Pierre Sauvalle e il «Pictoon» d’Africa

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(Pierre Sauvalle, Scuola Dominique Savio 1979-80, terza fila, secondo da destra)

Pierre Sauvalle e il «Pictoon» d’Africa

di Mario Verger

«Unless we know how to sell our culture, others will sell it for us»
Pierre Sauvalle, founder and co-director of Pictoon.

(Pierre Sauvalle)

Introduzione di Mario Verger

Parlare con Pierre Sauvalle è emozionante. Si, per il fatto che io sono un regista e direttore dell’animazione europeo e lui è un regista e direttore dell’animazione africano, si potrebbe pensare. Anche perché, credetemi, è emozionante scambiare pareri coi colleghi da una parte all’altra del globo con l’era di internet!
Il motivo vero è che lui è veramente una persona simpatica e alla mano: un vero artista del cartoon.
Siamo entrambi europei. Lui ed io abbiamo casualmente origini francesi dai cognomi, ma anche origini, rispettivamente, italiane io, camerunensi lui.
E dobbiamo riscontrarci per forza di cose con due popoli – Italia e Africa – che per business e tecnologia arrancano a fatica per raggiungere il resto del mondo.
Ripeto: parlare con Pierre Sauvalle è emozionante. L’ho conosciuto su facebook, e ci ha messo un po’ ma alla fine mi ha risposto. E’ un artista-manager veramente simpatico.
Abbiamo parlato abbastanza attraverso la chat facebook, ma ben poco di cartoni animati: la nostra conversazione si è orientata soprattutto parlando di ragazze.
E’ rimasto sorpreso nell’apprendere che un “bianco” conoscesse abbastanza bene la loro cultura. Come si sa, per i “bianchi” i neri sono un po’ tutti uguali, e per i “neri” i bianchi sono un po’ tutti uguali. Gli ho detto d’aver avuto, qua in Europa, più d’una ragazza camerunense, ed anche una, la mia prima fidanzata, del Senegal; e mi sono divertito a comparare le notevoli differenze fra le «femmes camerounaises» e le «femmes senegalaises» : senz’altro, in linea di massima, più dolci e tranquille le senegalesi, più allegre e divertenti le camerunensi.
Abbiamo parlato anche degli italiani: gli ho chiesto come sono considerati in Africa e soprattutto in Senegal. Mi ha detto che ce ne sono diversi (stanno in tutto il mondo…); non ricordo esattamente la risposta: gli ho detto che qua in Italia c’è una corruzione che fa spavento e mi ha risposto che gli italiani, rispetto agli altri europei, risultano a molti africani i più vicini in simpatia…
Ma torniamo all’animatore Pierre Sauvalle.
Avevo letto di lui già qualche anno prima, visto che era stato il primo «africano» ad esser conosciuto dal pubblico giovane del mondo occidentale. Ovviamente non mi riferisco a nomi d’altro calibro come il pioniere nigerino Alassane e il congolese Kibushi.
La serie di Pierre Sauvalle, Kabongo le Griot, aveva avuto una notevole eco anche nel vecchio continente, tanto da essere egli invitato a Milano in occasione del Festival del Cinema Africano(1) alla tavola rotonda all’interno della quale vi parteciparono alcuni tra i più importanti registi di cartoni animati dell’Africa: Mahjoub Zouhair (Tunisia), Moustapha Alassane (Niger), Cilia Sawadogo (Burkina Faso/Canada), Jean-Michel Kibushi (Congo/Belgio), Vincent Glès (Costa d’Avorio), Ali Moheeb (Egitto) e Roger Hawkins (Zimbabwe). Pierre Sauvalle(Cameroun) era in rappresentanza del Senegal.
Oltre la curatrice della sezione Maria Silvia Bazzoli, erano presenti: il regista francese di Kirikù e la strega Karabà Michel Ocelot, il “nostro” Bruno Bozzetto, il professor Giannalberto Bendazzi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Magdi Abdel Rahman (Egitto) e la produttrice di cinema d’animazione Emma Kaye (Sudafrica).

(Il Festival del Cinema Africano)

(Michel Ocelot)

