A Dangerous Method > David Cronenberg

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David Cronenberg
“A Dangerous Method” e il cinema “pericoloso”

Esiste da sempre, nelle opere di Cronenberg, un percorso stilistico e tematico, quello della mutazione del corpo e della mente. Corpo non inteso soltanto come involucro, ma come contenitore vuoto, pronto per essere riempito o “infettato” dai percorsi dell’evoluzione, della psiche, della scienza, dalla sessualità, dalla tecnologia e dai cambiamenti sociali che essa genera.
Personalmente immagino “A Dangerous Method” come un progetto che dovrebbe trovarsi a monte dell’intera opera del regista canadese, pur essendo giunto ad una cinematografia più patinata e d’autore, che tanto rendono felici i critici festivalieri, rispetto alle prime opere, sicuramente più grezze ma non per questo meno forti e di rottura. Un progetto atto a decifrare, attraverso linguaggi cinematografici solo apparentemente distanti tra loro (fantascienza, dramma, noir) il cambiamento e la mutazione dell’uomo e la società che lui stesso, che tutti noi, abbiamo contributo a creare. In fondo che cos’è la descrizione del complesso rapporto tra il giovane psichiatra Carl Jung e il suo maestro Sigmund Freud, segnato tra momenti di isteria e forbite disquisizioni sulla psicanalisi, se non la genesi di un cambiamento, di una mutazione, nel percorso di trasformazione dell’uomo stesso, verso confini della mente fino ad allora inesplorati ? La prima definizione di “controtransfert” nella storia della psicoanalisi formulata nei primi del ‘900 da Freud, in una lettera inviata a Jung, sarà l’inizio del “cambiamento” , grazie ai diversi approcci e metodi dei due, con un rapporto che inizialmente parte da allievo-maestro per arrivare allo scontro, che grazie all’interpretazione di Jung del sentimento di “controtransfert”, riterrà possibile recuperare informazioni sulle dinamiche profonde del paziente, dell’uomo, in altri modi difficilmente reperibili. Essendo un fan accanito di Cronenberg, e quindi probabilmente non sempre coerente, non posso esimermi dall’aver trovato “A Dangerous Method” un altro tassello fondamentale della sua opera e del cinema tutto, dove ritorna preponderante anche il tema della sessualità, pur facente parte della storia e del’evoluzione del rapporto tra Freud e Jung e dell’ “uomo”, grazie alla presenza di Sabina Spielrein , che si frappone tra loro come icona stessa di quella sessualità che entrambi stavano studiando, interpretata da Keira Knightley con una maschera da grande attrice che rende onore allo stato di grazia di Michael Fassbender e di Viggo Mortensen, ormai assurto al ruolo di attore feticcio di Cronenberg.
La mia idea, sulla quale mi aspetto opinioni contrastanti, di immaginare “A Dangerous Method” come il percorso iniziale dell’intera cinematografia del canadese, nasce da quella che ho sempre percepito come la sua personalissima esplorazione dell’uomo di fronte alla mutazione del corpo, dell’infezione e contaminazione, non solo biologica, dove sempre l’elemento psicologico è legato a doppio filo con quello fisico, muovendosi attraverso tematiche sociali profonde. In quello che ritengo uno dei film più importanti, non solo dal punto narrativo e stilistico della storia del cinema, “Videodrome”, Cronenberg precorre con circa 30 anni di anticipo, i pericoli della tv commerciale e propagandistica, dove l’unico diktat possibile è quello che esce dalla bocca del protagonista, un James Woods proprietario di un piccolo canale televisivo mentre visiona un nuovo programma da mandare in palinsesto: “Quello che serve a noi è qualcosa di forte!” La storia si dipanerà in una vorticosa e pericolosa parabola fantascientifica, dove il Videodrome del titolo è un segnale televisivo capace di creare allucinazioni nello spettatore, di modificare la realtà, da cui nemmeno il protagonista, pur rendendosi conto del pericolo, ne rimarrà immune, cercando di capire il “potere” che si cela dietro la genesi del pericolo di trasmissioni che modificheranno mode, costumi e comportamenti per i decenni successivi.
Gli altri segnali della “mutazione”, nei suoi primi film, si incentrano sulla modifica del corpo umano non solo da parte della scienza (“The Fly” – “La Mosca”), ma addirittura dalla chirurgia estetica, pronta a generare epidemie di massa e radicali (“Rabid”), profondi cambiamenti nella borghesia che muteranno il tessuto sociale come un virus (“Shivers” – “Il demone sotto la pelle”). Un discorso che prosegue nelle riletture di due romanzi difficilmente cinematografici come “Naked Lunch” – “Il Pasto Nudo” e “Crash”, tratti o per meglio dire ispirati rispettivamente ai romanzi cult di W. Burroughs e J. Ballard, avvicinabili per tratti comuni con il sublime “Inseparabili” in cui due gemelli ginecologi condividono ogni cosa nella vita e si lasciano trascinare in una spirale di codipendenza e uso di droga, la stessa droga ( le droghe provate da Burroughs che sono alla base del suo linguaggio cut-up e la stessa ricerca di adrenalina che percorre il romanzo di Ballard e la trasposizione cinematografica di Cronenberg) che diventa la ricerca del rischio, l’ennesima trasformazione sociale scaturita da una necessità di spingersi oltre le regole imposte dal mondo odierno , fino ad arrivare ad annullare se stessi e reinventare il proprio passato e la propria identità, per riuscire a rigenerarsi e sopravvivere, come nei capolavori “A History of Violence” e “Eastern Promises” – “La promessa dell’assassino”. Temi questi, legati a filo doppio con l’amore impossibile che diventa esso stesso una droga (“M. Butterfly”), le allucinazioni di un mondo parallelo del gioco virtuale di “Existenz” e dei suoi diversi livelli di realtà (onirica o migliore di quella quotidiana ?).
“Spider” sembrava apparentemente chiudere un cerchio, sui tormenti della malattia mentale interpretata sempre come fuga dalla realtà odierna e dal male da cui si tenta di fuggire, ma riporta direttamente a “A Dangerous Method”. La mutazione, nella “poetica” cronenberghiana, come i virus, il travestimento, la scienza, il quinto potere sono, a mio parere, visti come fenomeni atti alla generazione della continua evoluzione (specialmente nelle sue prime opere, in cui si annidava il pericolo della sviluppo della scienza e del disfacimento della società in cui viviamo, da sempre uno dei temi di certo cinema “fanta-horror sociale” di grandi e spesso denigrati registi come Carpenter e Romero, ad esempio) dell’uomo e dei cambiamenti che la società stessa impone.
Per chi volesse approfondire, in modo sicuramente più didattico e meno personale di quanto io abbia scritto, consiglio i libri “Corpi in mutazione. Dal cinema di David Cronenberg alle esperienze tecnomutative” e “David Cronenberg” di Gianni Canova.

Roberto Gallino


A Dangerous Method
(Canada-Germania-UK-Svizzera/2011)
Regia: David Cronenberg
Soggetto: John Kerr (dal suo libro “A Most Dangerous Method”)
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Musiche: Howard Shore
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Ronald Sanders
Scenografia: Gernot Thöndel
Costumi: Denise Cronenberg
Interpreti principali: Viggo Mortensen, Keira Knightley, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey
99′

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