Bologna // Fino alla fine del mondo. Il cinema di Béla Tarr | 2-12 febbraio

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Io non mi sono mai ritenuto un regista: pensavo che la mia unica missione fosse cambiare il mondo. (Béla Tarr)


Ungherese, classe 1955, esordisce al cinema alla fine degli anni Settanta quando l’onda d’urto delle varie vagues si è ormai affievolita; eppure Béla Tarr è tra i pochi autori a portare ancora avanti un’idea moderna del cinema. Egli ricorda con piacere i film di Ozu, Tarkovskij, e magari di Godard. Ma non li cita. Riconosciamo un suo film da una singola inquadratura: l’incedere fluido, sinuoso e glaciale della macchina da presa. Uno spettacolo inestinguibile.


Un’occasione unica per ammirare la filmografia di una grande genio, che le nostre piovose e miserabili pianure padane non possono ignorare. Consiglio a tutti la visione di ‘Le armonie di Werkmeister’, la storia della balena imbalsamata che ha ispirato la scrittura della canzone ‘Goliath’, che molto vi dirà sulla rotazione dei pianeti e sul silenzio finale dell’ordine della dittatura. Questo e molti altri lentissimi capolavori metafisici… lunghi silenzi, solitudini, fango e umidità: Béla Tarr. (Vinicio Capossela)

 

Fino alla fine del mondo. Il cinema di Béla Tarr
dal 2 al 12 febbraio 2012

Cineteca del Comune di Bologna
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
via Azzo Gardino, 65 | Bologna

cinetecadibologna.it

 

/ / / IL PROGRAMMA

 

▪ Giovedì 2 febbraio

20.30 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
IL CAVALLO DI TORINO
(A Torinói ló, Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA/2011) di Béla Tarr (146′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Venerdì 3 febbraio

17.30 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
IL CAVALLO DI TORINO
(A Torinói ló, Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA/2011) di Béla Tarr (146′)
Lingua originale con sottotitoli

20.00 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
MACBETH
(Ungheria/1982) di Béla Tarr (72′)

precede
VIAGGIO NELLA PIANURA UNGHERESE (Utazás az Alföldön, Ungheria/1995) di Béla Tarr (35′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Sabato 4 febbraio

17.30 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
L’UOMO DI LONDRA
(A Londoni férfi, Francia-Germania-Ungheria/2007) di Béla Tarr (139′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Domenica 5 febbraio

18.00 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
LE ARMONIE DI WERCKMEISTER
(Werckmeister harmóniák, Ungheria-Italia-Germania-Francia/2000) di Béla Tarr (145′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Lunedì 6 febbraio

17.30 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
L’UOMO DI LONDRA
(A Londoni férfi, Francia-Germania-Ungheria/2007) di Béla Tarr (139′)
Lingua originale con sottotitoli

20.00 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
MACBETH
(Ungheria/1982) di Béla Tarr (72′)

precede
HOTEL MAGNEZIT (Ungheria/1978) di Béla Tarr (10′)
Lingua originale con sottotitoli

21.45 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
LE ARMONIE DI WERCKMEISTER
(Werckmeister harmóniák, Ungheria-Italia-Germania-Francia/2000) di Béla Tarr (145′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Martedì 7 febbraio

22.15 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
RAPPORTI PREFABBRICATI
(Panelkapcsolat, Ungheria/1982) di Béla Tarr (102′)

a seguire
VISIONI D’EUROPA – PROLOGO (2004) di Béla Tarr (5′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Mercoledì 8 febbraio

17.45 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
RAPPORTI PREFABBRICATI
(Panelkapcsolat, Ungheria/1982) di Béla Tarr (102′)

a seguire
VISIONI D’EUROPA – PROLOGO (2004) di Béla Tarr (5′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Giovedì 9 febbraio

17.45 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
L’OUTSIDER
(Szabadgyalog, Ungheria/1981) di Béla Tarr (122′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Venerdì 10 febbraio

17.45 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
NIDO FAMILIARE
(Családi tüzfészek, Ungheria/1979) di Béla Tarr (108′)
Lingua originale con sottotitoli

▪ Sabato 11 febbraio

16.00 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
SÁTÁNTANGO
(Ungheria/1994) di Béla Tarr (450′)
Si effettueranno due intervalli, nel secondo dei quali è previsto un buffet light a cura del Centro Costa
Lingua originale con sottotitoli

▪ Domenica 12 febbraio

22.15 Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
PERDIZIONE
(Kárhozat, Ungheria/1988) di Béla Tarr (116′)
Lingua originale con sottotitoli

 

/ / / I FILM

 

