The Stepford Wives > Bryan Forbes

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The Stepford Wives01

Trama

Walter e Joanna Eberhart si trasferiscono da New York a Stepford, nel Connecticut, in cerca di un posto sano dove crescere le loro bambine. Qui Joanna fatica a stringere amicizie con le altre donne, che sembrano dedite unicamente alla soddisfazione delle esigenze dei loro mariti, alla cucina e alle pulizie di casa. Quando anche l’unica amica che sia riuscita a trovare si trasforma in una casalinga perfetta, Joanna inizia a sospettare che qualcosa nella cittadina non vada.

I’ll just die if I don’t get this recipe!
(Nanette Newman nel ruolo di Carol Van Sant)

Commento (attenzione, il testo che segue contiene elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Prima di diventare materiale per la mediocrissima versione cinematografica in chiave di commedia grottesca diretta nel 2004 da Frank Oz, The Stepford Wives era un libro di Ira Levin, già autore di Rosemary’s Baby nonché un film thriller-fantascientifico diretto nel 1972 da Bryan Forbes su sceneggiatura di William Goldman (già responsabile delle sceneggiature per A Bridge Too FarQuell’ultimo ponte, 1977, Marathon ManIl maratoneta, 1976, e All the President’s MenTutti gli uomini del presidente, 1976).
Nella versione del 1975, Joanna Eberhart, è una giovane madre di famiglia che con il marito e le due figlie si trasferisce da New York a Stepford, nel Connecticut, in cerca di un posto tranquillo dove fare crescere le bambine. E Stepford appare sì tranquilla, ma forse anche troppo. Infatti, mentre gli uomini lavorano ma ancora più sembrano impegnati con un oscuro club prettamente maschile che si riunisce tutte le sere, le donne, tutte perfette, sempre truccate e vestite in modo da proporre un tipo di bellezza non disturbante, sono dedite principalmente alla cura della casa.
Joanna fatica non poco a stringere amicizie nella strana cittadina, ma trova in Bobby, un’altra giovane donna colta e esplicita nel parlare, l’amica con cui condividere tempo, impressioni, idee e, quando Joanna inizierà a sospettare che gli uomini della città nascondano un segreto riguardante le loro mogli, anche i suoi sospetti.
Ma poi si trasformerà anche lei.

