Il meglio del 2011 – Scott Telek

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Il 2011 va in archivio. È stato un anno complicato e triste sotto molti punti di vista. Noi abbiamo il cinema come medicina, come cura alle sofferenze della Vita e della Storia. Quest’anno abbiamo voluto giocare con la nostra redazione, con le persone che nell’ultimo anno hanno scritto per Rapporto Confidenziale e con una serie di amici, collaboratori e personalità che hanno accettato l’ingrato compito di stilare un elenco dei 5 migliori film usciti, o visti per la prima volta, nell’anno solare 2011. Ne è uscito un elenco corposo ed originale che vogliamo condividere con i nostri lettori, con il fine di fornire qualche consiglio per la visione che possa rischiarare il 2012. Alla faccia di ogni profezia catastrofica.

 

Scott Telek  collaboratore di RC, e creatore di Cinema de Merde

 

    Jûsan-nin no shikaku (13 Assassins)
di Takashi Miike
(Giappone-UK/2010)

Per molti mesi, in effetti fino agli aspiranti candidati ai premi Oscar di fine anno, questo film si trovava al vertice delle “Migliori cose viste nel 2011”. Il frutto dell’assunzione dello stile dei film sui samurai di Kurosawa da parte di Takashi Miike ha un ritmo piacevolmente lento, che permette il dettaglio dei personaggi e prepara archi temporali di cui il film godrà nel resto della sua durata. Quindi spezza il suo ritmo con una enorme, lunga, battaglia finale nel corso della quale tutto ciò che è stato stabilito prima viene risolto o trova una catarsi in modi incredibilmente soddisfacenti. Non riesco a ricordare quando in precdenza mi sia capitato di osservare lo schermo ad ovcchi spalacanti, inchiodato in attesa di ciò che sarebbe accaduto in seguito.

For many months, in fact until the recent year-end Oscar hopeful films, this movie enjoyed the top spot of “Best thing I’ve seen in 2011.” Takashi Miike’s take on the Kurosawa-style samurai film has a nice slow set-up in which it lays out character details and sets up arcs that will pay off over the rest of the film. Then it lets rip with a massive, drawn-out final battle, during which everything set up earlier is resolved or comes to a head in incredibly satisfying ways. I also can’t remember the last time I’ve just been staring wide-eyed at the screen, riveted to what might come next.

     
    Weekend
di Andrew Haigh
(UK/2011)

Questo film, che narra l’incontro prolungato tra due uomini, si è guadagnato uno spazio speciale per avere incluso nella storia un mucchio di situazioni quotidiane proprie del mondo gay – come rimanere in piedi e in silenzio su un autobus mentre alcuni adolescenti si prendono gioco dei gay – per poi procedere con una scrittura eccellente che ben definisce i personaggi, li sviluppa e aggiunge quei piccoli tocchi, appena accennati prima, che pagano in termini di commozione più in là nella storia. Libero dalle “Importanti lezioni” da cui molti film a tematica gay sono appesantiti, questo film crea una meravigliosa storia d’amore e lascia che alcune lezioni scivolino sole nella storia, come è giusto che sia.

This movie about an extended hook-up between two guys earned a special place for including a lot of uniquely gay everyday situations—like standing silently on the bus while some teenagers nearby are mocking gays—and then following through with excellent writing that defines characters, then develops them, and has a lot of those little touches, dropped in earlier, pay off unexpectedly moving dividends late in the movie. Free from the Important Lessons many gay movies are burdened with, this movie just creates a beautiful love story and lets some lessons slip in on their own, as it should be.

