Seh-o-nim (Those Three) > Naghi Nemati

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Seh-o-nim

Naghi Nemati
“Three and a Half” / Iran / 2011 / colore / 80′ / HD
29. Torino Film Festival | Concorso Torino 29

Hanieh, Homa e Banafsheh sono tre detenute in un carcere iraniano che, ottenuto un permesso di libera uscita, decidono di scappare verso il Nord del paese, con l’obiettivo di varcare il confine illegalmente. Giunte in prossimità della frontiera, le tre donne si accordano per incontrare Nasser, che dovrebbe aiutarle a fuggire. Ma il giovane non si fa vedere e lo stato di sofferenza di Hanieh fa intuire alle compagne che la ragazza è incinta: Homa e Banafsheh decideranno quindi di accompagnarla in ospedale, cambiando così irrimediabilmente il loro piano iniziale.

Il film ha inizio con tre spari e una donna che si allontana di corsa da un appartamento, una scena che avverrà in un futuro verso il quale il film tenderà dal quel momento.
La sparatrice è Hanieh, una delle tre amiche che, intenzionate a lasciare il Paese nel corso di una licenza dal carcere che le ospita, hanno appuntamento con un passatore che dovrebbe aiutarle ad attraversare clandestinamente la frontiera con l’Azerbaijan.
Da qui in poi la costante sensazione di un incombente disastro sulle teste delle sue tre protagoniste – una tra le quali, come si scoprirà, è incinta (da qui il titolo) – tra appuntamenti misteriosamente disdetti e che altrettanto misteriosamente avranno invece luogo, continui e forzati cambiamenti nel programma iniziale e alcuni elementi lasciati completamente alla comprensione dello spettatore.

Naghi Nemati torna a dirigere dopo lo stupendo “An Seh” del 2007 (la cui storia era capovolta rispetto a questa, con tre militari in fuga da un dispotico comandante sulle montagne innevate di una regione dell’Iran, con una donna incinta incontrata per caso dopo essere stata abbandonata da un passatore), film dalla semplicità solo apparente ma che nascondeva in sé una costruzione narrativa di assoluto rigore in cui nessuna delle poche parole pronunciate dai personaggi era detta per caso.

Al contrario di quanto accade in “Seh-o-nim”, verrebbe da dire. Infatti, alcuni elementi fondamentali del film vengono edotti esclusivamente dalle interviste al regista (come se l’opera in sé necessitasse di più chiavi di lettura di quanti l’opera stessa riesca a fornirne), la sceneggiatura appare non di rado confusa, resa ancor più contorta da salti temporali non essenziali, al punto di rendere gravosa la sua comprensione e impossibile qualsiasi coinvolgimento o empatia.
Così finiscono con l’essere proprio i tre personaggi principali a portare sulle loro spalle il peso di una storia potenzialmente mai fragile ma mai davvero risolta (tanto da fare sospettare semplificazioni metaforiche estreme come carcere = condizione femminile in Iran).
ll problema consiste infine nel capire se “Seh-o-nim” vada considerato a prescindere per il suo innegabile peso politico o più semplicemente come cinema tout-court? Nel primo caso sarebbe da lodare per il suo mantenere gli elementi di critica in costante primo piano. Nel secondo, ne andrebbe stigmatizzato il disordine narrativo, la mancanza di continuità nella gestione delle storie, i troppi elementi abbandonati nel corso della stessa senza una spiegazione o un approfondimento.
Il problema è che il film non è mai il risultato della sintesi tra questi due aspetti.

Naghi Nemati rimane un regista non uso alla via facile, ma a dire che questo film sia riuscito no, non ce la faccio.
Attendo però la sua prossima prova.

Roberto Rippa

«Ho seguito il destino di tre ragazze iraniane che rischiano la propria esistenza per migliorare le loro condizioni di vita, ma che rimangono coinvolte in un gioco pericoloso. Ho tentato di descrivere le sofferenze e le difficoltà che queste donne sono costrette ad affrontare e le violenze che subiscono in nome di sogni e speranze. Spero che un giorno tutti gli esseri umani potranno scegliere il luogo dove vivere e viaggiare liberamente, senza l’esistenza di alcun confine a separare le esistenze delle persone».
(Naghi Nemati)

Seh-o-nim
(“Three and a Half”, Iran, 2011)
Regia, sceneggiatura, scenografia: Naghi Nemati
Fotografia: Roozbeh Rayga
Montaggio: Mahmoud Ghafari, Naghi Nemati
Suono: Pooya Payvar
Interpreti principali: Samaneh Vafaiezadeh, Shooka Karimi, Negar Hassanzadeh, Mehdi Poormoosa
80′

Naghi Nemati è nato in Iran nel 1977. Laureatosi in regia presso il Soureh College di Isafahan, inizia a realizzare cortometraggi dal 1993. I suoi cortometraggi Umbrella for the Kids (1997), The Lost Homework (1999), The Children’s Songs (2000),“The Free Line (2004), With Him (2005) e One Day, One Man (2006) vengono presentati in diversi festival nazionali e internazionali. An seh (2007) è stato il suo primo lungometraggio.

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