Il meglio del 2011 – Olivier Père

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Il 2011 va in archivio. È stato un anno complicato e triste sotto molti punti di vista. Noi abbiamo il cinema come medicina, come cura alle sofferenze della Vita e della Storia. Quest’anno abbiamo voluto giocare con la nostra redazione, con le persone che nell’ultimo anno hanno scritto per Rapporto Confidenziale e con una serie di amici, collaboratori e personalità che hanno accettato l’ingrato compito di stilare un elenco dei 5 migliori film usciti, o visti per la prima volta, nell’anno solare 2011. Ne è uscito un elenco corposo ed originale che vogliamo condividere con i nostri lettori, con il fine di fornire qualche consiglio per la visione che possa rischiarare il 2012. Alla faccia di ogni profezia catastrofica.

 

Olivier Père  Direttore Artistico del Festival del Film Locarno

 

    Drive
di Nicolas Winding Refn
(USA/2011)

Nicolas Winding Refn prosegue nella sua esplorazione di universi mentali associando violenza fisica, proiezioni fantasmatiche e feticismo maschilista (il già mitico giubbotto dell’eroe, decorato con un scorpione dorato, riferimento a Scorpio Rising di Kenneth Anger e senza dubbio anche al personaggio di Snake Plissken di Escape from New York – 1997: fuga da New York di John Carpenter).
Drive è un formidabile momento di cinema, tra riferimenti al polar moderno (Le Samouraï – Frank Costello, faccia d’angelo di Jean-Pierre Melville, Driver di Walter Hill, Thief – Strade violente di Michael Mann, To Live and Die in L.A – Vivere e morire a Los Angeles di William Friedkin), influenza zen del cinema giapponese striato di sangue, e siderazione plastica che potrebbe avvicinare il primo film hollywoodiano di NWR all’iperrealismo pittorico.

Nicolas Winding Refn poursuit son exploration d’univers mentaux, associant violence physique, projections fantasmatiques et fétichisme machiste (le déjà mythique blouson du héros, orné d’un scorpion doré, référence à Scorpio Rising de Kenneth Anger et sans doute aussi au personnage de Snake Plissken dans New York 1997 de John Carpenter).
Drive est un formidable moment de cinéma, entre références au polar moderne (Le Samouraï de Jean-Pierre Melville, Driver de Walter Hill, Thief de Michael Mann, To Live and Die in L.A. de William Friedkin), influence zen du cinéma japonais zébré de geysers de sang, et sidération plastique qui pourrait rapprocher le premier film hollywoodien de NWR de l’hyperréalisme pictural.

     
    Melancholia
di Lars von Trier
(Danimarca-Svezia-Francia-Germania/2011)

Come in The Tree of Life, Melancholia riesce nel coniugare monumentalità e intimismo. Non si tratta dell’unico punto in comune tra i due capolavori. Ma c’è tutto ciò che li differenzia. Lars von Trier è il grande artista anacronistico della nostra epoca. Dopo l’universo medioevale, antipsichiatrico, di Antichrist, compone il magnifico ritratto di una donna la cui depressione sconvolge il movimento dei pianeti.
Il prologo e l’epilogo cinematografici più belli degli ultimi anni e un utilizzo geniale di Wagner su immagini indimenticabili.

Comme The Tree of Life, Melancholia réussit le mariage du monumental et de l’intimiste. Ce n’est pas le seul point commun que partagent ces deux chefs-d’oeuvre. Mais il y a aussi tout ce qui les différencie. Lars von Trier est le grand artiste anachronique de notre époque. Après l’univers médieval, antipsychiatrique d’Antichrist, il dresse le magnifique portrait d’une jeune femme dont la dépression bouleverse le mouvement des planètes.
Les plus beaux prologues et épilogues cinématographiques de ces dernières années, et une utilisation géniale de Wagner, sur des images inoubliables.

     
    The Tree of Life
di Terrence Malick
(USA/2011)

The Tree of Life è senza dubbio il film più problematico di Malick: il meno perfetto ma anche il più ambizioso, di una ambizione smisurata, che forza il rispetto e incita a spazzare le riserve legittime che questa sinfonia visuale potrebbe suscitare rispetto alla produzione cinematografica contemporanea.
The Tree of Life immagina la possibilità, forse inedita, di un cinema infinitesimale, che non sceglie cioè tra la grandiosità e l’intimismo, il cosmico e il familiare, la filosofia e la poesia, ma li integra nello stesso film, non stratificandoli bensì ponendoli in blocchi consecutivi, che si seguono, si parlano e si rispondono.

The Tree of Life est sans doute le film le plus problématique de Malick : le moins parfait, mais aussi le plus ambitieux, d’une ambition démesurée, qui force le respect et incite à balayer les quelques réserves légitimes que pourrait susciter cette symphonie visuelle sans commune mesure avec la production cinématographique contemporaine.
The Tree of Life imagine la possibilité, peut-être inédite, d’un cinéma infinitésimal, c’est-à-dire ne choisissant pas entre le grandiose et l’intime, le cosmique et familial, la philosophie et la poésie, mais les intégrant dans le même film, non pas en strates mais en blocs successifs qui se suivent, se parlent et se répondent.

     
    Essential Killing
di Jerzy Skolimowski
(Polonia-Norvegia-Irlanda-Ungheria/2010)

Il geniale Essential Killing propone ancora una storia di desiderio vitale e di viaggio verso la morte come nei precedenti capolavori di Skolimowski, la cui arte è una miscela esplosiva di poesia e volgarità, di energia e morbosità.
Questo gusto del movimento – talvolta immobile – e dell’assurdo, della fuga e della spossatezza, si ritrova demoltiplicata in questa caccia all’uomo che offre a Vincent Gallo l’occasione di un’impressionante interpretazione masochista.

Le génial Essential Killing propose encore une histoire de désir vital et de voyage vers la mort, comme dans les précédents chefs-d’oeuvre de Skolimowski dont l’art est un mélange explosif de poésie et de trivialité, d’énergie et de morbidité.
Ce goût du mouvement – parfois immobile – et de l’absurde, de la fuite et de l’épuisement se retrouve démultiplié dans cette chasse à l’homme qui offre à Vincent Gallo l’occasion d’une impressionnante performance masochiste.

     
    Black Swan
di Darren Aronofsky
(USA/2010)

Il film di un fan per tutti i sognatori e un film da sogno per tutti i fan di Suspiria, Répulsion, Phantom of the Paradise – “Il fantasma del palcoscenico, The Red Shoes – Scarpette rosse di cui Black Swan sintetizza le qualità visive e emotive, offrendo a Natalie Portman una magnifica prova d’attrice.

Un film de fan pour tous les rêveurs et un film de rêve pour tous les fans de Suspiria, Répulsion, Phantom of the Paradise, Les Chaussons rouges dont Black Swan synchrétise les qualités visuelles et émotionnelles, en offrant à Natalie Portman une magnifique performance d’actrice.

 

Dei titoli selezionati da Olivier Père fra il meglio del 2011, su RC puoi trovare:
"Melancholia" di Lars von Trier – recensione a cura di Michele Salvezza
"The Tree of Life" di Terence Malick – recensione a cura di Michele Salvezza

Dei titoli citati Olivier Père, su RC puoi trovare:
"To Live and Die in L.A." di William Friedkin – recensione a cura di Roberto Rippa
"The Phantom of the Paradise" di Brian De Palma – recensione a cura di Emanuele Palomba
"Suspiria" di Dario Argento – recensione di Matteo Contin

 

cover image: Drive di Nicolas Winding Refn (USA/2011)

 

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