Acusmatic Group

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Acusmatic01

Serenata Calibro 9

Pilot, il primo album di Acusmatic Group

di Roberto Rippa

Colonna sonora interamente stumentale e dai sapori hip-jazz-funk (ma anche dub, trip-hop e 2-step) di un film nella realtà inesistente ma che le sue note hanno il potere di materializzare nella mente, Pilot (Irma La douce, 2009) è la prima prova su disco del duo aostano Acusmatic Group (il nome viene da una lettura di Michel Chion sui suoni e rumori nel cinema: “si dice della situazione d’ascolto in cui si sente un suono senza vedere le cause dalle quali proviene”, sono loro a precisarlo). Romeo Sandri e Michele Berselli (i cui trascorsi musicali spaziano dal rock al punk, dalla musica classica al grunge, dal post-rock all’hardcore, dal jazz alla musica elettronica, e si sente) mescolano echi di blaxploitation, poliziottesco e poliziesco, spionistico (ma anche il migliore noir francese, alla Melville, e americano alla Dassin, Houston, Karlson o Fuller) metabolizzati in modo da restituire un suono decisamente originale, personale e di grande classe, che non cede per un solo momento alla tentazione emulatoria. Per fare un esempio concreto, basti ascoltare  la cover del classico dei Police Walking on the Moon – unico rifacimento in un album interamente composto dal duo e prodotto autonomamente – qui con una partenza alla Isaac Hayes, che da cover sembra quasi voler tramutarsi in una composizione originale.

L’album si apre con Appuntamento al porto, che potrebbe accompagnare i titoli di testa di un film poliziottesco di Stelvio Massi o Umberto Lenzi, se venisse girato oggi, e prosegue quindi con la citata Walking on the Moon, con la sua chitarra wah-wah a trasportarci immediatamente tra le strade di Harlem. Con Fish Food il registro cambia nuovamente, pur mantenendo una coerenza cinematica, fino a portarci – in 14 tappe – alla conclusiva ripresa di Regolamento di conti, in versione da titoli di coda, a lasciare il desiderio/bisogno di ripartire subito da capo. Molte le citazioni, da Lalo Schifrin (Bullit di Peter Yates e il televisivo Mannix) al mai abbastanza celebrato Bruno Nicolai, autore di quasi cento colonne sonore, ma “tutto è risuonato e modifiicato perché si integri con il resto”.

Il disco è denso di citazioni, non strettamente musicali, nel contempo dotte e divertite: Mac Guffin, titolo della settima traccia, è il termine con cui Hitchcock era solito chiamare un elemento indefinito e che nulla a che fare con la trama, se non con il desiderio di darle ritmo, che (1) tutti inseguono senza che lo spettatore abbia idea del perché. Una sorta di Sarchiapone, insomma.

Ottimamente suonato e prodotto, Pilot promette di accompagnare per molti ascolti e molti anni. E non ci si sorprenda se durante l’ascolto dovessero materializzarsi nella stanza la Coffy di Pam Grier, il Dick Smart di Richard Wyler, il Jef Costello di Delon, il Luca Canali di Mario Adorf o l’Ugo Piazza di Gastone Moschin, il Truck Turner di Isaac Hayes ma anche il Virgil Tibbs di Sidney Poitier.

Il duo si trasforma dal vivo in quartetto o quintetto. Ed è in questa formazione che si appresta ad affontare una serie di concerti per l’autunno.

The Fixer, brano incluso in Pilot, è disponibile anche come E.P. contenente quattro remix ad opera dell’olandese Solo moderna e dagli italiani Dave Masoch, Fromwood e Cutdealers. Si può acquistare in versione digitale su www.beatport.com

ACUSMATIC GROUP

Romeo Sandri (flute, sax, electric pianos, production, compositions & arrangements)
Michele Berselli (guitar, production, compositions & arrangements)

ACUSMATIC LIVE QUINTET

Romeo Sandri (flute, sax, electric pianos, samplers)
Michele Berselli (guitar, samplers)
Giovanni “Zap” Delfino (drums)
Andrea Carlotto (percussions)
Salvatore Leo (bass)

