Avvistamenti – IX Mostra internazionale del video d’autore – Le visioni accidentate di Schirinzi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

“Palpebra su pietra”, 2006

AVVISTAMENTI
IX Mostra internazionale del video d’autore

A cura di Bruno Di Marino, Daniela Di Niso, Antonio Musci
14-16 DICEMBRE 2011
CINEMA ODEON – MOLFETTA

Opening ore 20.30 | Abbonamento € 3

CARLO MICHELE
SCHIRINZI

+
MADE IN ITALY
CHIARA ARMENTANO \ GIUSEPPE BOCCASSINI
DOMENICO DE CEGLIA \ VALENTINA DELL’AQUILA
FRANCESCO DONGIOVANNI \ E.G.O. \ FRANCESCO GIANNICO
IGOR IMHOFF \ GABRIELE PANICO \ DAVIDE PEPE
ANTONIO PUHALOVICH \ COSIMO TERLIZZI
SALVATORE BEVILACQUA \ NINNI’ VERNOLA

“Eco da luogo colpito”, 2011

LE VISIONI ACCIDENTATE DI CARLO MICHELE SCHIRINZI
di Bruno Di Marino

La visione è confusa, lampeggiante. Attraverso una serie di aperture circolari e grandangolari che squarciano un profondo velo nero, intravediamo i volti e i corpi di centinaia di disperati che ogni anno tentano di sbarcare sulle nostre coste in cerca di un’esistenza migliore. E continuamente vengono respinti o, peggio, risucchiati dal mare, scompaiono nel silenzio e nell’indifferenza collettiva. Sono le immagini di “Notturno stenopeico”, un lavoro in digitale realizzato nel 2009 da Carlo Michele Schirinzi, artista e videomaker leccese che, da una decina di anni ormai, crea brevi lavori sperimentali. Per realizzare “Notturno stenopeico” Schirinzi ha utilizzato solo immagini fotografiche, dunque fisse, restituendoci il movimento solo grazie a squarci che illuminano frammenti di una visione apocalittica (Schirinzi come il Gericault de “Le radeau de la Meduse”). Il figurativo (e dunque il dramma, raccontato dalla cronaca) trasfigura inevitabilmente nell’onirico, la denuncia politica si fa poesia.
Il mare assassino, teatro di una tragedia quotidiana, diviene in “Suite Joniadriatica” (2008), assoluto protagonista. Qui la superficie liquida – con le sue rifrazioni e i suoi riflessi – si trasforma in un’elegia di luce e di suono: siamo davanti a un mare deserto e primordiale, da cui scaturisce l’origine di tutte le cose. Un mare che rassicura e a tratti inquieta, scandito dalla suggestiva musica elettronica di Gabriele Panico che utilizza il rumore della risacca come elemento ritmico di base.
Dalla sinfonia visiva di “Suite Joniadriatica” passiamo a quella di “Sonderbehandlung” (2008): visioni notturne di un paese sotto la pioggia battente cui si mescolano sequenze in bianco e nero a bassa definizione di un vecchio film porno scaricato dal web. I suoni dell’esterno diventano sottofondo di un erotismo d’alcova, i lampi illuminano corpi consumati dal tempo, mentre l’aggiunta del brano “Selene” cantato da Modugno (pugliese come Schirinzi, è il caso di ricordarlo) danno alle immagini un sapore d’altri tempi e rendono questo strano mix totalmente straniante. Anche in altre occasioni l’artista ha lavorato sul repertorio e sul confronto tra visione originale e frammento “trovato”: è il caso de “L’ultima VHS di Krapp” (2007, anche se in realtà il video nasce come ultimo capitolo di un lavoro più complesso intitolato “Oligarchico”) brevissimo esperimento che assembla rapidi spezzoni di video porno anni ’90, sgranati fino a rendere irriconoscibile il loro contenuto osceno. Sul “plagio” è basato anche “Addestramento all’apocalisse” (2006) con lo schermo diviso in due finestre, sfumate, proprio come aperture voyeuristiche su un immaginario che oscilla tra il reale e la sua rappresentazione. A sinistra scorrono le immagini di un vecchio film muto di guerra; a destra l’incendio di un bosco si mescola con l’irruzione in una casa di veri soldati ripresi da videocamere ad infrarossi. La violenza dell’uomo si fonde con la forza distruttrice della natura in un affresco onirico di grande potenza espressiva, che deve molto, nuovamente, alla texture elettronica di Panico.
