Sagat > Pascal Roche, Jérôme M. Oliveira

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SAGAT
Pascal Roche e Jérôme M. Oliveira
Francia – 2011 – francese – colore – 40′ – HD

La pornografia gay costituisce una parte sproporzionatamente grande dell’industria del porno. Si stima che da 1/3 a metà dei 2.5 miliardi di dollari di introito annuale sia dovuto a vendita e noleggio di materiale gay”.
(Mickey Skee. “Tricks of the Trade” in “Frontiers” 16, 22 agosto 1997 )

Non c’è dubbio: nel campo del porno i contrasti possono determinare il successo di una persona al di là del suo principale campo di attività (Moana Pozzi docet, capace com’era di pudibondi rossori al cospetto di sua santità catodica Pippo Baudo e nel contempo di inflazionarsi nelle straccione produzioni porno italiane anni ’90, peraltro da lei attraversate nella maggior parte dei casi con un disinteresse mai troppo mascherato), così come l’immagine tanto potente da imprimersi con forza nell’immaginario pop di un intero Paese (il porno italico potrebbe mai prescindere dalle coroncine di fiori di Cicciolina – Ilona Staller e dal suo linguaggio ricco di diminutivi e vezzeggiativi?).
François Sagat, star del porno gay, classe 1979, francese di nascita ma dal successo mondiale, è riuscito in entrambe le cose: l’aspetto fisico particolare ed aggressivo unito alla timidezza che traspare non solo nel tu per tu, l’apparenza esotica, il corpo costruito in anni di palestra con il volto da bimbo nemmeno troppo malizioso, lo “scalpo” tatuato, per nascondere la rarefazione dei capelli iniziata poco dopo i vent’anni, il forte accento francese che rende peculiare il suo inglese, la mezzaluna tatuata sulla schiena, gli hanno permesso di attraversare l’Oceano e avere un contratto di esclusiva con il colosso americano del porno Titan Media (produttrice di quei porno americani tanto puliti da far quasi sentire l’odore di varechina usata per pulire le superfici e tanto perfetti da permettere di intuire gli ordini del regista mentre tenta di ottenere pose inappuntabilmente plastiche).

Ma sono sempre le caratteristiche citate qui sopra, unite a un evidente piacere per il trasformismo (maschere, costumi, parrucche), ad avergli permesso anche sempre più frequenti incursioni in altri campi: pubblicità, fotografia (ha posato come modello per quotati fotografi, da Pierre et Gilles a Terry Richardson e Peter Berlin), moda (frequenti gli inviti in passerella da parte di stilisti), arte contemporanea (l’artista australiano Ross Watson è autore di un dipinto che si rifà alla “Crocifissione di San Pietro” di Caravaggio che presenta il volto di Sagat ben riconoscibile) riuscendo a passare anche dalla ripetizione meccanica della copula in video al cinema di Oliver Nicklaus (il documentario “La nudité toute nue”), Kevin Greutert (ha una particina in “Saw VI”) e soprattutto di Bruce LaBruce e di Christophe Honoré (che lo consegnano al popolo dei frequentatori dei festival) in un viaggio che ha conosciuto più di un’andata e un ritorno.
I due ultimi registi menzionati, più che scoprire in lui doti attoriali (comunque impossibili: la sua immagine cannibalizzerebbe qualsiasi personaggio gli venisse affidato), lo hanno utilizzato proprio per il suo ascendente pop. Il primo per “LA Zombie”, in cui Sagat non ha nemmeno una linea di dialogo e, nella sua versione a luci rosse, agisce esattamente come nei film che l’hanno reso famoso, mentre in quella soft restituisce la vita a cadaveri mediante inserimento nelle loro ferite di una sorta di membro dall’aspetto arborescente. Il secondo, da par suo, lo pone al centro del suo “Homme au bain” in una storia di abbandono e incapacità di solitudine in cui il suo dialogo è ridotto all’osso e la sua immagine è sempre al centro dell’inquadratura, spesso attraverso il culo lunare dell’attore, che gode di primi piani più frequenti di quanti ne siano dedicati al volto di Chiara Mastroianni. Sagat qui appare disposto come sempre a giocare con la sua immagine di sex symbol consapevole.
Pop, appunto.
Per capire la genesi di un personaggio tanto capace di fissarsi nell’immaginario non solo erotico di almeno due continenti, può essere utile tracciare in retrospettiva il suo percorso: dalla natìa Cognac, che lascia alla volta di Parigi, dove conta di mettere a frutto il suo talento per il disegno nell’ambito della moda, da cui si allontanerà poco dopo disgustato dall’ambiente stesso e dal fatto di non essere praticamente mai stato pagato per il suo lavoro, per fare infine ritorno a casa di sua madre. È qui che decide di costruirsi un nuovo corpo, modellandolo alla stregua di una scultura e gonfiandolo con spregio del concetto di proporzione, vista la statura decisamente contenuta (si parla di poco più di 170 cm di altezza). Quanto in questo abbia contato il desiderio di rivalsa nei confronti di coloro che gli hanno reso difficile l’adolescenza per il suo essere gay, come afferma la sorella Caroline nel documentario, non è forse arduo immaginarlo ma evitiamo qui la psicologia da rubrica di giornale scadente.
Dal suo nuovo aspetto fisico al debutto nel porno francese il passo è breve e passa prima attraverso il lavoro presso una videoteca porno (nel 2004) che gli suggerisce l’idea di proporsi come performer.

