Rasputin > Louis Nero

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero33 (giugno 2011), pp.11-12

Rasputin.
L’altra faccia del mito, le mistificazioni della storia

Louis Nero | Italia – 2011 – 35mm – colore – 85′
di As Chianese

Conviene rompere gli indugi, sfatare il pregiudizio, abbandonarsi al fascino di una storia così suadentemente lontana dai testi scolastici, dagli inquisitori e dai revisori, dall’omologazione culturale impostaci sin dai bachi, per attraversare il mondo onirico e inquietante di Rasputin.
Il nuovo film di Louis Nero, a distanza di tre anni dal rabbioso e controverso assalto alla defunta industria della celluloide nostrana, riconduce lo spettatore ad una dimensione suggestiva, capace di attrarre e ammaliare. Lo accompagna per mano lì dove l’oscurità è più fitta, dove si agitano gli spettri, i questi arcani, e la luce non riesce a filtrare. Il monaco nero, incarnato da un Francesco Cabras di dolente espressività, cerca la verità con strumenti e filosofie non convenzionali; è il male contro il male. L’incarnazione dei dubbi e delle paure di una nobiltà corrotta, venuto dalle campagne siberiane per infiltrarsi agli alti piani del palazzo dello zar, nel cuore della zarina e nel sangue di Aleksej, il piccolo zarevic guaito con l’ipnosi. “He could preach the bible like a preacher/Full of ecstacy and fire/But he also was the kind of teacher/Women would desire” cantavano i Boney M. alla fine anni ‘70, tributando a questo “papa nero” il riconoscimento ad una spiritualità così forte da debordare, di sconfinare in una fisicità di ferina potenza. Da riconosciuto artista totale – capace di scrivere, girare, montare, dirigere la fotografia e produrre – Louis Nero ha realizzato un film fuori dalle righe, che definire sperimentale, nella messa in scena così come nelle scelte narrative, è assolutamente riduttivo, ingiusto. Nero è lo stalker, di Tarkovskjiana memoria, che guida il suo spettatore nella zona proibita, nel cono d’ombra della storia dove il suo personaggio si agita e strepita, come un’anima in bilico fra paradiso e inferno, fra santificazione e dannazione. La voce maestosa di Franco Nero, introduce le immagini e funge da filo conduttore, da trait d’union. È il narratore, colui che darà il via alla galleria di anime e corpi pronti ad offrirsi, talvolta ad immolarsi, a testimonianza della oscura ricerca del monaco nero. Rasputin è un film carico di immagini evocatrici, che pare ardere esso stesso della spiritualità ossessiva, logorante, del suo protagonista. Salterà agli occhi la lontananza, la subitanea ed estrema diversità di sequenze aliene ai nostri schemi, alla tediosa abitudine televisiva che ci appanna la vista e corrode i gusti. Rompere gli indugi e abbattere le perplessità per Rasputin, vuol dire accettare la forma del racconto, prim’ancora che confrontarsi con l’ambiguità del personaggio da scoprire. Ognuno dei protagonisti del film vive in uno spazio proprio, un cantuccio per ognuno per confessarsi e cercare la redenzione; in qualche modo ognuno “subisce” l’inquisizione e la curiosità, la volontà di dispiegare il grande mistero attraverso una serie di personali verità. Louis Nero pone molte domande, entra nella leggenda e la analizza, esamina la materia “a caldo” e cerca di trovare la giusta strada… Anche lui è impegnato nella recherche, nel voler capire e rivelare, per mostrare allo spettatore “tutto”, in ogni forma possibile, perché dalla storia (nella Storia) si traggano sensazioni, deduzioni personali come squarci di luce nel buio, più che verità assodate, fazioni bugie scambiate per dogmi. Conviene perdersi in Rasputin, una volta di più nelle spire dei complotti di palazzo. Il regista ci chiama ad una complicità assoluta, anche noi come spettatori eletti finiremo sul banco degli imputati dopo aver visto i prodigi, dopo aver saggiato l’oscuro miracolo, dopo aver assistito alla perfida costruzione di una trama perversa. Contribuiscono alla grande alchimia altre sfaccettature dell’opera. Le scene di Vincenzo Fiorito, come istallazioni perfette, habitat ricostruiti in studio con la funzionalità di spazi dedicati, luoghi propizi al rito o sguardi indiscreti, più veri del vero, sulla vicenda. La musica di Theo Teardo, mai così adatta, di eccelsa composizione nella sua affinità totale alle immagini, nel suo alto grado di coinvolgimento ad ogni singolo fotogramma. Sono affinità elettive, incontri artistici capaci di dar vita a risultati superbi.
Quando si è perduti, smarriti, Saul Bellow scrisse che forse bisognerebbe perdersi una volta di più, definitivamente. Rasputin e Louis Nero, in sala, ci offrono un viaggio meraviglioso e oscuro, con attimi di estasi e panico. Non rifiutate di spalancate le porte alla conoscenza, alla leggenda e al mito come mai vi furono mostrati, qualunque e ovunque queste rivelazioni vi conducano.

– As Chianese

 

 

Rasputin

Regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio, fotografia, produttore: Louis Nero; scenografia: Vincenzo Fiorito; musica: Teho Teardo; interpreti: Francesco Cabras (Grigorij Efimovic Rasputin), Daniele Savoca (Principe Feliks Jusupov), Ottaviano Blitch (Comandante Yakov Jurovskij), Anna Cuculo (Malanja), Riccardo Cicogna (Maggiordomo Andronikov), Toni Pandolfo (Poliziotto), Elena Presti (Figlia Di Rasputin), Davide Ranieri (Principe Andronikov), Ola Cavagna (Olga Lothina), Diana Dell’erba (Zarina Alessandra Ferodovna), Marco Sabatino (Granduca Dimitrij Pavlovič Romanov), Matilde Maggio (Baronessa Fon Den), Anara Bayanova (Hionja Guseva); voce narrante: Franco Nero; voce Rasputin: Francesco Pannofino; produzione: L’altrofilm; paese: Italia; anno: 2011; durata: 85’
www.altrofilm.it/rasputin



 


Louis Nero
nasce a Torino nel 1976 e si laurea al D.a.m.s nel 1999, attualmente sta conseguendo la seconda laurea in filosofia teoretica. Dal 2004 è membro permanente della giuria del David di Donatello. All’oggi ha realizzato, prodotto e distribuito quattro lungometraggi, oltre a numerosi corti, usciti regolarmente in sala, in home video ed in televisione, tra i quali: “Golem” con Moni Ovadia, “Pianosequenza” (film realizzato in un unico piano sequenza), “Hans” con Daniele Savoca, Franco Nero, Silvano Agosti, “La Rabbia” con Franco Nero, Faye Dunaway (Premio Oscar), Giorgio Albertazzi, Philippe Leroy e musiche del premio Oscar Luis Bacalov e di Teho Teardo. “La Rabbia” è stato candidato ai David di Donatello 2007. I suoi film hanno partecipato ai più importanti festival internazionali.


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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero33 (giugno 2011), pp.11-12

 

 

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