Fabio Pacifico, noto animatore della Bozzetto-Film e cognato di Gibba, era stato invitato da Bozzetto a vedere gli stages, e mi raccontò di propria iniziativa di questo più giovane collega venuto dall’Africa, proprio Pierre Sauvalle.
Pacifico in quell’occasione mi spiegò che dietro molte di queste co-produzioni con l’Africa spesso c’erano i belgi, visto che erano le nazioni francofone ad aver posto l’attenzione sui paesi del terzo mondo, relativamente forse al non felice passato del colonialismo, che tenta oggi di “restituire” dando possibilità produttive agli africani…
Ricordo che lo feci ridere quando, a questa sua affermazione probabilmente  vera anche se un po’ conformista e “occidentale”, aggiunsi con la mia consueta ironia il commento che diceva,  «Peccato che non ci colonizzarono anche a noi, almeno i francesi ci avrebbero dato un po’ di soldi per produrre i cartoni animati…»… Al che, ricordo, Pacifico si mise a ridere, per una situazione italiana che ha sempre più del “quarto mondo”; situazione evidenziata più volte sia dagli studiosi che vedono per l’Italia un futuro decisamente molto critico, sia da autori del calibro di Bruno Bozzetto…
Sapevo già riguardo il cineasta afro-europeo, del quale avevo da poco letto in un capitolo a lui dedicato da Annamaria Gallone all’interno di un libro di recente pubblicazione (2).
«Nel febbraio del 1998 Pierre Sauvalle, senegalese formatosi alla scuola parigina Gobelins, si associò con la manager Aida N’Diaye formando a Dakar la società Pictoons. I due si dotarono di tecnologie di punta, addestrarono parecchi giovani professionisti e cominciarono producendo pubblicità e sigle televisive. Pictoons è l’esempio più importante di un’animazione dell’Africa Nera destinata al mercato globale e in aperta concorrenza con le produzioni europee, americane e asiatiche. La prima serie, del 2000-2002, fu Kabongo le griot (griot significa “narratore di favole”; è una figura caratteristica della cultura africana, che si basa sulla narrazione orale). Nei personaggi si mescolarono la lezione dell’animazione di standard internazionale con le influenze, nel disegno, delle maschere fang o dogon caratteristiche della  cultura ancestrale locale», ricordava Giannalberto Bendazzi (3) nel suo importante studio sul cinema d’animazione africano ivi contenuto.
Nel libro, appunto, curato dalla documentarista e critica Maria Silvia Bazzoli, dove esiste peraltro un ampio capitolo dedicato a Pierre Sauvalle, Bendazzi ne redige un altro intitolato, «La prossima regina d’Africa? L’animazione nel continente nero». Ci auguriamo che Pierre Sauvalle possa essere un giorno consacrato come il Walt Disney africano.

Mario Verger

(Il giovane Pierre Awoulbe Sauvalle)

Pierre Awoulbe Sauvalle è nato a Douala (Camerun) nel 1967, da padre francese e madre camerunense.
Terminata l’école Dominique Savio il giovane si trasferisce a Parigi e dopo liceo si laurea alla Accademia Nazionale dell’Arte e Comunicazione di Cergy (DNPA), Parigi VIII (DEUG cinéma) e al prestigioso Centre de formation technique des Gobelins come regista di cinema d’animazione.
Sauvalle dapprima lavora come storyboarder su molti progetti, per alcuni dei quali assieme al famoso produttore Bruno Bianchi (Les Monkys, Pepito, Diabolik, The Why Why? Family, Princess Sissi), fino a diventare aiuto regista della serie francese Tom-Tom et Nana.
Ma arriva la svolta: nel 1990, Pierre Sauvalle incontra in Senegal la produttrice e donna d’affari Aïda Ndiaye (che aveva venduto Xerox in tutto il continente), con la quale nel 1998 investe oltre 100 milioni di CFA (circa 150.000 €) per fondare, divenendo il co-leader, lo studio Pictoon, la prima grande casa di produzione di film d’animazione con sede in Africa.
L’atelier del Senegal ha oltre 150 dipendenti, tra tecnici, animatori e scenografi, dove vengono prodotti cortometraggi animati, poi serie e ora un lungometraggio.
La storia della Pictoon è raccontata nel film documentario ‘Africa Open for Business’ della giornalista della CNN Carol Pineau che descrive i 10 imprenditori dell’Africa: il film nel 2006 viene premiato alla BBC come Word Documentary dell’anno.

(The General Assembly of Diseases)

(Pictoon Studios CEO Aïda Ndiaye, music star Ismaël Lô, film director Pierre Sauvalle)

The General Assembly of Diseases (2000).

The General Assembly of Diseases, cortometraggio realizzato nel 1997 e incluso nella serie Scénarios du Sahel (2000), è un racconto animato che si svolge in Contaminobo, sede di germi come la tubercolosi, poliomelite, epatite, morbillo…e “Microbo Diarrea”. I germi sono arrabbiati e impauriti perché l’umanità ha fatto grandi passi avanti contro di loro. Salutano l’arrivo della “Sua Maestà Atroce, il Signore Supremo AIDS” e, con gioia, credono che la sua strategia di attaccare il sistema di difesa del corpo umano li salverà. Sfortunatamente per loro, si sta spiando la loro “Assemblea Generale”. Dalle bocche stesse dei germi abbiamo imparato come possiamo sorpassare in astuzia l’AIDS e proteggerci da lui e dai suoi compari.
Il cortometraggio promozionale viene inoltre diffuso e doppiato in tutte le lingue del continente (anche nei dialetti hausa e yoruba della Nigeria; hausa anche per Niger e Ghana e, per la lingua europea, in inglese. francese e spagnolo), accompagnato dalla vedette della musica senegalese Ismaël Lô. Prodotto dalla Global Dialogue Trust con la Pictoon, una coproduzione anglo-senegalese per scopi didattici e divulgativi sulla diffusione e la prevenzione dell’Aids, su un’idea di Mamadou Macki Bah, diciassettenne del Mali e dalla sua équipe, e con l’animazione svolta in Senegal dallo Studio Pictoon.

