The Limits of Control > Jim Jarmusch

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Sulle pagine di RC non avevamo ancora parlato di Jim Jarmusch fondamentalmente perché il suo ultimo film, Broken Flowers, uscì nel dicembre 2005, ben due anni prima della nascita di questa rivista. Ora che è uscita la sua nuova pellicola, ed a noi italiani non è ancora dato sapere quando avremo il piacere di potercela gustare (evitando mezzi non proprio legali), per spezzare l’attesa e bruciare sul tempo il fiume di parole che sarà, abbiamo pensato di farcela raccontare direttamente dagli States, dove il film è uscito il primo maggio. Vi presentiamo dunque questa succosa anteprima, non prima di avervi presentartato Kathie Smith, nuova brillante firma di Rapporto Confidenziale, da Minneapolis nello Stato del Minnesota.

l’articolo è stato pubblicato su RAPPORTO CONFIDENZIALE. NUMERO15 LUGLIO 2009 (pag.7-8). link

Jim Jarmusch’s

The Limits of Control

di Kathie Smith (traduzione a cura di Paola Catò)

Talvolta mi chiedo quale senso abbia, nel suo complesso, questa cosa dei film sulla quale sono tanto concentrata. Come la maggior parte delle cose che consumano la vita del ceto medio americano, qual è il punto? Immaginatevi se canalizzassi tutto il tempo (ed il denaro) dedicato a guardare film, scrivere di film, leggere di film, pensare a film, in qualcosa che fosse di chiaro beneficio per gli altri e per il mondo in cui viviamo. Forse esiste un dibattito logico sui benefici della cinefilia, ma l’evidenza contrasta nettamente con tale nozione. Difficile sostenere persino che ne tragga personalmente dei vantaggi: di sicuro non mi assicura cibo nel piatto né mi paga la bolletta del gas, e ciò che soddisfa è più probabilmente qualche tic nervoso simile ad un tumore maligno da estirpare piuttosto che da incoraggiare. The Limits of Control offre una conferma indiretta di tutto questo, ma dice anche “E allora?”

A differenza di tutte le altre uscite nelle sale, il nuovo film di Jim Jarmusch The Limits of Control porterà maliziosamente la vostra attenzione sulla sua stessa inutilità, ma lo farà con più stile e riferimenti culturali di quanti se ne possa trarre da un dannato Romulano. È facile cadere nella tentazione di definire The Limits of Control vacuo se non si è disposti a mettere in discussione la vacuità di qualsiasi altro film. Se qualcuno vuole asserire la fondatezza di Angeli e Demoni o la verosimiglianza di Wolverine, lo ascolterò tutt’orecchi, ma posso assicurare che The Limits of Control avrà da dire la sua.

Fortunatamente, Jarmusch è andato oltre la messa in discussione del valore dei temi ricorrenti del suo cinema. Da Stranger Than Paradise in poi, ha lavorato senza soluzione di continuità tra il suo intelletto ed il suo subconscio ottenendo un effetto di confusione. The Limits of Control è brillantemente surreale entro i confini molto razionali dell’iconografia cinematografica. Un film d’azione senza azione; un mistero senza risposta; un mezzo senza fini.

Isaach De Bankolé è un uomo a noleggio senza nome. Lo incontriamo per la prima volta mentre è in un bagno a fare degli esercizi di respirazione tipo Tai Chi per piccoli spazi. Esce dalla cabina del bagno nel suo impeccabile vestito di seta grigio-blu e si dirige verso l‘atrio dell’aeroporto dove incontra i suoi due contatti. Ci sono un paio di scambi verbali ambigui, vengono date vaghe istruzioni ed al nostro flemmatico eroe viene passata una piccola scatola di fiammiferi. Così inizia il gioco, De Bankolé viaggia da Madrid a Siviglia fino all’Almeria per portare a termine una missione che potrebbe essere anche una passeggiata segreta sulla luna. Lungo la strada, incontra altri contatti, si scambiano altre scatole di fiammiferi, e si espongono le idee. Sebbene la fine del gioco metta il viaggio in prospettiva, si tratta d’una interpunzione minore rispetto alla, causisticamente affascinate, danza metodicamente mondana che ci viene offerta.

