Liberdade > Gabriel Abrantes, Benjamin Crotty

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Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.80

Liberdade
Gabriel Abrantes, Benjamin Crotty
Portogallo – 2011 – DCP – portoghese – colore – 17’
Prima mondiale a Locarno 64 (Pardi di domani, Concorso internazionale)
di Alessio Galbiati

Luanda, Angola. Liberdade, un ragazzo angolano, sta con Betty, che è cinese. I due giovani amanti cavalcano le burrasche dell’adolescenza in un viaggio che li porterà a vedere i più incredibili paesaggi urbani e naturali dell’Angola: dal karaoke cinese di Shangai Bahia al cimitero delle navi di Santiago Beach. Attraverso questa esplorazione, Liberdade e Betty tentano di forgiare la loro identità e di confrontarsi con la loro appartenenza etnica.

Gabiel Abrantes è fra i più interessanti giovani filmmaker contemporanei (ovviamente l’affermazione è opinabile, come qualunque altra, figuriamoci se si parla di cinema), il suo stile film dopo film comincia a farsi chiaro e sempre più preciso, a strutturare una poetica riconoscibile, una visione del mondo per immagini tutta cinematografica di stampo “tropicalista”. Nel 2010 ha fondato a Lisbona la casa di produzione cinematografica “A Mutual Respect”, giovane realtà produttiva impegnata nella produzione a basso costo di cinema sperimentale, attenta all’innovazione del linguaggio cinematografico. Quello di Abrantes è un cinema complesso nella sua vorticosa riproduzione di schemi narrativi ricorsivi, nel suo cinema infatti tornano temi e situazioni, come pure il fatto di firmare ogni sua pellicola con co-registi differenti (in questo caso Benjamin Cotty, più di frequente Daniel Schmidt), quasi a voler sottolineare l’impossibilità ontologica d’essere autore singolo d’un opera cinematografica. Nel suo cinema tendono a porsi polarità, mondi distanti, visioni differenti, che per un qualche motivo capitano una di fronte all’altra, il tutto entro set naturali straordinari che lasciano stupefatto lo spettatore. Sotterraneo corre pure un continuo conflitto di classe, fra i personaggi e la società o fra gli stessi.

“Liberdade” ci racconta la storia d’amore fra due giovani di differenti origini etniche e sociali in fuga, per amore o forse solo per assaporare un anelito di libertà, dalla disumana bellezza decadente della città di Luanda. Il cortometraggio si apre sulla cima di un incredibile grattacielo abbandonato, scheletro urbano devastato dall’incuria, mai finito, occupato da una massa umana indistinta, e poi scende a capofitto per le strade della città. Alto/basso. Poi corre fuori dalla città per tuffarsi nel mare, giungendo a Santiago Beach, set naturale di una inconcepibile bellezza, composta da enormi navi mercantili abbandonate sulla riva con lo scafo mangiato dalla salsedine. Dentro/fuori, uomo/natura. Liberdade e Betty si amano, ma non parlano nemmeno la stessa lingua, si abbracciano stretti sul motorino che li porta fuori dalla città, si guardano in riva al mare, vivono una muta complicità, un amore silenzioso che non cerca nulla e non pretende alcunché tranne la dolcezza di un sentimento puro.
Pur se “piccolo”, il cortometraggio non è certo privo di mezzi, sono infatti molte le inquadrature aeree della città di Luanda, parecchie pure le scene con un gran numero di attori e molti pure i set in cui il cortometraggio si svolge.
Come nelle sue opere precedenti non è semplice individuare il senso di queste peregrinazioni della macchina da presa, ma è proprio nel senso sfumato di queste sue trame sfilacciate e trasognanti che risiede il fascino di un cinema che ricorda il tropicalismo brasiliano degli anni ‘60 e ‘70, venato da una visione politica della società e della natura stessa del mezzo cinematografico, cioè un cinema estetizzante ma rabbioso, sempre pronto a denunciare la meschinità d’una visione borghese della vita.

AG

Liberdade
Regia, sceneggiatura, montaggio: Gabriel Abrantes, Benjamin Crotty • Fotografia: Eberhard Schedl • Interpreti: Wilson Teixeira, Betty Meixue • Produzione: A Mutual Respect Productions, Lisbona • Paese: Portogallo • Anno: 2011 • Durata: 17’

Gabriel Abrantes nasce nel 1984 nel North Carolina. Nel 2008, i suoi cortometraggi “Olympia I/II” vengono selezionati al Festival IndieLisboa, dove, l’anno successivo, vince il New Talent Fnac Award con “Visionary Iraq” (2009). Attualmente vive e lavora a Lisbona, dove sta lavorando al suo primo lungometraggio, che tratta dell’immigrazione cinese in Angola. A Port-au-Prince, Haiti, stanno per iniziare le riprese per il suo prossimo cortometraggio. “A History of Mutual Respect” (vedi: www.rapportoconfidenziale.org/?p=9673) è stato presentato a Locarno nel 2010, dove si è si aggiudicato il Pardino d’oro del Concorso internazionale Pardi di domani. A Venezia 68, nel 2011, è stato in concorso nella sezione Orizzonti con il film “Palácios de Pena”, ancora un volta co-diretto insieme a Daniel Schmidt.

Nato a Spokane (Washington, Stati Uniti) nel 1979, Benjamin Crotty studia arti figurative a Yale e alla Slade School of Fine Art di Londra. Si trasferisce poi in Francia, dove si laurea in storia dell’arte all’Université Charles de Gaulle Lille 3 e si specializza a Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains. Le sue opere, come per esempio “Visionary Iraq” (2008), sono mostrate in varie esposizioni in Svizzera, Francia, Portogallo, Repubblica Ceca, Islanda e Stati Uniti. Benjamin Crotty vive e lavora a Parigi.
 

Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.80

 

 

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