(Cartoons for Children’s Rights)

Cartoons for Children’s Rights (2000).

Cartoons for Children’s Rights (2000) è un progetto dell’UNICEF Argentina riguardante un’iniziativa umanitaria che punta a informare la gente sugli abusi dell’infanzia durante la guerra, secondo lo slogan, ‘Todos los niños tienen derecho a la protección en tiempos de guerra’ per il quale Pierre Sauvalle realaizza uno spot animato di 30’ per l’UNICEF intitolato ‘La aplicaciòn del derecho a la proteccion impìde el abuso’, dove concorrono interessanti maschere tradizionali e motivi tribali resi in animazione antropomorfi.

Kabongo le Griot (2000).

Il primo film completo è stato Kabongo le Griot (2000); successivamente esso viene espanso in diverse puntate e, nel 2003, è stata la prima serie televisiva totalmente prodotta in Africa, trasmessa dal Canal France International (CFI).
La serie (13 episodi x 13 minuti cadauno) narra le avventure di Kabongo, un cantastorie accompagnato dalla scimmietta Golo che gira il mondo alla ricerca di un discepolo a cui insegnare la sua arte. Andò su canali africani, ma anche europei come svizzero, francese e canadese. Dopo di che Pierre Sauvalle ha cambiato rotta lavorando a film per il mercato africano, facendo appello a giovani per ottenere il riconoscimento pubblico. Il suo obiettivo era quello di produrre opere universalmente, come era stato in grado di fare Michel Ocelot con Kirikou et la sorcière.
Pierre Sauvalle ha realizzato in seguito un progetto per un lungometraggio, Bakary, e ora punta su una nuova serie, Les Lions invincibles.

Les Lions Invincibles (2011).

Pictoon ha continuato a produrre serie animate, comereleased The Invincible Lions in 200 Les Lions Invincibles, rilasciato nel 2004; progetto sostenuto dal calciatore ivoriano Didier Drogba, venuto a promuovere il film di animazione al Festival di Cannes. Come una favola africana, questo lungometraggio è una fantastica storia di avventure di calcio, che ritrae il team dei Lions, di fronte ai nemici del fair play, gli Zamzamballeurs.
Les Lions invincibles invece pare stia diventando un lungometraggio che partirà dal 2012 e il costo di produzione stimato e di 4 milioni di euro.

(Kabongo le Griot)

Le dessin animé s’installe en Afrique. Interview de Pierre Sauvalle

Sul sito ‘Afric.com’ David Cadasse intervista l’animatore franco-camerounense:

«Pictoon est la première et la seule société de production de dessins animés africaine. Créés en 1998 à Dakar, par le Camerounais Pierre Sauvalle, les studios emploient 60 à 80 personnes toutes formées sur place. Kabongo le Griot, leur première grande production, affiche une volonté de vendre le savoir-faire et la culture africaine. Interview d’un entrepreneur militant.

Afrik: Pourquoi avoir monté Pictoon en Afrique?

Pierre Sauvalle: J’ai fait mes études en France. Les Beaux-Arts, puis les Gobelins. J’ai travaillé huit ans dans des boîtes de production en France. Mais j’ai toujours voulu retourner en Afrique et participer à ce qu’elle développe ses propres productions. Il faut simplement que nous arrivions à nous ouvrir à l’international. Pour vendre des productions aux Etats-Unis, au Japon ou en France, il ne faut pas que nous soyons hermétiques, nous devons avoir des messages universels.

Afrik: A parler de mondialisation, que reste-t-il de l’Afrique dans tout ça ?
Pierre Sauvalle: L’internationalisation n’est pas antinomique avec l’Afrique ou avec les spécificités culturelles de tel ou tel pays. Regardez le Japon avec les Mangas. La culture africaine est aussi universelle que la culture occidentale ou asiatique.

Afrik: Dans quelle mesure votre actuel dessin animé Kabongo le griot en est l’illustration ?
Pierre Sauvalle: Notre actuelle série de dessin animé, Kabongo le Griot, est un concept tout à fait africain. Kabongo voyage à travers le monde à la recherche d’un disciple à qui enseigner son art. Sa manière de voir et de raconter le monde est assez ludique et très imagée. C’est en cela qu’elle est universelle. Le griot est plus qu’un simple conteur, il est capable d’aborder les événements par le biais de la pensée. C’est la force de la connaissance et de la sagesse.

Afrik: Comment est né Kabongo?

