Venus noire > Abdellatif Kechiche

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

L’insostenibile leggerezza della Venere
di Andrea Falconi
fonte: cineclandestino.it

Una donna non con uman volto
Da’ Zefiri lascivi spinta a proda
Gir sopra un nicchio; e par che ‘l ciel ne goda
Vera la schiuma e vero il mar diresti,
E vero il nicchio e ver soffiar di venti:
La dea negli occhi folgorar vedresti,
E ‘l ciel ridergli a torno e gli elementi
L’Ore premer l’arena in bianche vesti,
L’aura incresparle e’crin distesi e lenti:
Non una, non diversa esser lor faccia,
Come pare che a sorelle ben confaccia
Poliziano, Le stanze per la Gloria


La vera storia di Sarah Baartman, una ragazza nera vissuta nel XIX° secolo, portata in Europa ed esibita nuda come attrazione in un circo di Parigi per la peculiarità del suo aspetto fisico. [sinossi]

Il cinema di Abdellatif Kechiche ci mostra costantemente i temi più cari all’autore. Lo spettacolo, il corpo, il doppio, la realtà, la finzione, la presenza e l’assenza. Se andiamo, poi, ad osservarli singolarmente è evidente che lo sguardo del regista franco tunisino non è altro che la stessa riflessione che l’arte cinematografica fa sin dalle origini su di sé. Probabilmente non basterebbero centinaia e centinaia di pagine per parlare di Venus noire. Proveremo comunque a fermarne un’impressione in poche righe.
Kechiche è il cinema e, molto probabilmente il cinema si avvicina molto allo sguardo di Kechiche. Ma, allora, la prima domanda che dovremmo farci parlando di questo film è: che cos’è il cinema ? È chiaro che nessuno può dare una risposta definitiva a questa domanda, ma è altrettanto vero che chiunque ne può dare una propria, personale. Una risposta, potrebbe essere: il cinema è una magnifica ossessione. Definizione che, se forse è troppo limitata per parlare del cinema in generale, sicuramente si accompagna molto bene all’opera di Kechiche. Nella cui filmografia la Venere Nera rappresenta, probabilmente, il culmine di un discorso sul proprio modo di vedere; in questo film più che in ogni altro, infatti, il regista lavora in completa libertà portando avanti in maniera ripetitiva l’ossessione sulla propria personale idea di fare cinema. E così, ogni singolo elemento si specchia, si confonde, si mescola, si sdoppia e si ripete fin quasi alla nausea. La realtà del corpo della Venere Ottentotta, Saartjie Bartman, si perde nella finzione della rappresentazione delle immagini di infiniti altri esseri elefanti che il mondo dello spettacolo ed il cinema hanno fatto oggetto della propria riflessione nel corso dei secoli. Così vedendo per 160 minuti il corpo della donna africana mostrato negli stessi movimenti, non può non rimanerci un dubbio di fondo, un nodo irrisolto. Quello che abbiamo osservato è la vera copia del corpo di Saartjie Bartman, oppure è qualcosa di tutt’altra natura; un omaggio ad un certo tipo di cinema: o ancheun omaggio a un singolo film, per come a tratti si specchia ne La donna scimmia di Marco Ferreri.
Subito dopo ci viene in mente un’altra domanda: che differenza c’è tra lo sguardo dei pittori, degli scienziati, del pubblico degli spettacoli di cui è oggetto il corpo della donna africana, e lo sguardo dello spettatore cinematografico che sta assistendo al film ? In fondo, se andiamo ad osservare bene il corpo della Venere di Kechiche non è altro che una forma eterea, vuota, irraggiungibile. Proprio com’è lo schermo cinematografico per il pubblico in sala. Un grande vuoto, un’assenza, su cui si posa l’occhio del mondo, che però non è in grado di capirlo, ovvero di colmarlo. Il contatto è proibito, negato. L’unico punto con cui il mondo rappresentato riesce ad avere una sorta di legame con il corpo della Venere è il sedere. E non è forse il culo del mondo, il decantato lato B, quello che lo spettatore, nel pianeta chiamato spettacolo, cerca in ogni visione per soddisfare il proprio voyeurismo?