François Sagat adolescente in un’immagine tratta dal documentario

Le stronzate femministe sul politicamente corretto si sono impossessate dell’industria, così i video – ad eccezione di quelli gay maschili – sono tutti noiosi
(Camille Paglia, da un’intervista a Playboy USA, maggio 1995)

Dopo alcuni film girati in patria, che lui definisce alquanto poveri produttivamente parlando, il debutto oltreoceano, dove diventa uno tra i volti e corpi di successo del colosso multimediale del porno TitanMen, che al primo provino lo aveva scartato per il suo aspetto fisico troppo inusuale, salvo ripensarci a una seconda occasione. Non è nemmeno troppo curioso il fatto che a convincere gli uomini della Titan sia stato infine il volto di Sagat, più che il corpo, forse troppo caratterizzato rispetto a quelli, glabri, lucidi e muscolosi (in una parola, intercambiabili) dei suoi colleghi.
Ma il contratto con un colosso del porno può essere un punto d’arrivo per il performer francese? Certo che no: Sagat sembra avere in chiaro un percorso che in virtù delle sue peculiarità fisiche (peraltro non straordinarie per il porno: ha anche un membro di dimensioni medie, come dichiara lui stesso) deve essere stato non troppo complicato. Già, perché la sua capacità di penetrare nell’immaginario collettivo passa necessariamente per altre strade, soprattutto in un ambiente che vede un avvicendarsi vorticoso di corpi e volti. Innanzitutto a giovargli è certamente il fatto di essere dichiaratamente gay, in un mondo dove il “gay for pay” impera (esilarante un video dove illustra la differenza in una fellatio praticata da un gay e quella praticata da un “gay for pay”, con il glande sfiorato vorticosamente e maldestramente con la punta della lingua. Lo trovate a fondo articolo). Sembra una minuzia, per un attore da sempre attivo unicamente nel porno gay, ma non è così. Ma anche lo spendersi in campagne per l’utilizzo del preservativo (con illustrazione pratica delle modalità di applicazione), i talk show cui partecipa in qualità di ospite sulle reti via cavo statunitensi, che gli permettono di mettere in mostra una personalità complessa e ben diversa da quella abituale del porno performer attento a vendere soprattutto la sua immagine sessuale (magari usando, come molti fanno, i film porno come veicolo pubblicitario per la loro attività nella prostituzione) contribuiscono alla causa. Ecco quindi la popolarità allargarsi fino a rendergli difficile l’attraversare la sala di un aeroporto o entrare in un locale pubblico senza essere fermato più volte da insospettabili estimatori. O le fiere di settore, dove risponde alla richieste di autografare il dildo prodotto sulla base del calco del suo fallo sia da uomini che da donne che si pongono di fronte a lui come farebbero di fronte a una celebrità “mainstream”.
Una star del porno che non si vergogna della sua professione, che svolge con zelo e, curiosamente, senza fare ricorso ad un agente che curi i suoi interessi, e che lo fa ben volere anche da coloro che non sono estimatori del suo tipo fisico o delle sue prestazioni.
Tanto da ricevere persino l’invito da parte del Museum of Arts and Design (MAD) di New York a partecipare – lo scorso novembre – a una master class, dove ha potuto parlare delle sue esperienze professionali e personali in occasione di una retrospettiva a lui dedicata e intitolata “Francois Sagat: The New Leading Man”.

Un’ascesa nella riconoscibilità collettiva che trova le sue basi in parte in quanto descritto sopra ma anche nella personalità complessa – misto di forza e fragilità (come avevamo potuto notare in prima persona in occasione di un’intervista video fattagli lo scorso anno al Festival del film di Locarno), esibizionismo e riservatezza – che gli permette di essere contemporaneamente una cosa e un’altra.
La ricetta apparentemente semplice ma in realtà estremamente rara per assurgere a icona pop comprende questi elementi e probabilmente molti altri ancora.
François Sagat non arriverà forse a sostituire Marianna come immagine simbolo della Francia ma certamente è diventato motivo di orgoglio per il suo Paese.

Sagat, intanto, dopo i recenti exploit ha dichiarato in più di un’intervista di essersi allontanato dal porno alla ricerca di nuove forme espressive e che considererebbe il ritorno all’ovile come un fallimento. Nonostante questo, nel novembre dello scorso anno, TitanMen ha annunciato il suo ritorno sulle scene con il primo film hard da lui diretto (e per il quale ha anche disegnato elaborati costumi): “Incubus” è stato reso disponibile nel dicembre 2011 e la sua seconda parte è prevista per la primavera 2012.

