Faenza // Cineclub Scaglie – febbraio 2012

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SCAGLIE CINECLUB
FEBBRAIO 2012

Clan Destino
viale Alfredo Baccarini, 21
Faenza (Ravenna)
scaglie.blogspot.com

 

Domenica 5 Febbraio | ore 21.30

Tetro
di Francis Ford Coppola | USA/2009 | 127′

Il diciassettenne Bernie arriva a Buenos Aires per ritrovare suo fratello, che dieci anni prima ha abbandonato New York e la famiglia deciso a non avere più niente a che fare con suo padre Carlo, acclamato direttore d’orchestra. Bernie troverà il fratello che ora si fa chiamare Tetro ed è diventato un brillante scrittore, ma malinconico e disilluso dalla vita con un carico di ricordi amari e di fantasmi del passato.
Film sperimentale e visionario da uno dei maestri indiscussi della Settima Arte (l’autore della saga de Il Padrino e di Apocalypse Now), girato in un bianco e nero evocativo, che si riallaccia sia alla Nouvelle Vague che al cinema americano classico, richiamando Orson Welles e Powell e Pressburger. Una storia coinvolgente, colma di suggestioni edipiche e simbolici ricordi traumatici (i flashback sono girati col colore), per un film indubbiamente autobiografico che esplora il cuore di tenebra del suo creatore. Coppola, ora stimato produttore di vino (proprio quello che illumina le cene Scaglie), ne è il regista, lo sceneggiatore e il produttore (e negli USA anche distributore)… l’ultimo dei Maverick! Uno che tiene fede alle parole di Orson Welles: "Se uno vuol essere alla moda per la maggior parte della sua carriera produrrà solo opere di secondo piano. Forse riuscirà casualmente ad ottenere un successo, ma questo significa che è un gregario e non un innovatore. Un’artista deve guidare, aprire delle strade… Mi sono sempre sentito isolato… Un buon artista deve essere isolato. Se non è isolato, vuol dire che qualsa non va…"

Domenica 12 Febbraio | ore 21.30

Le Orme
di Luigi Bazzoni & Mario Fanelli | Italia/1975 | 96′

Thriller psicologico veramente originale, tratto dal romanzo Las Huellas del coregista Fanelli e impreziosito da una fotografia fantastica di Vittorio Storaro (da lì a poco farà Apocalypse Now!) che gli dona un’atmosfera misteriosa ed eterea e nobilitato da un’interpretazione stordita e stordente della Cult Queen Florinda Bolkan. La pellicola si configura come una progressiva discesa nei meandri di una mente deragliata dalla follia; ma la sceneggiatura, un vero e proprio indissolubile puzzle di realtà e immaginazione, riesce a tenere lo spaesato spettatore fino alla fine col fiato sospeso sull’evolversi degli eventi. Il memorabile incipit seppiato di ambientazione fantascientifica vede un astronauta abbandonato sulla luna dai suoi compagni in quanto vittima di un misterioso esperimento architettato dal maligno Blackmann, interpretato da un arcigno Klaus Kinski. Si scoprirà poi essere questo un sogno ricorrente della protagonista, collegato alla visione di un inquietante B movie di science fiction Footprints on the Moon (titolo poi attribuito all’estero al film stesso), visto dalla stessa alcuni anni prima. Questa scheggia impazzita nell’immaginario della donna determinerà la convinzione di essere la prossima vittima dell’organizzazione criminale capitanata da Blackmann. L’idea paranoico-ossessiva di minaccia determinerà nella protagonista un buco nella memoria di ben tre giorni e uno sdoppiamento di personalità complicato dal ripetersi di numerose allucinazioni visive. La donna, solitaria traduttrice portoghese, a causa della sua amnesia perderà il lavoro (non a caso svolto in un alienante edificio dell’Eur romano) e in preda ad atroci dubbi sulla propria realtà e identità deciderà di recarsi in un’arcana località esotica, l’immaginifica isola di Garma (in realtà l’affascinante Phaselis in Turchia), il cui hotel principale è l’unico elemento che la collega ai tre giorni persi nella memoria, grazie al ritrovamento in casa di una cartolina strappata raffigurante quest’ultimo. L’arrivo nell’isola sarà pieno di sorprese e lascerà la donna impaurita e totalmente priva di certezze, tra flashback dell’adolescenza e richiami all’altra propria identità (di nome Nicole e con parrucca rossa). I parallelismi tra la sua sorte e quella dell’astronauta del sogno iniziale si faranno sempre più stringenti e l’angoscia, incrementata dalle ambigue parole di una diabolica ragazzina interpretata dall’icona Nicoletta Elmi, la porterà addirittura verso l’omicidio. Il finale spiazzante, con una fotografia virata in un folgorante blu acido, cesella alla perfezione una pellicola claustrofobica a suo modo veramente indimenticabile, che riesce a rappresentare la schizofrenia come pochi altri sono riusciti (Polanski, Nelo Risi, Altman, Cronenberg, Lynch… direi così a getto). Luigi Bazzoni VA riscoperto, il suo cinema sperimentale e ricercato lo merita.

