Suspiria > Dario Argento

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Susy Benner è una ragazza americana che, per perfezionare la sua tecnica di ballerina, decide di andare a Friburgo presso una delle più celebri scuole di danza europee. Sin dalla prima notte iniziano ad accadere fatti strani: alcune studentesse vengono uccise in modo scabroso e i comportamenti delle insegnanti non sempre sono così limpidi e chiari. Susy si ritroverà involontariamente ad indagare sulle vicende, scoprendo un tessuto di stregoneria e riti magici che serpeggia nei sotterranei della scuola.
Primo capitolo della trilogia delle Tre Madri, “Suspiria” si presenta al pubblico italiano e mondiale come qualcosa di completamente innovativo nell’approccio all’horror moderno. Riprendendo l’idea del cinema espressionista e dei primi horror della Hammer dove la scenografia faceva parte del terrore e spesso si rivelava messa in scena di anime e psicologie, Dario Argento costruisce una sorta di delirio scenografico neo-gotico, dove le perfette geometrie dell’architettura dell’accademia, stringono e occludono i personaggi, li strascinano nei loro vortici spigolosi in una valle di spospiri e lacrime e dolore. Grande importanza assumono quindi i colori e la fotografia, a cui Argento presta molta attenzione. Anch’essa è usata in modo espressionista, completamente escluso dalla realtà, ma non per questo irreale nel suo terrore e nei brividi che riesce a creare. Con la luce sul set, Argento crea una sorta di seconda dimensione, di immagini sovrapposte a quelle reali, dove i colori non diventano sfumature ma tagli netti sui personaggi, dove gli abbinamenti di colori forti come il rosso e colori freddi come il blu o il verde, suscitano visioni di una violenza visiva che forse solo Kubrick era riuscito a farci provare con il suo “Arancia meccanica”. I colori sono volutamente enfatizzati da una fotografia costruita su due livelli, uno del buio e uno degli effetti di luce, come a tagliare fuori da ogni speranza la salvezza della protagonista.

L’uso poi del formato Technicolor per la pellicola (metodo oramai troppo costoso e caduto in disuso), non fa altro che dare più lucentezza e più brillantezza ai colori forti che dominano le scene. Dario Argento qui dimostra tutte le sue abilità tecniche con una regia perfetta in ogni suo movimento, esasperata nei movimenti di macchina complessi, nei piani sequenza, negli stravolgimenti della visione. Distorcendo e modificando ciò che vediamo, Argento porta la realtà cinematografica su altri livelli, verso un cinema così formalmente ordinato ed estremo, eppure capace di sfociare nel terrore puro, nell’irrazionalità più dura e cruda (capace nonostante questo di mantenersi su un buon livello di realismo magico).
Se proprio un difetto va rintracciato in “Suspiria”, è lo stesso difetto che potremmo rintracciare nelle recenti opere del regista romano e che in fondo l’ha portato al lento declino cui assistiamo impotenti da ormai un ventennio. E’ la sceneggiatura (scritta dallo stesso Argento con la moglie/attrice Daria Nicolodi) che non convince del tutto, che spiega sommariamente e con un po’ troppa semplicità tutte le vicende. C’è da dire però che con atmosfere come quelle create per “Suspiria”, la sceneggiatura passa quasi in secondo piano davanti al delirio di immagini e di suggestioni visive cui Argento ci sottopone. E’ interessante notare come il regista romano cambi bruscamente direzione della sua carriera e del suo fare cinema. Solo due anni prima aveva diretto “Profondo rosso”, quello che potremmo definire il capolavoro della prima parte della sua carriera, quella caratterizzata dagli elementi thriller e di suspense che si rifanno chiaramente ai lavori di Hitchcock. “Profondo rosso”, nonostante l’ottima tecnica, è prevalentemente un film di sceneggiatura, dove l’intreccio e la sua risoluzione sono il principale basamento su cui si appoggia l’attenzione dello spettatore. “Suspiria” è, pur essendo l’evidente evoluzione di un bisogno registico già espresso nel film precedente, l’esatto contrario, è il dominio della visione e dell’immagine su tutto, con il risultato di ottenere un vero e proprio stupro sensoriale con l’abbinamento tra immagine e sonoro (qui rappresentato dall’eccezionale colonna sonora composta dai Goblin in collaborazione con lo stesso Argento).
La trilogia delle Tre Madri è proseguita nel 1980 con “Inferno” e solo nel 2007 è terminata con il disastroso “La terza madre”.

Matteo Contin

Suspiria
(Italia/1977)
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi
Cast: Jessica Harper, Miguel Bosé, Alida Valli, Flavio Bucci

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