Di contro, lo sguardo divino della donna è insostenibile per chiunque, come se fosse uno specchio in cui nessuno ha realmente il coraggio di guardarsi. Come se fosse un vetro di cristallo, attraverso cui nessuno ha veramente la voglia di osservare. La sacralità della Venere kechichiana è inafferrabile, perché l’uomo non ha il coraggio di coglierla; la grazia nella danza, l’armonia nel canto, ne fanno una creatura di un altro mondo; in questa lettura il suo sesso è visto come unica porta verso l’altro. Ma il solo metodo utilizzato dall’uomo per accedere al “segreto” che questa Rosebud esotica nasconde è la violenza. La violazione.
L’incedere verso questa violenza è inesorabile e non c’è alcuna possibilità di via d’uscita. Ed è, forse in questo che bisogna sottolineare il senso ultimo del film; la necessità e l’urgenza che si presenta dietro ad ogni immagine della Venere Nera, sono anche la necessità e l’urgenza dell’opera di Kechiche e di tutto il cinema. Ossia la necessità e l’urgenza di tendere verso qualcosa e di perderlo nell’istante stesso in cui si è raggiunto.
L’ossessione del regista nel ripetere all’infinito l’esposizione del corpo di Saartjie Baartman, non è altro che il mostrare il graduale avvicinamento dell’uomo verso il proprio “peccato”; le labbra macroscopiche della Venere Nera non sono altro che il frutto proibito. Ma non è il timore della punizione di un qualche Dio esterno a determinare il dovere e l’etica umana, bensì la sacralità del corpo stesso e della natura a ritardare il punto di contatto. Quando questa sacralità è inevitabilmente violata, inizia in maniera irreversibile il viaggio verso la morte. Un passaggio che ha come compagni inseparabili la malattia e la sofferenza. Ma il cinema è diverso dalla realtà e così né la malattia, né la sofferenza sono in grado, di deteriorare minimamente il corpo di Saartjie Baartman, tanto che la copia realizzata dagli scienziati post mortem ce ne riconsegnerà un’immagine intatta, integra priva di ogni segno. Ed è su questo finale che termina un attimo prima dell’inizio del film che non possiamo nuovamente non farci un’ultima domanda. Siamo sicuri di essere alla fine della storia e non all’inizio? Siamo sicuri di essere arrivati al dopo la morte della protagonista? Anche in questo caso non possiamo dare una risposta precisa. Certo, sappiamo con esattezza che Saartjie Bartman è vissuta in giro per l’Europa dal 1810 al 1815 dall’età di ventuno anni fino ai ventisei; sappiamo che la sua morte è stata definitiva; ma, la Venere Nera di Kechiche? Siamo sicuri che non sarà nuovamente presente nella prima inquadratura del prossimo film che il nostro sguardo si troverà a vedere? Se la Venere di Kechiche non fosse altro che metafora di uno sguardo del cinema verso un mondo? In questo caso potremmo dire con certezza che ce ne saranno molte altre ancora di Veneri Nere, di Donne Scimmie, o di Uomini Elefanti, o meglio molte altre immagini a rappresentarli.
Per concludere, probabilmente, con questo film Kechiche è giunto a un punto di non ritorno del suo cinema; probabilmente ha messo l’ultimo mattone su di una costruzione che ha detto tutto quello che doveva dire. Rimane la curiosità di scoprire come inizierà la prossima costruzione, quali saranno le fondamenta, quale il materiale, ma non ci stupiremo se invece di costruirne una nuova aggiungerà nuovi mattoni a questa già finita.

– Andrea Falconi / Venezia, 10-09-2010
fonte: cineclandestino.it

 

 

Venus noire
titolo italiano: Venere nera
titolo internazionale: Black Venus
Regia: Abdellatif Kechiche; sceneggiatura: Abdellatif Kechiche, Ghalya Laroix; fotografia: Lubomir Barkchev; montaggio: Tina Baz; scenografia: Florian Sanson; costumi: Fabio Perrone; musiche: Salaheddine Kechiche; interpreti: Yahima Torres, Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Elina Löwensohn, François Marthouret, Michel Gionti, Jean-Christophe Bouvet, Jonathan Pienaar, Rémi Martin, Jean-Jacques Moreau; produzione: MK2 Productions, Lucky Red; distribuzione: Lucky Red; data di uscita: 17 giugno 2011; paese: Francia; anno: 2010; durata: 166′

 

CineClandestino
Rivista di critica e informazione cinematografica

CineClandestino.it è un progetto editoriale a cura di:
Enrico Azzano, Daniele De Angelis, Lorenzo Leone, Raffaele Meale

www.cineclandestino.it

 

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+