L’estate di Giacomo > Alessandro Comodin

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articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero35 – Speciale Locarno 64. Pagg. 78-79

L’estate di Giacomo
Alessandro Comodin

Italia-Francia-Belgio / 2011 / colore / italiano / 78′ / HD
64. Festival internazionale del film Locarno – Concorso Cineasti del presente
Prima mondiale – Opera prima

Estate, campagna del nord-est d’Italia: Giacomo, un ragazzo sordo di diciannove anni, si reca al fiume per un picnic con Stefania, sua amica d’infanzia. I due ragazzi si spingono talmente lontano dal sentiero conosciuto da finire con il perdersi. Si ritroveranno soli e liberi nel corso di un pomeriggio che potrebbe durare un’estate intera. La sensualità accompagnerà i giochi da bambini finché i due ragazzi non sentiranno che l’avventura appena vissuta non è altro che il ricordo dolce e amaro di un tempo già svanito.

In quello che è il suo lungometraggio d’esordio, Alessandro Comodin piega la tecnica alle esigenze dei suoi protagonisti: dal piano sequenza per seguirli nel loro peregrinare, ai primi piani stretti per cogliere sui loro volti le emozioni, ogni sussulto, il gioco e l’irruenza infantili e l’aggressività adulta. Decide anche di usare la forma estetica del documentario, con immagini a tratti grezze, alternandole a immagini rarefatte sullo sfondo della natura selvaggia e bellissima del Tagliamento.
Con atmosfere naturaliste e semplici che rimandano a tratti al Rohmer dei “Racconti delle quattro stagioni”, racconta di una metamorfosi all’alba della vita adulta con un protagonista – che il regista conosce bene, essendo il fratello minore del suo migliore amico – che non nasconde nulla di sé per pudore e che Comodin riprende con attenzione e rispetto per la sua personalità.
Nonostante qualche acerbità, “L’estate di Giacomo” rivela senza dubbio un autore sensibile, poco avvezzo alla convenzione e capace di offrire non pochi momenti di grazia.

Pardo d’oro Cineasti del presente

Roberto Rippa

L’estate di Giacomo
Regia, sceneggiatura: Alessandro Comodin • Fotografia: Tristan Bordmann, Alessandro Comodin • Montaggio: João Nicolau, Alessandro Comodin • Suono: Julien Courroye • Montaggio del suono: Florian Namias • Assistente alla regia: Marie Géhin • Mix: Jean-Jacques Quinet • Correzione colore: Yov Moor • Interpreti: Barbara Colombo, Stefania Comodin, Giacomo Zulian • Produttori: Paolo Benzi, Alessandro Comodin, Marie Géhin, Réjane Michel, Valérianne Boué • Case di produzione: Faber Film (Italia), Les Films Nus (Belgio), Les Films d’ici (Francia) • Coproduzione: CBA – Centre de l’Audiovisuel à Bruxelles • Lingua: italiano • Paese: Italia • Anno: 2011 • Durata: 78’

Alessandro Comodin, è nato il 5 giugno 1982 a San Vito al Tagliamento (Pordenone), Italia. Si è diplomato in regia presso l’Institut National Supérieur des Arts du spectacle (INSAS, 2004-2008) di Bruxelles, Belgio. Nel 2008 ha realizzato il documentario “Jagdfieber” (“La febbre della caccia”, 21’, 35mm), presentato alla 41. Quinzaine des réalisateurs, Festival de Cannes nel maggio 2009.

“L’estate di Giacomo è forse il primo film a cui io abbia pensato in assoluto.
All’epoca non era un film di cinema, era una storia, probabilmente un’allucinazione. Sulle rive del fiume Tagliamento ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza: ne conosco ogni più piccola sensazione, suono e odore. Fanno parte di me quel senso di noia e abbandono, e allo stesso tempo di avventura possibile, quasi da favola, che contraddistinguono quel paesaggio naturale.
Ho conosciuto Giacomo quando era un bambino, era il fratellino del mio migliore amico. Giacomo era sordo.
Dieci anni dopo Giacomo aveva la stessa età di quando io scelsi di partire dall’Italia e stava per compiere un passo molto importante: voleva operarsi per sentire per la prima volta in vita sua. Nella sua decisione c’era qualcosa di fantastico. La sua storia mi è apparsa come una fiaba moderna in cui il protagonista diventa quell’eroe che, attraverso un’operazione chirurgica, si trasforma in ciò che aveva sempre sognato di essere. Ciò nonostante volevo lavorare con la realtà, con immagini concrete, grezze, ruvide, come sono quelle del documentario. Immaginavo un film che avrebbe seguito Giacomo durante tutta la sua metamorfosi.
Sentivo profondamente che, se avessi perseverato a cercare la fiaba nella realtà, a un certo punto la realtà si sarebbe trasfigurata, come in un sogno a occhi aperti. Ho accompagnato Giacomo nei primi due anni della sua metamorfosi durante i quali ho cercato assieme a lui il modo migliore per raccontarla. L’intento era di rendere la realtà il più astratta possibile, così da rarefarla e farla diventare una sensazione, un sentimento.
Ho filmato frammenti di vita quotidiana, provocando situazioni o aspettando che le cose succedessero.
Istintivamente ho messo Giacomo in luoghi e situazioni dove non si sarebbe mai trovato altrimenti. I luoghi erano quelli dove mi rifugiavo quando avevo la sua età, quelli in cui mi sentivo bene: i luoghi della mia memoria, dei miei ricordi. Oggi, di fronte a me, Giacomo, le sue reazioni e il suo sguardo quasi vergine.
Sono arrivato a “L’estate di Giacomo” per attesa e decantazione. Le immagini mostravano da sole la loro ragione d’essere e raccontavano la misteriosa sensazione che mi aveva rimandato indietro nel tempo. Il miracolo che Giacomo aspettava per sé e quello che io con lui speravo per il film si è rivelato, ma non come ce l’aspettavamo. La metamorfosi di Giacomo, questa storia straordinaria, si è manifestata, semplicemente, nelle piccole cose, nei piccoli gesti, le piccole conquiste che si fanno a quell’età, le sensazioni che ci fanno diventare grandi e che ci spingono verso l’altro. Ecco qui il vero miracolo. Non so ancora quanto di me avevo sentito in Giacomo per decidere di farne un film, né quanto Giacomo mi abbia fatto rivivere delle sensazioni che credevo di aver scordato per sempre. So di sicuro però di aver condiviso assieme a lui ricordo e presente, allucinazioni e realtà, finzione e documentario, in un’esperienza comune, fugace quanto l’estate, intensa quanto una timida carezza
”.
Alessandro Comodin

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