Pierre Sauvalle: Au départ, c’est moi qui ai écrit le concept. Puis j’ai pris des scénaristes professionnels en France et en Afrique. Tous les stories board (découpage des scènes de chaque épisode réalisé sous forme de bande dessinée, ndlr) et toutes les animations – la colorisation et le montage – sont ensuite faits à Dakar. Seule la post production (la bande son, ndlr) est faite à l’étranger, en France. Tout simplement parce que nous n’avons pas de studio de post production en Afrique de l’ouest. Nous n’avons personne de formé aux techniques de bruitage.

Afrik: Combien de personnes emploie Pictoon?

Pierre Sauvalle: Entre 60 et 80 personnes. Toutes formées sur place. Nous avons notre propre département formation au studio.

Afrik: Cela a dû être très lourd à mettre en place?

Pierre Sauvalle: Nous avons investi près de deux millions de FF en fonds propres. Pour un projet comme ça, il fallait se jeter à l’eau. C’est tellement lourd que si l’on attend après des subventions on ne se lance jamais. A nous de faire nos preuves puis de trouver des synergies pour soutenir ensuite le projet. Aujourd’hui nous avons besoin de souffle. Nous sommes à un seuil où nous devons trouver de nouveaux partenaires producteurs, distributeurs et financiers.

Afrik: Pensez-vous que le dessin animé africain puisse vraiment rapporter de l’argent?
Pierre Sauvalle: 50% des devises de la Corée du Nord sont issues du dessin animé. Elle a entre 500 et 1 000 studios. Les séries européennes ou américaines sont toutes fabriquées en Asie, là où le coût de la main d’oeuvre est peu élevé. Il faut que les Africains comprennent que le potentiel de l’industrie du dessin animé est colossal. D’autant qu’un dessin animé, avec tout le marchandising qu’il y a à côté, reste un produit à très forte valeur ajoutée.

Afrik: Quels sont les atouts de l’Afrique dans le dessin animé?
Pierre Sauvalle: Notre richesse culturelle et notre imaginaire. Toute une part d’évasion dont la jeunesse a besoin. Quand on regarde le succès planétaire de Kirikou (réalisé par un Français, ndlr) ou du Roi Lion – qui est d’ailleurs le dessin animé qui a rapporté le plus aux studios Disney – c’est assez révélateur. Il faut que nous sachions vendre notre culture ou d’autres s’en chargeront à notre place» (4).

(Pierre Sauvalle)

STUDIO PICTOON DU SENEGAL

Bocar Sakho, con un lungo articolo sull’ormai celebre Pictoon, scrive:
«Pictoon est la première et la seule société de production de dessins animés africaine. Créés en 1998 à Dakar, par le Camerounais Pierre Sauvalle, les studios emploient 60 à 80 personnes toutes formées sur place. Kabongo le Griot, leur première grande production, affiche une volonté de vendre le savoir-faire et la culture africaine.
Pictoon fait moins rêver et a un succès moins éclatant que le célèbre studio de bande dessinée Disney. Mais, il fait son petit bonhomme de chemin en Afrique où il tente d’offrir les héros du continent au monde. Par le biais des dessins animés. Au bout d’une route poussiéreuse en plein cœur de Yoff, un quartier populaire de Dakar, un chemin de sable conduit à une villa modeste de couleur blanche et de deux étages. Il ne s’agit pourtant pas d’une école, mais du siège de Pictoon, premier studio de dessins animés d’Afrique. Regard d’acier et oreilles bouchés par des casques, Adama Badiane contemple les dessins sur une table lumineuse en cette période de vacances. Le jeune stagiaire de l’entreprise est à l’école de la bande dessinée depuis quelques mois. Une passion qu’il tente de vivre avec cette offre de formation du studio Pictoon. « J’adore ce travail et c’est grâce à Pictoon que je réussis à l’intégrer. C’est un rêve et une passion » savoure le bonhomme. Et aussi, un moyen de promotion de la culture africaine.
Le studio Pictoon est un moyen d’expression et de vulgarisation des héros africains inconnus sur les télévisions internationales. C’est justement le sacerdoce de ce premier studio installé en Afrique. Comme ce premier long métrage de 13 épisodes. Le griot Kabongo, co-produit par Canal France International, et son compagnon, le petit singe Golo, parcourt le monde à la recherche d’un élève à qui Kabongo pourrait transmettre son art de conteur. La quête de Kabongo sert de prétexte à nous entraîner dans de multiples mésaventures, tout en nous faisant voyager dans l’univers magique des mythes et légendes du monde entier. Dans chaque épisode, Kabongo et Golo font halte dans une contrée différente (France, Maroc, Mexique, Sahara, Moyen Orient, Grand Nord) où le griot nous présente un conte local. « Notre actuelle série de dessin animé, Kabongo le Griot, est un concept tout à fait africain. Kabongo voyage à travers le monde à la recherche d’un disciple à qui enseigner son art. Sa manière de voir et de raconter le monde est assez ludique et très imagée. C’est en cela qu’elle est universelle. Le griot est plus qu’un simple conteur, il est capable d’aborder les événements par le biais de la pensée. C’est la force de la connaissance et de la sagesse » décrypte Pierre Sauvalle.
En cette matinée, les rayons du soleil incendient complètement les Almadies plongés dans son silence habituel et surmontés par les balcons princiers. L’immeuble maculé, aux baies vitrées, abrite le second studio de Pictoon. Teint clair, dreadlocks au vent, Pierre Sauvalle dans un body noir, est justement le fondateur de cette société de bande dessinée en Afrique. Ce Franco-camerounais, africain optimiste, a voulu à travers cette initiative vulgariser les propres productions africaines et les vendre en Europe, en Asie et en Amérique. Et l’expérience dans des boites de production française l’a poussé à retourner dans le berceau après les études à l’Ecole des beaux arts de Paris et les Gobelins pour promouvoir l’immense potentiel culturel du continent. « J’ai fait mes études en France. Les Beaux-Arts, puis les Gobelins. « J’ai travaillé huit ans dans des boîtes de production en France. Mais j’ai toujours voulu retourner en Afrique et participer à ce qu’elle développe ses propres productions. Il faut simplement que nous arrivions à nous ouvrir à l’international. Pour vendre des productions aux Etats-Unis, au Japon ou en France, il ne faut pas que nous soyons hermétiques, nous devons avoir des messages universels » explique-t-il.
Le constat est unanime: l’énorme succès mondial de Krikou, un jeune héros africain, constitue parfait exemple de paradoxe au sein duquel surnage la culture africaine. Le défi de Pictoon est de tenter de réduire cette fracture et permettre à l’Afrique de s’offrir et de se connaître soi-même. « Notre richesse culturelle et notre imaginaire sont toute une part d’évasion dont la jeunesse a besoin. Quand on regarde le succès planétaire de Kirikou (réalisé par un Français, ndlr) ou du Roi Lion – qui est d’ailleurs le dessin animé qui a rapporté le plus aux studios Disney – c’est assez révélateur. Il faut que nous sachions vendre notre culture ou d’autres s’en chargeront à notre place » avertit-il.
Pour un projet aussi lourd, il fallait se jeter à l’eau pour matérialiser cette ambition sur les terres africaines en investissant près de 300.000 Euro sur fonds propres «en attendant de faire des preuves et trouver des synergies pour soutenir ensuite le projet, de nouveaux partenaires producteurs, distributeurs et financiers».