     
    Limitless
di Neil Burger
(USA/2011)

Divertentissimo, meditativo, film fantascientifico con risonanze del mondo reale! Quando uno scrittore fallito prende una pillola che libera il potenziale del suo cervello permettendogli di ricordare tutto ciò in cui si imbatte, è finalmente in grado di scrivere quel racconto tanto agognato, di guadagnare milioni in borsa e riconquistare la sua ragazza. Ovviamente, però, ci sono effetti secondari, tra cui pericolosi malviventi che esigono la loro parte, e il piccolo problemuccio che potrebbe trasformarlo in un vegetale se dovesse smettere di assumere la pillola. Il film è fatto di molte idee, è divertente ed ipnoticamente propulsivo, trova in Bradley Cooper l’interprete ideale e idee molto intelligenti per capovolgere la sua situazione centrale. Quindi, e se andasse incontro a un enorme fallimento nel finale? La norma per il genere e per il mercato distributivo attuale.

Super-fun speculative science fiction with real-world resonance! When a loser writer takes a pill that unlocks the potential of his brain and lets him remember everything he encounters, he is able to shoot out that novel, make millions in the stock market, and win back his girlfriend, but of course there are side-effects, dangerous thugs who want their hands on it as well, and the little problem that he will probably become a vegetable if he ever quits. The movie has ideas, is fun and hypnotically propulsive, Bradley Cooper is ideal in the role, and it finds very clever ways to twist its central situation. So what if it pulls a huge cop-out at the end? That’s just par for the genre—and the current releasing market.

     
    Andrey Rublyov (Andrei Rublev)
di Andrej Tarkovskij
(Unione Sovietica/1966)

Bene, so che un film di quasi quattro ore su un pittore di icone russe del XV secolo non sarebbe quello che vi precipitereste a vedere. Ma se vi dicessi che ogni inquadratura è meravigliosa al punto da togliere il fiato? E se sapeste che Tarkovsky è uno tra i rari registi che usano il tempo reale mentre il film trova la sua conclusione in modo intelligente e consapevole? E che termina con una parabola incredibilmente commovente sulla fede e una visione spettacolare sulle opere di Rublev? Se doveste vederne anche solo un’ora, ne avrete ricavato un piacere incommensurabile.

Okay, I realize that a nearly four-hour film about a 15th-Century Russian icon painter is probably not going to be the first thing you’ll rush out to watch, but what if I told you it is truly unlike any other film you’ve ever seen? What if I said that every shot is breathtakingly beautiful? What if you knew that Tarkovsky is the rare director that uses the reality of time passing as the film unfolds in a conscious, intelligent way? And that the film ends with an incredibly moving parable about faith, then a spectacular viewing of Rublev’s artwork? Even if you only watch an hour of it, you’ll have gained immeasurably.

     
    Night and the City (I trafficanti della notte)
di Jules Dassin
(UK/1950)

Quato classico del noir non è una detective story ma tratta di un inetto criminucolo che ha sempre in mente un piano sicuro per avere successo, uno di quelli che sicuramente “funzionerà questa volta”. Infatti ci arriva vicino ma poi, in un esplosivo e imprevedibile evento a metà film, ogni suo piano cade in pezzi e lui si trova nelle condizioni di dover scappare. Nel film è presente anche una mezza dozzina di altri personaggi, tutti delineati con chiarezza e dalla perfetta sincronia. Davvero non si fanno più film come questo. Sarebbe ideale in una doppia visione con un altro eccellente noir che ha Richard Widmark come protagonista: Pickup on Sout Street (Mano pericolosa, Samuel Fuller, 1953).

This classic noir isn’t a detective story, but about a shiftless lower who always has a new, sure-fire plan to make it, one that is certain to work out this time. He comes close, but then, in an explosive, unforeseen mid-film shake-up, all his plans shatter and he is left scrambling. Also present are a half-dozen characters, all clearly delineated and with perfectly interlocking, understandable arcs of their own. They really just don’t make them like this anymore. Makes an excellent double-feature with another excellent noir starring Richard Widmark, Pickup on South Street.

 

Dei titoli selezionati da Scott Telek fra il meglio del 2011, su RC puoi trovare:
"Night and The City" di Jules Dassin – recensione a cura di Roberto Rippa

 

cover image: Jûsan-nin no shikaku di Takashi Miike (Giappone-UK/2010)

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+