Solnetchniye dni (Sunny Days) > Nariman Turebayev

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articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero35 – Speciale Locarno 64. Pagg. 96-97

Solnetchniye dni
Nariman Turebayev

“Sunny Days” / Kazakistan / 2011 / colore / russo-kazako / 90′ / 35mm
64. Festival internazionale del film Locarno – Concorso internazionale
Prima mondiale

Un uomo si alza, si lava i denti, beve una tazza di tè ed esce dal suo appartamento: una mattina come un’altra
di un uomo tra tanti. Di meno comune ci sono però altri indizi: il tubetto di dentifricio quasi vuoto, il tè freddo e vecchio di una settimana. Ma non solo: quest’uomo rischia di perdere la casa perché sommerso dai debiti.
E altro dettaglio tutt’altro che scontato: nessuno lo chiama per nome. Quest’uomo non ha nome e non ne avrà uno per tutto il film. Solnetchniye Dni è il racconto di cinque giorni nella vita del mio protagonista, che durante questo breve periodo tenta di trovare dei soldi per saldare i propri debiti. Va da sé che non ci riuscirà e finirà col perdere anche molte altre cose. La fidanzata e il suo migliore amico. I documenti. Perdite che tuttavia non sembrano turbarlo più di tanto, forse perché a lui piace pensare che lo libereranno del fardello del passato.
E che così entrerà nell’anno nuovo da uomo libero, trovando un nuovo amore e dei nuovi amici.

Un giovane uomo si alza, spreme il tubetto del dentifricio e beve un tè. Due gesti quotidiani, apparentemente privi di particolare significato. Ma il tubetto è stato spremuto oltre ogni limite ed è improbabile che possa uscirne ancora qualcosa e il tè è freddo, avanzo di quello preparato giorni prima. È così che il gesto quotidiano di molti uomini diventa il gesto quotidiano peculiare di un uomo senza nome e che senza nome resterà lungo tutta la storia. La giornata procede con la padrona di casa che gli chiede di pagare gli affitti arretrati minacciandolo di sfratto.
È il primo dei cinque giorni durante i quali lo seguiremo nei suoi incontri (il vicino di casa giapponese, l’impiegata dell’ufficio di collocamento che gli promette un lavoro in cambio di un rapporto sessuale, l’uomo che gli ruba i poverissimi oggetti che tenta vanamente di vendere in un mercatino improvvisato su un marciapiede) e, soprattutto, nelle continue sventure che gli si parano davanti con puntualità addirittura sospetta. Lui sembra non essere sfiorato da nulla, indifferente a tutto ciò che gli accade e anche, forse, alle persone che gli dimostrano un’attenzione particolare, come la ragazza che lavora nel negozio vicino a casa.
Chi ha già visto il primo lungometraggio di Turebayev “Malen’kie ljudi” (“The Little People”, 2003), conosce la sua capacità nell’entrare con pochi tratti nella profondità dei suoi personaggi e nel ritrarre i luoghi attraverso l’essenziale. Ne conosce già anche la profonda ironia (che si rivela già nel titolo di un film in cui il sole non fa mai capolino nemmeno per un secondo, come recita la canzone da cui il verso è tratto) nel raccontare le amarezze della vita di coloro che, per motivi anche futili, si ritrovano emarginati di una società che non ha più anima.
Qui, rispetto al suo precedente film, il regista riduce ancora più all’osso e compone il ritratto di un uomo apparentemente senza qualità che però attraversa la vita con quella che potrebbe essere sì apatia, ma anche disponibilità a lasciarsi alle spalle ciò che ormai non serve più. Come un novello monsieur Hulot, non più a disagio con una modernizzazione che gli sfugge bensì con il disfacimento di un mondo che non è solo il suo, l’uomo senza nome attraverserà cinque giorni della sua vita con lo stesso indifferente e signorile distacco ostentato dal personaggio di Tati confrontato con un mondo in superficiale cambiamento che stentava a riconoscere.
Nariman Turebayev dimostra una volta di più una particolare capacità di raccontare l’amarezza della vita senza mai perdere la capacità di sorriderne. Bellissimo.

Realizzato grazie al supporto della Direzione dello sviluppo e della cooperazione del Dipartimento federale degli affari esteri, il film non ha sorprendentemente ottenuto alcun riconoscimento.

Roberto Rippa

Solnetchniye dni (Sunny Days)
Regia, sceneggiatura: Nariman Turebayev • Fotografia: Boris Troshev • Musiche: Almat Baizakov • Interpreti principali: Erlan Utepbergenov, Yuri Radin, Inkar Abdrash, Asel Kaliyeva • Produzione: Kazakhfilm JCS, Almaty (Kazakistan) • Lingua: russo, kazako • Paese: Kazakistan • Anno: 2011 • Durata: 101’

Nariman Turebayev si è diplomato all’Accademia delle arti del Kazakistan nel 2001.
Lo stesso anno, ha completato il suo primo cortometraggio “Antiromantika” ed è stato selezionato per partecipare al programma di quattro mesi alla Résidence del Festival di
Cannes. Il suo lungometraggio d’esordio “Malen’kie ljudi” (Little Men, 2003) era in Concorso internazionale a Locarno. “Solnetchniye Dni” (2011) è il suo secondo film.

Per me ci sono due principali tipi di cinema: quello sugli eroi e quello sugli emarginati.
Spesso, questi due tipi di cinema si combinano: un eroe diventa un emarginato o viceversa. Nel mio caso, però, non ci sono mescolanze. Il mio film parla di un emarginato e di nessun altro. Chi sono gli emarginati?
Per avere una vita più semplice, fingono di vivere una vita ordinaria come tutti gli altri. Ma nella loro vita intima, si avventurano progressivamente nel vuoto.

Nariman Turebayev

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