PILOT

01. Appuntamento al porto / 02. Walking on the Moon / 03. Fish Food / 04. Momento Suspense / 05. Secret Lovers / 06. S’apercevoir / 07. Mac Guffin / 08. Inst4action / 09. Regolamento di conti / 10. Supblax / 11. The Fixer / 12. Un grosso guaio / 14. Regolamento di conti (End Titles)

Note:

(1)
Intervistato nel 1966 dal suo grande estimatore François Truffaut per quello che diventerà il libro Le cinéma selon Hitchcock, pubblicato lo stesso anno dall’edtore parigino Robert Laffont (in italiano è pubblicato, con il titolo Il cinema secondo Hitchcock, da Il saggiatore), Hitchcock esemplificava il termine MacGuffin con questo esempio: “Potrebbe trattarsi di un nome scozzese, preso dalla storia di due uomini su un treno. Uno dei due dice: “Cos’è quel pacco sulla rete per i bagagli?”. E l’altro risponde: “Oh, è un MacGuffin”. Quindi il primo chiede: “Cos’è un MacGuffin?” “Beh – risponde il secondo – si tratta di un congegno per catturare leoni nelle Highlands scozzesi”. Al che il primo uomo reagisce: “Ma non ci sono leoni nelle Highlands scozzesi”. e quindi il secondo risponde: “Allora non c’è nessun MacGuffin!”. “Quindi – concludeva Hitchcock – un MacGuffin è nulla”.

Acusmatic02

INTERVISTA A ROMEO SANDRI E MICHELE BERSELLI

RC: Come avete iniziato a lavorare insieme e quando?

AG: L’idea del progetto Acusmatic Group parte circa dal 2002, dopo una lunga esperienza convissuta nel progetto Tempo Zero, in territori hardcore, post-rock (Dischord oriented, Fugazi, Jawbox e cose del genere) ed in altri ambiti (produzioni discografiche).

RC: Ciò che poi è risultato in Pilot corrispondeva già al vostro intento iniziale?

AG: Ad ascoltarlo adesso probabilmente si. In realtà ciò che avevamo in mente all’inizo non era così definito. O meglio avevamo un’idea abbastanza chiara che però non riuscivamo a spiegare bene nemmeno a noi stessi. Era come parlarsi a gesti o come osservare un tronco di legno da scolpire nel quale si riescano ad intravedere solo in parte i contorni della figura. Lavorandoci su è venuto fuori Pilot e diciamo che è molto simile a quella idea originale.

RC: I brani che compongono Pilot erano già oggetto di concerti prima della pubblicazione del disco?

AG: Anche se la nostra attività live non è stata molto intensa, alcuni di questi brani hanno fatto parte anche delle nostre scalette dal vivo. Qualche brano, da quando è stato scritto a quando è stato registrato, ha anche subito delle modifiche, a volte consistenti. Proprio perchè, come si diceva prima, la vera forma del nostro progetto si è definita col passare del tempo ed in alcuni casi si è resa inevitabile una modifica. Diciamo una specie di auto remix.

RC: Tra quanti brani avete scelto la scaletta del disco?

AG: Siamo partiti dai primi 5 che erano sul promo da inviare alle etichette. Irma records ci ha proposto subito un disco lungo, così ne abbiamo rimaneggiati alcuni che avevamo già costruito e ne abbiamo composti degli altri apposta. Terminate le registrazioni abbiamo poi deciso con l’etichetta di aggiungere anche una cover. Dalla fase iniziale, ne abbiamo lasciati da parte 5/6 perché non rispecchiavano più la piega presa dagli ultimi sviluppi, ma si tratta di un taglio fatto alla base, da noi stessi (nel senso che non li abbiamo neanche presentati ad Irma)

RC: Come lavorate in fase di composizione? Mi interessa sapere se lavorate insieme, suonando in studio, o separatamente per poi unire le idee in un secondo tempo.

