Dernière séance (Last Screening) > Laurent Achard

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articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero35 – Speciale Locarno 64. Pagg. 36-37

Dernière séance
Laurent Achard

“Last Screeing” / Francia / 2011 / colore / francese / 90′ / 35mm
64. Festival internazionale del film Locarno – Concorso internazionale
Prima mondiale

Il giovane Sylvain dedica la propria vita a un cinema di quartiere condannato alla chiusura e vive nello scantinato della sala di cui è programmatore, proiezionista e cassiere.
Ogni notte, dopo l’ultimo spettacolo, esce per compiere un rituale omicida.

Sottolineato a suon di fischi dagli spettatori, che lo hanno anche sbeffeggiato nel corso dell’incontro con il regista, accusato da alcuni giornalisti di essere stato inserito in concorso a Locarno perché prodotto da Sylvie Pialat (presente al festival per l’omaggio dedicato a suo marito, lo scomparso regista Maurice Pialat), il film di Laurent Achard – che nel 2006 aveva ottenuto il Pardo d’oro come migliore regista per “Le dernier des fous” – offre in realtà più motivi di interesse di quanti se ne possano cogliere a una prima visione distratta.
A condizione di voler sottostare al suo gioco.
Achard dichiara di avere voluto realizzare un film di genere – un omaggio al giallo all’italiana nella fattispecie – giocando con i codici del genere stesso, e di non essere affatto interessato alla psicologia dei personaggi. Non c’è da credergli perché in realtà, se l’assunto del film è fragile come spesso lo erano quelli dei film che lui avrebbe preso a modello (che però compensavano con una notevole dose di morbosità e scene di grande effetto), non lo sono affatto le atmosfere né la psicologia del suo personaggio principale e delle donne che nel film appaiono fugacemente, spesso  poco più del tempo strettamente necessario ad essere uccise. Infatti, nessun personaggio è abbozzato e nemmeno fortemente caratterizzato come il genere di riferimento imporrebbe. In questo senso, valga l’esempio della tassista che canta al karaoke commuovendosi nel corso della sua sgangherata interpretazione, un’immagine che in pochi tratti rivela molto.
Andando per ordine, Sylvain è il gestore di una sala di quartiere di Parigi, che però ricorda un paesino di provincia più che un angolo di metropoli. La programmazione, a dispetto dei manifesti affissi all’esterno (“Last Days” di Van Sant, “La captive” di Chantal Akerman), è limitata a “French Cancan” di Jean Renoir – storia di un impresario teatrale che trasforma una lavandaia in una star del Moulin Rouge – proiettato per un pubblico composto nella maggior parte dei casi da una sola persona. Mentre trascorre le giornate e le notti dentro il cinema, nella cui cantina si è rimediato uno spazio nascosto per dormire, dedica le sue serate alla ricerca di donne da uccidere. Alcune scene, giusto dei quadri, mostrano in retrospettiva episodi della sua infanzia, trascorsa con una madre maniaca del cinema che gli impone dialoghi di film da imparare a memoria.
Il proprietario della sala, non sorprendentemente insoddisfatto degli incassi, decide di chiudere per venderla, dando la stura definitiva alla follia di Sylvain, che non solo non avrà più un posto dove vivere e mostrare il suo film preferito, ma nemmeno per ospitare la sua particolarissima galleria di ritratti di star femminili del passato.
Achard lavora in maniera molto fine sulle atmosfere, che richiamano alla mente il Claude Chabrol dell’Ispettore Lavardin, più che Dario Argento (citato dal regista come influenza, così come “Femmes femmes” di Paul Vecchiali in cui due attrici mature si isolano progressivamente dalla realtà), aiutato in questo dal direttore della fotografia Sabine Lancelin, sua complice nel comporre scene di particolare bellezza e impatto, ferme come dipinti, e dagli addetti ai suoni Mikaël Barre e Xavier Griette.
Se Sylvain non mostra particolari emozioni – se non quando parla del suo film preferito, unici momenti di umanità – Achard le lascia trasparire tra una sottigliezza cinefila e l’altra.
Una menzione la merita il protagonista Pascal Cervo – già con Achard nei suoi precedenti due lungometraggi, “Plus qu’hier moins que demain” (1998) e il citato “Le dernier des fous” (1996) – che con un lavoro di sottrazione dei movimenti e della mimica facciale riesce a donare al suo personaggio un’inquietudine profondamente disturbante.
“Dernière séance” è un film ricco di suggestioni che chiede allo spettatore lo sforzo di accettare le sue numerose incongruenze (o di trovare nella storia un proprio senso, come il regista esplicitamente richiede) per ripagarlo con non poche delizie cinefile, un personaggio anomalo, l’interpretazione impagabile di Pascal Cervo e alcune scene che si imprimono nella mente.
Probabilmente, l’inserimento nel Concorso Cineasti del presente, anziché quello internazionale, gli avrebbe giovato a livello di accoglienza e attenzione da parte del pubblico.

Roberto Rippa

Dernière Séance (Last Screening)
Regia: Laurent Achard • Sceneggiatura: Laurent Achard, Frédérique Moreau • Fotografia: Sabine Lancelin • Montaggio: Jean-Christophe Hym • Suono: Mikaël Barre, Xavier Griette • Interpreti principali: Pascal Cervo, Charlotte van Kemmel, Karole Rocher, Austin Morel, Mireille Roussel • Produzione: Les Films Du Worso, Parigi • Coproduzione: Arena Prodictions, Mikros Image, Dragon 8 • Diritti mondiali: Les Films du Losange, Paris • Lingua: francese • Paese: Francia • Anno: 2011 • Durata: 90’
www.filmsdulosange.fr/inter/uk_lastscreening

Laurent Achard, 1964, realizza “Qu’en savent les morts?”, suo primo cortometraggio, nel 1992. Seguono “Les dimanches ou les fantômes” (1994) e “Une odeur de géranium” (1997), entrambi premiati al Festival di Clermont-Ferrand. Nel 1998, realizza il suo primo lungometraggio, “Plus qu’hier, moins que demain”, grazie al quale ottiene il premio Cyril Collard. Sei anni dopo, gira un nuovo corto, “La peur, petit chasseur”, presentato alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes e candidato ai César. Nel 2006, realizza “Le dernier des fous”, premiato a Locarno con il Pardo d’argento e vincitore del premio Jean Vigo.

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