Varese // Domenica Uncut – 5 giugno

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“Gerumaniumu no yoru”, Tatsushi Ômori, 2005

DOMENICA UNCUT

Presso TWIGGY CLUB Via De Cristoforis n.5 Varese. INGRESSO GRATUITO

Domenica 5 giugno

VEGETARIAN (Chaesikjuuija)
di Woo-Seong Lim, Corea Del Sud. 2009. 111′

THE WHISPERING OF THE GODS (Gerumaniumu no yoru)
di Tatsushi Ômori, Giappone, 2005. 107′


Ore 18.30
VEGETARIAN (Chaesikjuuija) di Woo-Seong Lim
(V.O. sottotitolato in italiano).

Yeong-Hye, a causa di un trauma infantile, è diventata -con il tempo- schizofrenica e ha iniziato a soffrire di incubi terribile che le hanno impedito di dormire correttamente. Di punto in bianco, Yeong-Hye decide di rifiutare ogni cibo di derivazione animale e si autoconvince di stare per trasformarsi in un albero. I genitori non la capiscono, il marito la lascia.
Ad occuparsi di lei resta la sorella, almeno fino a quando il marito di questa, artista, non vede in Yeong-Hye la possibile modella per un suo nuovo lavoro.
E così, l’uomo inizia a disegnare sul suo corpo nudo dei fiori in grado di scacciare gli incubi di Yeong-Hye…
Film da pelle d’oca. Straziante e disperata indagine sulle nefaste conseguenze di un trauma infantile (tra l’altro volutamente rappresentato con un fugacissimo flashback senza troppa spettacolarizzazione o pornografia del dolore).

Straordinario nello sviluppo, con riflessioni profonde e per nulla banali, con scene di un impatto poetico magnifico (la scena del film con i due corpi dipinti di fiori che si strusci…ano uno sull’altro, Yeong-Hye, che -nuda, ricoperta dai fiori dipinti su di lei- distende le braccia davanti ad una finestra aperta) e con una risoluzione finale in grado di commuovere con un pizzico di poetica cattiveria, ma anche di speranza.

Bellissimo e doloroso (impossibile non lasciarsi ai pianti sugli ultimi, devastanti, minuti in ospedale), non privo di qualche scivolone (soprattutto a livello di sceneggiatura – del tipo, dove va a finire il cognato alla fine?, il confondere vegetarianismo con anoressia), ma sicuramente consigliato e, sicuramente, uno dei migliori film di quest’anno di cinema. Chae Min-Seo è straordinaria e per la parte è dimagrita otto chili e ha sofferto di disturbi alimentari. Woo-Seong Lim (al suo esordio) dirige con sicurezza e con uno stile raffinato, aiutandosi con una bellissima fotografia dai tocchi autunnali e delicati.

(recensione pubblicata da asianworld)

Ore 21.00
THE WHISPERING OF THE GODS (Gerumaniumu no yoru) di Tatsushi Ômori
(V.O. sottotitolato in italiano).

Rou, dopo avere commesso un duplice delitto, viene mandato ad espiare la sua colpa nel monastero di campagna dove è cresciuto. Qui è vittima e autore di diverse nefandezze: se da un lato è costretto a subire le attenzioni sessuali del sacerdote, dall’altra parte abusa di una suora. Affidandosi a presunti sussurri delel divinità, che sente attraverso alcune radio portatili, Rou conduce la sua esistenza tra i compiti affidatigli nel monastero e l’annullamento del confine tra il bene e il male, senza dimostrare alcun rimorso.
In luoghi bellissimi (splendidamente fotografati da Ryo Otsuka) a fare da contrasto a ciò che accade tra gli uomini, Omori mette in scena cosa succede nelle relazioni umane quando queste si svolgono lontano dagli occhi del mondo (come cita il catalogo) e non ci lesina nullla a livello grafico: dal sacerdote che ama la masturbazione passiva e la fellatio durante la lettura del vangelo in latino, all’evirazione di un maiale, da un personaggio vestito come un boy-scout che ama leccare il vomito a un altro maiale ucciso a bastonate e sventrato mentre un giovane si masturba palpandone il cuore caldo appena estratto (senza dimenticare suore impazienti di trasgredire al loro voto), in un campionario di violenze che più che far pensare ai sussurri degli dei, fa pensare ai sospiri degli umani.
Se l’intenzione – dichiarata – del regista di mostrare come possa avvenire l’annullamento tra bene e male, tra colpa e espiazione, è spesso nascosta dietro scene che tolgono profondità e riportano spesso ad un piano troppo terreno, Omori riesce a restituire la natura oppressiva del luogo e la difficoltà dell’uomo a scendere a compromessi con la sua duplice natura. Alla fine, però, delle sue immagini rimane poco.

(Recensione di Roberto Rippa pubblicata da Rapporto Confidenziale)

Cineclub Domenica Uncut

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