AG: La fase della composizione, dall’embrione alla nascita definitiva dei brani, è un’attività in continuo mutamento. Una nuova modalità di lavoro, una volta interiorizzata entra a far parte del bagaglio e lascia spazio a nuove sperimentazioni. Ci sono diverse fasi di lavorazione. La prima è la bozza, che ognuno fa da sé in casa propria. A quel punto ci si spedisce il pezzo, oppure lo si ascolta insieme, ci si confronta e poi si decide come proseguire con i lavori, i suoni, gli arrangiamenti. In genere, mentre uno di noi lavora alla composizione, l’altro si occupa degli insert di voci e rumori. Nel caso in cui il pezzo parta da una storia immaginaria (o lo diventi nel corso della composizione), è successo qualche volta di lavorare alla costruzione di una bozza di sceneggiatura (una cosa davvero minimale). Come ultima fase si lavora in coppia alle rifiniture finali del pezzo, alla registrazione degli strumenti acustici (in studio, o a casa) ed al mixaggio dei brani.

RC: Quale strumentazione avete utilizzato per realizzare Pilot?

AG: Pilot è stato realizzato in gran parte con i nostri fidi Apple G5, utilizzando delle master keyboards dotate di controllers ed una vecchia versione di Reason (la 2.5) che acquistammo svariati anni fa. Le librerie di suoni orchestrali e di piani elettrici ci soddisfacevano, anche se spesso ci siamo poi creati le nostre librerie personali, specialmente di batteria e di Fender Rhodes. I campioni di suoni, rumori e voci, sono stati ripuliti ed ottimizzati con una versioe Lite di Ableton Live e poi importati nel campionatore NN-XT di Reason, con cui poi sono stati editati a nostro piacimento. In studio di registrazione abbiamo poi registrato i nostri strumenti e mixato il tutto.
Da diversi mesi abbiamo deciso di passare completamente ad Ableton Live, perchè ha una logica più consonante al nostro modo di lavorare e ci consente di registrare e mixare direttamente. Poi ovviamente c’è la nostra strumentazione personale. Romeo, oltre a un sax tenore ed un flauto traverso, suona uno Yamaha Stage Piano CP33 collegato ad un expander Vintage Pro della EMU, che come simulatore di piani elettrici dei 70’s (Rhodes, Clavinet, Wurlitzer e Hammond) non ha rivali. Michele invece suona una Fender Jaguar ed una Epiphone Seraton II che escono da un Laney VC 30. Tra la chitarra e l’ampli si trovano una miriade di pedalini e pedalozzi vari (in cui a volte si perde..), che vanno dal fido Cry Baby al Low-Pass filter della Moog, passando per vari Electro Harmonix e T-Pedals (eccezionale ditta italiana di pedali artigianali).
Dal vivo si aggiungono poi basso, batteria e set di percussioni, mentre tutte le parti orchestrali, ambientali e campioni vari sono state registrate sulle 8 tracce un Fostex D-108, da dove le lanciamo come basi.

RC: Dal vivo vi presentate come quintetto. Quanto cambia, se cambia, il vostro suono dal vivo?

AG: Con il Live quintet, o quartet (a seconda delle occasioni), da un suono più elettronico si passa sicuramente ad uno più acustico, per quanto riguarda la sezione ritmica (Giovanni “Zap” Delfino – drums e Andrea Carlotto – percussioni, Salvatore Leo – basso), ma una buona componente elettronica è comunque presente nei nostri shows. Il resto cambia nel modo in cui può trasformarsi un suono di flauto, saxofono o piano elettrico meno filtrato, o una wah guitar più sguaiata.

RC: Nel 2005 avete composto la colonna sonora del cortometraggio “Cenere” del gruppo teatrale Skené, come vi siete trovati a lavorare su questo progetto?

