13 (Tzameti) > Géla Babluani

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+

Tzameti01

Quartieri difficili, vite difficili, c’è da tirare avanti. A volte no, si può preferire darsi la morte, potrebbe anche esserci qualcosa da guadagnare, per sé o per chi ti sta vicino.
Lui un tempo ci era già passato, ma ora ad un uomo che sembra più anziano di quello che è per colpa della droga e di una vita che immaginiamo troppo intensa, questa vita scappa gratis e tocca ad un giovane raccoglierne involontariamente il testimone.
Poche parole percepite, un’attrattiva di guadagno, poco o niente da perdere, di certo l’innocenza: Sebastién parte per Parigi e si trova coinvolto in un gioco più grande di lui, che lo fa crescere in fretta e oltrepassare il punto di non ritorno.
Strizzando l’occhio a Kafka, a Kaurismäki e alla Nouvelle Vague questo giovane regista nato in Georgia ai tempi della guerra civile e trasferitosi a studiare e fare cinema in Francia, compone un quadro in bianco e nero dove, con una trama ridotta all’osso, ti stringe allo stomaco sin dall’inizio e non ti molla fino al sorprendente finale, lasciandoti tutto il tempo di concentrarti sui particolari, sugli oggetti e sugli sguardi.
Quello che emerge è un mondo violento, la polvere che la gente “per bene” preferisce sia loro nascosta sotto il tappeto, un mondo invisibilmente sanguinoso, in cui il potere e il denaro dominano sulla disperazione.
Solo se la Fortuna, la sorte che qui ricorre, anche simbolicamente, in tutta la narrazione, gira dalla parte giusta è consentito vedere uno spiraglio, ma anche così la fuga non è per niente facile: come finirà, se finirà mai?

European Film Award come scoperta europea dell’anno a Varsavia il 2 dicembre 2006.

Géla Babluani nasce nel 1980 in Georgia, Repubblica ex sovietica dilaniata dalla guerra civile. Figlio d’arte (il padre Temur ha diretto La migration des MoineauxThe sun of the wakeful), si trasferisce in Francia nel 1997 e cinque anni dopo gira il corto A fleur de peau. Debutta a 25 anni con il lungometraggio 13 (Tzameti), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2005 (Migliore Opera Prima) e al Sundance Film Festival 2006 (Gran Premio della Giuria).

Sergio Citterio

13 (Tzameti)
di Gela Babluani
(Francia – Georgia, 2005)
Soggetto e sceneggiatura: Gela Babluani
Fotografia: Tariel Meliava
Montaggio: Noémie Moreau
Scenografia: Bernard Péault
Costumi: Sabine Solin
Musica: Lohengrin Braconnier, Clemente Cartallas
Interpreti principali: Georges Babluani, Aurélien Recoing, Pascal Bongard, Fred Ulysse, Nicolas Pignon
95′

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+
  • valerio de susini

    Il film “13” del regista Gela Babluani, mi ha lasciato davvero senza parole. Purtroppo non sono riuscito a cogliere la “strizzata d’occhio” (espressione del critico Sergio Citterio) nè a Kafka, tantomeno a Kaurismäki,oppure alla Nouvelle Vague.
    A mio giudizio questa pellicola è più che altro una “cagata pazzesca” (espressione del personaggio Ugo Fantozzi), ma allo stesso tempo un vero miracolo da BlockBuster grazie alla sua bella locandina ed al cast ingaggiato.
    Eppure……….. Cazzo la delusione è pazzesca. Non una singola battuta vincente, non una singola misera scelta logica degli avvenimenti, nemmeno un piano sequenza azzeccato. Che palle! Gela datti all’ippica e tu Citterio, levati il salame dagli occhi e scrivi di cucina che forse ti riesce meglio.

  • Che meraviglia, un depositario della verità assoluta!
    Tutto bene, anche se non condivido, fino all’invito al regista a darsi all’ippica e all’autore della recensione a dedicarsi all’argomento cucina.
    Tanta sicurezza mi lascia personalmente sempre stupefatto e un po’ disgustato.