Ninifuni > Tetsuya Mariko

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Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.90-91

Ninifuni
Tetsuya Mariko | Giappone – 2011 – HD – giapponese – colore – 42’
Prima internazionale a Locarno 64 (Fuori concorso)
di Alessio Galbiati

È inverno. Un giovane passa il suo tempo a bordo di un’automobile parcheggiata su di una spiaggia deserta. Sulla stessa spiaggia un troupe realizza un videoclip musicale. Nell’auto giace il corpo senza vita di Tanaka, morto suicida.

È estremamente particolare il film di Tetsuya Mariko presentato Fuori concorso a Locarno 64. Prima di tutto per la durata: non un lungo, ma nemmeno un corto. Un film a metà strada fra molte cose, forse pure fra un abbozzo di storia e un film compiuto. Capita però sempre con sempre maggior frequenza di incontrare per festival questo tipo di cinema, e molto spesso fra queste durate ibride si scoprono piccole gemme, delle quali nessuno da mai conto. Mi capitarono degli incontri simili a questo “Ninifuni” al Festival di Torino del 2010, con due mediometraggi assolutamente convincenti ma altrettanto insoliti come “Bion” di Toyoko Yamasaki (Giappone/2010) e “Taulukauppiaat” (The Painting Sellers) di Juho Kuosmanen (Finlandia/2010). Due film che, come l’opera di Mariko, tornano costantemente ad affacciarsi nella mia memoria di spettatore, ponendomi domande, riverberando possibili interpretazioni. Magari ciò è dovuto semplicemente alla durata ridotta rispetto ad un lungo, che troppo di frequente durante un festival condiziona la visione, spossata da ritmi da catena di montaggio.

Per oltre metà della durata complessiva della storia seguiamo un giovane che vaga disperato e malinconico. Si comprende con chiarezza che qualcosa non va, il personaggio è muto, il suo sguardo pensieroso. Passa tutto il suo tempo in automobile: dorme, mangia, ascolta musica dallo stereo, fissa il vuoto. Una successione di quadri e immagini danno forma ad un’attesa vana, ad una sospensione temporale, ad un’inazione alienata. Il ragazzo parcheggia la propria auto su di una spiaggia di fronte al mare, è inverno, tira un vento gelido. Nell’inquadratura l’automobile con il giovane al suo interno sono la sola traccia umana. Ogni tanto si lascia andare a gesti di sconforto, ma non è dato comprenderne il motivo.
Il protagonista è senza nome, senza voce, senza un passato, non compie azioni, ma un tormento interiore è evidente.

Poi, al minuto 24, sulla stessa spiaggia, entra in scena una troupe cinematografica alle prese con la realizzazione di un videoclip d’una boy band nipponica, i Momoiro Clover. Un gruppo di ragazzette agghindate in stile manga si dimena sulla base musicale di un brano poppeggiante. Le riprese procedono senza sosta fino a quando alcuni componenti della troupe si accorgeranno dell’automobile abbandonata, con al suo interno il corpo esanime di un giovane suicida.

Una didascalia ci comunica che alle 3 del pomeriggio del 30 gennaio 2010, sulla spiaggia di Asahi Iioka nella prefettura di Chiba, è stato rinvenuto il corpo di Mitsutoshi Tanaka, 27 anni, ricercato per furto. Seguono immagini di telecamere a circuito chiuso che documentano la rapina compiuta dal giovane insieme ad un complice, ai danni di una sala giochi. Nella scena successiva siamo in una stazione di polizia, l’inquadratura è statica e sullo sfondo vediamo un ragazzo, probabilmente il complice, accompagnato in cella. Il film si chiude con una didascalia che riporta la sentenza del giudice: “Ha compiuto il furto insieme ad un complice per ripagare un debito”.

“Ninifuni” è un’opera che apparentemente non dice niente. È un film completamente accennato, allusivo ed enigmatico, che forse può trovare una spiegazione nel significato del titolo, che richiama ad un concetto buddista, e che può essere tradotto come ‘due ma non due’, ma anche, ‘non due ma due’.

“Ninifuni” di Tetsuya Mariko è un enigma che a distanza di mesi dalla visione continua a produrre domande.

AG


 

Ninifuni
Regia, montaggio: Tetsuya Mariko • Sceneggiatura: Yasutomo Chikuma, Tetsuya Mariko • Fotografia: Yuta Tsukinaga • Suono: Shinya Takata • Interpreti: Momoka Ariyasu, Akari Hayami, Masaru Miyazaki, Kanako Momota, Ayaka Sasaki, Reni Takagi, Shiori Tamai, Takashi Yamanaka • Produzione: Nikkatsu Corporation, Tokio • Coproduzione: Django-Film, Tokio • Lingua: giapponese • Paese: Giappone • Anno: 2011 • Durata: 42’

Tetsuya Mariko (Tokio, 1981). Studia all’Università di Hosei e si diploma all’Università dell’Arte di Tokio. Nel 2001 dirige “Hozo”, il primo dei suoi cortometraggi, cui seguiranno – fra gli altri –“The Far East Apartment” (2003) e “Mariko’s 30 Pirates” (2004). “Ierô Kiddo” (Yellow Kid), del 2009, è il suo primo lungometraggio.

 

Il presente articolo è stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 – p.90-91

 

 

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