HOTEL MAGNEZIT
(Ungheria/1978) di Béla Tarr (10′)
Già in questo primo cortometraggio appaiono i temi cari al regista ungherese: l’ostilità e il senso di disperazione che sono alla base dei rapporti umani. "Nel tempo in cui ho cominciato a fare film, al mondo ci stavo molto male. Credevo che, se fossi stato capace di fare dei film radicalmente diversi da quelli che si realizzavano allora, anche il mondo sarebbe cambiato". (Béla Tarr)
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NIDO FAMILIARE
(Családi tüzfészek, Ungheria/1979) di Béla Tarr (108′)
Si può ben parlare di lieta sorpresa. Non ci è dato sapere se si tratti del primo film di questo regista. Certo è che la padronanza con cui si muove tra cinema-verità e introspezione psicologica, fra documentarismo d’ambiente e scioltezza narrativa, ne fa più di una promessa. Le traversie di una giovane coppia, costretta a vivere in casa dei parenti, testimoniano di una crisi (quella degli alloggi, quella dell’istituzione famiglia) che il regista affronta con capacità di approfondimento pari alla leggerezza di mano. Viene in mente il miglior Forman del periodo cecoslovacco. (Sandro Zambetti)
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L’OUTSIDER
(Szabadgyalog, Ungheria/1981) di Béla Tarr (122′)
Il secondo film di Béla Tarr amplia parecchie idee esplorate in Nido familiare. Il film si concentra su un giovane infermiere balordo, frustrato dalla sua stessa vita. […] Girato in primi piani, il film restituisce con efficacia un mondo chiuso, dalle opzioni limitate, dove ogni cosa sembra oppressiva. L’unica via di uscita per András sembra passare per la musica, il ballo e le ubriacature nei locali notturni, dove trascorre occasionali momenti di calore con la sua fidanzata/moglie. Il film possiede il sentimento della vita, come se anch’esso vi partecipasse – estese scene di dialogo, lunghi momenti di osservazione, la macchina da presa sempre addosso ai personaggi. (Piers Handling)
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MACBETH
(Ungheria/1982) di Béla Tarr (72′)
Alle origini del Macbeth c’è uno dei film d’esame che Béla Tarr ha girato quando era studente all’Accademia. Il film verrà ripreso e ampliato nel 1982, per la televisione ungherese. È costituito da due inquadrature: una di cinque e l’altra di sessantasette minuti in cui l’azione principale si svolge in primo piano. "Dietro alle cose anche più grandi si trovano sempre le motivazioni più volgari, come interesse, sesso, desiderio di potere, soldi e così via. Io mi sono sempre interessato alle motivazioni, è una costante riconoscibile nel mio cinema" (Béla Tarr). (Rinaldo Censi)
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RAPPORTI PREFABBRICATI
(Panelkapcsolat, Ungheria/1982) di Béla Tarr (102′)
Nel suo terzo lungometraggio il regista si avvale per la prima volta di un cast composto da attori professionisti. Marito, moglie e figli: un ritratto colto nella quotidianità dell’esistenza. Attriti e crisi minano l’unità familiare. "Béla Tarr fa della macchina da presa un’implacabile strumento di scavo nella quotidianità, quell’obbligare i personaggi a scoprirsi sino in fondo ‘standogli addosso’ con una sorta di spietata comprensione. D’accordo, di crisi della coppia s’è parlato fin troppo, al cinema e fuori, solo che qui l’aggressività del guardare asciuga anche il discorrere" (Sandro Zambetti). (Rinaldo Censi)
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ALMANACCO D’AUTUNNO
(Öszi almanach, Ungheria/1984) di Béla Tarr (119′)
Cinque personaggi che vivono sotto lo stesso tetto si sbranano ferocemente tra loro, salvo poi arrivare a un ipocrita accomodamento finale. La situazione rimanda, com’è facile capire, al sartriano A porte chiuse. […] Il film si impone all’attenzione soprattutto per l’originalità delle soluzioni cromatiche e di impianto scenico a cui tende. Vi dominano, in chiave programmaticamente antinaturalistica, l’azzurro e il rosso in un inferno che è al tempo stesso di ghiaccio e di fuoco, colori giustapposti in nette divisioni di campo, come a far da poli di una tensione che si scarica continuamente nelle convulsioni dei personaggi. (Sandro Zambetti)
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PERDIZIONE
(Kárhozat, Ungheria/1988) di Béla Tarr (116′)
Ho voluto descrivere una situazione che oggi esiste: una situazione in cui siamo rifiutati, non amati, perché non accettiamo le regole della società in cui viviamo. […] Perdizione è un film sugli spazi bianchi. Allontanandomi dalla trama, la zona bianca diventa molto più importante. Siamo alla fine del secolo e l’umanità dovrebbe chiedersi se esiste una prospettiva vera, o se c’è solo la prospettiva della disperazione. È importante concepire l’uomo come un’entità cosmica. Con i satelliti in cielo crediamo di sapere tutto di tutti, ma io penso che in un filo d’erba posso vedere tutto l’universo, senza bisogno di satelliti. (Béla Tarr)
