Cinema Verite > Shari Springer Berman, Robert Pulcini

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Cinema Verite
Shari Springer Berman, Robert Pulcini, 2011

E’ l’undici gennaio 1973 e sulla PBS, un network televisivo americano, viene trasmesso il primo reality show della storia. Ideato da Craig Gilbert, An american family raccontava la storia della famiglia Loud, la tipica famiglia borghese americava di metà degli anni ’70, apparentemente tranquilla e felice ma, come tutte le famiglie, piena di segreti, parole non dette e incomprensioni. Dopo più di sei mesi di vita trascorsi insieme alle macchine da presa, alle luci di scena e ai microfoni, la famiglia Loud ne è uscita profondamente cambiata, per non dire sconvolta: divorzio dei genitori (causa tradimento) ed obbligatorio coming-out del figlio maggiore, il tutto montato e trasmesso in prima serata sui televisori di tutta America. Un’America che si ritrova anch’essa sconvolta dal ritratto impietoso che fa della sua società An american family, un’America così sconvolta che farà sospendere lo show.
 La HBO è un marchio di garanzia per ogni prodotto televisivo – che siano serie televisive o film tv – una garanzia che investe forze nella scrittura, nella regia e nella recitazione, con il coinvolgimento di nomi spesso importanti. “Cinema verite”, il racconto del dietro le quinte del primo reality show, sembra non fare eccezione: se tra gli attori troviamo nomi del calibro di Tim Robbins, James Gandolfini e Diane Lane, dietro la macchina da presa c’è la coppia di registi formata da Robert Pulcini e Shari Springer Berman, mentre la sceneggiatura è firmata da David Seltzer (“Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, “Il presagio”). 
I due registi (che si sono fatti le ossa col bellissimo “American Splendor“) sembrano la scelta migliore per raccontare una storia in bilico tra la verità reale e la verità televisiva – ne è la dimostrazione un montaggio classico nel suo dipanare la narrazione ma complesso nel miscelare con attenzione e precisione le vere immagini del reality con quelle del film vero e proprio. Merito anche della somiglianza del cast con i personaggi reali, con gli attori che non si limitano alla pura imitazione, ma ricalcano e ricostruiscono i loro personaggi attraverso i gesti e le reazioni. Tim Robbins è quello che convince di più (aiutato anche da un personaggio più carismatico degli altri), mentre Gandolfini sembra un po’ messo in disparte – anche se quando prende il controllo della scena nessuno riesce a fermarlo. Diane Lane è forse un po’ manierista in alcuni passaggi, ma in generale la sua è una prova sufficiente.
Il passo falso purtroppo lo compie solo una sceneggiatura che non si dimostra all’altezza della situazione: se la storia si dipana senza troppi problemi ed i dialoghi la sostengono con chiarezza e profondità di analisi, David Seltzer si dimentica delle emozioni e tira in piedi uno script la cui emotività è fastidiosamente pilotata, poco naturale e a tratti inutilmente melodrammatica. Si prova poca empatia con i personaggi protagonisti, e questo in parte vanifica le intenzioni del progetto, ovvero quello di mostrare come la televisione cambia in maniera indelebile le persone.
Peccato, perché tutto era davvero ben calibrato, dai costumi alla fotografia di Affonso Beato (“Tutto su mia madre”, “Ghost world”). per finire con una bella colonna sonora d’epoca.

Matteo Contin

Cinema Verite
(USA/2011)
Regia: Shari Springer Berman, Robert Pulcini
Sceneggiatura: David Seltzer
Musiche: Rolfe Kent
Fotografia: Affonso Beato
Montaggio: Sarah Flack, Robert Pulcini
Scenografia: Patti Podesta
Costumi: Suttirat Anne Larlarb
Interpreti principali: Diane Lane, Thomas Dekker, Tim Robbins, James Gandolfini, Kaitlyn Dever, Patrick Fugit, Johnny Simmons, Kathleen Quinlan, Molly Hagan, Matt O’Leary, Emilio Rivera, Lolita Davidovich

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