Il meglio del 2011 – Alessio Galbiati

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Il 2011 va in archivio. È stato un anno complicato e triste sotto molti punti di vista. Noi abbiamo il cinema come medicina, come cura alle sofferenze della Vita e della Storia. Quest’anno abbiamo voluto giocare con la nostra redazione, con le persone che nell’ultimo anno hanno scritto per Rapporto Confidenziale e con una serie di amici, collaboratori e personalità che hanno accettato l’ingrato compito di stilare un elenco dei 5 migliori film usciti, o visti per la prima volta, nell’anno solare 2011. Ne è uscito un elenco corposo ed originale che vogliamo condividere con i nostri lettori, con il fine di fornire qualche consiglio per la visione che possa rischiarare il 2012. Alla faccia di ogni profezia catastrofica.

 

Alessio Galbiati  co-direttore & co-fondatore di RC

 

    Memories of a Morning (Recuerdos de una mañana)
di José Luis Guerín
(Corea del Sud/2011)

Senz’altro l’opera cinematografica che mi ha maggiormente impressionato nel 2011, fra le più intense che ho avuto la fortuna di incontrare nell’intero tempo della mia vita. Una riflessione sulla morte, sul suicidio, dunque sulla vita, che trae spunto da un fatto realmente accaduto e che articola nella realtà la sua poesia. I quarantasette minuti diretti da José Luis Guerín rientrano in quelle concretizzazioni armoniche che raramente il cinema è davvero in grado di raggiungere. Il linguaggio cinematografico, nella sua essenza, trova il senso primordiale della visione, si ricongiunge ad esso sotto forma di poema per immagini dedicato alla vita perduta di un anonimo traduttore e musicista morto suicida. Pochi registi sono altrettanto in grado di lavorare con una telecamera in mano nel reale, nello spazio pubblico, quanto José Luis Guerín. Nel suo cinema la macchina da presa diviene strumento d’esplorazione della realtà, capace di entrare in contatto con il dato materiale e concreto ma in grado di travalicarlo, cogliendone l’essenza, lasciando che essa si riveli all’occhio della camera. Ogni angolo di mondo, sopra al quale si posa il suo sguardo/cinema, appare nudo e rivelato, chiaro nella sua commovente, e misteriosa, essenzialità. Capolavoro.

     
    Sion Sono, tutto!


Non un film, ma una filmografia. La retrospettiva del 29esimo Torino Film Festival, sezione Rapporto confidenziale (forse non è un caso), mi ha fatto compiutamente scoprire un Autore strabiliante, sbalorditivo, un regista che fino a quei giorni avevo solo svogliatamente sfiorato, rivelandomi uno dei più gustosi trip dell’intero anno appena concluso. Andai a Torino per seguire il festival, tornai con (quasi) nient’altro che i suoi film.
Quello del giapponese Sion Sono è un cinema delirante nel selvaggio utilizzo del linguaggio cinematografico, capace di viaggiare alla velocità della luce fra generi e temi, fra spazio e tempo. Cinema estremo da perdere il sonno, sguardo allucinato sull’abisso dell’esistenza dotato di una feroce bellezza. Un cinema che fa piangere lacrime di sangue.
Tra tutti i suoi film ho in particolar modo amato Into a Dream (2005), per la chiarezza con la quale ci si muove all’interno di una trama di universi paralleli, Love Exposure (2008), la quattro ore più folli e romantiche che abbia mai visto al cinema, e Cold Fish (2010), per la glacialità con la quale mette in scena momenti di passaggio fra ‘normalità’ e incubo. È buffo che l’unico suo film che non abbia ancora avuto modo di vedere sia proprio quello realizzato nel 2011, Himizu.
     
    Drive
di Nicolas Winding Refn
(USA/2011)

Un thriller asciutto ed essenziale in cui ogni singolo elemento è centellinato per produrre un risultato potente e deflagrante. Il film scorre su di una linea retta: nulla prima e nulla dopo. Un classico già dalla prima visione. Forse un po’ troppo compiaciuto e gigione, ma capace di andare dritto al bersaglio come un proiettile sparato da un cecchino. Sensazionali le musiche e la fotografia.

     
    Le Havre
di Aki Kaurismäki
(Finlandia-Francia-Germania/2011)

Scarnificato dalla poesia, ma sarebbe un delitto considerarlo solo in questi termini, Le Havre è un film che parla di un continente invecchiato che ha perso la ragione. Ma è nella poesia che Kaurismäki riesce a compiere il miracolo di riportare sui grandi schermi europei una storia dal sapore neorealista su di una umanità resistente ad ogni potere, capace di vivere con dignità ogni privazione. Una favola che ci riconcilia con la vita, e col cinema – che non può essere solo un’arte borghese di illusioni e menzogne.

