Claudio G. Fava, un clandestino in galleria

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È difficile riassumere in poche righe Claudio G. Fava. Chi ha più di 20 anni lo ricorderà sicuramente impegnato a presentare, con gli immancabili farfallino e capacità di ironia, film sulla Rai, organizzati in cicli da lui stesso ideati, contribuendo a formare almeno una generazione di cinefili, testimone poi raccolto da Enrico Ghezzi con il suo “Fuori orario”. Ma questo è solo un aspetto della sua multiforme attività: suo il merito di favorire la rimessa in circolazione di film come, tra i tanti, “Il grande sonno” o “I migliori anni della nostra vita”, o la circolazione di pellicole mai viste prima in Italia, compreso molto cinema francese, attività che gli è valsa la nomina a “Officier des Arts et des Lettres” attribuita dal governo francese. Critico (“Letture”), giornalista (“Corriere Mercantile”, “Gazzetta del lunedì”, “Il Messaggero”, “Il Mattino”, “Il Secolo XIX”, “Bianco e nero”, “La rivista del cinematografo” , “Studi Cattolici”, “Sorrisi e canzoni”, eccetera), attore per il cinema (“Ladri di saponette” di Maurizio Nichetti), per la televisione (“Una donna tutta sbagliata” di Mauro Severino, al fianco di Ombretta Colli) e il teatro (con gli Sbragia padre e figlio, su un testo di Guido Fink dedicato a Orson Welles). Fava è stato anche il responsabile, in qualità di capostruttura, della messa in onda sulla televisione di stato di numerose serie di culto (“Ritorno a Brideshead”, ”Derrick”, “Moonlighting”, “Hill Street Giorno e notte”, “Avvocati a Los Angeles”) ed è stato è il responsabile delle iniziative cinematografiche del Comune di Finale Ligure. Pensionato indaffarato, oggi partecipa in qualità di ospite a numerosi festival e discute di calcio (è Genoano) in un salotto televisivo ligure e, soprattutto, è il direttore artistico di Voci nell’ombra, festival dedicato al doppiaggio che dallo scorso anno si è trasferito a Genova da Finale Ligure.

È anche l’autore unico di un blog, Clandestino in galleria, dove recensisce in audio i film in sala, scrive di spionaggio, politica, attualità e memoria e offre interessantissime conversazioni telefoniche, spesso di carattere cinematografico, tra cui quelle con Tatti Sanguineti e lo sceneggiatore e soggettista Luciano Vincenzoni (un titolo per tutti: “Il ferroviere” e “Signore & signori” di Pietro Germi. “La grande guerra” di Monicelli).

Clandestino in galleria

Biografia di Claudio G. Fava


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