Nei suoi ultimi due lavori, “Mammaliturchi!” (2010) e “Eco da luogo colpito” (2011), Schirinzi non devia sostanzialmente dalla sua estetica, anche se si tratta di due cortometraggi per certi versi opposti e complementari basati su due luoghi abbandonati, entrambi “politici”. Il modo di indagare lo spazio architettonico smantellato è però diverso. In “Mammaliturchi” il sito in questione è un famigerato centro di prima accoglienza, testimone quindi della “diversità” e della sofferenza, un luogo reduce da una moderna “invasione” motivata non da scopi di conquista ma dal diritto umano alla sopravvivenza. La videocamera di Schirinzi esplora le stanze vuote molto lentamente, alla ricerca di tracce, tentando di cogliere il riverbero nello spazio e nel tempo di presenze che si sono smaterializzate. Ecco, potremmo dire che “Mammaliturchi!” è un’allegoria sulla presenza di un’assenza, un’allegoria muta, silenziosa, ma proprio per questo devastante, così come devastati sono le mura, le stanze, i corridoi, i servizi igienici. Non c’è nessuna figura umana a interrompere questa sorta di deriva visiva, e le pause sono scandite da momenti di nero e dalle immagini quasi oniriche di gocce d’acqua sulle vetrate.
“Eco da un luogo colpito”, al contrario, è caratterizzato invece proprio dalla presenza umana: a ri-conquistare gli spazi abbandonati è la scolaresca di un liceo scientifico. Gli studenti si aggirano come astronauti sbarcati su un altro pianeta. Ma anche questo sito di archeologia industriale, un ex fabbrica per la lavorazione del tabacco, si rivela – stando alle didascalie finali – in un luogo “politico”: per difendere il proprio posto di lavoro dalla chiusura, nel 1935 cinque lavoratrici persero la vita. Riappropriarsi dello spazio in questo caso significa riappropriarsi anche della memoria legata a questo spazio. Se cioè il centro di accoglienza (?) per gli immigrati clandestini in “Mammaliturchi!” è uno spazio impossibile, inimmaginabile proprio perché non abitabile e non riconquistabile, in Eco da luogo colpito, i ragazzi che lo visitano tentano in qualche modo di prenderne anche possesso, perlomeno idealmente. Lo sguardo di Schirinzi è comunque simile al corto precedente, e cioè quasi sotto ipnosi, potremmo dire; uno sguardo marziano, non semplicemente documentativo, ma lucidamente disorientato. Uno sguardo che non sa cosa cercare, ma spera comunque di trovare qualcosa.
A parte “Mammaliturchi!” e “Eco da luogo colpito”, costruiti tutto sommato su una visione netta, lineare, definita, con i disturbi e le interferenze ridotte al minimo, non c’è dubbio che – guardando alla maggior parte dei lavori di Schirinzi – il punto d’arrivo è, paradossalmente, la distruzione della visione stessa. L’artista leccese lavora molto con filtri, disturbi elettronici, deformazioni ottiche, mettendo continuamente alla prova la percezione dello spettatore. Pensiamo soprattutto a Fuga da Nicea (2008) che, fin dal titolo, allude proprio alla furia iconoclasta: il soggetto “turistico” – ovvero una serie di immagini filmate tra suggestivi siti archeologici del leccese, da Patù a Santa Cesarea -, è stravolto e alterato da effetti flicker, sovraesposizioni o altro. Stesso discorso vale per “Palpebra su pietra” (2006) – un lavoro ancora più riuscito dell’altro – dove l’architettura del barocco leccese è colta dalla palpebra semisocchiusa della videocamera, un occhio “fessurale” sospeso tra il sogno e la veglia.
Dietro queste visioni “accidentate” (per adottare un termine dello stesso Schirinzi) ma anche accidentali, antidocumentaristiche nel senso che non vogliono illustrare oggettivamente il patrimonio artistico, così come i luoghi industriali, giudiziari o sociali, bensì registrarli soggettivamente rubando fugaci suggestioni e cercando di coglierne il respiro del passato, i suoi dolori e le sue sofferenze, come echi da luoghi colpiti, si nasconde la necessità di vedere oltre la superficie delle cose, rivolgendo il proprio sguardo verso l’interno di sé.

“Mammaliturchi!”, 2010

“Notturno stenopeico”, 2009

leggi il PROGRAMMA della personale dedicata a
CARLO MICHELE SCHIRINZI
da
AVVISTAMENTI – IX MOSTRA INTERNAZIONALE DEL VIDEO D’AUTORE

AVVISTAMENTI
IX Mostra Internazionale del Video e del Cinema d’Autore

Organizzazione
Cineclub Canudo

Direzione Artistica e Organizzativa
Daniela Di Niso e Antonio Musci

Made in Italy a cura di
Bruno Di Marino, Daniela Di Niso e Antonio Musci

Direzione Tecnica
Beppe Massara

Progetto grafico
Stefano Ciannamea

Ufficio stampa
Francesco Martucci

Patrocinio
Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo

In collaborazione con
L’officina delle immagini
Rapporto Confidenziale
Uzak
Caratteri mobili
Camera a Sud
LDWT
Tarock
Pulp Studio

Avvistamenti IX edizione

Avvistamenti IX edizione – Facebook

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+