Dylan Dog: Dead Of Night > Kevin Munroe

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero33 (giugno 2011), p. 58

Dylan Dog: Dead Of Night
di Luigi Castellitto

Dylan Dog non è più di quello di una volta… Frase ormai venuta fuori molteplici volte dalle bocche di fan e non, compresi quelli che non hanno mai sentito l’odore cartaceo della pubblicazione bonelliana. Verità o menzogna? Se la prima ipotesi fosse realtà questo film sarebbe una giusta punizione per i colpevoli, una di quelle in stile “burocratico”, terrene ma umilianti, tanto care agli inferni descritti da papà Tiziano Sclavi.

Voci di corridoio, foto di scena, trailer, tutte cose che avevano fatto storcere la bocca agli appassionati, ma mai come questa volta il presagio è stato corretto: la pellicola è di livello basso, oltre ad essere eoni distante dal mondo del personaggio è anche poco apprezzabile. Vale poco anche il mero sfruttamento del nome, visto che al di fuori del Bel Paese Dylan è sì conosciuto, ma non è portatore di orde assatanate di curiosi invasori di sale cinematografiche. In Italia invece avrebbe avuto maggior fortuna a cavallo fra gli Ottanta e Novanta, anche se tuttora un minimo di “tiro” sussiste…

La trama è un frullato di ciò che di più trendy possa offrire l’hamburger horror: un po’ di Buffy, un po’ Twilight, parte di Blade, di Van Helsing, un pizzico di Zombieland e tutto ciò che riguarda vampiri dalla chiome curate, bestie palestrate e corpo a corpo volanti, tutto però sceneggiato maldestramente, è tanta la confusione trasmessa allo spettatore, cui si paravano davanti sette di lupi mannari in stile mafia italiana, succhia sangue gestori del divertimento notturno e zombi nell’eterno ruolo di creature minori.

Noto da tempo che non vi compare quasi nulla dell’opera originaria: per questioni di diritti mancano Groucho e il bianco candore del maggiolone (ma anche la targa…), Bloch e Xabaras, così come l’importante ambientazione londinese e tutto il clima ad essa collegato, compresi personaggi dal sapore british come Lord Wells e Madame Trelkowsky. Insomma, la stima del correttamente proposto si assesta su un tirato 5%, e consiste in contentini quali il look del protagonista (che però è di svariate taglie più grandi, essendo Brandon Routh troppo grosso) qualcosa di simile nel suo studio, presenza del clarinetto e poco altro; tristi i tentativi di rendere spiritosamente “grouchano” il suo assistente, le sue battute non hanno la verve profonda e culturale dell’altro, sono vieppiù irritanti.

Punti discreti? Onorevoli trovate ve ne sono: simpatica presenza è un omaggio a Beetlejuice e di un’ironia da prime storie dylandoghiane è il supermercato “only for zombies”; la fotografia, pur risentendo del tipico taglio modernamente telefilmico, arriva almeno alla sufficienza, anche se pare insistere eccessivamente su primi e primissimi piani, quasi a nascondere una povertà di scenario, in favore di una di una gamma di espressioni che vorrebbero essere esplicative, ma si concludono come semplice sfoggio di pori del viso… Effetti e trucco invece passano dal buono, sempre tendendo presente lo standard della computer grafica, alla carnevalata.

Si aspettava da decenni un’opera sul mondo dell’indagatore dell’incubo, è ancora vivo il ricordo della possibile realizzazione di una serie di telefilm dedicata, ma… venir un attimo fuori dall’ortodossia ed accettare una personale rivisitazione avrebbe un suo senso, a patto di ricevere qualcosa di originale e pregno di mordente. Così non è stato e chi ha voglia di vivere l’universo sclaviano in camicia rossa e giacca nera deve indirizzare lo sguardo verso altri media: divertimento elettronico e radio hanno saputo ricreare, purtroppo non recentemente, la giusta atmosfera, ben più del grande schermo. Se di quest’ultimo non si può fare a meno neanche questa volta rivolgersi a Dellamorte Dellamore, notoriamente vicino al suo cugino cartaceo per qualche aspetto e beneficiario di un lavoro in celluloide di tutto rispetto.

– Luigi Castellitto

 


Dylan Dog: Dead Of Night
titolo italiano: Dylan Dog – Il Film
Regia: Kevin Munroe; Sceneggiatura: Thomas Dean Donnelly, Joshua Oppenheimer dal fumetto di Tiziano Sclavi; Fotografia: Geoffrey Hall; Montaggio: Paul Hirsch; Casting: Elizabeth Coulon; Scenografie: Raymond Pumilia; Costumi: Caroline Eselin; Produttore: Scott Mitchell Rosenberg, Gilbert Adler; Interpreti: Brandon Routh (Dylan Dog), Peter Stormare (Gabriel), Taye Diggs (Vargas), Sam Huntington (Marcus), Anita Briem (Elizabeth), Brian Steele (Zombi Tatuato), Andrew Sensenig (Rosenberg), Kurt Angle (Wolfgang), Randal Reeder (Bob); Case di produzione: Hyde Park Films, Long Distance Films, Platinum Studios; Paese: Usa; Anno: 2010; Durata: 107’

 


 

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero33 (giugno 2011), p. 58

 

 

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