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SÁTÁNTANGO
(Ungheria/1994) di Béla Tarr (450′)
450 minuti. Capolavoro. "Sátántango è conosciuto come uno dei film più lunghi e spogli di avvenimenti della storia del cinema: un film di sette ore e mezza dove sembra non accada nulla se non una frode, l’immaginazione di un movimento, che si auto-dissipa riportandoci al punto di partenza. Eppure, nulla è più distante da un’opera ‘formalista’. Al contrario, Sátántango è uno degli ultimi grandi film materialisti storici. In questo film che si srotola tra due rintocchi di campana, a cui danno il cambio: un tic tac ostinato d’orologio, una frase ostinatamente ripetuta da un ubriaco, i rumori di bicchieri riempiti e scolati, una fisarmonica, il ritmo del tango, e soprattutto il rumore quasi ininterrotto della pioggia sulla pianura ungherese, non vi è nulla che non appaia interamente materiale, interamente sensoriale." (Jacques Rancière)
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VIAGGIO NELLA PIANURA UNGHERESE
(Utazás az Alföldön, Ungheria/1995) di Béla Tarr (35′)
Omaggio al poeta ungherese Sándor Petöfi che ha cantato con grande lirismo la pianura ungherese e il suo amore per la moglie. Un uomo ripreso mentre cammina lungo una strada. La macchina da presa registra il suo spostamento, mentre si allontana fino a divenire un punto nero sullo schermo. Lo vediamo deambulare all’interno di una casa disabitata. Senso di rovina ovunque. (Rinaldo Censi)
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LE ARMONIE DI WERCKMEISTER
(Werckmeister harmóniák, Ungheria-Italia-Germania-Francia/2000) di Béla Tarr (145′)
C’è qualcosa di più inquietante della carcassa esposta di una balena? "Le armonie di Werckmeister è un film che può fare ammattire quelli che non riescono a entrarvi dentro, e risulta invece incantevole per coloro che vi riescono. ‘Una specie di sogno’ l’ha definito Jim Jarmusch. Ma può anche risultare ossessionante come un incubo; sinistro, stipato di silenzio e tristezza, con la strisciante sensazione che il male stia penetrando all’interno di quel tetro villaggio. Filmato in bianco e nero, i movimenti della macchina da presa sono così imponenti che sembrano fluttuare lungo le trentanove inquadrature che compongono il film." (Roger Ebert)
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VISIONI D’EUROPA – PROLOGO
(2004) di Béla Tarr (5′)
Béla Tarr firma l’episodio ungherese di un’opera mosaico firmata da venticinque registi in rappresentanza di altrettanti paesi dell’Unione Europea per celebrarne il recente allargamento.
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L’UOMO DI LONDRA
(A Londoni férfi, Francia-Germania-Ungheria/2007) di Béla Tarr (139′)
Béla Tarr ha definito L’uomo di Londra un film noir. "Simile a quelli realizzati in Francia", mi ha detto. Di certo, l’inquadratura che apre il film nella nebbia e nel tenebroso fronte del porto ricorda Quai des brumes. Ma qui l’azione è sottile, mantenuta a distanza, i moventi restano opachi: 10% di storia, 90% di atmosfera. La macchina da presa costeggia il fronte del porto con la stessa austera lentezza che troviamo in Perdizione, Sátántango, e Le armonie di Werckmeister, inghiottendo la trama di Simenon nel modo fluido che Tarr ha di vedere, la scansione di ogni minimo spostamento delle superfici e della prospettiva. (David Bordwell)
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IL CAVALLO DI TORINO
(A Torinói ló, Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA/2011) di Béla Tarr (146′)
A Torino, il 3 gennaio 1889, Friedrich Nietzsche esce da casa. Un cocchiere è alle prese con un cavallo. Malgrado le sue esortazioni ripetute, il cavallo rifiuta di muoversi. Il cocchiere perde la pazienza e imbraccia la frusta. Nietzsche mette fine al comportamento brutale dell’uomo. Si lancia verso la carrozza e abbraccia il cavallo singhiozzando. Viene riportato a casa. Resterà steso sul divano per due giorni, immobile e muto, prima di pronunciare le sue ultime parole famose e vivere i successivi dieci anni nel silenzio e nella demenza. Non sappiamo cosa sia accaduto al cavallo. È ciò che racconta questo magnifico film. Con le parole del regista: "Il cocchiere Ohlsdorfer e sua figlia vivono da reclusi nella loro fattoria. La ripetizione dei movimenti, il ciclo delle stagioni e le ore del giorno dettano loro un ritmo e una routine cui sono inesorabilmente soggetti. Il film mostra la mortalità alla quale siamo condannati, con questo profondo dolore che noi tutti proviamo". (Rinaldo Censi)
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Fonte: Cineteca di Bologna

 

 

Fino alla fine del mondo. Il cinema di Béla Tarr
dal 2 al 12 febbraio 2012

Cineteca del Comune di Bologna
Cinema Lumière – Sala Officinema/Mastroianni
via Azzo Gardino, 65 | Bologna

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