(Lo Studio Pictoon del Senegal)

AFRO-OPTIMISTE

Le Directeur de Pictoon, en compagnie de son associée Aida Ndiaye, a très tôt compris l’enjeu stratégique et surtout financier de l’industrie de la bande dessinée sur le monde. L’exemple de la Corée du Nord, dont 50% des devises sont issues du dessin animé et dispose de 500 et 1 000 studios, est un parfait cas d’école pour ce diplômé de l’Ecole nationale des beaux arts de Paris. « Les séries européennes ou américaines sont toutes fabriquées en Asie, là où le coût de la main d’oeuvre est peu élevé. Il faut que les Africains comprennent que le potentiel de l’industrie du dessin animé est colossal. D’autant qu’un dessin animé, avec tout le marchandising qu’il y a à côté, reste un produit à très forte valeur ajoutée » prévient le Franco-camerounais. Pour l’instant, le chiffre d’affaires est encore modeste, mais l’entreprise travaille avec une centaine de dessinateurs et emploie une trentaine et parfois une cinquantaine de collaborateurs réguliers. La rémunération des dessinateurs de Pictoon est fonction de leur productivité. « Un bon mois, ils peuvent gagner jusqu’à 1 million de francs CFA. C’est une belle réussite pour des jeunes souvent sortis du système scolaire sans qualification », insiste le patron de Pictoon. Ces jeunes, une véritable main d’œuvre, ont du bénéficier de formations « grâce à Pictoon » parce qu’il s’était aventuré sur un terrain vierge avec l’inexistence de compétences locales. Le Studio de formation de la société a permis à plus de deux cents jeunes de se familiariser aux techniques des dessins animés. «Il fallait former tous ces jeunes parce que le terrain était vide. C’était un des défis qu’il fallait relever» savoure-t-il. Il lui reste à relever le défi de la post-production (la bande son) «parce que nous n’avons pas de personnes formées aux techniques de bruitage et de studio de post production en Afrique de l’ouest».
Après 11 ans d’existence, Pictoon a fait son bonhomme de chemin en arrivant à bouleverser certaines habitudes sénégalaises en produisant des clips, fictions et des films et des animés pédagogiques. Les commandes proviennent de télévisions africaines et européennes, de maisons de disques, d’institutions publiques et d’organisations internationales comme l’Unicef. « Beaucoup de dessins animés européens sont fabriqués en Asie. Pourquoi l’Afrique n’aurait-elle pas aussi sa chance ? Les autorités ont compris que cela constituait un vecteur idéal pour faire passer des messages sanitaires : la lutte contre le paludisme, le sida ou le choléra », explique Pierre Sauvalle, qui réalise toutes ses productions en Français, en Anglais et en Wolof. Comme un symbole à son attachement au Sénégal ? Dès le départ, le directeur de Pictoon a compris que le Sénégal est un «hub culturel» et la richesse culturelle du pays est « énorme». L’environnement économique du pays a pesé durement sur la balance au moment de faire le choix entre l’Afrique du Sud, le Ghana et le Sénégal. «Comme c’est un programme d’envergure internationale, il fallait faire un bon choix. Cela étonne toujours les Africains et les Européens quand on leur explique que nous avons réalisé ça sur le continent noir Et comme en Afrique du Sud, la monnaie était très forte, j’ai pensé que Dakar pouvait être un bon choix et il l’est» sourit-il. Même si les désagréments ne manquent pas de ralentir la productivité de son studio avec les fréquents délestages. «Depuis toujours j’avais ce rêve: être le premier à réaliser des dessins animés en Afrique. Je ne dis pas que c’est facile.
Ici, les fréquentes coupures d’électricité nous obligent à renouveler notre parc informatique tous les ans, mais c’est important qu’il existe un regard africain sur le monde» dit-il. Le Mondial d’Afrique du Sud de 2010 est justement un excellent prétexte pour Pictoon de fournir un autre long métrage sur le football africain et faire connaître ses héros des terrains gazonnés.