Domenica 19 Febbraio | ore 21.30

Agente Lemmy Caution, missione Alphaville
di Jean Luc Godard | Francia-Italia/1965 | 100′

Uno scienziato di nome Von Braun, per mezzo di un cervellone elettronico, assoggetta ai suoi voleri gli abitanti dell’extraterrestre futuristica città di Alphaville. L’agente segreto Lemmy Caution (il magnifico Eddie Constantine) risolverà la situazione, portando poi sua figlia sulla Terra perché possa cominciare una nuova vita. Siamo nella fase migliore della carriera di Godard, quella in cui i film erano ancora comprensibili e venati da un travolgente afflato anarchico e riottoso. Il genere fantascientifico è poi rivitalizzato dallo stile visivo del regista (le suggestive riprese di Parigi sembrano veramente provenire da un altro mondo), non manca poi l’ironia a cui il protagonista Constantine si presta con coraggio, andando a fare la parodia del suo personaggio, derivante dai gialli di Peter Cheyney, che aveva avuto una certa notorietà grazie ai due film precedenti L’inesorabile detective (1962) e L’agente federale Lemmy Caution (1963). L’incursione nel futuro permette poi a Godard di criticare acutamente il presente, andando a contrapporre logica e immaginazione, controllo alienante e libertà, programmazione e istinto, morte della poesia e luce dell’intelligenza. Il titolo originale era Tarzan contro l’IBM. Cult.

Domenica 26 Febbraio | ore 21.30

Torso
di Sergio Martino | Italia/1973 | 85′

Precursore dello slasher americano, misconosciuto da noi, ma giustamente di culto oltreoceano, è il miglior thriller di Sergio Martino e non sfigura assolutamente coi gioiellini regalateci nel passato dall’ormai sfiatato Dario Argento. Il protagonista è il classico psicopatico folle, impotente, feticista (professore universitario) reso tale da un trauma infantile, indotto casualmente ad uccidere e poi costretto a reiterare il suo vizio e soddisfare la sua patologica necessità in preda all’odio e all’impotenza più ciechi. Quello che colpisce sono il magnifico stile di ripresa del regista, l’eccellente struttura narrativa che tiene altissimo il climax e l’atmosfera paranoica su sfondo sessuale che pervade l’intera pellicola, non guastano poi le staffilate di puro gore d’annata. Il tasso di terrore realistico è dunque ai massimi livelli, proprio come nei capisaldi americani L’ultima casa a sinistra di Wes Craven e Non aprite quella porta di Tobe Hooper.

 

 

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FEBBRAIO 2012

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viale Alfredo Baccarini, 21
Faenza (Ravenna)
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