La lunghissima premessa era doverosa in quanto nella videoagiografia diretta da Pascal Roche e Jérôme M. Oliveira, tutto ciò traspare solo a tratti.
Tra testimonianze di registi che lo hanno diretto, attori che con lui hanno condiviso le scene, conoscenti e familiari (la sorella Caroline che ne racconta la tormentata adolescenza), a rendere le dichiarazioni più interessanti e rivelatrici è ancora lui, François, con la sua sincerità e il suo candore nel fare affermazioni che altri non si sognerebbero mai nemmeno sotto tortura, occupati a tempo pieno come sono a non scalfire la loro immagine. Che racconti di come ritenga di non avere ancora un lavoro o la sua adolescenza trascorsa tra lo scherno dei compagni di scuola dovuta a quella che lui definisce una sensibilità femminile che traspariva già allora (“pédé” lo scontato insulto rivoltogli), che spieghi la sua scelta di dedicarsi al porno con una iniziale scarsa propensione al sesso (un tratto distintivo dei porno performer più apprezzati, come se lo scarso interesse verso il sesso permettesse esibizioni più esteticamente apprezzabili forse per il controllo dell’immagine) o che condanni decisamente il “bareback” (ossia il sesso anale praticato senza preservativo che lui, malgrado le richieste dei produttori disposti a pagarle profumatamente, rifiuta giustamente), Sagat si propone sempre come una persona diretta e sincera (in una parola, forte) che scalfisce il personaggio per far trasparire la persona (questa sì una vera e totale assenza di pudore).
Tra Chi Chi LaRue (alias David Larry Paciotti, nota come “drag queen” e istituzione del porno statunitense in cui ha operato come regista) che parla di come incontrare Sagat sia stato per lei come incontrare Cher o Madonna, Christophe Honoré che parla di lui come di un regista più che un attore, e Bruce LaBruce (che vede Sagat come l’equivalente maschile di Marilyn Monroe) impegnati nel dare il loro contributo nel costruire intorno a lui un’aura da star, lui ha già fatto tutto senza eccessivo bisogno del loro aiuto. Il candore con cui confessa di non ricevere grandi proposte e che il film di Honoré non ha rappresentato un viatico verso altro o con cui dichiara disgustato che non accetterebbe mai un reality televisivo in quanto li trova insultanti per chi vi partecipa o con cui racconta il suo lato privato, sono rari.
Non uno sprovveduto (“sexy, smart e unconventional” sono aggettivi che lo definirebbero al meglio, secondo un regista che lo ha diretto), un uomo che si definisce non esattamente di cultura ma che qualche conoscenza ce l’ha.
Come scritto prima, non ha un agente, dichiara di non avere strategie in merito alla commercializzazione della sua immagine. Malgrado ciò, sapendo fare del suo corpo plastico, scolpito con ossessione metodica, una materia grezza da modellare secondo desiderio (il suo), e delle sue opinioni, in cui non nasconde rimpianti e debolezze, una forza, ha trovato la ricetta giusta della star.

Il documentario, trasmesso lo scorso marzo da Canal+, è, come scrivevo all’inizio, nulla di più che un’agiografia. Chi cercasse spunti per un saggio sulla pornografia o sulle sue fondamenta nel desiderio, rimarrà deluso. Ma otterrà una solida lezione sulla (auto)costruzione di una star.

Il documentario (presentato come “uncut” nella sua versione tedesca) è ricco di scene di nudo ma maschera con i consueti pixel le scene hard. Nel comparto extra, presenta alcuni video personali e “dietro le quinte” di Sagat.

Roberto Rippa

Sagat
(Francia, 2011)
Regia: Pascal Roche, Jérôme M. Oliveira
Da un idea di: Marc Hernandez
Sceneggiatura: Jérôme M. Oliveira
Montaggio: Véronique Rosa
Camera: Pascal Auffray
Suono: Mathieu Tartamella, Peter Plumley
Produzione: Stéphane Rodier, in collaborazione con Canal+
Con la partecipazione di: François Sagat, Christophe Honoré, Bruce LaBruce, Chi Chi LaRue, Brian Mills, Cyrille Marie, Caroline Sagat, Serge Hefez, Olivier Nicklaus, Jean-Luc Verna, Chris Ward, Wilfried Knight, Dean Monroe

DVD

SAGAT – uncut
VM18
Etichetta: PRO-FUN MEDIA Home Ent.
Origine: Germania
Regione: 0
Formato video: 16:9 anamorfico (1,78:1)
Lingue: Francese, Inglese
Sottotitoli: Tedesco (opzionali)
Contenuti extra: più di 80 minuti di contenuti inediti (interviste, video privati – My Dolls, La Douche, Les Projections, L’Interview Stupide, XXX, …), trailer
Durata: ca. 121 Min. (ca. 41 Min. + 80 Min. Contenuti extra)

Intervista a François Sagat realizzata da Rapporto Confidenziale (5 agosto 2010)

LA Zombierecensione di Roberto Rippa

Homme au bainrecensione di Roberto Rippa

François Sagat from Rapporto Confidenziale on Vimeo.

Bozzetto di un costume disegnato da François Sagat per “Incubus” (da francoissagat.com)

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