Bocar Sakho (5).

(Pierre Sauvalle)

Senegal. Dakar città di cartoon

Stefania Ragusa, pubblica sul periodico ‘Nigrizia’, il seguente reportage:
«Le indicazioni, venendo dal Plateau, cioé da Dakar centro, sono: prendere la strada per l’aeroporto, superare la boulangerie Brioche Dorée e, all’altezza del murale con l’elefante, girare a destra. Non ci sono insegne nè numeri civici, ma qualcuno ci farà segnale. Così, puntualmente, avviene.
La mia meta è una palazzina bianca, che accoglie qualcosa di inusuale per la cintura metropolitana di una capitale africana: una casa di produzione di cartoni animati. Piccola, giovane ma qualificata e competitiva, Pictoon, esiste da otto anni, e ha dato i natali a eroi ormai popolari non solo nell’Africa francofona ma, anche, in Canada, Belgio e Francia: il griot Kabongo, che gira il mondo in compagnia della scimmietta Golo, e i Leoni Invincibili, le cui avvincenti avventure, ambientate nei campi da football, si intrecciano con le tematiche della vita quotidiana e riflessioni morali. Pictoon propone l’immagine di un’altra Africa: ironica, allegra e piena di saggezza e di risorse, in contrasto con le visioni cupe e appiattite sulle statistiche che la maggior parte dei media occidentali continua a diffondere. Pictoon, soprattutto, dimostra che è possibile, in Africa, realizzare produzioni di alto livello, in sintonia con la cultura e le tradizioni locali, creando reddito e opportunità di formazione e lavoro.

(Kabongo le Griot)

Kabongo e i Leoni nascono dall’incontro tra la matita del francocamerunese Pierre Sauvalle e l’abilità manageriale della senegalese Aida Ndiaye. Sauvalle ha 38 anni, dreadlocks che scendono quasi fino alla vita, e si è diplomato alla prestigiosa scuola di animazione Les Gobelines di Parigi. Ha lavorato negli Usa e in Europa. Ndiaye, invece, è una donna d’affari, pragmatica e concreta, che porta molto bene i suoi 50 anni e, prima di lanciarsi nel mondo dei cartoon, ha fatto l’agente della Xerox.

La chiacchierata con Sauvalle si svolge quasi integralmente nel suo ufficio, una piccola stanza disordinatamente creativa. Sulla scrivania, molti fogli con schizzi e appunti, un modernissimo mac e una riproduzione in gesso di Kabongo. Alle sue spalle, sul muro, ancora schizzi e prove per le tavole dei futuri cartoon.
«Da quando ero ragazzo avevo in testa l’idea di creare cartoni animati con soggetti africani», racconta. «Mi sembrava un modo originale ed efficace per parlare dell’Africa fuori dai luoghi comuni e dare un piccolo contributo per diffondere in un circuito più ampio la sua immensa tradizione orale. Inizialmente avevo pensato di fare base in Sudafrica. Ma mi sono reso conto presto che quello non era il posto giusto. Il costo della vita, per quanto inferiore a quello europeo, era comunque troppo alto per permettermi di realizzare un prodotto di qualità ma competitivo dal punto di vista economico. E il Paese era ancora troppo lacerato e sofferente per consentirmi di lavorare in serenità. Quello del cartoonist è un mestiere creativo. Per farlo servono stimoli e ispirazione. Per trovare queste cose io devo andare in giro, osservare, parlare con la gente, riscoprire le storie dell’infanzia. A Johannesburg tutto questo non era facile».

