esordito con Voci d’Europa. Ma forse anche da prima, da quando una comune amica, Maria Giovanna Caselli, mi raccontava di lui e soprattutto delle loro colazioni all’alba negli autogrill nei pressi di Firenze. La mia timidezza sempre esagerata mi aveva impedito di conoscerlo di persona qualche tempo prima, quando trascorremmo gomito a gomito un festival di Bellaria, lui giurato, io produttore di un film in concorso. Al di là del concorso, più di una volta in quei giorni avevo provato ad avvicinarlo, senza riuscirci. Quando Graziella mi disse che Corso mi voleva conoscere per propormi un film, Occidente, non me lo feci ripetere due volte e andai a incontrarlo. Dopo un paio di anni riuscimmo a fare il film, che rimane quello più «industriale», con le sue sedici persone di troupe, della filmografia di Corso. Da quell’ incontro, da quel film, trascorsero anni di profonda amicizia e Corso divenne «Corsone mio», come lo chiamavano un gruppo ristretto di amici. Un’amicizia fatta di alti e bassi, di strappi continui, a volte per colpa mia, a volte per colpa sua, a cui seguivano mesi di assenza. Per poi riprenderci, come se niente fosse accaduto. Dopo Occidente stipulammo uno strano contratto, per cui Corso percepiva un compenso mensile da parte di una delle mie società, quale anticipo della scrittura, della regia e dell’interpretazione di un film a venire, che sarebbe diventato Palabras. E dopo ci fu il viaggio elettorale di Nichi Vendola e il film C’è un posto in Italia. E poi tante cose girate insieme, finite per essere poco più di un gioco abbozzato e mai completato, con lui che si prestava a fare l’attore
Corso in una sera del giugno 2010, passeggiando con Margherita, è morto. È morto davanti al mare, che se qualcuno ci crede, è il posto migliore per iniziare un altro viaggio. Io non ci credo. E allora quando mi hanno detto cos’era successo, in prossimità di un autogrill in cui sicuramente ci eravamo fermati, io e Corso, in uno dei nostri viaggi notturni a cercare di soddisfare la curiosità e la passione di un fare cinema autonomo in cui lui soprattutto era unico, io ho pianto, di dolore vero. Perché Corso non c’è più. Sì, mi dicono, rimangono le storie che Corso ha raccontato. I suoi film, i suoi appunti filmati, le sue parole scritte con la penna stilografica caricata di inchiostro verde. Sì, mi dicono, rimangono i ricordi delle cose vissute insieme. Corso che fa il dirigente accompagnatore nella Pablo, la mitica squadra calcistica di cineasti inventata da me; le partite della Fiorentina viste insieme alla tv, perché a me romanista mi faceva ridere Corso che tifava imprecando in toscano; le mie fughe notturne da un set per raggiungere mia moglie, che solo io sapevo allora che già portava dentro di sé mio figlio Luca, quello a cui, quando è nato, Corso ha regalato l’accappatoio con su ricamato il nome e lo scudetto della Pablo; i panini sempre uguali degli autogrill; i chilometri infiniti per andare a presentare i film nei posti più sperduti d’Italia; la campagna elettorale di Nichi Vendola filmata insieme. Sì, mi dicono, rimane un messaggio e un modo di vivere che Corso si portava dietro e che forse bisogna continuare a fare in modo che chi non lo ha conosciuto, lo conosca. Sì, ditemi quello che volete. Ma io stasera vorrei stare con lui davanti a quel mare a progettare un nuovo viaggio di Corso. «Troviamo diecimila euro e parto!»
«E fai un lungometraggio?»
«Certo. Il problema è che sarà meglio di quello precedente»
«No, non ci credo»
Eppure a Locarno, dopo la tavola rotonda, parlando con Jacopo ho capito che l’atteggiamento giusto non deve essere questo. Perché Jacopo, incredibilmente simile a Corso, mi ha parlato di futuro. Ricordare Corso, costituire un’associazione a lui intitolata, significa regalare a Corso, e forse a Margherita, e forse alla mamma e ai fratelli di Corso, un futuro, da condividere anche con Corso. Con le tue parole pacate e il tuo sguardo dolce mi hai convinto, Jacopo. Sto con te. E allora mi sono avviato più sollevato verso la stazione per tornare a Roma. Mentre andavo ho visto Jacopo e Margherita che entravano in un bar, tenendosi per mano. Da dietro, Jacopo sembrava Corso.

 

 

Fonte: www.deriveapprodi.org/2011/03/palabras

 

 

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