     
    Le chiavi per il paradiso
di Caterina Carone
(Italia/2007)

Ho sempre odiato i film di diploma, il concetto stesso di film conclusivo di un ciclo di studi cinematografici mi inorridisce, ma pure i documentari dedicati alle persone anziane, sempre intrisi di un patetico pietismo. Poi di colpo arriva questo piccolo gioiello che scardina ogni mia convinzione. Caterina Carone, vincitrice nel 2009 della sezione Italiana.Doc al Torino Film Festival con il film, di matrice documentaristica ma irriducibile alla mera etichetta, Valentina Postika in attesa di partire, torna a Sant’Omero, piccolo paesino abruzzese nel quale è cresciuta, e punta la macchina da presa su cinque anziani incalzandoli con domande impertinenti sul senso dell’esistenza. Il risultato è sorprendente: un documentario leggero e profondo che è pure difficile raccontare a parole, ma che dimostra come il vero cinema possa realizzarsi senza budget e quasi senza storia, ciò di cui necessita è un occhio capace di cogliere l’invisibilità dell’essenziale.

 

Scegliere cinque film, per giunta i migliori, è un impresa ardua sotto molti punti di vista perché il concetto stesso di ‘migliore’ continua ad essermi oscuro, nel cinema come nella vita. Penso che semplicemente a questo aggettivo ognuno di noi associ la propria emozione, la capacità di un film di toccarci nel profondo, anche al di là della sua qualità cinematica. Dunque oltre ai cinque richiesti dal gioco vorrei segnalarne altri, perché mi piace l’idea che anche solo un lettore possa accogliere questi consigli per la visione e scoprire un nuovo amore, o trascorrere qualche ora fuori dalla realtà.
A Torinói ló (The Turin Horse) di Béla Tarr (Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA/2011): anche solo l’idea di raccontare la storia del cavallo che procurò la pazzia di Nietsche è già un capolavoro, se poi il film è di una tale potenza figurativa non si può che pensare – anche solo per un secondo ed a rischio pazzia – di trovarci di fronte ad un miracolo. Tokyo Koen di Shinji Aoyama (Giappone/2011): un’opera magistrale, cinema con la ‘c’ maiuscola. El año del tigre (The Year of the Tiger) di Sebastián Lelio (Cile/2011): un’esperienza limite e a cavallo fra documentario e fiction girata a pochissimi mesi di distanza dal terremoto e tsunami che ha devastato il paese sudamericano sugli stessi luoghi. Jodaeiye Nader az Simin (A Separation) di Asghar Farhadi (Iran/2011): uno dei migliori film dell’anno sotto una enormità di punti vista, da vedere assolutamente. Kotoko di Shinya Tsukamoto (Giappone/2010): il nome del regista già dice tutto, ed in quest’opera lo troviamo pure in forma smagliante. Enter the Void di Gaspar Noé (Francia-Germania-Italia-Canada/2009): un film non di quest’anno, visto con colpevole ritardo – ma è bello sapere d’aver qualcosa che si ama da dover recuperare; un’opera mainstream tutta sperimentale. Tahrir di Stefano Savona (Francia-Italia/2011): Savona si è tuffato nella folla di piazza Tahrir al Il Cairo con una Canon 5d ed un registratore digitale, rimanendo in mezzo alla piazza per due settimane, raccogliendo oltre cento ore di immagini, con la lucida incoscienza che solo un certo tipo di documentaristi possiede. Ne è nato un documentario fatto di persone, di uomini e di donne, di parole, di canti ed emozioni, una vitale testimonianza del momento storico più importante dell’anno appena concluso.

 

Dei titoli selezionati da Alessio Galbiati fra il meglio del 2011, su RC puoi trovare:
"Memories of a Morning" di José Luis Guerín – recensione a cura di Alessio Galbiati
Intervista a Sion Sono – a cura di Giampiero Raganelli
"Le Havre" di Aki Kaurismäki – recensione a cura di Michele Salvezza
"Tokyo Koen di Shinji Aoyama – recensione a cura di Alessio Galbiati
"El año del tigre" di Sebastián Lelio – recensione a cura di Alessio Galbiati
Intervista a Sebastián Lelio e Luis Dubó – a cura di Rapporto Confidenziale (testo+video)
"A Separation" di Asghar Farhadi – recensione a cura di Roberto Rippa
Intervista con Asghar Farhadi e Babak Karim – a cura di Rapporto Confidenziale (video)
"Tahrir" di Stefano Savona – recensione a cura di Alessio Galbiati
"Intervista a Stefano Savona – a cura di Rapporto Confidenziale (testo+video)

 

cover image: Memories of a Morning di José Luis Guerín (Corea del Sud/2011)

 

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