The Stepford Wives02

Un romanzo del 1972 di Ira Levin, si diceva. E difatti The Stepford Wives condivide con Rosemary’s Baby più di un elemento: entrambi propongono donne vittime di una sorta di società segreta, entrambe le donne sono state trasformate dai loro mariti (le prime per soddisfare la loro esigenza di sicurezza e perfezione domestica, la seconda per generare il figlio del diavolo), entrambe sospettano che qualcosa non stia andando per il verso giusto ma gli elementi sono troppo deboli per trasformarsi in una certezza se non quando ormai è troppo tardi. Entrambe sanno benissimo che raccontando i loro sospetti rischierebbero di essere prese per squilibrate. Quando poi ormai il pericolo si è fatto esplicito, entrambe si rivolgeranno a un medico (una psichiatra per Joanna, un ginecologo per Rosemary) scelto da loro e non consigliato dalle persone a loro vicine, in cerca di una via d’uscita. E anche il finale, pessimista in entrambi i casi anche se in modo diverso, vede le donne soccombere e, nel caso di questo film, ci introduce a quella che sarà la prossima, sicura, vittima.
Dal canto loro, gli uomini di entrambe le opere sono dei deboli, degli individui quantomeno subdoli: se Guy Woodhouse cede sua moglie Rosemary in cambio di fama e denaro, quello di Joanna lo fa, come tutti gli altri mariti di Stepford, per avere al suo fianco una donna non pericolosa, sottomessa, una donna priva di ambizione personale che non sia quella di avere la casa lucida come uno specchio.
In questo senso il film del 1975 potrebbe valere come lettura femminista. Ma forse c’è anche dell’altro: se nel film del 2004 le donne sono esplicitamente dei robot, qui lo si può solo intuire (la coltellata al ventre di Bobby le causa solo una sorta di corto circuito e nessuna perdita di sangue). Le donne non sono conigliette di Playboy, troppo appariscenti, né casalinghe sciatte. Tutte sono uguali nella pettinatura, nel modo di vestire (i pizzi bianchi imperano), non hanno hobby che non riguardino la perfezione dell’habitat dei mariti, cui peraltro non si sognano di porre domande. In questo senso potrebbe essere anche un discorso sui modelli imposti alle donne (e non solo): è inutile dire che in molti luoghi i media propongono un ideale femminile stereotipato e certamente destinato al piacere (spesso rassicurante) maschile in ogni sua forma. Ed è innegabile quanto questi modelli attecchiscano, se non altro a livello estetico: il modello italiano della velina, con tanto di ventenni con il seno già rifatto, è ormai una realtà massificata e si può sfidare chiunque a negarlo. E in The Stepford Wives la televisione è molto presente, a livello di citazione.
Le chiavi di lettura possono quindi essere molteplici, il film però si accontenta apparentemente di essere un semplice thriller che non offre troppe risposte e funziona bene a quel llivello, a dispetto della critica che nella maggior parte dei casi lo liquida come un filmetto caruccio ma indegno di interesse particolare. Certo, alla regia non c’è Polanski come per Rosemary’s Baby, bensì un regista inglese che meglio ha fatto come sceneggiatore (ottenendo una candidatura all’Oscar per The Angry Silence nel 1960), però il film funziona, la storia è accattivante,  i personaggi sono ben trattati e la tensione si mantiene efficacemente per tutta la durata della storia.
Poi ci ci sono interpreti di grande pregio come Katharine Ross e Paula Prentiss.
Insomma, The Stepford Wives non sarà forse un capolavoro ma un film riuscito sì, e in questa ottica merita assolutamente di essere visto.

Roberto Rippa

Curiosità

L’impatto del film sulla società americana non deve essere stato così indolore se negli Stati Uniti per definire una donna sottomessa al marito ancora oggi si usa il termine “Stepford Wife”.

La produzione aveva proposto la regia del film a Brian De Palma. Lo sceneggiatore però dichiarò che in quel caso si sarebbe rifiutato di scrivere la sceneggiatura. Venne quindi scelto Bryan Forbes, che comunque ebbe con lo sceneggiatore diversi screzi.

Per il ruolo della protagonista venne chiamata Diane Keaton, che accettò con entusiasmo salvo rifiutare il giorno seguente giustificando la decisione con il fatto che la sua analista aveva ricavato dalla sceneggiatura delle “cattive vibrazioni” (fonte: The Stepford Life).

Il finale scritto per il film da Goldman era più orrorifico. Venne poi riscritto da Forbes perché lo trovava discordante con il tono generale del film.

The Stepford Wives rappresenta per Mary Stuart Masterson, allora bambina, il debutto nel cinema. Nel film come nella vita, la Masterson è figlia del protagonista Peter Masterson.

The Stepford Wives (titolo italiano: La fabbrica delle mogli, USA, 1975)
Regia: Bryan Forbes
Soggetto: Ira Levin (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura: William Goldman
Musiche: Michael Small
Fotografia:
Enrique Bravo, Owen Roizman
Montaggio: Timothy Gee
Interpreti principali: Katharine Ross, Paula Prentiss, Peter Masterson, Nanette Newman, Tina Louise, Carol-Eve Rossen, William Prince, Carole Mallory.
110’

DVD

Il DVD pubblicato da Paramount non è perfetto a livello di immagine ma è diginitoso.
Come contenuto extra un documentario di circa 17 minuti con la partecipazione delle attrici, del regista, dello sceneggiatore e del produttore.

Editore: Paramount
Origine: UK
Regione: 2
Formato video: 1.85:1
Formato audio: Dolby Digital mono
Lingue: inglese, francese
Sottotitoli: inglese, francese
Extra: documentario The Stepford Life, trailer

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