Antropophagus > Joe D’Amato

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C’era un tempo in cui in Italia si facevano film coraggiosi, estremi, a volte insopportabili. Venivano censurati, odiati e amati, e non erano nemmeno perfetti nella scrittura e nella recitazione (e in alcuni casi anche nella regia – ma a quel tempo c’erano degli artigiani del cinema che oggi ce li sogniamo). Eppure osavano, e, in un modo o nell’altro, uscivano vincitori evitando di cadere nell’oblio della banalità cinematografica.
Da questo punto di vista, “Antropophagus” di Joe D’Amato (al secolo Aristide Massacesi) rappresenta un caso emblematico: pur avendo raccolto un pugno di mosche al botteghino, il film col tempo si costruisce una certa reputazione, diventando in breve tempo il capolavoro assoluto del gore all’italiana.
Pur entrando a pieno titolo nel filone del cannibal-movies, “Antropophagus” trova una sua indipendenza dal genere grazie innanzitutto al cambio di location che, dall’impervia foresta amazzonica, passa ad una labirintica isola greca, teatro assolato e brullo, perfetto per raccontare con originalità i classici squartamenti che fanno parte del genere. Un altro elemento originale è il cambio di movente: distanziandosi dai più classici cannibal-movies che vedono i soliti indigeni sbranare ignari esporatori/turisti, in “Antropophagus” troviamo un solo villain, che sembra attingere (anche iconograficamente) al Mike Myers dell'”Halloween – La notte delle streghe” di Carpenter, con un viraggio però verso un horror più spinto, sporco, rozzo e viscerale. Il villain interpretato da George Eastman (anche autore della sceneggiatura con Joe D’Amato) è un mostro raccapricciante, capace delle peggiori nefandezze, ma giustificato da un passato crudele.
D’Amato dirige inconsapevolmente il suo film più riuscito e coraggioso, che non nega niente allo spettatore (vedi il feto strappato dal ventre materno e poi mangiato), approdando alla fine ad una delle sequenze migliori del nostro cinema horror (ed anche una delle più citate), dove il mostro si ciba delle sue stesse viscere: il tripudio del cannibalismo!
A parte Eastman decisamente in parte (il suo sguardo allucinante è irripetibile), il resto degli attori non fa granché, ma che ci volete fare… erano lì per farsi sbranare! Tra attori più o meno conosciuti, ritroviamo i nomi di un’irriconoscibile Serena Grandi (al suo primo ruolo importante) e della giovanissima Margaret Mazzantini che, prima di diventare scrittrice, interpreta la bambina cieca che si fa sbranare dal mostrone.

Matteo Contin

Antropophagus
(titoli internazionali: “The Grim Reaper”, “The Zombie’s Rage”, “The Savage Island”. Italia/1980)
Regia: Joe D’Amato [Artistide Massaccesi]
Soggetto, sceneggiatura: George Eastman [Luigi Montefiori]
Musiche: Marcello Giombini
Fotografia: Enrico Biribicchi, Joe D’Amato
Montaggio: Ornella Micheli
Scenografia, costumi: Ennio Michettoni
Interpreti principali: Tisa Farrow, Saverio Vallone, Vanessa Steiger (aka Serena Grandi) [Serena Faggioli], Margaret Donnelly [Margaret Mazzantini], Mark Bodin, Bob Larson, Rubina Rey, Simone Baker, Mark Logan, George Eastman [Luigi Montefiori], Zora Kerova [Zora Ulla Keslerová]
90′

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