Il Senegal andava molto meglio, almeno per tre ragioni: la sua sensibilità e vivacità culturale, la relativa vicinanza all’Europa, il basso costo della vita. «Basta confrontare il prezzo dei biglietti aerei per rendersi conto del vantaggio di stare qui», dice. «Può sembrare un particolare di secondo piano, invece è fondamentale: i cartoni non vanno solo realizzati ma anche fatti conoscere e, per farlo, bisogna viaggiare molto». Il cinema d’animazione ha costi elevati. Lo sanno bene le aziende del settore europee che, non a caso, si fermano alla fase di pre-produzione e poi mandano a realizzare e sviluppare il prodotto in Asia o nell’Europa dell’Est. «Noi invece facciamo tutto a Dakar. Ed è questo che ci rende competitivi. Per intenderci: ogni tavola dei Lions costa qui meno di 1000 cfa. A Parigi o a Londra costerebbe sei volte tanto. Questo, unito all’alta qualità, ci permette di essere competitivi».

Lo stile dei cartoon made in Pictoon appare estremamente moderno. In realtà, come sottolinea Sauvalle, i personaggi sono spesso ispirati alle maschere e alle figure che ricorrono nell’arte africana.«Siamo partiti dall’arte tradizionale per raccontare storie di ieri ancora significative nel mondo di oggi. Le abbiamo attualizzate dando loro una nuova forma, ma i contenuti sono antichi. I bambini africani, come tutti i bambini del mondo, hanno bisogno di eroi positivi che accendano la loro fantasia. Ed è importante che tali eroi siano coerenti con il loro orizzonte culturale e non acquisizioni posticce. Per quanto riguarda il tratto, il disegno, abbiamo scelto di restare distanti tanto dalla rotondità e dalla fluidità disneyana quanto dalla rigidità e dal semplicismo dei cartoni giapponesi. Entrambi non si addicono all’Africa e per noi è importante essere riconoscibili».

Uno dei primi problemi che Sauvalle e Ndiaye si sono trovati ad affrontare è stato la mancanza di cartoonist e di altre figure professionali da coinvolgere nel progetto. Per fare cartoni animati, infatti, occorrono molti talenti e molte competenze. «Abbiamo pensato che il modo più pratico e utile per reperirli fosse organizzare corsi ad hoc. Così, nei primi anni, Pictoon ha lavorato soprattutto sulla formazione, offrendo agli stagisti un rimborso spese che permettesse loro di concentrarsi nello studio. Non si tratta comunque di un percorso facile. Un cartoonist completo deve essere in grado di riprodurre il corpo umano in tutte le sue forme, e per riuscirci occorre una solida preparazione nel disegno accademico. Inoltre deve apprendere le tecniche di animazione. E il lavoro che lo aspetta richiede pazienza e attenzione. Per dare un’idea: per realizzare un cartone di una ventina di minuti, è necessario preparare almeno 80mila disegni. Appena un quarto di essi sarà effettivamente utilizzato». I corsi durano due anni e continuano anche ora. Alcuni allievi sono andati per la loro strada. Ma molti lavorano ancora a Pictoon. Le persone formalmente assunte, oggi, sono venti, almeno un altro centinaio collabora regolarmente con l’azienda.

(Les Lions invincibles)

«Noi adesso puntiamo ad ampliare la rete commerciale», dice Sauvalle. «Vogliamo raggiungere il mercato anglofono e anche quello italiano. Il mercato estero è fondamentale per recuperare gli investimenti e continuare a crescere». E’ vero, infatti, che per quanto si riesca a limitare i costi, la spese sono comunque elevate. «Per esempio, più o meno ogni anno dobbiamo cambiare il sistema informatico». Per rientrare nelle spese Pictoon fa anche pubblicità e si occupa di altre produzioni. Non però produzioni qualunque. «Privilegiamo i lavori che hanno una componente etica. Se il nostro obiettivo fosse solo il profitto non saremmo certamente qui».

Lo scoglio più grosso in realtà non è economico e neanche strutturale. Sauvalle lo ribadisce mentre lasciamo il suo ufficio per andare a visitare il resto dell’edificio. «Talvolta va via la luce e siamo costretti a interrompere il lavoro. Ma questi sono dettagli. La vera, grande aspirazione di Pictoon è riuscire a battere il pregiudizio contro l’Africa, dimostrare che anche qui si può fare cultura. A noi le cose stanno andando bene. Abbiamo ottenuto molti riconoscimenti e avere contribuito a creare occupazione è una grande soddisfazione. Ma continuiamo a essere guardati come un’anomalia positiva, non come un’incoraggiante possibilità» (6).

