Io sono l’amore > Luca Guadagnino

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Finalmente una boccata d’ossigeno. Mi rendo conto subito di quanto poco ci voglia a rendermi felice. Basta una storia semplice, una buona fotografia, cura nella scelte delle location, una recitazione che non sembri uscita dalla peggiore fiction e una regia presente, coraggiosa e che non sconfini nell’autoerotismo. Non mi sembra di chiedere molto. Io sono l’amore. Un film, Cinema delle pause, delle assenze, dei silenzi. Ma anche delle angosce, dell’ ardire e delle pruriginosità. La storia è di quelle semplici, viste mille volte, un dramma borghese, molto borghese. Il mito del buon selvaggio che copula con l’ape regina portandola via dall’arnia. La regia di Guadagnino è kitsch, si muove sempre sul confine della volgarità grammaticale, l’uso dello zoom è sfacciato, i movimenti di macchina iniziano spesso nel bel mezzo di un’inquadratura statica, il fuoco cambia velocemente e tutto sembra suggerire una ricerca interessante, ho apprezzato. La macchina da presa è libera, inizialmente tentenna poi si muove senza limiti, senza freni, come la protagonista. Il film ad un certo punto cambia marcia, cambia registro, cambia ambiente. Immaginatevi un Tarkovskij pruriginoso, che passi dal vento che scuote le foglie a due corpi avvinghiati. La somiglianza tra Tilda Swinton e Margareta Terechova e il fatto che la protagonista del film sia Russa, mi fa pensare alla volontà di rendere omaggio al maestro senza però copiarne lo stile, che anzi spesso risulta all’estremo opposto. Noto la fuga nella dacia, il contatto con la natura, la passione per le opere monumentali, che siano l’esterno del Duomo , l’interno della chiesa per l’addio al marito o la splendida villa di famiglia. Quando la Swinton sveste i panni borghesi e indossa un fazzoletto legato come fosse un cappello, svela il suo essere, le sue origini, la Russia. Sia chiaro, non esiste alcun parallelo praticabile tra i due registi. La storia è sicuramente la parte meno convincente, a tratti(soprattutto nella parte iniziale) presenta delle ingenuità e alcune casualità o reazioni troppo prevedibili ne smorzano l’impatto visivo. In alcuni momento ho temuto venisse fuori la Melissa P. che è in Guadagnino, finendo per dare troppa importanza a turbe sessuali, dinamiche adolescenziali e esplosioni ormonali . Ho apprezzato il coraggio e le scelte stilistiche del regista, mai di maniera ma piuttosto al servizio della storia e soprattutto dei personaggi che vengono quasi pedinati dalla macchina da presa, alle volte fino all’intimità del cesso(retaggio, non il cesso, di un neorealismo mai smaltito) ma con uno stile tutto sommato originale e solo a tratti eccessivo. Il finale risulta un po’ sbrigativo e fondarlo su un accidente mi è sembrata una forzatura. Detto questo ho apprezzato il film, decisamente. Luca Guadagnino ha uno stile deciso e la sua narrazione scorre fluida se si escludono alcuni snodi e semplificazioni, l’eleganza formale rende il tutto molto gradevole e le sporcature che infila qua e là servono a valorizzare le sequenze meno ardite ma ugualmente ricercate. La recitazione è molto equilibrata, la Swinton l’ho trovata molto credibile e capace di mostrare i vari stati d’animo in maniera egregia. Ho apprezzato di meno Gabbriellini che mi ricordava, purtroppo, Ovosodo ogni volta che apriva bocca. Il finale è lirico, musica a tutto volume e lacrime facili, decisamente non allo stesso livello del resto della storia, mentre invece ho apprezzato la fuga degli amanti nell’immagine conclusiva. Mi ha fatto piacere vedere un film di Cinema vero, Italiano e che non abbia almeno 60 anni. Non siamo di fronte ad un capolavoro ma ad un film assolutamente gradevole, godibile, curato, esportabile. Mi sento di promuoverlo a pieni voti. Io sono l’amore è stato presentato nella sezione “Orizzonti” della 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e successivamente presentato, come unico film italiano, al Sundance Film Festival 2010. Ha ottenuto tre nomination ai premi Alabarda d’oro 2010 vincendo quello come miglior regia. Ha vinto il Nastro d’argento europeo a Tilda Swinton, ai Nastri d’argento 2010.
Ha rappresentato l’Italia ai Golden Globe 2011 nella categoria “Miglior film straniero” e il 14 dicembre 2010 ha ottenuto la nomination nella categoria, come anche al BAFTA 2011.
Il 25 gennaio 2011 ottiene la nomination dall’Academy al Premio Oscar nella categoria Migliori Costumi. Martin Scorsese interrogato a proposito del Cinema Italiano attuale ha detto: “Recentemente ho visto pellicole interessanti, come quelle di Vincenzo Marra, o Gomorra di Matteo Garrone, o Io sono l’amore di Luca Guadagnino. Sono autori interessanti, che possono ispirarmi, che cercano un nuovo stile. Bisogna incoraggiarli: perché danno speranza. Anche a un autore come me “. Ha ragione Martin, bisogna incoraggiarli.

Lo stile narrativo di Guadagnino è decisamente ardito, kitsch.
Rasenta a tratti la volgarità grammaticale ma senza mai finirci dentro.
Un equilibrio sostanziale tra sfogo e repressione ha prodotto un ottimo film.

Mr. Arkadin


Io sono l’amore
(Italia/2009)
Regia, soggetto: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Luca Guadagnino, Barbara Alberti, Ivan Cotroneo, Walter Fasano
Musiche originali: John Adams
Fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Walter Fasano
Scenografia: Monica Sironi
Costumi: Antonella Cannarozzi
Interpreti principali: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Diane Fleri, Maria Paiato, Marisa Berenson, Waris Ahluwalia, Gabriele Ferzetti
120′

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