De Bankolé, definito nei crediti “Uomo Solitario”, nel film non fa tanto la parte del personaggio ma agisce come un vascello: per le idee e le curiosità del mondo, ma ancor più importante per gli ideali cinematografici e la concreta applicazione della creatività e dell’immaginazione. Nonostante questo sia un riferimento esplicito alla scena con Bill Murray (l’ “Americano”), è anche un riferimento al suo intuitivo magnetismo nei confronti dell’arte. Impassibile ma non distaccato, il nostro Uomo Solitario è rigorosamente impegnato con la mente in ciò che lo circonda. Nonostante non lo faccia mai esplicitamente, si ha il sospetto che possa in qualsiasi momento afferrare una mosca con un minimo movimento. Con il suo regime fatto di doppio espresso (in due tazzine), astensione dal sonno ed esercizi respiratori, egli rappresenta l’incarnazione del nessun limite al controllo. Guardando De Bankolé con il suo volto scultoreo e la sua sottile espressione risulta assolutamente perfetto come l’elegante émigré angel.

The Limits of Control è un po’ un test culturale (che ho fallito, ma apprezzato) dove sospetti che ogni cosa abbia un significato nascosto, ma devi essere abbastanza sveglio da capirlo. Capire lo spagnolo potrebbe di sicuro aggiungere una dimensione al film, dato che segni, testi e persino alcuni dialoghi non vengono tradotti. La sua auto da fuga – che in realtà è un camion – riporta sul lato posteriore il motto “la vida no vine nada”. Per non citare il riferimento al film di Sam Fuller nel poster del film che contiene il personaggio di Tilda Swinton. A coloro che non sanno identificare dipinti, canzoni ed architettura, Jarmusch regala una sorta di caccia al tesoro, molto simile al gioco che si gioca nel film, dove vincere non è ciò che conta davvero; vi è semplicemente richiesto di partecipare.

La fotografia di Christopher Doyle, controllata ma libera nella forma, ha aggiunto una luce diversa a The Limits rispetto a qualsiasi altro film di Jarmusch. La macchina da presa di Doyle non è tanto “coreografata” attorno ai personaggi, quanto sull’architettura – reagendo costantemente alle strutture piuttosto che agli esseri umani.

Il film vanta inoltre un cast straordinario che suona come l’elenco dei desideri di ogni film indipendente: Tilda Swinton, Gael García Bernal, John Hurt, Youki Kudoh, Alex Descas, Paz de la Huerta, Hiam Abbass, e così via. Tutti gli attori sono frammenti momentanei d’un opera complessa con Tilda Swinton che è senz’altro la più memorabile, non solo per l’incredibile look, ma anche perché da sola ha la facoltà di verbalizzare la magia visuale del film. Queste immagini sono un sogno? Oppure sono un film?

Nel caso di The Limits of Control, è chiaramente entrambe le cose. Un film altamente cerebrale che è scevro di gravità emotiva o eccitazione viscerale, The Limits of Control chiede di godersi il momento cinematografico insieme ai suoi postulati astratti – obiettivamente una bella pretesa anche per i frequentatori dei cinema più avventurosi ed esoterici, me inclusa. Sarebbe una forzatura definire questo film un successo, ma ci sono troppi momenti perfetti nel film perché lo si possa definire un insuccesso. Se riuscite a convivere con il fatto che i film, e le recensioni, possano essere senza uno scopo ed allo stesso tempo importanti, allora siete nel posto giusto.

[Kathie Smith. Film, Twin Cities’ culture and my narcissism]

l’articolo è stato pubblicato su RAPPORTO CONFIDENZIALE. NUMERO15 LUGLIO 2009 (pag.7-8). link

The Limits of Control (Spain-USA-Japan/2009)

Regia e sceneggiatura: Jim Jarmusch

Fotografia: Christopher Doyle

Montaggio: Jay Rabinowitz

Musiche: Boris;

Sound Design: Robert Hein

Costumi: Bina Daigeler

Casting: Ellen Lewis

Interpreti: Isaach De Bankolé, Hiam Abbass, Gael García Bernal, Paz De La Huerta, Alex Descas, John Hurt, Youki Kudoh, Bill Murray, Jean-François Stévenin, Tilda Swinton, Luis Tosar, Óscar Jaenada, Floanne Ankah

Production designer: Eugenio Caballero

Produttori: Gretchen McGowan, Stacey E. Smith

Produzione: Entertainment Farm, PointBlank Films

Durata: 116’.

www.thelimitsofcontrol.com

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