(Pierre Sauvalle)

Cinéma: quand l’Afrique s’anime

Sul periodico ‘Jeune Afrique’, la giornalista Cecile Sow redige un lungo reportage sulla nascita dell’animazione africana scrivendo:
«totally produced in Africa.Premier studio d’animation 100% africain, Pictoon sortira en 2012 Lions invincibles, un long-métrage en préparation depuis six ans. Coût estimé du projet: 4 millions d’euros.
L’animation est un produit universel à large spectre de diffusion. Et l’Afrique est riche de contes et de légendes. C’est une manne providentielle pour la jeunesse», défend Pierre Sauvalle, cofondateur du studio Pictoon basé à Dakar (Sénégal), tandis que ses collaborateurs gardent le nez plongé dans leurs dessins. Depuis plusieurs mois, ils planchent sur le long-métrage d’animation Lions invincibles, un projet majeur soutenu par le footballeur ivoirien Didier Drogba. Treize ans après sa création à Dakar, Pictoon, premier studio africain d’animation, s’apprête à entrer dans la cour des grands.
L’aventure a débuté à Dakar à la fin des années 1990. Pierre Sauvalle, dessinateur, scénariste et réalisateur franco-camerounais formé notamment à l’École nationale d’arts Paris-Cergy et à l’école Gobelins, rencontre Aïda Ndiaye, avec qui il investit plus de 100 millions de F CFA (environ 152.000 euros) dans la création de Pictoon. En 2000, ils sortent leur première série, coproduite par Canal France international (CFI), Kabongo le griot. Les 13 épisodes de 13 minutes remportent un certain succès et, surtout, permettent aux deux associés de se faire (re)connaître dans le milieu fermé de l’animation. « Pierre est devenu une référence en Europe, en Amérique et en Asie, où il participe désormais à de nombreuses rencontres professionnelles », indique l’un de ses proches. Mais pour lui, cela n’est pas suffisant. Il rêve de voir ses films sur les écrans du monde entier. Les succès planétaires de Kirikou et du Roi lion, qui se déroulent en Afrique et ont amassé des millions de dollars de recettes (quelque 770 millions pour Le Roi lion, selon IMDB), l’autorisent à rester optimiste. En attendant, il faut gérer le quotidien.
Finances. Pictoon emploie de façon permanente dix agents chargés du développement et jusqu’à dix fois plus quand il y a des projets importants, comme en ce moment. Il s’agit essentiellement de dessinateurs. Les tarifs par feuillet sont inférieurs à ceux du marché international (30 à 100 euros minimum), mais pour l’entreprise, soumise à des tensions financières, il n’est pas toujours facile de joindre les deux bouts. « Pour assumer nos charges, nous sommes obligés de nous détourner de notre vocation en réalisant des spots publicitaires », explique Sauvalle, qui reste muet sur le chiffre d’affaires de Pictoon et déplore le manque d’intérêt des États africains pour l’animation. «Aux États-Unis, le dessin animé constitue 25 % de l’industrie de la production audiovisuelle, qui rapporte chaque année des milliards de dollars». Selon lui, au-delà des valeurs universelles pouvant être véhiculées par des histoires africaines anciennes et contemporaines « qui regorgent de modèles immortels », le dessin animé présente un intérêt économique : il permet de créer des emplois et de générer des recettes. Sur ce dernier point, il faudra faire preuve de patience… Mais en l’absence d’écoles spécialisées dans ce domaine, Pierre Sauvalle peut être fier d’avoir formé une centaine de jeunes aux métiers de l’animation.

Cécile Sow à Dakar (7).

Mario Verger

NOTE

(1) Festival del Cinema Africano, Milano 24 – 30 marzo 2003

(2) In viaggio con Kabongo. Incontro con Pierre Sauvalle, a cura di Annamaria Gallone, in Maria Silvia Bazzoli (a cura di), African cartoon. Il cinema di animazione in Africa, Il Castoro, 2003

(3) Giannalberto Bendazzi, Il cinema d’animazione africano, Mario Verger, Africartoons – Storia del cinema d’animazione africano, in Rapporto Confidenziale, Rivista Digitale di Cultura Cinematografica, 27/12/2010, http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=11442

(4) David Cadasse, Le dessin animé s’installe en Afrique. Interview de Pierre Sauvalle, Jeudi 25 avril 2002, http://www.afrik.com/article4341.html

(5) Bocar Sakho, STUDIO PICTOON DU SENEGAL, L’Afrique dans ses dessins animés, samedi 23 mai 2009

(6) Stefania Ragusa, Senegal. Dakar città di cartoon, Nigrizia, 11/09/2009 [link]

(7) Cécile Sow, Cinéma: quand l’Afrique s’anime, in Jeune Afrique, 23/07/2011

(Pierre Sauvalle e Aïda Ndiaye)

Studio Pictoon Address:

Pictoon BP 3671 Dakar Sénégal
email: pictoon@telecomplus.sn
Contact Aida Ndiaye & Pierre Sauvalle
Tél. : 00 221 824 58 09
Fax : 00 221 824 57 97

Collegamenti

(Reportage sullo studio Pictoon e intervista a Pierre Sauvalle)
Africa Open for Business, Senegal – Youtube

Studio d’animation Pictoon de Dakar – Dailymotion

ASL cartoon: “The General Assembly of Diseases” (a Scenarios from Africa film) – YouTube (English Version)

Kabongo le griot – YouTube

kabongo le griot – Dailymotion

Lions Invincibles – Youtube

“Les Lions Invincibles”  – Pictoon

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