AG: Si trattava di una parodia del film del 1916 di Febo Mari con Eleonora Duse, tratto da un romanzo di Grazia Deledda, messa in piedi dalla compagnia teatrale Skené, alla conclusione di un loro corso annuale. Una buona occasione per noi per sperimentarci in un’attività che da sempre abbiamo considerato limitrofa alla nostra. Facemmo la sonorizzazione dal vivo della proiezione del cortometraggio, nell’ambito della rassegna Strade del Cinema e lo trovammo un lavoro molto accattivante, dato che già normalmente eravamo abituati a lavorare sul “come se ci fossero le immagini”. Col tempo ci siamo accorti che il nostro genere, oltre ad essere legato alla suspense e al crimine, si adatta a colorare scene d’amore, di sesso, di incertezza, ma anche di calma piatta e riflessione. Dipende dalla piega che si sceglie.

RC: Avete avuto nel frattempo altre proposte in questo senso?

AG: Sono saltate fuori un paio di cose, chiacchierando, ma per ora non c’è niente che bolle in pentola. Aspettiamo impazienti un invito!

RC: Pur essendo evidenti i riferimenti nella vostra musica, il risultato appare molto personale. Qual è il vostro retroterra cinematografico e musicale?

AG: Direi che il retroterra cinematografico, slegato dal contesto musicale, è molto allargato ed anche molto personale e diversificato tra noi due. In ordine sparso, potrei citare la mia passione per i film di Bunuel, quella di Michele per certi film asiatici, e poi la comune passione – anche più legata all’aspetto delle colonne sonore – per i noir che vanno dai ’40 ai ’60 (The Big Sleep, The Maltese Falcon, Touch of Evil/L’Infernale Quinlan e molti altri), gli spy-movies dei ’60, i ’70 americani di Bullitt, Il Braccio violento della legge, i b-movies della cultura blaxploitation da Sweet, Sweetback’s Baadaass Song a Shaft, ai polizieschi, poliziotteschi ed erotici italiani dei ’70. La nostra impronta musicale legata all’aspetto “colonna sonora” si è formata proprio in conseguenza di questa sfrenata curiosità e passione per le colonne sonore, partendo da Anatomy Of A Murder (prima colonna sonora di un compositore jazz come Duke Ellington che nel 1959 ha dato il via a alle composizioni crime-jazz, da Lalo Schifrin ed Henry Mancini a Quincy Jones). Oltre che per le intere colonne sonore siamo sempre stati colpiti dalle sonorizzazioni dei momenti, delle sensazioni e degli stati d’animo particolarmente azzeccati e composti con vera maestria da grandi compositori del mondo del jazz, del soul e del funk. Inoltre, non tralascerei le colonne sonore dei telefilm polizieschi dei ’70, vere e proprie perle di una cultura che potremmo definire quasi pop-jazz.

RC: Come si è creato un consenso a livello internazionale intorno alla vostra musica prima ancora che il disco venisse pubblicato?

AG: Rischieremo la banalità, ma non si può non citare internet come devastante attrezzo del mestiere per la promozione di un progetto musicale. Una web radio o un dj ascoltano un tuo pezzo su myspace, te lo chiedono via mail, tu lo invii in mp3 ed il giorno dopo sei on line a 6 fusi orari di distanza. Se poi alla voce etichetta hai scritto Irma invece di Pincopallino Records, chiaramente chi deve ascoltare è meglio predisposto.
Chiaramente bisogna sempre stare attenti a cosa succede, ascoltare le radio, a chi fa cosa e quando e trovare delle situazioni che possano essere utili alla causa, eccetera, ma ci siamo impegnati abbastanza ed alcuni canali giusti li abbiamo percorsi.

RC: Avete in previsione una serie di concerti? se si, cosa c’è di già programmato?

AG: Stiamo lavorando anche alla programmazione dell’attività live con il Live Quintet. Dal prossimo autunno dovrebbero cominciare ad esserci alcune date, però al momento non c’è nulla di confermato. L’ultim’ora è che siamo appena stati scelti da un contest per suonare al Jazz Re:found di Vercelli (un vero e proprio festival a livello internazionale), questa sì che è una notizia!

Sito ufficiale

Acusmatic Group MySpace

Acusmatic Group on Facebook

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+