Attack the Block > Joe Cornish

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Guardare “Attack the block” subito dopo aver visto “Super 8″ ci fa capire molte cose sullo stato della fantascienza. Laddove in “Super 8″ la fantascienza era solo l’enorme contorno di un romanzo di formazione prettamente americano/spielberghiano (con tutti i suoi pregi e difetti), “Attack the block” è invece il sunto cinematografico dei temi e degli stili con cui la fantascienza ha vissuto nelle televisioni della Gran Bretagna. Due idee di fantascienza simili ma con alcune differenze: quella statunitense (e cinematografica), altamente spettacolare, che prende a modello la realtà rielaborando sentimenti, luoghi e psicologie a favore di un messaggio, e quella inglese, che vive invece di budget più bassi e che non rielabora la realtà, ma la sfrutta così com’è per inserirvi elementi fantascientifici. Il messaggio in questo caso non è obbligatorio, quello che conta è il percorso dei personaggi.
E’ per questo che “Attack the block” risulta essere ancora un film migliore di quello che ci si poteva immaginare. Prendendo a modello Misfits (ma anche Skins), il film di Joe Cornish (anche autore della sceneggiatura), ha come protagonisti non dei timidi ragazzini in cerca dell’amore, ma un gruppo di adolescenti sbandati ed eccessivi dediti a piccoli furti e all’uso di droghe, personaggi in cui si legge il bisogno di fumettizzarsi (le armi che usano, la caratterizzazione di sé stessi attraverso i vestiti, le frasi ad effetto). E l’arrivo degli alieni sulla Terra, se da un lato permette al loro egoistico eroismo di emergere, dall’altro li annulla come personaggi e li fa emergere come persone. La sceneggiatura (proprio come quella di “Super 8″), dà del suo meglio proprio nel descrivere le relazioni tra i personaggi e il loro modo di reagire a questo inaspettato evento. Colpisce, ad esempio, il delicato realismo con cui Cornish descrive l’atipico rapporto tra Sam e Moses (merito anche del buon lavoro dei due attori).
Sfruttando la labirintica architettura di un quartiere periferico, Cornish costruisce anche un ottimo film d’azione, ricco di suspense e con un notevole ritmo, supportato da una regia migliore di quella che ci si aspetta e che, affidandosi alla sapiente direzione della fotografia di Thomas Townend, sfrutta con mestiere un’atmosfera horror suggestiva ed originale.
I bear-wolf-gorilla-motherfuckers poi, sono in definitiva le creature aliene migliori dell’ultimo decennio. A metà tra dei lupi e delle scimmie, non hanno occhi ma sono dotati di una dentatura fosforescente, mentre il loro corpo è nero, ma di un nero senza ombre o sfumature, tanto da farli sembrare delle creature bidimensionali. Fanno paura, senza se e senza ma. Non tanto per le fauci luminose o per la loro ferocia, ma perché sono fatti di un nero dello stesso colore delle profondità dell’universo, un nero che sembra il nulla. Niente poi viene spiegato: rimaniamo soli con un fatto e con le reazioni dei personaggi. Joe Cornish dirige un film fantascientifico da un punto di vista metropolitano, con un finale che ci fa ricordare ancora quanto in un film, più che la storia, siano importanti i personaggi.

Matteo Contin

Attack the Block
(USA-Francia/2011)
Regia, sceneggiatura: Joe Cornish
Interpreti principali: Cast: Jodie Whittaker, John Boyega, Nick Frost


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