Roma // Appunti di cinema iraniano

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Ta’m e guilass – Il sapore della ciliegia, Abbas Kiarostami

PANI E FIORI
appunti di cinema iraniano

Cineclub Alphaville
dal 2 al 7 agosto 2011
Mini arena Pigneto
Via Luigi Filippo De Magistris 21, Roma

Alphaville Cineclub propone dal 2 al 7 agosto prossimi nella sede estiva della Mini Arena Pigneto in Via Filippo De Magistris 21 dalle ore 21.00, ‘Pani e fiori-Appunti di cinema iraniano’, selezione di pellicole dedicata agli autori iraniani che, negli ultimi quindici anni, hanno permesso, attraverso le loro opere ed il loro stile davvero particolare ,di conoscere un Paese di tradizioni millenarie come l’antica Persia, analizzandone storia e tradizioni alla luce anche dei cambiamenti del presente.

Il cinema elogio della lentezza

Il cinema Iraniano, come gran parte del cinema arabo, è giunto a noi solo a fine degli anni’80, quando la cinematografia d’autore del mondo mediorientale è stata accettata ed inserita nei Festival maggiori come quello di Venezia e di Cannes.
Questa cinematografia, particolare per i tempi filmici lentissimi, con paesaggi infiniti e solari, si avvicina e si allontana da quello che è il modo classico di girare occidentale. I colori delle immagini ed i silenzi, rotti solamente da rumori di fondo o da frasi brevi di contenuti semplici, ci riportano al neorealismo di De Sica e Rossellini, con in più, e non è poco, la differenza di una cultura e una religione che pervadono ogni atto compiuto da chi è in quel momento sulla scena. Si potrebbe dire che la struttura generale di un film iraniano è costituita da un insieme di quadri, che vivono singolarmente e che compongono nella loro cronologia una storia più ampia e più completa.
Storie di vita vera, paesaggi rurali, attori non professionisti. Sono film difficili da vedere e da comprendere per chi è abituato ai montaggi serrati del cinema d’oggi, ma rendono il ritmo di questo cinema vicino a quello che significa essere arabi e musulmani, nel senso coranico del termine. Abbas Kiarostami, Moshen e Samira Makhmalbaf, Neshat sono fra i maggiori rappresentanti di questo cinema e raccontano attraverso le interpretazioni e i momenti vivi, mai costruiti, i modi di essere di un mondo lontano di grandissima cultura che ha riferimenti a modi di essere del mondo occidentale (un esempio è una sequenza de “Il vento ci porterà via” di Kiarostami, in cui un ingegnere per poter parlare al cellulare in un villaggio disperso nella campagna, cerca il segnale in cima ad una collina). L’antica storia che caratterizza l’Islam, risalente al 622, primo anno dell’Egira, trasmette alcune tradizioni ed aspetti che consentono a noi spettatori di immergerci indissolubilmente in una natura non nostra ma immensamente affascinante ed allo stesso tempo dichiara l’impegno e l’interesse a voler apprendere usi e costumi del nostro mondo. Temi antichi quanto la vita, approccio moderno come la realtà.
La selezione di Alphaville spazia dal Sapore della ciliegia (1997), intenso film di Abbas Kiarostami, Palma d’oro di quell’anno al Festival di Cannes, storia ‘leggera’ di un suicidio, semplice ma carico di sapore e con un finale sospeso, in programma alla Mini Arena martedì 2 agosto, a Donne senza uomini (2009), magica pellicola (sur)realista in forma circolare di Shirin Neshat con protagoniste quattro donne ‘invisibili’ ed i loro destini nell’Iran degli anni Cinquanta, in programma mercoledì 3 agosto alle 21.00. Giovedì 4 agosto è la volta di Il cerchio (2000), ancora un racconto di donne questa volta a firma Jafar Panahi, semplice nel mostrare con estrema efficacia la vita al femminile in una società estremamente codificata, venerdì 5 sarà possibile assistere alla proiezione di Alle cinque della sera (2003), opera anch’essa femminile di Samira Makhmalbaf, qui vicina alla narrazione documentaristica capace di lampi estremamente poetici.
La doppia proiezione di sabato 6 agosto prevede, alle 21.00, la visione di Pane e fiore (1996), film straordinario carico di una semplicità divenuta esempio di stile a firma Mohsen Makhmalbaf in cui si racconta di un incontro postumo tra il regista ed un ex poliziotto con un finale inaspettato; a seguire, alle 23.00, ancora un’opera di Samira Makhmalbaf, figlia di Mohsen, La mela (1997), piccolo film di grande intensità in cui un fatto vero di segregazione diviene spunto per una denuncia sociale dai toni pacati e semplici.
Infine domenica 7 agosto, a chiudere i brevi appunti di cinema iraniano, sarà possibile (ri)vedere Persepolis (2007), film d’animazione di elevata qualità firmato Marjane Satrapi in cui la regista è riuscita a trasformare quattro volumi di fumetti in una storia di crescita al femminile tutta in bianco e nero (ma qualche lampo di colore non manca!) senz’altro condivisa da tante Marjane del presente iraniano.
Standing ovation di 15 minuti a Cannes 2007.

Info: www.cineclubalphaville.it
alphaville2001@libero.it
3393618216-3388639465

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